Uccidere lei 

Serie: La pelle del male

Quando riappesi il ricevitore del telefono erano le cinque esatte del pomeriggio e mi sentivo immensamente stupido.

Chi mai dai vent’anni in cui gli anni 2000 avevano spopolato di tecnologia, usava ancora quegli affari?

Io e pochi altri, forse.

Non era un telefono così vecchio, quelli non erano più compatibili con nessuna linea telefonica, ma uno di quegli aggeggi della Telecom di un color grigio spento, con i tasti enormi e la cornetta liscia, senza alcun tipo di estetica retro che potesse definirsi affascinante.

Fuori febbraio aveva deciso di impersonare il suo classico stile cupo e indefinito, non sapeva se essere di un tenue giallo sporcato di sole o violaceo e carico di nuvole.

Si prospettava come la fine del giorno, con una luce che nel suo essere debole, riusciva a spaccare gli occhi in modo dannatamente forte.

Il mal di testa pulsava da ore e a fissare quella luce tetra e penetrante, gli occhi fiammavano di lucidità e rossore.

La televisione passava qualche immagine di un film di guerra, nel mezzo degli spari due giovani innamorati si promettevano per sempre sapendo invece di non rivedersi mai più.

Nei giorni rappresentanti la mia esistenza tutto questo non era più plausibile, non c’era un comune unico male da combattere e nessuno avrebbe mai pensato di aspettare qualcuno così a lungo come nei medi anni di una guerra.

È una generazione da tutto e subito, la mia.

Ti vedo, mi piaci, ti messaggio.

Come se non avessimo più tempo per il per sempre o non volessimo più crederci.

Noi poi abbiamo sempre avuto ogni tipo di libertà, non abbiamo l’idea nitida di cosa sia il pericolo a girare per le strade, il coprifuoco, il cibo razionato, la morte improvvisa.

Fino a qualche tempo fa nemmeno io lo sapevo e poi di colpo ho capito com’era possibile che un male violento unisse così facilmente l’ideale romantico di due persone.

Nel male l’umanità riesce a sguazzare bene, nel male la gente pensa di annegare e invece rimane perfettamente a galla, quando tutti rischiamo le stesse cose, siamo più proiettati a lottare per i benefici comuni.

Ma dove il male diventa più di uno, dove si sperpera nelle vite singole di ognuno e per ognuno è diverso, non c’è comprensione e neppure perdono, è una lotta individuale al proprio bene personale, a discapito di chiunque e qualunque cosa.

La guerra univa i cuori anche se sterminava i corpi, una vita nella libertà più totale preserva i corpi nella loro presenza e smarrisce cuori in chissà quale cammino sperduto.

Perché l’avevo chiamata?

Adesso la normalità mi apparteneva nuovamente ed ero disabituato ad averla, quando stacchi dalla vita vera per un periodo costante di tempo, non sei più capace di ricollegare il filo della normalità al tuo cervello.

Per questo non mi ero ancora comprato un cellulare, se avevo vissuto senza, ed ero in vita, era davvero importante averlo?

E così l’avevo chiamata dalla casa che avevo appena preso in affitto per qualche mese.

Scegliere di vivere in un posto turistico aveva i suoi vantaggi, se hai a disposizione un po’ di soldi, contano solo quelli.

Poche le domande su chi sei, se dimostri che i soldi ti danno la possibilità di essere una persona per bene.

Alla proprietà era bastato un vecchio documento sbiadito, un foglietto di carta volante con le rispettive firme e ovviamente quattro mensilità in anticipo in nero e in comodi contanti non tracciabili, pensavo di fermarmi giusto qualche mese e poi non avevo idea di cosa avrei fatto, ero venuto in quel luogo per lei e non avevo in mente altri tipi di piani.

Quando non hai più il cielo e le strade, viaggiare e camminare non sono essenziali per vivere, la mente allargare i confini del mondo e solo lì dentro ci fai succedere di tutto.

Dalla camera da letto, riempita a metà con mobili economici e moderni delle marche più banali e da mobili di legno scuri e vecchi del periodo triste delle nonne, adesso sentivo nitidamente le onde del mare, piene e frastagliate mentre dalla finestra aperta il profumo della salsedine faceva capolino in modo prepotente, senza nemmeno chiedere il permesso.

Ora ero molto diverso dalle ultime foto che avevo di me, ero solcato di occhiaie e la barba biondo miele mi copriva completamente il volto, i capelli ormai lunghi alle spalle erano schiariti fino a far diventare quasi bianche le punte.

Dell’uomo con i capelli a spazzola, la pelle liscia e rilassata sulle guance e gli occhi sgombri di tormenti, non era rimasta traccia vivida in me.

Era facile sentirsi a casa in un luogo così, i pini marini oscillavano nella brezza del mare e tutto mi sembrava stupefacente e nuovo, come se lo avessi appena visto e scoperto.

Mi buttai sul letto e le lenzuola sapevano di un debole sentore di lavanda e di umido e di chiuso, erano fredde e palparle con la pelle quasi tutta nuda, era come andare a caccia di brividi.

Mi avrebbe richiamato?

Ero quasi sicuro di no, eppure ero lì, in quel posto di mare, per lei, senza altre prospettive che vederla.

Come avrei reagito a quel suo no?

Era qualcosa a cui mi sentivo impreparato, come del resto, sul momento lo ero ad ogni aspetto della mia vita.

Avevo però la mia libertà, e questa volta ero certo che non l’avrei più persa.

John, vedrai che andrà tutto bene, e me lo ripetevo da solo, a bassa voce.

Quel pensiero era il secondo sbaglio più grosso della mia vita.

Il mio primo sbaglio è stato uccidere qualcuno.

È stato uccidere lei.

Serie: La pelle del male
  • Episodio 1: Uccidere qualcuno 
  • Episodio 2: Uccidere lei 
  • Episodio 3: Lei
  • Episodio 4: Lui
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