Tre colpi alla cassa

Tom Brady arrestò il carro davanti all’obitorio e scese affondando gli stivali nel fango umido. 

Era piovuto tutto il giorno, ma ora il cielo plumbeo lasciava intravedere le luci rossastre del tramonto.

Era ora…, pensò accendendosi una sigaretta.

Mentre fumava, due uomini robusti uscirono dall’obitorio trasportando una spessa bara di mogano scuro che si affrettarono a caricare sul carro, senza troppe cerimonie. 

Uno dei due porse al cocchiere un foglio spiegazzato.

“Solo due stanotte?” Domandò Brady, sbirciando il pezzo di carta.

“Uh-Uh…” biascicò il portantino, sputando del tabacco a terra.

Caricata la seconda bara, il cocchiere salì in cassetta e spronò i cavalli a partire con uno leggero schiocco delle redini, sparendo nella nebbia notturna. 

Il viavai quotidiano si andava diradando e presto si trovò da solo, sulla strada verso il cimitero.

Era intento a canticchiare una canzonetta, ascoltata il giorno prima in un pub, quando accadde…

TUM! TUM! TUM!

Dei colpi. 

Alle sue spalle.

Smise di cantare e si voltò.

Le bare erano stabili, smosse solo dall’andatura del carro.

Dannate buche! Pensò, riprendendo a canticchiare.

TUM! TUM! TUM!

Di nuovo. 

Tre colpi sordi dietro di lui.

“Ma che diavolo!” Brady ebbe un sussulto.

Si fermò sotto la luce di un lampione e balzò giù, dirigendosi verso il retro del carro.

“Razza di idioti!” Imprecò contrariato. Le avranno fissate male! Pensò.

Era certo di dover accomodare i feretri ma quando si rese conto che erano fissati a dovere, scoprì di essere agitato.

Aveva sentito certe storie, sussurrate nelle bettole di periferia. 

Storie di morti che tornano in vita.

Roba per creduloni! Diceva sempre.

Ma ora, illuminato dal debole alone ambrato e nel più profondo silenzio notturno, iniziò a tremare.

Con cautela accostò l’orecchio vicino ai feretri, sentendo il cuore battergli nelle tempie. 

Nulla.

Attese un minuto.

Infine, azzardò a bussare sul mogano scuro… 

Tum, Tum, Tum…

TUM! TUM! TUM!

I colpi in risposta lo fecero sobbalzare così violentemente che cadde in terra. Rimase immobile, con gli occhi sgranati.

Ma che sta succedendo? Si chiedeva terrorizzato. 

I colpi di ripeterono nuovamente, ma stavolta uniti a una voce ovattata.

TUM! TUM! TUM! “Aiuto! C’è qualcuno?”

“Santo Dio!” Esclamò Brady rialzandosi. Qualcuno lo chiamava dalla bara di sinistra. 

Con una rinnovata lucidità si precipitò a prendere il piede di porco, che teneva sotto il sedile. Chiunque fosse rinchiuso là dentro doveva aver sentito i suoi movimenti poiché riprese a battere con insistenza.

TUM! TUM! TUM! “Aiutatemi!” TUM! TUM! TUM! “Vi prego!”

Brady fece leva fino a quando il coperchio iniziò lentamente a cedere. Lo sollevò con la fronte imperlata di sudore, nonostante il freddo e gettò uno sguardo all’interno.  

Quello che vide, lo atterrì.

Un uomo dalle vesti eleganti e dalla posa composta, teneva lo sguardo fisso su di lui. 

I tratti marcati del viso e i capelli corvini, ben pettinati all’indietro, gli conferivano un’espressione decisa. La pelle era bianchissima con sfumature violacee, che mettevano in risalto le vene esangui.

“Potrebbe aiutarmi ad uscire da qui?” Chiese il morto, con un sorriso imbarazzato.

La situazione, tanto assurda quanto improvvisa, costrinse inconsciamente Brady ad agire senza riflettere.

“M-ma certo.” Si limitò a rispondere, tendendo timidamente una mano.

Il contatto con l’arto freddo gli gelò tutto il corpo, restituendogli l’orrore in un colpo solo.

Una volta in piedi, il morto si riassettò il vestito e diede una stretta al nodo della cravatta. 

“Lewis Rhames.” Disse presentandosi. “Molto piacere.”

“T-Tom Brady. P-piacere…Mio…” rispose sillabando il cocchiere.

“Mi rendo conto della situazione spiacevole, per uno che fa il suo mestiere.” Proseguì allora Lewis Rhames. “Se me lo permette, la aiuterò volentieri a sistemare quest’impiccio.” Disse, indicando la bara aperta alle sue spalle.

Ipnotizzato, Brady annuì mentre il redivivo Lewis Rhames scavalcava il pianale, prendendo posto davanti. 

Poi, voltandosi, disse “Vogliamo andare?”

Al custode del cimitero non sfiorò alcun pensiero strano, quando entrarono.

“E’ accompagnato questa notte Signor Brady.” Osservò, mentre leggeva il foglio che gli aveva dato il cocchiere. “Ha forse paura? Mica si svegliano questi qui, ah ah!” Aggiunse, battendo due colpi su una delle bare.

La consegna venne completata senza intoppi. Solamente uno degli inservienti si stupì dell’insolita leggerezza di una delle bare. 

Ma durò il tempo di una scrollata di spalle. 

Uscirono dal cimitero e Brady si accese una sigaretta porgendone una al suo passeggero.

“Ho sempre pensato che nuocesse alla salute.” Disse Rhames accettando l’offerta. “Ma direi che è acqua passata.”

Rimasero in silenzio per interminabili minuti, con lo scricchiolio delle ruote del carro e le dense nuvole di tabacco, ad accompagnarli.

Fu il morto a intervenire e di questo Brady gliene fu implicitamente grato.

“Signor Brady, dovrei chiederle un favore” Esordì, gettando il mozzicone spento.

“Non intendo metterla ulteriormente a disagio” s’affrettò ad aggiungere, notando il timore del cocchiere. “Ciò che le richiedo non va’ oltre la sua mansione attuale, parola mia.”

“La ascolto, Signor Rhames.” rispose Tom Brady.

“Dovrebbe accompagnarmi al 10 di Crossfield Lane. Si trova fuori città, ma le basterà seguire Main Street fino alla campagna.” Disse Rhames.

“È casa sua?” Domandò Brady.

“Esattamente. Mia e di mia moglie.”

“D’accordo.“ Rispose Brady, incitando i cavalli. 

Dopo poco svoltarono su Main Street, dirigendosi verso la periferia.

“Non oso immaginare la reazione di sua moglie!” Esclamò Brady. “Con tutto il rispetto Signor Rhames, le verrà un’accidenti!”

Il morto lo guardò a lungo prima di parlare.

“È proprio quello che spero.” Rispose infine. “Anche se preferirei ucciderla con le mie mani.”

“Come prego?” domandò impaurito il cocchiere.

Rhames sorrise. “Non tema signor Brady” proseguì. “Non sono mai stato una persona malvagia e di certo non intendo cominciare adesso. Al contrario, sono sempre stato un uomo rispettabile. Un funzionario del Tesoro. Una bella casa e un’adorabile moglie. Madeline Francis…La mia Madeline…”

“Capisco.”

“Deve sapere Signor Brady che sebbene io l’amassi molto, lei soleva tradirmi con un altro uomo” Prosegui’ Rhames “Geoffrey O’Malley. Un operatore di borsa. Si rende conto!” Esclamò alzando gli occhi al cielo.

“Ad ogni modo, da tempo nutrivo il sospetto che la coppia clandestina volesse liberarsi di me. Ma l’amore mi rese cieco e incapace di ascoltare il mio istinto. Una sera rincasai molto tardi e trovai la cena in tavola. Dopo aver sorseggiato il vino, iniziai a sentire la gola stringersi e la vista appannarsi. Persi i sensi e mi scoprii al buio. Mi giungevano delle voci lontane, È morto? sussurrava una, sentigli il polso, rispondeva un’altra. Ad un tratto, avvertii delle mani che mi sollevavano, deponendomi su qualcosa di morbido, il mio letto credo. Qualcosa di piccolo e freddo venne premuto sul mio torace. 

Ora del decesso 22:30, disse una terza voce. 

Qualcuno constatava la mia morte. 

Fui invaso da un’immensa tristezza e iniziai a piangere, con l’anima ancora aggrappata a questo mondo crudele. 

Vi prego aiutatemi! Urlavo. Sono qui! Sono vivo! 

Dopo non so quanto tempo, udii dei passi salire le scale e avvicinarsi. Mi portarono via in gran segreto.”

“Una brutta storia” disse Brady. “Ma perché lei è stato ucciso? Sua moglie poteva confessarle tutto, lei avrebbe capito.” 

Rhames sorrise, “Una polizza sulla vita, caro Tom, le suggerì il contrario. Madeline ha ottenuto tutti i miei averi con la mia morte”.

Il carro si inoltrava ora verso la periferia estrema della città, le case iniziarono a diradarsi fino a divenire delle sporadiche macchie all’interno del verde smeraldo della campagna.

“Siamo arrivati. E’ quella casa laggiù.” Rhames indicava una casa poco più avanti. 

Brady arrestò il carro e il morto scese. 

“Mister Brady” disse, “Le nostre strade si dividono. La ringrazio per ciò che ha fatto per me e per aver ascoltato la mia triste storia. Lei è un brav’uomo, vivrà una vita felice. E…”

Una forza misteriosa colse Tom Brady. 

Sentì gli arti intorpidirsi, 

la mente ottenebrarsi 

e le parole di Lewis Rhames svanire nell’oblio.

Aprì gli occhi, scosso da un uomo alto e robusto. “Ehi!”

Il cocchiere si issò a sedere. 

Il carro era fermo, davanti all’obitorio. La città era ancora immersa nel cuore della notte.

“Ti decidi o no?” Continuò l’uomo mentre gli porgeva un foglio di carta sgualcito.

“Ma io…Ho già…” Si voltò, ma non terminò la frase. 

C’erano due bare caricate sul pianale.

“Cosa?” Domandò l’inserviente confuso.

“N-nulla. Scusami, devo essere molto stanco.” Rispose Brady leggendo il foglio. 

Nessuna traccia di Lewis Rhames.

“Bah…” disse l’uomo sputando del tabacco in terra, prima di rientrare all’interno dell’obitorio.

Dopo che ebbe finito, parcheggiò il carro nel cortile di casa sua. Era confuso.

Si chiedeva se Lewis Rhames fosse davvero esistito e se lo avesse davvero trasportato verso la sua casa, ascoltando quella storia di tradimento e omicidio.

Il mattino seguente, si svegliò affaticato da una notte di incubi. Si stirò le membra, alla vista del sole mattutino e l’ultima sfumatura del sonno agitato venne cancellata dalla sua mente.

Ma si, che diamine! Un brutto sogno tutto qui.

Scese dabbasso, avvertendo un gradevole aroma di caffè che la moglie stava sicuramente versando in una tazza, sentendolo arrivare. 

Santa donna, pensò. Non come Madeline Francis.

Il pensiero giunse inaspettato. 

Rise mentre entrava in cucina. Il suo caffè lo stava già attenendo, assieme a una copia del City Chronicles, consegnato all’alba. Sorrise alla moglie, pensando che forse anche lui poteva mettersi a vendere quotidiani.

Perche no? Almeno lavorerei alla luce del sole. Pensò. 

Sorseggiò il caffè, mentre dava uno sguardo alla prima pagina.

Il suo cuore si arrestò.

“Caro, va tutto bene?” La moglie lo scuoteva ma lui rimase immobile, con lo sguardo fisso sul titolo centrale.

Parlava di uno strano omicidio. 

Un uomo e una donna erano stati trovati senza vita, in una casa al 10 di Crossfield Lane.

I loro nomi erano Madeline Francis e Geoffrey O’Mulley. 

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Discussioni

  1. Ciao Daniele, è un racconto horror che ho apprezzato molto! Descrizioni suggestive e accurate accompagnano dialoghi e situazioni ben caratterizzate, ed è scorrevole e piacevole. Ambientazioni d’altri tempi, di respiro ottocentesco direi, un horror psicologico ben scritto che ti lascia a bocca aperta sul finale! Ho davvero avvertito inquietudine e curiosità nel leggere passo dopo passo, davvero complimenti! Un saluto, alla prossima!

    1. Ciao Antonino, ti ringrazio! Sono felice che ti sia piaciuto e mi fa piacere di essere riuscito a trasmettere quel tipo di atmosfera. Era proprio il mio obiettivo principale!
      Grazie ancora e buona scrittura/lettura!!!