
Un pacchetto al giorno
Tempo fa avevo un ragazzo, tra noi era iniziata per sbaglio, non dovevamo incontrarci, io avevo appuntamento con degli amici, tra cui un ragazzo molto carino a dirla tutta, in un bar, ma non sapevo che c’erano due bar con lo stesso nome, e sono andato a quello sbagliato, quello giusto era dall’altra parte della città. Decisi di rimandare. Lui arrivò alle 11:33, io stavo per andare via, mi stavo annoiando, la sua macchina si era fermata senza benzina proprio fuori da quel bar, entrò, si sedette accanto a me, chiedendo una birra e dove fosse il benzinaio più vicino. A 200 metri c’era un benzinaio, lo avevo visto arrivando, così gli risposi io. Bevuto il suo drink si alzò ed uscì, non parlava molto, ma diceva sempre la cosa giusta, non era neanche molto bello fisicamente, certo era stanco, però era decente ecco, nulla di speciale, ma non so perché era magnetico, ed era l’unica cosa interessante che avevo visto quella sera, così mi offrì di accompagnarlo dal benzinaio. Iniziammo a camminare e mi accesi una sigaretta, fu lì che scattò qualcosa, ogni volta che fumavo una sigaretta mentre parlavo con uno sconosciuto, succedevano due cose, o me ne chiedevano una, o mi facevano la predica dicendo che fa male e che dovrei smettere, ma lui no, lui semplicemente mi chiese: “Sai cosa succede se fumi?”, gli risposi di sì, sapevo cosa succedeva, e poi disse: “la vita è fatta di scelte che sono soggettivamente giuste o sbagliate, l’importante è la consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte”, quelle parole mi colpirono, era la prima persona che nonostante fosse contraria al fumo mi lasciava fumare liberamente senza fare la predica. Camminammo per quasi due chilometri parlando di qualunque cosa prima di accorgerci che avevamo sorpassato il benzinaio. Dovemmo tornare indietro e rifare tutta la strada. Alla fine gli proposi di fermarsi a dormire a casa mia, lui viveva da solo, non doveva rendere conto a nessuno, così accettò. Non successe nulla quella notte, lui dormì sul divano, io sul mio letto. Era la prima domenica mattina da tanto tempo che mi svegliavo senza mal di testa, lui era già andato via, mi aveva preparato la colazione, e aveva anche lavato i piatti, le uniche due cose che odiavo di vivere da solo erano cucinare e lavare i piatti, e lui cucinava meravigliosamente, i pancake più buoni che io avessi mai mangiato. Passarono un paio di settimane, non pensai molto a lui sincerante, e tra le varie cose neanche ci eravamo scambiati il numero, lui viveva anche fuori città. Un sabato pomeriggio facevo una passeggiata e lo incontrai che usciva da dietro un ristorante, lavorava lì, uno dei ristoranti migliori della città: ora si spiegava perché era al bar quella sera, stava tornando a casa dal lavoro. Ci mettemmo a parlare e senza che ce ne accorgessimo era già ora per lui di tornare a lavoro per la cena, voleva tornare a casa ma la sera è arrivata così velocemente che non è neanche riuscito ad entrare in macchina. Parlare con lui era così piacevole, e in realtà questa volta era stato anche un po’ meno timido, parlava molto di più, e ciò che diceva era sempre così interessante, aveva sempre qualcosa da dire su tutto, sapeva ascoltare e sapeva rispondere, erano anni che non passavo così tante ore a parlare con qualcuno senza l’aiuto dell’alcool, forse perché con lui non mi serviva l’alcool per farmi abbassare le difese, ci pensava lui a mettermi a mio agio. Cenai in quel ristorante, spesi ciò che di solito spendevo in una settimana per mangiare, ma ne valse la pena, e quando finì di lavorare uscimmo insieme. Prendendo una sigaretta questa volta mi chiese: «Quante sigarette fumi al giorno?» «un pacchetto al giorno, ne compro uno ogni mattina» «Quindi ogni giorno svuoti il pacchetto. E se un giorno ne comprassi uno con 19 sigarette te ne accorgeresti?» mi chiese, sembrava una domanda sciocca, certo che me ne sarei accorto, ci sarebbe stato uno spazio vuoto, ma la verità è che non ci avevo mai pensato, la verità è che ogni giorno ne compravo uno, e ogni giorno lo svuotavo, non ci pensavo mai, non le contavo mai, forse 19 me ne sarei accorto, ma se fossero 18 in un pacchetto un po’ più piccolo, probabilmente non ci avrei neanche fatto caso, così risposi: “In realtà non le conto mai, mi limito a svuotare un panchetto”, lui mi disse: “Quindi se io ora te ne tolgo una, non andrai a comprare un altro pacchetto perché ti manca una sigaretta?”. In quel momento pensai che aveva fatto tutto questo giro di parole solo per scroccare una sigaretta, ma solo dopo capì cosa stava facendo. Quella sera ci scambiammo il numero di telefono, e dopo pochi giorni eravamo già fidanzati. Stavamo quasi tutti i giorni insieme, e capitava sempre più spesso che mi chiedesse le sigarette, ero arrivato a fumare 15 sigarette al giorno, ma era sempre un pacchetto al giorno. Ancora non capivo quali erano le sue intenzioni. A volte era lui stesso a farmi trovare il pacchetto di sigarette insieme alla colazione, quando dormiva a casa mia. È stata una relazione bellissima, non mi ero mai legato a nessuno in quel modo. Il sabato sera quando uscivamo non bevevo più di un bicchiere, non perché lui me lo impediva, semplicemente perché non ne avevo bisogno, la sua presenza aveva effetti migliori dell’alcool. L’alcool mi faceva divertire, ma con lui ero come un bambino di tre anni in un parco giochi. In estate facemmo persino un viaggio insieme, andammo in Puglia al mare, non avevo mai fatto un viaggio estivo con uno dei miei partner, forse perché nessuna relazione era mai durata il tempo di un viaggio.
Stavamo insieme da ormai un anno, lui faceva sempre avanti e indietro da casa sua a casa mia, io andavo raramente da lui poiché lavorava vicino casa mia, e in pratica la nostra vita insieme era tutta in quella città, così gli proposi di trasferirsi da me, stava più da me che a casa sua, e ormai era molto che stavamo insieme. Lui accettò, era in realtà molto contento, aveva intensione di chiedermelo da un po’. Dopo un anno di relazione eravamo arrivati a dividerci a metà il pacchetto di sigarette, 10 a testa, lui non comprava mai le sue sigarette, spesso le comprava a me, ma le tenevo sempre io, io fumavo anche quando ero solo, o con gli amici, magari mentre lui era a lavoro, ma lui fumava solo insieme a me. Tutto era bellissimo, non ero mai stato così felice in tutta la mia vita, sentivo che la mia vita era completa, non avevo bisogno più di nulla con lui al mio fianco. Si avvicinava il nostro secondo anniversario, ormai fumavo solo 5 sigarette al giorno, e lui 15, ma sempre un pacchetto al giorno. Dopo tutto quel tempo stavo per capire cosa aveva fatto per me, nel modo peggiore purtroppo. Ero a lavoro, ricevetti una chiamata dall’ospedale, il mio ragazzo era stato portato da un’ambulanza e avrebbe potuto non superare la notte. Corsi in ospedale. I medici dissero che aveva una patologia molto rara ai polmoni e fumare tutte quelle sigarette glieli aveva danneggiati gravemente, se non avessero trovato un donatore compatibile entro poche ore non ci sarebbe più stato nulla da fare. Lui stava dormendo, era sdraiato su quel letto, con il respiratore e tutti quei cavi attaccati, non riusciva neanche più a respirare da solo, e pensare che fino a ieri sembrava stare bene, aveva un po’ di tosse, ma pensavo fosse normale, visto quanto fumava. Ero lì vicino a lui, si svegliò dopo qualche ora, non ero mai stato più felice di vederlo aprire gli occhi «Perché lo hai fatto? Perchè hai fumato tutte quelle sigarette? Eri tu quello che diceva di essere consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni, dimmi perché?» gli chiesi in lacrime «Non lo hai ancora capito?» mi rispose: «Io cercavo di salvarti la vita, sapevo che non avresti mai smesso di fumare, sapevi che faceva male, e lo sapevo anche io, io ti amo e non volevo perderti, così piano piano ho iniziato a toglierti le sigarette, le fumavo io al tuo posto, tanto avresti fumato comunque un pacchetto al giorno, volevo dividere il fumo a metà così che avrebbe fatto la metà dei danni, non sapevo della mia patologia, ma anche se lo avessi saputo avrei fatto la stessa cosa.» Io non avevo capito nulla, non voleva chiedermi di smettere perché conosceva la mia risposta, e quindi piano piano mi aveva fatto sentire sempre meno il bisogno delle sigarette, fumandole al posto mio, e ora stava morendo per me. Chiuse gli occhi poco dopo. Da quel giorno smisi di fumare. Sul mobile all’ingresso c’è ancora l’ultimo pacchetto che mi comprò quella mattina prima di andare a lavoro.
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