Strega quando Bosch dipinse Morte di un avaro

Serie: Le avventure di Gobleto


In un XV secolo pieno di magia e sortilegi, il pittore Hyeronimus Bosch...

«È arrivato! È arrivato!».

Bosch voleva schermirsi. «Non fare tutto questo baccano».

«Ma come, sei un grande artista!».

Bosch avvampò. «Qualcuno usa dirlo, ma io non mi sento tale. Piuttosto…».

Il bambino si distrasse.

Era appena giunto qualcuno, adesso era come se tutto il mondo si fosse cristallizzato.

Bosch non si sentì più a suo agio, udì una voce femminile dire: «Chi è arrivato?» e si ritrovò davanti la donna più brutta che avesse mai visto. E lui, che era nato nella più profonda campagna fiamminga, ne aveva viste in abbondanza.

«Ho detto: chi è arrivato?» ripeté la donna.

Era come se il bambino volesse cambiare idea. «Niente, nessuno».

La donna socchiuse gli occhi come se offesa. «Non dire bugie, sai cosa succede ai bambini bugiardi».

Bosch intervenne: «Ora basta. Non è giusto trattare così questo ragazzino. Sono io che sono arrivato!».

La donna guardò nella sua direzione e il bambino scosse la testa.

Soltanto ora Bosch si era accorto che la donna era cieca.

La vecchia odorò l’aria. «C’è un intruso. Chi sei, cosa ci fai nel mio regno?».

Bosch scoppiò in una risata. «Ma chi ti credi di essere? Il tuo regno! Non sei bella come una regina, puzzi pure e pretendi di comandare. Fossi in te, mi ricrederei su certe convinzioni…».

«Non dirlo» lo rimproverò il bambino.

Bosch voleva rispondergli che pure lui doveva stare al suo posto, ma rimase di sasso: attorno alla donna si era addensato un vento che aveva del malefico.

Bosch rimase a bocca spalancata. «Cosa…?».

La donna gli puntò contro le mani rinsecchite neanche fossero i rami di un albero abbruttito dall’autunno.

Ci fu un lampo. Bosch capì che non era morto, però rimase stupito al vedere il bambino davanti a lui che era stato colpito dall’incantesimo. Il maleficio l’aveva dilaniato e stava morendo con le viscere esposte alle mosche già in arrivo.

Il bambino sussurrò: «Vendicami». Chiuse gli occhi.

Bosch non ci poteva credere che l’ultimo pensiero di un bambino fosse stato una richiesta di vendetta.

O forse era un’altra persona ad averlo sentito?

La donna scoppiò in una risata.

Bosch non poté sopportare quella reazione. Assalì la strega, le avvolse le mani al collo e strinse.

La strega provò a difendersi, le mani crepitarono dei raggi che bruciarono l’erba attorno ma quando smisero di fare rumore il corpo fu come se si fosse sciolto.

Era un corpo morto.

Dal villaggio vicino si alzarono delle urla.

Bosch era venuto lì non per uccidere ma per parlare con l’abate di un dipinto a olio per la chiesa locale, “Morte di un avaro” per la precisione. Si domandò anche se quella donna, brutta come la morte che aveva ritratto nella tavola, era stata avara.

C’è ben altro nella vita.

E nella morte.

Scappò.

Serie: Le avventure di Gobleto


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Kenji, mi dispiace per il bambino, pero` il racconto mi piace, mi incuriosisce. Il mistero e il fascino del bosco, descritto benissimo, mi attira. Ti seguiro` nei prossimi episodi.