“Te c’hanno mai mandato a quer paese?”

«Dorini, ha inviato le parcelle al commercialista?»

«Sì, Avvocato.»

«Dorini, ha aggiornato gli appuntamenti?»

«Li trova in agenda, Avvocato.»

«Dorini, la macchinetta del caffè funziona?»

«No, ma non si preoccupi. L’ho già portata al centro assistenza. Nel frattempo ho recuperato una piastra elettrica ed una moka.»

«Il caffè della moka è acquoso.»

«Ho acquistato la miscela che le piace tanto, Avvocato. Un barattolo Illy Arabica Selection provenienza Guatemala.»

«Dorini, ho un buco allo stomaco. Per favore, vada al bar da Carlotta a prendere qualche tramezzino.»

«Subito, Avvocato. Porchetta e funghi?»

«No, oggi mi va di cambiare… faccia Lei. Basta che non ci sia tonno, pomodoro, uovo, prosciutto, insalatina, gamberetti o polpa di granchio.»

«Come desidera, Avvocato.»

Dorini malediceva il giorno in cui suo padre lo aveva presentato all’Avvocato Colasanti. In due anni di praticantato non era ancora riuscito a mettere mano ad una causa, limitandosi ai compiti che sarebbero spettati alla segretaria perennemente incinta. L’Avvocato non aveva intenzione di spendere altri soldi per sostituirla e il pensiero di licenziarla era ben lontano: ci aveva fatto due figli, quello era il terzo.

Marzio aveva visto quell’offerta di lavoro come la manna dal cielo, per poi scoprire che da lui era preteso lo stesso rapporto di sudditanza cui era assoggettato suo padre. Erminio Dorini lavorava come autista dell’Avvocato da quindici anni.

Erminio si era trasferito a Roma non appena terminato il servizio militare ed era stato assunto da un’agenzia di noleggio limousine grazie alla sua figura slanciata e i modi garbati. Un lavoro che gli aveva consentito di conoscere l’Avvocato e stipulare con lui un contratto esclusivo. Al pari di un maggiordomo il suo atteggiamento era complice; rimaneva a disposizione del titolare di lavoro ad ogni ora del giorno e della notte, pronto a raggiungerlo al minimo cenno. Erminio conosceva tutti i suoi segreti: amanti, affari loschi, vizi.

Grazie a uno stipendio più che dignitoso e frequenti mance, era riuscito a crescere i figli nell’agio. Si poteva ben dire che le tasse universitarie di Marzio erano state pagate dall’avvocato e il giovane non aveva cuore di fare un torto al padre.

Aveva trovato il modo di sfogare la sua frustrazione efficacemente ed espellere tutto il malumore patito durante la settimana. Nessuno conosceva il suo segreto.

Di norma l’Avvocato Colasanti amava trascorrere la sera del venerdì in compagnia della moglie, quella ufficiale, seduto in un bar di Piazza Navona.

Marzio indossava la sua maschera bianca, stravolgeva i lineamenti quanto bastava per non farsi riconoscere ed era pronto per lo spettacolo. Paradossalmente, l’idea era nata dal suo terrore per i mimi; quando era bambino li rifuggiva urlando. Erano creature strane, imprevedibili.

Come ormai d’abitudine, allungò cinquanta euro allo stornellatore che soleva stazionare fisso nelle vicinanze del locale.

Te c’hanno mai mandato a quer paese?

Marzio si posizionò davanti alla coppia, sbattendo gli occhi in modo esagerato. Danzò per rallegrare la signora Colasanti, mimando l’atto di porgerle una rosa. Sbeffeggiò l’avvocato con irriverenza, alternando boccacce ad attimi di quiete angelica. Uno spasso.

I turisti presenti risero divertiti.

Sapessi quanto gente che ce sta’…

Coinvolse nella pantomima qualche passante, riservando la stessa comicità sfrontata ai nuovi arrivati.

Er Primo Cittadino è amico mio

Era bravo ad intrattenere il pubblico, forse aveva sbagliato mestiere.

tu dije che te c’ho mannato io…

Marzio si produsse in un ultimo inchino sgraziato, allontanandosi dal caffè con fare allampanato.

“… e va….. va avanti tu che adesso c’ho da fa’”

Una volta al sicuro, Marzio sorrise. Mentre la canzone dello stornellatore continuava ad accarezzargli la mente, il pensiero del lunedì non gli parve più tanto terrificante.

a te te danno la medaja d’oro

E noi te ce mannamo tutti in coro.

(“Te c’hanno mai mandato a quel paese.” – Alberto Sordi)

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Discussioni

    1. Ciao, Marco. Grazie, mi sono divertita molto a scriverla 😀

    1. Ciao Andrea, per questo non avevo proprio idee. Il video mi ha spiazzato.
      Vedremo come me la caverò con quello di luglio. Grazie mille per aver letto il mio racconto 😀

  1. Ciao Micol, che dire, brava davvero! Corto, leggero, divertente, liberatorio: tutti noi abbiamo voglia di mandare a quel paese qualcuno, in ogni istante della nostra vita😂! Dimostri anche qui la tua grande duttilità a mio modestissimo parere, perché sai calmarti in qualsiasi tipo di racconto, bello davvero😊

    1. Ciao Tonino, a chi lo dici! Sono contenta che il racconto ti abbia divertito 😀

    1. Ciao Dario,
      la canzone di Alberto Sordi fa parte della playlist di tutti noi 😀

  2. Lab davvero originale, brava Micol! Scritto ottimamente, con una premessa iniziale che non si discosta tanto dalla realtà. Il finale ha sorridere, ma non mancano tanti spunti di riflessione.
    PS. Alberto Sordi ci sta alla perfezione. 🙂

    1. Ciao Giuseppe 😀
      E’ vero, il mondo è pieno di Colasanti (facciano o meno gli avvocati). Bello pensare di poter canticchiare quella canzone, anche se mentalmente, e dedicare alla situazione un sorriso.

    1. Ciao Cristina, so che sei della fazione “salva il mimo” e per questa volta sono stata gentile con lui. D’altra parte, aveva le sue buone ragioni. Grazie per essere passata di qui, spero di averti fatto fare qualche risata.

  3. Confesso, ho temuto per l’incolumità dell’avvocato Colasanti quando il giovane praticante, nelle vesti di mimo, gli si è avvicinato! A parte gli scherzi, apprezzo questo racconto in particolar modo per due motivi. Il primo: essendo anche io avvocato, conosco bene la trafila della pratica forense e i patimenti di tanti miei giovanissimi colleghi (per fortuna la mia pratica è stata molto diversa, grazie alla correttezza e all’umanità del mio “dominus”, col quale siamo diventati ottimi amici). Il secondo è il geniale accostamento con il mitico Albertone nazionale…e tale elemento, in una storia ambientata a Roma, rappresenta sempre una scelta più che azzeccata.

    1. Ciao Raffaele, l’avvocato Colasanti non è poi una così cattiva persona. I suoi sono capricci, non cattiverie, Marzio è consapevole di dovergli molto anche se indirettamente. Ho un paio di amici che hanno seguito il praticantato da avvocati molto, molto meno simpatici. Quanto all’Albertone, credo sia capitato a tutti di canticchiare quella canzone pensando a qualcuno in particolare 😀

  4. Ciao Micol, mi sorprendi sempre, grande! Inizialmente, mentre leggevo mi chiedevo se avessi scritto il LAB o no; e intanto ridevo… poi è arrivata la rivelazione, brava!

    1. Ciao Ivan, non riuscivo proprio a piazzare questo mimo. Quando ho visto il filmato, l’ho subito odiato: mi chiedevo il perché di quelle boccacce stupide. Ora l’ho capito 😀 😀 😀

  5. Brava Micol, io adoro Sordi e come tutti ho letto i suoi versi cantando.
    In bel lab, divertente ma credibile, una storia di quotidianità che realizza un desiderio che ogni lettore ha provato

    1. Ciao Alessandro, alla fine ce l’ho fatta a scrivere qualcosa di decente 😀
      Laboratorio, come sai, sudatissimo. Ma in fondo il bello è quello, forzare i propri limiti. Non oso pensare cosa ci riserverà il prossimo video… :O

  6. Leggero e divertente, ma anche inusuale per il tuo stile. Carino l’omaggio al grande Alberto Sordi.
    Mi è piaciuto.

    1. Ciao Raffaele, come ho detto a Sergio questo lab mi ha messo in crisi. Però è giusto così, giocare fino in fondo. Confesso che Questo, e sottolineo Questo, mimo mi stava sulle scatole. Non sapevo come conciliare il video con una storia che mi permettesse di non bruciarlo al rogo 😉

  7. “L’Avvocato non aveva intenzione di spendere altri soldi per sostituirla e il pensiero di licenziarla era ben lontano: ci aveva fatto due figli, quello era il terzo.”
    Mi ha fatto ridere

  8. Non so da dove iniziare a commentare!
    Per prima cosa, lo svolgimento di questo Lab è davvero originale.
    La storia poi funziona bene, tutto fila, con quel “moderato eccesso” di elementi che ci rendono fin da subito antipatico l’avvocato.
    E poi l’omaggio a Sordi… Le strofe le ho lette canticchiandole.
    Devo dire che ho terminato la lettura sinceramente divertito. E questo brano mi tornerà sicuramente in mente nelle prossime riunioni, ci puoi scommettere! ☺️

    1. Ciao Sergio, effettivamente ho calcato un po’ la mano nel descrivere il povero Avvocato 😉
      Sono riuscita a “girare” questo lab solo questa mattina, @alessandroricci lo sa. Oserei dire che è una storia autobiografica, quando devo fare buon viso a cattivo gioco parte il mio “stornellatore” mentale 😀