Uno scarpone nel fango

Serie: Dopo la Catastrofe

Il fumo blu della sigaretta accesa saliva fluente verso il soffitto rovinato. Ad ogni tiro il tizzone diventava di un colore variabile tra l’arancione e il rosso vivo. Il tabacco aveva un sapore amaro, proprio come piaceva a Terry, l’uomo che stava fumando. Dalla finestra, parzialmente ostruita dalle assi di legno inchiodate sopra, filtrava la luce della luna, pallida, che schiariva uno stralcio di pavimento di legno marcio. Fuori la pioggia battente rendeva difficile vedere bene la strada fangosa e attutiva tutti i rumori. Il freddo era pungente e riusciva ad infiltrarsi ovunque passando da ogni pertugio disponibile ma la stufa, per ora, non poteva essere accesa per non segnalare la propria presenza. 

Terry era un uomo di mezza età con un accenno di pancia e di calvizie, gli occhi sempre socchiusi come quando i raggi del sole si fanno troppo forti per essere sopportati agevolmente. I pochi capelli che aveva erano corti e brizzolati, la fronte era diventata sempre più alta con il passare del tempo e il collo aveva perso elasticità ed ora era molto floscio. La giacca verde militare era particolarmente sgualcita sui polsi e qualche filo svolazzava qua e là, mosso dall’aria, mentre la mano destra andava dalla bocca al fianco quasi a ritmo. La barba incolta dei tre giorni rendeva l’aria dell’uomo ulteriormente trasandata. Dietro di lui c’era una sedia traballante e un mitragliatore vecchio e rovinato che, però, aveva ancora l’aria di essere pronto a sparare alla bisogna. Il resto della camera rettangolare era praticamente tutto distrutto, sulla sinistra c’era una cassettiera fracassata nel mezzo da chissà quale oggetto contundente, sulla destra un materasso pieno di buchi e chiazze gialle non invitava certo a dormirci sopra. 

Passarono diversi minuti e altrettante sigarette mentre l’uomo continuava a scrutare fuori, come in attesa di qualcosa di particolare. Era difficile capire se aspettasse qualcuno o qualcosa ma, forse, era più probabile la prima. Non succedeva niente da anni in quella zona ed era complicato credere che potesse accadere proprio quella sera soltanto perché un uomo osservava alla finestra. Improvvisamente, dall’angolo destro della strada un uomo con una giacca pesante e delle scarpe sgualcite uscì correndo con un coltello in mano. Subito dietro arrivarono loro, avevano molti nomi: i camminatori, gli sbranatori, gli inarrestabili; tutti descrivevano perfettamente la loro perfida natura. Nessuno sapeva da dove fossero arrivati e che cosa li avesse causati ma era una domanda che non aveva importanza porsi quando te li trovavi dietro pronti ad ucciderti appena possibile.

La casualità volle che quell’uomo sulla trentina, con capelli corti e barba lunga nera, corse proprio alla porta dell’edificio nel quale si trovava Terry. Quando l’osservatore capì che cosa sarebbe accaduto prese il fucile e corse di sotto con l’arma spianata, si diresse alla porta e l’aprì di scatto. Il ragazzo entrò senza nemmeno accorgersi che l’ingresso prima era chiuso e qualcuno l’avesse aperto. 

“Aiutami a chiudere questa dannata porta, idiota” disse l’uomo col fucile mentre cominciava a spingere una cassettiera dall’aria abbastanza solida per resistere a qualche urto.
“E tu chi sei?” domandò spaventato l’altro.
“Non c’è tempo per le strette di mano, aiutami Cristo santo” sibilò di nuovo Terry con le vene del collo che pulsavano forte.
Quando i due ebbero finito l’operazione il fuciliere fece segno di salire di sopra con due dita. Sapevano entrambi che parlare troppo vicino a quelle bestie significava invitarle ad entrare. Infatti la maggior parte erano cieche, escluse le Sentinelle e i Guerrieri, quindi potevano solo ascoltare e il loro udito non era affatto male, seppur limitato ad una manciata di metri.

Tornati nella sala d’osservazione Terry chiuse la porta a chiave e poi si voltò puntando il fucile addosso all’uomo. Vide subito che, da sotto la giacca grigia, si intravedeva una camicia nera con un colletto bianco. Non poteva credere a quello che vedeva, era impossibile che una cosa del genere fosse vera. Non aveva alcun senso.
“Sei un prete?”
“Sì, sono un uomo di Dio” rispose tenendo bassa la voce.
“Come ti chiami?”
“Alberto.”
“Vieni da quello che rimane dell’Italia?”
“Sì, diciamo che è una storia un po’ lunga.”
“Se non l’avessi notato abbiamo abbastanza tempo per i racconti lunghi, da qui non usciremo per un bel po’. Forza, sputa il rospo e non rompere i coglioni” l’interlocutore lo guardò per qualche istante dritto negli occhi come per cercare qualche piega scura nella sua anima. Con un mezzo sorriso decise che poteva fidarsi.
“Vengo da Roma, o da quello che ne è rimasto dopo la Catastrofe. Un Cardinale mi ha mandato qui a cercare gli uomini appartenenti alla Resistenza di Dio, almeno quelli rimasti qui nelle macerie di Parigi. Dice che uno in particolare gli interessa ma non ha voluto dirmi il suo nome. Crede che sia meglio per tutti che io non lo sappia, così se mi torturassero non rivelerei nulla.”
“E perché mi racconti una cosa del genere?”
“Perché tu sei americano, o almeno così pare dalla divisa. Di sicuro non sei un nazista, quindi credo di potermi fidare, così mi ha detto il Cardinale.”
“Vuoi una sigaretta?” domandò Terry offrendogli il pacchetto aperto. Questi generi venivano lanciati mensilmente quasi alla cieca dall’aviazione statunitense che partiva direttamente dall’Inghilterra. Munizioni, generi di prima necessità e altro venivano buttati giù in casse di legno verniciate di rosso per essere più visibili. Spesso cadevano in mano ai nazisti e altrettanto di frequente venivano distrutte dalle intemperie. La gente a casa non avrebbe tollerato altro, quindi il governo era costretto a mandarne in discrete quantità per rifornire i propri ragazzi in missione.
“Grazie, non dovrei fumare ma in situazioni del genere il Signore mi comprenderà. Sono un uomo fatto di carne e, come tutti noi, sono debole. 
“Perché mai non hai sparato a qualche inseguitore?” quella domanda gli ronzava nel cranio come una fastidiosa zanzara che non si vuole levare di torno quando cerchi di dormire.
“Noi non possiamo toccare armi da fuoco, le direttive del Papa sono chiare, le armi moderne hanno reso questo mondo quello che è quindi non dobbiamo partecipare alla distruzione. Possiamo avere soltanto coltelli e spade. Molti di noi non sono nemmeno stati addestrati ad utilizzarle e questo è un grande problema ma, grazie a Dio, mio padre conosceva un nobile decaduto che insegnava scherma per poche lire e mi ha fatto prendere qualche lezione.”
“Quindi tu sai tirare di scherma?”
“Sì” rispose l’altro tirando una lunga boccata.
“Interessante.”

Terry si avvicinò alla finestra e guardò di sotto: la marmaglia era ancora assiepata lì ma non li aveva senti e con tutta probabilità se ne sarebbe andata in un tempo ragionevole. Bastava attendere con pazienza. La pioggia aveva ripreso a cadere con violenza e questo non poteva che aiutarli perché, in situazioni come quelle, i camminatori diventavano quasi sordi, come rintontiti dal rumore circostante, e non potevano udire facilmente passi o voci.

“E tu che ci fai in un edificio del genere? Attendevi qualcuno?”
“Sì, ammesso che esista ancora” rispose il soldato rabbuiandosi. 
“Raccontami, io ti ho reso partecipe della mia storia, me lo devi” incalzò il prete con un sorriso d’incoraggiamento.
“Sto aspettando la mia squadra. Altri tre uomini che non vedo da tre giorni, la nostra safe zone, in caso di problemi, era questa qui. Ci saremmo dovuti rivedere proprio in questo punto per capire che cosa fare per portare a termine la nostra missione. Non credo sia sopravvissuto nessuno, a questo punto della faccenda, e credo che toglierò le tende domani mattina.”
“Di che missione si tratta? Siete venuti a salvare i civili rimasti in questo inferno in terra? Li porterete in America?” domandò l’altro con una grande speranza che gli riempiva gli occhi.
“No, il nostro obbiettivo non è di riportare a casa i civili, il governo non l’ha mai negato pubblicamente ma il compito è stato giudicato come troppo oneroso e non verrà mai portato a termine, se non con qualche evacuazione secondaria. Stiamo cercando un Generale, Humphrey, disperso da due mesi in zona. Stava conducendo un’operazione segreta con un gruppo di una trentina di soldati ma non riceviamo sue notizie da un bel po’ di tempo, così siamo stati inviati a scoprire qualcosa di più. Ci dovrebbe essere un fottuto quartier generale americano nelle vicinanze ma cambiano di continuo il luogo per evitare di essere intercettati dai tedeschi. Spero che non siano morti tutti, lui è un uomo chiave dello scacchiere europeo.”

Il prete stava per dire qualcosa quando udirono una porta aprirsi. Non era quella d’ingresso, verificò Terry osservando che cosa accadesse di sotto. Improvvisamente si ricordò che esisteva anche un’entrata sul retro, era stata proprio una di quelle dimenticanze che ti mandano sotto terra, pensò. Imbracciò il fucile e fece segno all’uomo di Dio di scendere con lui. Con molta cautela percorsero la scala scricchiolante prestando attenzione a quello che accadeva. Quando arrivarono a destinazione videro qualcosa di totalmente inaspettato.

Serie: Dopo la Catastrofe
  • Episodio 1: Uno scarpone nel fango
  • Episodio 2: Decisioni difficili
  • Episodio 3: Conseguenze
  • Episodio 4: Uno sparo nel buio
  • Episodio 5: Intrappolati (Episodio Finale)
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