Un nuovo punto di vista

Serie: La Finestra in via dei matti


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Tommaso riceve pressioni per scrivere un libro sulle sue storie inventate, ma è riluttante a cominciare. La sua amica Irina intanto cerca di fargli rivolgere l'attenzione anche su soggetti diversi dai soliti.

Ricordo che tempo fa, quando vivevo in un altra zona e lavoravo in un albergo particolarmente di lusso, avevo una collega che abitava in un quartiere malfamato di Firenze un giorno sì e un giorno no mi raccontava di inseguimenti della polizia degni di serie poliziesche o di incidenti eclatanti dovuti a scippi.

Io pensavo che esagerasse e che metà di quello che mi diceva fosse inventato. Sicuramente non mi sarei mai aspettato di assistere ad una scena del genere dalla mia finestra.

Mi ero appena messo a dormire che mi ritrovai sveglio a fissare il soffitto che diventava blu a intermittenza. Le sirene suonavano all’impazzata. Mi alzai e andai alla finestra vedere cosa stava succedendo.

Tre macchine della polizia, disposte a mo’ di anfiteatro, formavano una sorta di posto di blocco intorno ad un motorino steso per terra. Della persona che guidava non c’era traccia. I poliziotti parlavano concitatamente tra di loro, a parte uno che stava comunicando con la centrale.

Osservai meglio la scena e vidi che il casco era stato abbandonato, probabilmente lanciato, a margine della strada all’imboccatura di un vicolo il cui solo sbocco erano i cortili condominiali. Pensai che la scelta della via di fuga non fosse stata particolarmente brillante, senza contare che senza casco si sarebbe fatto identificare facilmente. Difatti, pochi minuti dopo due agenti sbucarono da quel vicolo trattenendo un ragazzino, forse sui 15 anni.

Ora penserete che ho iniziato a fantasticare su quel ragazzo, che nella mia mente avevo già chiamato Federico; ma la verità è che nel momento in cui si stavano avvicinando alla macchina, il mio sguardo fu catturato da un’altra persona: un signore sulla 70ina che viveva al primo piano del palazzo di fronte casa mia.

Quell’uomo non era per nulla interessato alla scena che si stava svolgendo sotto la sua finestra. Per un attimo credetti di essere pazzo, ma ero quasi sicuro che stesse osservando me. Mi mossi da una parte e i suoi occhi mi seguirono. Sparii dietro al muro dall’imbarazzo e non ebbi modo di vedere se i poliziotti avessero portato via il povero “Federico” o se se la fosse cavata con una ramanzina essendo palesemente minorenne; e anche abbastanza estraneo alla malavita vista la mancanza di astuzia.

Il mattino seguente, mi sedetti come al solito accanto alla finestra per fare colazione. La sensazione di essere osservato non mi aveva lasciato un solo momento durante la notte e avevo faticato a riaddormentarmi. Maledizione a me che non ho mai comprato le tende! Quella mattina provavo la stessa sensazione e non potei evitare di guardare fuori dalla finestra in direzione dell’uomo.

Lui era lì. Essendo un piano più in alto di casa mia, non avevo una visione diretta, ma potevo scorgere la parte alta del viso e intravedere gli angoli di un giornale aperto. Stava sicuramente leggendo, nulla di preoccupante, se non fosse stato che pochi istanti dopo aver cominciato ad osservarlo, lui si girò a sua volta a guardarmi.

Come ho detto, non riuscivo a vedere altro che la parte alta del suo viso, e quindi potei vedere solo i suoi occhi e le sopracciglia alzarsi con fare interrogativo. Smisi subito di guardarlo e tornai a concentrarmi sulla mia tazza di cereali. Dopo qualche istante, mi girai di nuovo verso di lui. Lui aveva ripreso a leggere ma, come se fossimo collegati telepaticamente, tornava sempre di nuovo a guardare me invece del suo giornale.

Questo gioco si ripeté quattro o cinque volte. Mi sentivo a disagio. Era lui che osservava me, oppure era lui che pensava che fossi io ad osservarlo?

Come per farmi sentire ancora più insicuro, l’ultima volta che guardai verso la sua finestra comparve un gatto rosso, a cui sembrava non costasse niente prendere il posto del suo padrone (si era messo infatti proprio nella posizione in cui mi impediva di vedere ancora l’uomo) e iniziare a fissarmi senza alcun pudore.

Nonostante tutto, alle 11:24 ero pronto fuori di casa e già sventolavo la mano in direzione di Irina che stava arrivando per andare a lavoro. Ma la curiosità era troppa e guardai su. Vidi il signore sempre con gli occhi puntati verso di me. Il gatto dormiva sulla finestra e si prendeva tutte le coccole possibili dal suo padrone. Tornai a concentrarmi su Irina, cercando di fare finta di niente, ma sentivo comunque lo sguardo di quell’uomo pesarmi sulle spalle. Fortunatamente quel giorno i pensieri di Irina erano occupati in suoi problemi personali, così potei evitare di parlare di questa nuova, chiamiamola, “esperienza”. Anche perché prima di parlargliene volevo capire se era una cosa temporanea o se si sarebbe protratta ancora a lungo.

Purtroppo constatai che era il secondo caso. Quando tornavo a casa dal lavoro, lui era alla finestra e mi guardava rientrare nel mio appartamento. Quando facevo colazione, lui era alla finestra a leggere il giornale e mi guardava ad intermittenza. Infine, quando andavo a lavoro con Irina, mi giravo sempre a guardare prima di svoltare l’angolo e lui di solito era addirittura affacciato, spesso anche il gatto.

Dopo il terzo giorno di fila che mi guardavo indietro prima di svoltare, Irina se ne accorse.

“Che stai facendo?” mi chiese.

“Controllo che il mio vicino del palazzo di fronte mi stia ancora fissando”

“Perché dovrebbe farlo?”

“Perché è un membro della mafia e pensa che io lo abbia riconosciuto” dissi come se fosse un fatto appurato.

Irina parve pensarci su un secondo e poi mi chiese “Questa è la realtà reale o è la realtà di Tommaso?”

“Realtà di Tommaso… a volte questa versione si alterna con quella del serial killer psicopatico che stacca le orecchie alle sue vittime e le dà da mangiare al suo gatto.”

“Ha un gatto?”

“Rosso” risposi come se il dettaglio fosse particolarmente rilevante per sostenere questa mia ultima versione.

“Chissà lui cosa immagina di te invece!” esclamò Irina e continuammo in silenzio il nostro cammino. Però la sua frase mi fece riflettere. Avevo sempre immaginato la mia finestra come una strada a senso unico: io che guardavo fuori la vita degli altri scorrere. Invece non era così.

Forse anche quell’uomo considerava allo stesso modo la sua finestra. Probabilmente la sera dell’inseguimento ci siamo ritrovati involontariamente a varcare l’uno l’area privata dell’altro. Era stato tutto un malinteso? Dovevamo chiederci scusa? Dovevamo chiarire?

Presi il coraggio a quattro mani e il lunedì successivo, seduto al mio tavolo a fare colazione, guardai verso la finestra dell’uomo. Appena anche lui guardò dalla mia parte, lo salutai. I suoi occhi si illuminarono e lui si alzò in piedi, rivelando che il resto del suo viso sorrideva e che nonostante il caldo afoso lui portava una camicia di flanella di cui si intravedeva il colletto a quadri. L’uomo unì il pollice e l’indice della mano destra e se le portò ripetutamente vicino alla bocca. “Prendiamo un caffè?” riuscii a leggere dalle sue labbra. Sono certo che anche per lui quel gesto sia costato molto, e ne ero consapevole anche in quel momento. Feci di sì con la testa e in meno di 10 minuti ero anche io seduto di fianco a quella stessa finestra a sorseggiare un caffè con Bruno e a guardare per la prima volta la mia finestra da un nuovo punto di vista.

“Sai Tommaso” mi disse Bruno aggiungendo un altro cucchiaino di zucchero al suo caffè “ho sempre cercato di immaginare che tipo fossi ma voglio che tu sappia che non l’ho fatto apposta. Osservare quella finestra è un’abitudine che ho da decenni, da quando abito qui, perché è proprio ben fatta e io lavoravo nel settore. Se mi chiedessi chi sono stati gli inquilini di quell’appartamento prima di te, non saprei risponderti, perché io davvero mi fermavo alla finestra, non ho mai osato andare oltre. Ma poi sei arrivato tu, una figura costante attaccato a quei vetri, e io pensavo ‘E’ così giovane! Perché non esce? Perché non va a vivere un po’ di quella vita che osserva così intensamente?'”

“E’ la prima volta che qualcuno mi accusa di fare qualcosa intensamente” cercai di scherzare per sdrammatizzare la triste immagine di me a quella finestra. Anche Bruno sorrise.

“Hai trovato lavoro da Valerio? Ne sono felice! Finalmente esci un po’ e avrai occasione di incontrare tante nuove persone”

“Come fa a sapere che lavoro da Valerio?” Chiesi.

“Beh, segui sempre Irina. Anni fa quando avevo le gambe ancora buone, andavo spesso a mangiare la pizza lì. Immagino che ormai tu abbia capito che Irina non è il tipo di persona da lasciare qualcuno da solo in pace a lungo. Spesso si fermava al mio tavolo per fare un po’ di chiacchiere. Per me era manna dal cielo, soprattutto da quando mia moglie è morta. Ormai parlo solo con Oliver”

Come se l’avesse chiamato, il gatto si presentò subito nella stanza e si mise a sedere sulla sedia vuota accanto a Bruno.

“Ogni tanto Irina e Miguel passano il lunedì sera a vedere come sto. Era sicura che ci saremmo conosciuti prima o poi”.

Continuammo a sorseggiare i nostri caffè, poi dissi a Bruno qualcosa che non avrei mai pensato di poter dire:

“Le gambe le hai ancora abbastanza buone se volessi offrirti anche io un caffè a casa mia?”

Serie: La Finestra in via dei matti


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Discussioni

  1. I gatti sono degli osservatori per eccellenza; vivono sui davanzali e sai quante storie potrebbero raccontarci. Chissà che non incontri Bollani in via dei Matti n. Zero visto che la fantasia non ti manca😉.

    1. Il mio gatto lo è sicuramente! A volte cambia pure finestra per seguire al meglio le scene che si svolgono davanti al nostro condominio 😀
      Chissà, forse mi hai dato lo spunto per uno dei prossimi personaggi 😉

  2. Complimenti. L idea dell’ osservatore osservato, mi e` piaciuta. L’ intero episodio e` scorrevole come i precedenti. Bruno e ` un personaggio che al di la` delle apparenze, sembra positivo. E trovo simpatica anche l’ idea del gatto, che spesso si affaccia nei nostri racconti. Qualcuno, non ricordo chi, ha detto che non esiste scrittore senza gatto.

    1. Sono d’accordo con chiunque abbia detto la frase sui gatti. Forse questa serie prende spunto proprio dal mio gatto che passa ore e ore davanti alla finestra a guardare le persone passare 🙂 non ci avevo pensato!
      Ti ringrazio per il supporto, per me sapere che i miei racconti piacciano o siano almeno “leggibili” è importante 😀

  3. Ho subito pensato che questo nuovo personaggio possa essere una versione di Tommaso in vecchiaia, chissà. Mi piace anche come Tommaso stia uscendo dal suo guscio. Questa serie mi piace sempre più ad ogni episodio, complimenti!

    1. Ti ringrazio del tuo commento e anche io sono contenta che Tommaso stia imparando a far parte del mondo che lo circonda piuttosto che limitarsi ad osservarlo. Spero che anche i prossimi episodi non ti deludano 😀