Una  stella in più 

Illustrazione di Stefania Franchi

Questa è la storia di una stella cadente. Una di quelle che attraversano il cielo con la loro bella coda luminosa, in modo che chiunque le veda possa esprimere un desiderio. Se il fortunato è abbastanza svelto da pensare a quello a cui tiene di più, prima che la luce della sua scia svanisca, allora la stella ascolterà il suo desiderio e farà di tutto per realizzarlo.

Una cosa che pochi sanno è che in realtà non sono affatto stelle cadenti. Non cadono, corrono. Può capitare che durante la corsa, inciampino e cadano, ma non succede così spesso. Infatti quando sulla Terra tutti le indicano gridando “guarda, una stella cadente” loro nemmeno si voltano, pensando che stiano chiamando un’altra persona.

Una domanda sorge spontanea. Ma se non si chiamano stelle cadenti, allora come si chiamano?

Nei modi più disparati, la protagonista della nostra storia, per esempio, si chiama Simona.

Simona viveva nello spazio profondo, in un allegro paesino in provincia di Proxima Centauri, e quando non attraversava il cielo e non aveva desideri da realizzare se ne stava in casa.

A differenza delle altre stelle che erano contente di dover scendere sulla terra ogni tanto, Simona scalpitava quando non aveva niente da fare. Era una stellina piena di passioni: amava dipingere le galassie, suonare con l’universo e unire tutti i puntini luminosi del cielo creando costellazioni sempre nuove.

Il capo delle stelle correnti (non cadenti, mi raccomando) non approvava queste sue manie e spesso la rimproverava.

“Lascia perdere, Simona” gli disse un giorno che la trovò a declamare poesie ai pianeti. “Tu sei fatta per correre e esaudire i desideri, non per queste cose.”

“Ma non faccio niente di male” rispondeva lei. “Sono stanca di esaudire i sogni degli altri. Voglio pensare ai miei.”

Il capo stella di solito ci passava sopra, ma quel giorno aveva avuto una giornataccia, aveva esaudito due milioni e mezzo di desideri e gli scoppiava la testa. “Noi non dobbiamo avere desideri nostri, abbiamo già quelli degli altri basta e avanzano.”

“Allora non li voglio più quelli degli altri.”

“Come osi dire questo?” sbuffò diventando del colore di una Supergigante Rossa. “Abbiamo questo compito da milioni di miliardi di anni e ne siamo orgogliosi. Tu chi ti credi di essere? Sono le stelle fisse a suonare la musica dell’universo e a colorare le galassie coi loro colori. Tu non ne hai le capacità e non le avrai mai.”

Simona a quelle parole si fece flebile, flebile. Pensò che il suo capo avesse ragione, che si era illusa di poter esaudire i suoi desideri, quando era stata creata per esaudire quelli degli altri.

Così chiuse pennelli e le poesie in un cassetto assieme ai suoi sogni e riprese a correre nel cielo.

Ma più che correre caracollava qua e là senza entusiasmo, ormai rassegnata al suo destino. Il problema è che percorrendo il cielo così lentamente la vedevano in tanti, e in men che non si dica si ritrovò piena di desideri altrui da esaudire. Che crudele ironia.

Tornava a casa ogni sera sempre più stanca e la sua luce si indeboliva ogni giorno di più.

Un giorno come tanti passò a trovarla Plutone, un suo caro amico e nel vederla così triste si preoccupò molto.

“Che ti succede, amica mia?” gli chiese preoccupato.

“Niente, niente. E’ solo che ho molti desideri da esaudire.’’

Ma Plutone non si convinse e a forza di insistere riuscì a farsi raccontare tutto. “Non dare retta a quel vecchio fanfarone” gli disse. “Chiunque deve avere dei sogni.”

“E’ vero ma a che servono? Sono inutili se non si hanno le capacità per raggiungerli.”

“Ma tu le capacità ce le hai eccome. Ti ho sentita recitare le tue poesie, sai? Sei bravissima.”

“Lo dici solo perché sei mio amico” protestò Simona.

“Neanche per sogno e per dimostrartelo ti regalo questo.”

Plutone cercò nelle tasche del gilet e ne estrasse un biglietto dorato pieno di brillantini e ghirigori.

Diventa una Stella recitava un’allegra scritta viola.

“E’ un pass per partecipare al concorso per diventare una stella” disse Plutone sorridendo.

Simona rimase di stucco, con la bocca e gli occhi spalancati. “Come mai ne hai uno?”

“Mi ero iscritto al concorso, mi sono detto che, visto che mi avevano eliminato dai pianeti, potevo diventare una stella. Ma non credo di avere le capacità giuste, so fare solamente l’imitazione di quel fanfarone di Giove. Guarda qua.”

Plutone gonfiò le guance, incassando la testa nelle spalle “Guardatemi sono Giove, sono il pianeta più grande del Sistema Solare e sono fatto interamente di gas…PRRRRRR”

“In effetti non è un granché” disse sorridendo Simona

“Eh già, meglio che ci vada tu” disse Plutone.

Simona guardò l’amico e guardò il biglietto. Ma non lo prese, la paura di fallire era troppa.

“Non posso” disse infine. “È proprio domani e io devo lavorare. E’ il 10 di Agosto e siamo tutte convocate sulla Terra.”

“Non fare la fifona” insistette Plutone. “Anche se andasse male un rifiuto non ti ucciderà, mentre se non ci provi non saprai mai se sei in grado di farlo. Prendi il biglietto, altrimenti dovrò andarci io e mi tireranno asteroidi marci per tutto il tempo. Devi credere nei tuoi sogni.”

Così Simona si convinse e afferrò il biglietto.

La sera dopo si mise in fila con le compagne pronte per riempire il cielo terrestre, ma quando furono all’altezza dell’Orsa Maggiore, si nascose dietro la Stella Polare e scappò verso il concorso. Conosceva l’indirizzo a memoria: via Lattea numero 33.

Quando arrivò a destinazione, aveva il cuore in gola. Tutta la Via Lattea era piena di pretendenti: chi gorgheggiava, chi stava in equilibrio su un satellite, chi faceva esercizi di riscaldamento. Simona si sentì così piccola e spaventata che per poco non corse via quando la chiamarono sul palco.

Però si ricordò le parole del suo amico Plutone. “Devo credere nei miei sogni” si disse e iniziò a recitare la sua poesia.

In quell’istante tutta la galassia si zittì. Nessuno aveva sentito niente di così celestiale, i colori di Simona erano così vividi e lucenti da commuovere anche l’arido Marte (quindi se troveranno acqua su Marte, il merito é della nostra stellina).

Simona realizzò il suo sogno più grande, grazie alla sua fede, all’impegno e all’amicizia di Plutone.

Se stanotte guarderete nel cielo e vedrete una stella che prima non c’era brillare come un diamante, sarete sicuri che quella è proprio Simona.

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Discussioni

    1. Ciao Bio,
      il linguaggio delle fiabe è quello che mi fa stare a mio aigo, sono onorato che tu lo apprezzi

  1. Ciao Alessandro…e niente, le tue fiabe sono davvero una più bella dell’altra, inutile aggiungere ulteriori considerazioni. In questo genere sei a dir poco bravissimo e sai già che una delle uscite di libri che più aspetto è la tua raccolta 😉

    1. Ciao Raffaele, così mi fai arrossire.
      Grazie mille, davvero. Sono molto contento di questo commento.
      Un abbraccio

  2. Ciao Ale, avevo seguito questa tua iniziativa su Instagram e la favola che ne è venuta fuori e davvero bella. Mi piace la morale, l’idea che se si desidera davvero qualcosa si può conquistare a dispetto di tutto. Non importa quante volte si cade, l’importante e rialzarsi e proseguire

    1. Ciao Micol, aveva timore pure io di quello che sarebbe venuto fuori e invece l’ho scampata.
      Grazie per aver letto e apprezzato la mia piccola favola.
      Un abbraccio

    1. Ciao Raffaele, grazie per aver letto la mia favola. Sono contento che la favola sia piaciuta.
      Grazie per il tuo supporto e i preziosi consigli.

    1. Grazie Sergio per la cura e l’attenzione che dedichi alle mie favole, ne sono onorato.
      Se la vedi salutala da parte mia

  3. “Plutone gonfiò le guance, incassando la testa nelle spalle “Guardatemi sono Giove, sono il pianeta più grande del Sistema Solare e sono fatto interamente di gas…PRRRRRR””
    😂 😂 😂

  4. “Il capo delle stelle correnti (non cadenti, mi raccomando)”
    Personalmente mi piace molto questo modo che hai ogni tanto nelle tue fiabe di “reinventare” dei concetti noti, presentandoli al lettore come un segreto che gli vuoi condividere 🙂

  5. “Era una stellina piena di passioni: amava dipingere le galassie, suonare con l’universo e unire tutti i puntini luminosi del cielo creando costellazioni sempre nuove.”
    ❤️ ❤️ ❤️

  6. Alessandro è una garanzia. Questa fiaba oltre ad essere dolcissima è anche molto originale e le Stelle Correnti mi hanno fatto sorridere… e subito dopo mi sono commossa 😅 Bella la tua prosa e la trama è una vera sferzata di motivazione, perché nei tuoi racconti la morale la fa sempre da padrone, senza essere mai stucchevole. Bravo!

    1. Ciao Virginia, grazie mille per il tuo bellissimo commento. Sono contento che la mia piccola fiaba ti sia piaciuta 🙂

  7. Caro Alessandro questa favola è di una dolcezza infinita ❤️. E questa stellina corrente è stata davvero molto fortunata a farne parte. Che dire, è sempre un piacere leggerti …

    1. Essere semplici è molto complesso 🙂
      Grazie mille Dario per aver letto la mia piccola fiaba, so che la tua anima nera soffre a leggere tutte queste smancerie quindi ti lovvo ancora di più.
      GRazie davvero per la stima, super ricambiata.