Una nuova fine

Serie: Le anime pure


Che fenomeno misterioso, sono le nuvole.

Da sempre gli uomini, distanti, le hanno osservate con curiosa ammirazione.

Talvolta rade e sottili, altre colossali come montagne e gonfie quanto il più vizioso ubriacone da taverna.

Che siano un dettaglio sfumato ed elegante all’orizzonte o cumulonembi cupi e minacciosi vi è sempre una costante: sono irraggiungibili.

Fisiche, come me e voi, ma tuttavia quiete osservatrici di un mondo onirico, distante e proibito agli uomini che per quanto si sforzino posso solamente affacciarvisi con la fantasia.

Mi chiedo se non sia forse questo a renderlo però, perdonate il gioco di parole, reale.

Mi spiegherò meglio: che cosa rende un fenomeno vero o falso, dopo tutto, se non la volontà stessa degli individui nell’accettarlo in quanto tale.

Chiedetelo ad una piccola comunità rurale, chiedetelo al contadino affacciandovi sulla soglia della sua baracca. Chiedete a che cosa servono gli amuleti appesi per le strade e nelle campagne. Vi risponderanno, senza esitare, che è una misura necessaria a proteggere il raccolto dal soffio gelido di Bashe, il drago d’inverno, probabilmente.

È dunque questa creatura reale oppure frutto della fantasia?

Cercatelo, se esiste, un uomo tanto coraggioso da sfidare l’ignoto ed accettarne le conseguenze.

Ora, vi devo delle scuse, come spesso accade finisco col divagare e di questo passo finiremmo col perderci esattamente come accadrebbe a dei ragazzini a briglia sciolta in un bosco.

Vorrei ritornare alle nuvole, se non vi dispiace, poiché è da lì che farò incominciare il mio racconto; ora fate uno sforzo ed immaginate di librarvi nell’aria come un’aquila.

Immersi nel vostro elemento, siete completamente a vostro agio ed il vento vi carezza tra le piume obbedendo docilmente ad ogni vostro movimento.

Sotto a voi il paesaggio scorre rapidamente e tuttavia non un solo dettaglio vi sfugge alla vista: il fiume ricco di vita che scorre lentamente verso il mare, la foresta con la sua attività frenetica di creature grandi e piccole ed un villaggio, poco più distante.

Immaginate ora di tuffarvi in picchiata, la vostra direzione è un soffice banco di nuvole per l’appunto.

In un battito di mani la vostra velocità raddoppia, le ali strette attorno al corpo sono rigide e l’eccitazione pervade il vostro corpo ogni istante di più avvicinandovi a quell’oceano di bianco candore. Nella vostra mente immaginate un impatto piacevole e confortante ma quando vi ritrovate ciechi ed avvolti dalla nube inconsistente la delusione è quasi dolorosa.

Proseguite nella vostra picchiata, volete allontanarvi da quella sgradevole sensazione di essere stati in qualche modo imbrogliati, ed ora state sorvolano il villaggio di poco fa.

Ciò che accade nel mondo per voi conta poco, osservate tutto dall’alto senza venirne minimamente coinvolti e tutto ciò che potete fare è avere un’opinione quanto meno imprecisa di quello che state vedendo.

Ora dovrete fidarvi di me, mi avete chiesto una storia e tra un istante inizieremo questo viaggio assieme; poiché è di questo che si tratta, ogni storia lo è, un viaggio verso luoghi vicini o distanti, ospiti e spettatori di un mondo che ci è sconosciuto.

Ora chiudete gli occhi e respirate profondamente, così, assieme a me.

Stiamo scendendo dolcemente, come una foglia che volteggia nel vento prima di posarsi a terra.

Nell’aria avvertite una mescidanza di odori e di grida, il villaggio è in fermento e presto ne capirete il perché.

Si incomincia!

“Madre!”

L’urlo del giovane ragazzo penetrò attraverso il fumo ed il clangore del metallo come una lancia.

Gli occhi traboccavano di lacrime mentre paralizzato dal terrore si era raggomitolato nell’angolo della cucina, unico ambiente dell’abitazione.

Povera creatura, sua madre non gli avrebbe mai più risposto né lo avrebbe più abbracciato teneramente baciandolo sulla fronte; riversa a terra, con la testa ed il braccio allungati nella sua direzione, protesa in un ultimo disperato tentativo di raggiungerlo, per proteggerlo o dirgli addio.

Una lama l’aveva piantata al suolo ed il ragazzino, prima di perdere il contatto con la realtà, aveva udito il rumore delle ossa frantumarsi sotto al peso del metallo ed il rumore sordo dell’impatto contro la terra battuta del pavimento.

Due uomini, o piuttosto grottesche imitazioni di ciò che li definirebbe tali, stavano abusando del cadavere sghignazzando esaltati per la grande impresa.

Non avevano notato il giovane Walter prima che questi urlasse il suo dolore con quanto fiato aveva in corpo.

La testa della donna aveva smesso di strofinare ritmicamente il terreno ed ora quattro occhi, più di bestia che uomo, lo fissavano intensamente con bramosia.

Il bandito che stava aspettando il proprio turno grugnì infastidito andando a bloccare la porta mentre l’altro si era messo in piedi sopra il cadavere.

Ancora mezzo nudo poggio con forza il piede destro sulla spalla della giovane a terra ed estrasse con un leggero mugolio la lama dal corpo.

Un fiotto di sangue schizzò in aria seguendo la traiettoria della spada fino a macchiare il viso del mostro che le stava sopra.

Egli la guardò quasi con disprezzo e dopo un istante concretizzò quel suo pensiero sputandole sul viso.

“Tornerò presto da te, non ti preoccupare.” scoppiò in un’orribile risata che mise in mostra un ancora più terribile sorriso devastato dalla carie.

Walter tremava, i suoi occhi vibravano sotto alle lacrime ed i denti suonavano un ritmo incalzante senza che potesse fare nulla per evitarlo.

L’uomo ormai lo aveva raggiunto e con l’arma in pugno si stava preparando a vibrare un colpo fatale sulla testa inerme della sua vittima.

Il rumore che si udì, però, non fu quello di un cranio frantumato ma bensì di legna spezzata, nitriti di cavalli e grida distanti rese ora più chiare dallo squarcio che un carro fuori controllo aveva aperto nella debole parete dell’abitazione.

Quel rumore distrasse tutti i presenti, compreso il giovane rannicchiato a terra che all’improvviso venne scosso da un fiume di adrenalina che letteralmente lo strappo dal pavimento mettendolo in piedi.

Gli assalitori percepirono il movimento ma Walter fu più veloce del previsto e come un lampo scattò verso l’apertura, la via di fuga che la provvidenza gli aveva mandato.

Le vie del paese erano un torrente di violenza e caos, ovunque cadaveri di uomini ed animali giacevano nella terra calda e rigogliosa di un’estate che prometteva ricchezza e prosperità ma che stava elargendo miseria e morte.

L’unica cosa a cui riusciva a pensare era correre il più velocemente possibile, fuori città nei campi che suo padre aveva coltivato e più lontano uscendo dalla contea ed ancora più in là oltre al regno per raggiungere i confini del mondo e scoprire se a quel punto sarebbe stato abbastanza distante da sfuggire ai ricordi, al dolore ed alla morte.

Madre…

L’immagine del genitore si affacciò di nuovo sui suoi pensieri e lo colpì come un pugno nello stomaco.

Si schiaffeggiò urlando isterico per scacciarla dalla sua testa ed altre urla, più profonde e rabbiose, si unirono alla sua.

“Acciuffate quel bambino, nessuno deve sopravvivere per ordine del duca!”

Walter istintivamente si voltò, appena in tempo per incontrare il bacio tagliente e gelido di una freccia.

Il colpo lo raggiunse allo zigomo sinistro, appena di striscio, incidendo la carne fino all’osso.

A questo punto non ebbe più la forza di continuare, inciampò sui suoi stessi piedi e rovinò a terra piantando la spalla sul terreno e ruzzolando poco più distante.

Le mani premevano forte contro il viso, temeva gli stesse per esplodere da quanto gli doleva.

Udì i passi dei soldati che gli si avvicinavano ansando, provati dal massacro e dal saccheggio.

Quei suoni rapidamente divennero distanti e confusi, dal coro di urla che lo avevano circondato ne udì distintamente una per l’incredibile calma con cui gli stava dicendo semplicemente “Riposa ora.”

E così accadde, mentre delle mani avide lo afferravano per il bavero della veste, Walter si lasciò andare all’oblio.

Serie: Le anime pure


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Ciao Tiziano e grazie per il tempo che dedichi a leggere e commentare quello che scrivo.
      Ho cercato di creare un effetto “doccia fredda” all’inizio, marcando poi il piú possibile la differenza tra la fragilità del bambino e la crudeltà del mondo in cui vive per rendere al meglio il modo in cui si svilupperà la trama.

    2. Bellissimo inizio di serie! Accattivante, cruento e spietato insieme, sei riuscito a rendere tutto questo con una narrazione davvero spettacolare ed energica, davvero complimenti!
      P.S. il tuo modo di scrivere mi piace molto!

    3. Grazie mille Marta per la lettura e le considerazioni. Mi rende immensamente felice riuscire finalmente a mostrare a qualcuno i mondi e le storie che prendono vita nella mia fantasia.