Una Stella

10/06/2020

Cara Diana,

Oggi è il nostro cinquantesimo anniversario di matrimonio e ho deciso di farti un regalo un po’ diverso dal solito.

Mi sembra ieri quando ti ho visto per la prima volta, eravamo al mare, o meglio tu eri al mare in vacanza e io facevo il porta lettere (tremenda punizione di mio padre per un tre in matematica), mai avrei desiderato castigo migliore. Stava tramontando il sole e tu, come al solito, eri seduta sulla verandina bianca della casa vacanza dove alloggiavi, i capelli neri corvini ondeggiavano al vento come il vestito rosso che indossavi, i tuoi occhi scuri mi hanno subito mostrato la dolcezza che ti caratterizza, inutile dire che mi hanno stregato dal primo istante.

Lo ricordi anche tu vero?

Dopo quel piccolo incontro ti ho persa, non ti sei fatta più vedere e pensavo avessi paura di me… Effettivamente, molte delle lettere che ti arrivavano da parte dei tuoi genitori, le avevo scritte io solo per avere una scusa per poterti rivedere, ora dopo tanti anni lo sai. Eppure, mi evitavi sempre. Non sapevo abitassi nella mia stessa città fino a che non sei apparsa, come un sogno, il primo giorno di prima superiore; eri davanti all’entrata della scuola e ti si leggeva in viso che mi avevi riconosciuto, però non ti avvicinavi, chissà cosa sarebbe successo se non lo avessi fatto io.

Dopo molti anni di sopportazione, ovviamente tua nei miei confronti, ho avuto il coraggio di farlo, ti ho chiesto di sposarmi esattamente su quel piccolo balcone bianco che nel frattempo era diventata casa nostra; avevo preparato tutto per bene: un tavolino apparecchiato per due, i tuoi dolcetti preferiti, due rose rosse e un piccolo porta gioie di velluto bianco in cui era nascosto l’anello che porti ancora oggi, custodendolo come un tesoro, sull’anulare sinistro. Non era grande e lussuoso come quello delle tue amiche, però aveva una piccola incisione a forma di stella in cui brillava una pietra luminosa; sì, una stella, quello che sei sempre stata tu per me. Brilli nel cielo illuminandomi il cammino, non ti sei mai spenta. Non mi hai neanche lasciato finire di fare la proposta e mi sei saltata addosso urlando un sì assordante, anche lì hai mostrato la tua esuberanza.

Te lo ricordi amore mio?

Che bella vita che abbiamo passato insieme! Ci sono stati alti e bassi, come in tutte le coppie, per esempio quando sono andato in pensione e ho iniziato a lasciare tutte le mie cose in disordine, ti ho fatta impazzire, povera la mia Diana. Pagherei per rivedere l’espressione che facevi quando trovavi i miei vestiti in giro: labbro imbronciato e occhi fulminanti, bellissima come sempre, bellissima come ora.

Non ti preoccupare, so che non ricordi probabilmente nulla di quello che ti ho raccontato, questa maledetta malattia ha eliminato ogni piccola parte del nostro passato. Ti ho scritto questa lettera cosicché, almeno per oggi, tu possa rivivere i momenti più importanti della nostra vita, sperando che facciano scattare qualcosa in te, che ti possano far ricordare di noi.

La casa è vuota senza di te amore mio. Ti verrò a trovare nel pomeriggio, come tutti i giorni, e vedrò i tuoi bellissimi occhi scuri contornati da lunghi capelli ormai non più neri, ma colorati di un bianco candido. Porterò con me due rose rosse e i tuoi dolcetti preferiti.

Ricordati solamente che il mio amore nei tuoi confronti non ha mai smesso di essere lo stesso, ha superato litigi e periodi bui che, però, lo hanno solo rinforzato; rimane lì, senza essere scalfito o rovinato, proprio come la nostra fotografia appesa sulla verandina bianca datata 10/06/1970, tu con il velo e io in smoking nero.

Tanti auguri piccola stella, te lo ricordi questo soprannome?

Per sempre tuo,

Davide.

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