Tornado Six

Serie: L'Imperatore dei Mari: Alla ricerca di risorse

Ahmullahja, Hiko e Sei entrarono nell’acqua fino alle ginocchia quando videro arrivare i loro tre relitti. Slacciarono i nodi che li ancoravano alla nave da carico del venditore sdentato e li sospinsero fino a riva. Sei staccò da uno di essi l’albero, che non era molto alto, legò Jolly Roger e poi lo issò piantandolo per bene nella sabbia.

Da lassù la bandiera dava indicazioni su come muoversi e procedere nello smantellamento delle barche. Una catasta di assi, apparentemente casuali, furono mise da parte.

Lork e Tarem, con una parte di Nicule provenienti dalla taglia sulla testa di Kal il rosso, acquistarono degli attrezzi per lavorare il legno.

Ahmullahja e Hiko si svestirono delle loro rispettive armature, mostrando i muscolosi torsi, e indossando solo i pantaloni in lino che portavano sotto. Sei aiutava i due guerrieri nello smantellamento. Quando Lork e Tarem tornarono, Jolly Roger indicò a tutta la ciurma come levigare il legno, dove tagliarlo e come inchiodarlo. Lo scavo ormai aveva preso forma e imperava, se pur non molto grande, sulla sabbia.

Le luci rosa del tramonto stavano sparendo all’orizzonte, Lork accese un fuoco mentre Tarem giocherellava con l’acqua del mare che tornava a essere fredda; Amullahja e Hiko erano distesi sui granelli di sabbia, Jolly Roger, dall’alto della sua posizione, non diceva nulla da un pezzo, Sei si accoccolò vicino al fuocherello: «Amullahja! Hiko! Prendete! Affittate una camera con tre letti qua vicino e andate a riposare per qualche ora. Noi faremo il primo turno di guardia. Quando la luna sarà alta verrete a darci il cambio.»

Il moro afferrò il sacchetto con le Nicule al volo, attese che il guerriero dalla pelle gialla, come i petali di un girasole, si rivestisse della sua complicata armatura, poi s’incamminarono. Non davano l’impressione di essere stanchi, dovevano essere abituati a condizioni ben più estreme rispetto a quelle affrontate quel giorno. D’altronde, mettere al tappeto quel Kal era stata una passeggiata e loro non avevano fatto altro che seguirlo, a parte il loro personalissimo duello, e che duello!

«Quanto tempo ci vorrà?» Chiese Sei appoggiandosi al palo conficcato nella sabbia.

«Difficile da dire con certezza, ragazzo. Non più di cinque giorni comunque.»

«Che ce ne facciamo di quelle?»

«Quelli sono pezzi della mia vecchia nave. La stessa con cui sono approdato su quest’isola ormai secoli fa.»

«Come fai a esserne certo?»

«Io ero lo spirito di quella nave, lo sento che lei è lì. Chissà che fine ha fatto il resto.»

«Ma li useremo, no?»

«Certo! Quei legni formeranno il cuore della nostra nave.»

«Il cuore?»

«La parte principale: il timone e la pala, compresa la loro trasmissione.»

«Capisco.»

Tarem aveva smesso di giocare e adesso volgeva i piedi quasi intirizziti verso il fuoco, Lork gli diede un colpo sulla nuca, Sei li raggiunse prima che iniziassero a litigare, attirando l’attenzione con i loro schiamazzi, nonostante la costruzione di una nave a bordo mare non fosse cosa comune sull’isola.

«Ehi! Voi! È tutto il pomeriggio che vi osservo. Siete dei costruttori?»

Sei si voltò verso la voce; vide un ragazzo biondo, magro come una sardina, vestito di tela, il sorriso mostrava la mancanza di un incisivo.

«Non proprio.»

«Come sarebbe a dire? Non ho mai visto qualcuno così veloce.» Disse il ragazzo avvicinandosi, stringeva in mano una borsa fatta di tela anch’essa.

«Ci stiamo impegnando.»

«Vogliamo salpare il prima possibile.»

Sei fulminò i due compagni con lo sguardo.

«Ah si? Verso dove?»

«Come possiamo aiutarti?» Chiese Sei cercando di cambiare discorso.

«Portandomi con voi.» Sorrise il ragazzo.

«Perché mai dovremmo?»

«Vi ho studiati, credo che vi manchi un navigatore.»

«Ti sbagli. Sarò io il loro navigatore. Ho visto più acqua salmastra nella mia vita di quanta tu possa vederne in cinque, di vite.» Sbottò dall’alto Jolly Roger.

Il nuovo arrivato si guardò intorno, non riusciva a capire chi avesse parlato. Sei sorrise, gli indicò la bandiera in alto. L’altro spalancò la bocca, guardò Sei, poi nuovamente il vessillo, poi riportò gli occhi sul fuoco e cercò di darsi un contegno: «Non volevo offendere nessuno. Tuttavia se ce ne fosse l’occasione sarei comunque felice di unirmi al vostro gruppo, ho anche delle mappe che potrebbero tornarvi utili. Sono nato su una barca, ho sempre vissuto in mare e ho imparato a studiare i venti, le rotte, le coste, alcune di queste le ho disegnate io personalmente.»

Sei afferrò i fogli usciti dal sacco di tela, poi si arrampicò sul palo e slacciò Jolly Roger dalla sua posizione, lo mise di fronte alle mappe.

«Molto accurate devo dire, come hai detto che ti chiami, ragazzo?»

«Norren, il mio nome è Norren. Cosa ne pensa, Signor bandiera?»

«Mi chiamo Roger, Jolly Roger.»

«Quella Jolly Roger?» Chiese trasognante il navigatore.

«Per mia fortuna qualcuno mi conosce.»

«Non iniziare di nuovo con questa storia.» Lo ammonì Sei.

La luna era quasi piena, e come se avesse profetizzato la sua partenza, Sei ripensava al biglietto lasciato alla madre e la promessa fatta di tornare da loro prima della partenza.

I due guerrieri tornarono sulla spiaggia. Sei mise Jolly Roger nella borsa, poi accompagnato da Lork e Tarem si diresse presso l’alloggio affittato per quella notte. Norren decise di restare con la nuova guardia, che per sua sfortuna non era loquace come la prima.

I lavori seguirono per altri quattro giorni, adesso la loro nave era completa, doveva soltanto essere buttata in mare, ricevere il buon auspicio di una bottiglia di rum rotta contro il fianco e poi indirizzata al largo.

Sei lasciò la sua compagnia intenta a caricare provviste per il viaggio e s’incamminò lungo la strada principale di Patajui, quella che portava al mercato. Raggiunse la bancarella dei suoi genitori, che riconobbero subito il suo sguardo. Yoni si lanciò al collo del ragazzo con il volto rigato di lacrime. Jark li strinse entrambi forte tra le sue irsute e possenti braccia, diede un bacio sulla tempia rasata del figlio e riprese a vendere la sua merce.

«Diventa famoso in tutto il mondo, mi raccomando.» Disse semplicemente Cassari con gli occhi pieni d’orgoglio e anche un po’ invidiosi.

«Ci vediamo presto, non ti preoccupare. Adesso abbracciami.» Rispose Sei tirando a sé la sorella.

Yoni guardò il figlio disperdersi, ancora una volta, forse stavolta per sempre, tra la folla del mercato.

Tornato dalla sua compagnia, Sei li trovò ad aspettarlo: Ahmullahja e Hiko a braccia conserte con il loro sguardo fiero, deciso, a tratti torvo; Lork e Tarem saltellavano come bambini felici alle giostre, Norren li guardava divertito.

«Il grande giorno è arrivato. Finalmente si parte.»

«Esatto, capitano!» Esclamò Norren.

«Non avevo mai pensato a questa cosa.»

«Hai ragione, Tarem. Nemmeno io. In effetti, Sei è il nostro capitano.»

«Certo che lo è.» Disse Ahmullhja guardando Lork; Hiko annuì.

«Non perdiamoci in queste formalità adesso.»

«No, no, no. Aspetta un momento. È importante invece. Noi ti accettiamo come capitano, però chi potrà mai avere paura del Capitano Sei? Non funziona.»

«Già. Lork ha ragione.»

«In effetti, non suona molto bene.» Rincarò Norren.

Sei li guardava sbigottito. Non aveva mai pensato a quel momento, magari perché per lui non aveva importanza quello che pensavano gli altri e che lo avrebbero temuto esclusivamente per le sue gesta.

«Nella lingua comune del Vecchio Continente il numero sei si pronuncia six.» Disse asciutto, quasi senza pensarci su più di tanto, Jolly Roger.

«Capitan Six. Suona già meglio.» Affermò Tarem.

«Ma non è ancora abbastanza.» Continuò Norren.

«Aggiungiamo tornado, così la storia del dominatore avrà più senso!» Esclamò Lork.

«Quale storia?»

«Non ora, Norren. Te la racconterò presto.»

«Tornado Six. Mi piace.» Affermò Jolly Roger.

Tutti annuirono. Sei non poté far altro che assecondarli, cambiando il suo nome per la seconda volta.

«La nave invece?»

«Hiko ha ragione, anche la nave deve avere un nome.» Aggiunse Ahmullahja.

«Su quello non transigo. È già deciso e nessuno mi farà cambiare idea.»

Sei cercò un pennello e della vernice nera, con la calligrafia più elegante che potesse permettersi, scrisse a grandi lettere.

«Eymerich. Mi piace.» Approvò Jolly Roger.

La compagnia trascinò la Eymerich in acqua, salirono a bordo, Sei, che ormai tutti chiamavano Six, si arrampicò sull’albero principale, legò la sua bandiera e poi tornò al posto di comando, dando l’ordine di salpare.

“Si ricomincia.” Pernsò Jolly Roger lasciandosi accarezzare dal vento.

Serie: L'Imperatore dei Mari: Alla ricerca di risorse
  • Episodio 1: Addio
  • Episodio 2: Il mercato
  • Episodio 3: Lork e Tarem
  • Episodio 4: Fortj
  • Episodio 5: La tana
  • Episodio 6: Ahmullahja
  • Episodio 7: Hiko
  • Episodio 8: Assurdo
  • Episodio 9: I patti vanno rispettati
  • Episodio 10: Tornado Six
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