
Thomas Willford
Serie: Colui che non è morto
- Episodio 1: Colui che non è morto
- Episodio 2: Oswald Graves
- Episodio 3: Malice
- Episodio 4: Thomas Willford
- Episodio 5: Dylan
- Episodio 6: Arthur
- Episodio 7: William
- Episodio 8: La famiglia Hill
STAGIONE 1
“Portami a casa Trev”.
Mi lascio andare sui sedili di pelle della mia Chevrolet Suburban e ogni volta mi torna in mente che il leasing mi costa un occhio della testa. Non che me ne importi, non ricordo neanche l’ultima volta che ho controllato il mio saldo in banca. Il saldo ufficiale, almeno. Quello a Grand Cayman lo tengo d’occhio spesso ma non ho motivo di preoccuparmi.
“Signore, una chiamata per lei.” Mi dice Trevor. Abbasso lo sguardo e in effetti il telefono sta emettendo una luce intermittente. Ho fatto bene a togliere la suoneria tempo fa.
Sollevo il ricevitore. “Thomas Willford”.
Sento una specie di rantolo cavernoso. “Ti sto aspettando, Thomas”.
“Pronto? Ma chi è?”
“Pronto? Sindaco? Mi sente?” Ora la voce è completamente differente.
Riconosco Jeff Boulder, il mio assistente.
“Jeff, eri tu prima? Va tutto bene?”
“Signore non capisco, prima quando?”
“Non importa”, mi schiarisco la voce come per premere un tasto reset e poter ricominciare “che cosa vuoi, Jeff?”
“Per la questione del video, la signora Greenfield ha pagato diecimila dollari e ora…”
“Io non sborso il becco di un quattrino! I volti neanche si distinguono bene e Malice dovrebbe ringraziarmi per non averla denunciata. Quella stronza mi ha quasi distrutto casa, l’altra sera.”
“Credo fosse spaventata, signore.”
“Stronzate! Non diventerà mai una politica, sono fatti che gestirebbe un alunno delle elementari.”
“Ha telefonato il procuratore.”
“Cosa? Ancora?”
“Dice che se non si fa vedere entro Martedì la trascinerà, testuali parole, in commissione d’inchiesta.”
“Quel figlio di puttana! Gli ho dato tutti i documenti che ha chiesto, mi sono dimesso, porca puttana, cos’altro stracazzo vuole?”
“Credo che qualcuno alla discarica abbia rilasciato una dichiarazione.”
“Maledetti traditori! Jeff, dobbiamo escogitare qualcosa, se affondo io, affondi anche tu.”
“Sì, signore.”
“Hai bisogno di mantenere il tuo stile di vita, no?”
“Sì… Signore”
“Ti piace sbatterti quei ragazzetti, giusto?”
“Troveremo un modo.”
La chiamata si interrompe. Torno a fissare il panorama.
“Trevor, sei sicuro sia la strada giusta?”
Il mio autista non mi risponde. “Trev?” Busso al separé trasparente, ma nulla. Guardo la strada attraverso il vetro e mi chiedo perché stiamo andando così veloce. Ma non è solo questo. La strada di colpo diventa buia e ho come l’impressione che ci troviamo fuori città. Trevor prende le curve come un incosciente, ma che cosa gli prende?
“Trevor, smettila! Portami a casa!” Inizio a urlare a squarciagola ma quello non sente e continua ad accelerare.
Tento di sporgermi in avanti e afferragli il volante ma ricevo un pugno sul naso.
“Trevor” grido col naso sanguinate “rallenta per la miseria, finiremo per ammazzarci. Frena! Oh mio dio…Frenaaaaaaa!”
La macchina manca completamente l’ennesima curva e vedo davanti a me il parapetto a bordo strada che vola in aria, divelto dalla nostra velocità e poi un tuffo nel vuoto. Sento lo stomaco che mi arriva in gola, stiamo precipitando. Trevor si volta sorridente. “Ti sto aspettando, Thomas”.
Poco prima dello schianto, spalanco gli occhi e getto un grido…
Sono sul divano, madido di sudore. Ma quando sono arrivato? Era un sogno? Faccio per alzarmi ma la testa mi gira violentemente. Urto qualcosa con il piede, guardo giù e vedo un bicchiere in frantumi e un liquido giallastro sparso sul tappeto.
“Ben svegliato, ti stavo aspettando.”
“Chi è?” Tento di voltarmi per capire da dove proviene la voce.
“Ti è piaciuto fottermi, vero? Lurido porco. Guarda cosa mi hai fatto fare.”
“Ma che diavolo… Malice? Sei tu?”
La donna appare da un angolo buio davanti a me. Il mio cuore si ferma.
“Ti è piaciuto possedermi e farmi tua. Ma non ti bastava.”
“Malice, di cosa stai parlando? Se è per il video, n-non devi preoccuparti.”
La vedo farsi avanti con sguardo torvo. Gli occhi infossati sono di un colore nero senza iridi
“No, a te non basta mai.”
Non riesco a muovermi dal divano: sono come paralizzato e Malice si avvicina.
“Non azzardarti a fare un altro passo, i-io chiamo la polizia.”
Mi sporgo verso il telefono sul comodino ma i miei arti sono molli come quelli di una bambola di pezza.
“Mi hai costretto a stringere quel cappio, schifoso assassino.” La donna solleva le mani e io mimo i suoi gesti inorridito per la perdita di controllo sul mio corpo. Me le fa portare al collo.
“Ora stringi pure”.
Malice stringe le sue mani attorno alla gola e io faccio lo stesso, con una forza che non proviene da me ma da qualcosa che mi controlla.
“Lo senti”, mi dice con voce sibilante “senti il cappio che si stringe?”
“M-Malice… Ti… Prego”.
Perdo lucidità.
“Come abbiamo fatto con quell’uomo. La corda che lo soffoca, la senti? Quella canapa schifosa che graffia la pelle”.
L’aria mi manca, i polmoni sono in fiamme e riesco solo a pensare che sarebbe stato bello precipitare davvero come poco prima. Uno schianto e una fine istantanea, qualsiasi cosa pur di non morire così. La donna mi monta a cavalcioni mentre io sbatto le palpebre a scatti per la mancanza di ossigeno al cervello. Le mani di Malice salgono ora sulle guance e poi sugli occhi. “È la nostra fine, amore mio”, mi dice con un ghigno.
“Ti sto aspettando, Thomas”.
Quando termina la frase infila due dita nelle fosse degli occhi e tira giù. Voglio urlare di terrore ma non posso: le mie mani sono tenaglie strette attorno al mio collo. Non respiro eppure non riesco a togliere lo sguardo dal macabro spettacolo di fronte ai miei occhi. La foga con cui Malice si scarnifica la faccia è inconcepibile e mentre lo fa, un’ombra nera prende il posto del viso della donna. Come un involucro. La pelle si sfalda e cade e ora solo un mostro nero e lucido mi sovrasta.
Si avvicina al mio viso e poco prima che io perda conoscenza e sprofondi in un confortante buio, mi dice con voce gorgogliante “Lei l’ho già presa, ora tocca a te”, scoprendo un ghigno ripugnante di denti insanguinati.
“Vieni da me…”
Mi chiedo se penseranno che io mi sia ammazzato con le mie stesse mani.
Mi chiedo chi…
Chiudo gli occhi.
Serie: Colui che non è morto
- Episodio 1: Colui che non è morto
- Episodio 2: Oswald Graves
- Episodio 3: Malice
- Episodio 4: Thomas Willford
- Episodio 5: Dylan
- Episodio 6: Arthur
- Episodio 7: William
- Episodio 8: La famiglia Hill
Molto bravo Daniele @darkdan in questo racconto veramente spaventoso e dal ritmo altissimo. Un inizio al cardiopalma con quella corsa giù dalla scarpata e poi la parte restante del testo completamente occupata da una sola scena, descritta così bene da sembrare quasi cinematografica. Interessante anche l’uso del linguaggio soprattutto nella prima parte, tipico della dark story americana. Complimenti
Ti faccio i miei complimenti non solo per il racconto in sè, dove sono presenti tutti gli elementi più importanti e salienti della storia principale, ma anche per aver avuto la prontezza e la capacità di legarti alla trama, esplorarla e farla tua. Credo che in un’opera collettiva si debba puntare alla costruzione di un racconto dove ogni scrittore è chiamato a sfruttare gli elementi e le tracce lasciati dagli altri. C’è chi a volte non lo fa per timidezza quasi credendo di rubare qualche elemento, io invece ti ringrazio per aver osato e aver fatto tua la storia. Ammetto che mi sono divertito parecchio nel leggerla e spero che nei prossimi lavori questa complicità cresca fino a dare forma a racconti intriganti e spiazzanti anche per noi che scriviamo. Ovviamente ti faccio i miei complimenti anche per il modo in cui scrivi e per come hai impostato i dialoghi: tutto molto energico e ritmato. Credo sia la scelta migliore quando lo spazio è poco. Tra l’altro hai avuto anche la prontezza di introdurre il tuo personaggio nel contesto della trama fornendo informazioni e indizi che lo hanno ben descritto e aiutando così il lettore a capire meglio il rapporto che lega i nostri personaggi: un legame che dobbiamo essere proprio noi a creare e sviluppare. Per me hai avuto tutte intuizioni giuste e il risultato ne è testimone. Bravo e grazie di cuore.
Immagini evocative e una narrazione discorsiva, quasi cinematografica, che accompagna il lettore fino al finale.
Bello.
“Come un involucro. La pelle si sfalda e cade e ora solo un mostro nero e lucido mi sovrasta.”
Immagine iconica e terrificante 👏 👏 👏