Villaggio vs. Borghese

«Paolo Villaggio? Il comico della tv?». Il milite era incredulo.

«Sì, sono io. Mi dichiaro prigioniero politico». Paolo salutò con il pugno chiuso e sputò sul ritratto di Junio Valerio Borghese.

I militi si infuriarono. Lo riempirono di manganellate. «Dottor Kranz… Fracchia… Fantozzi…». Non smisero di picchiarlo sin che arrivò il centurione.

«Ora basta» disse.

Paolo sollevò lo sguardo.

Il centurione era un gran fi. di put. mellifluo. «L’Italia è un paese civile. Non lo tratteremo come fanno i camerati greci nell’isola di Youra. Seguitemi».

I militi obbedirono. Trascinarono Paolo lontano dalla piazza dove si era tenuta una parata fino a un furgone cellulare.

Paolo restava in silenzio, il centurione lo guardò con ironia. «Non ci posso credere che il capo della Resistenza è stato catturato dai miei uomini. Credo che sarò promosso». Si fregò le mani.

Paolo, per tutta risposta, intonò l’Internazionale.

Lo caricarono sul furgone cellulare che partì. Paolo si lasciò cadere sulla panca. Con lui c’era un milite che lo guardava con timore.

«Non ti preoccupare, non mangio i bambini» gli raccomandò Paolo.

«Comunista» gli sputò contro.

Paolo fece finta di nulla.

Il furgone cellulare si infilò nel grande raccordo anulare che dopo pochi minuti l’autista sterzò, i freni fischiarono. Si udirono delle urla e l’automezzo si rovesciò.

Paolo cadde sulla parete del furgone, che adesso era il pavimento. Il milite svenne.

Calò il silenzio, là fuori si iniziarono a sentire delle clacsonate. Qualcuno aprì la porta.

«Comandante, vieni via».

Paolo si emozionò. «Siete venuti a liberarmi».

«Chi mai potrebbe dimenticare il comandante». I guerriglieri estrassero Paolo dal mezzo, lo liberarono delle manette.

Poco distanti c’erano delle automobili che attendevano.

Fuggirono verso il piccolo gruppo di macchine.

Partirono.

«Purtroppo uno dei nostri ci ha tradito, per questo tu, compagno comandante, sei stato arrestato».

«Grazie, non finirò mai di ringraziarvi per avermi liberato. Adesso, ho intenzione di lanciare un’offensiva. Il regime di Borghese deve crollare. È la fine del capitalismo… Voglio che l’Italia diventi una Democrazia Popolare come Cuba o la Germania dell’Est, solo dovrà essere indipendente da Mosca. Il nostro modello è la Iugoslavia di Tito Broz».

Le automobili si fermarono presso un casolare di campagna, Paolo scese e vide degli uomini che non gli piacevano.

Uno dei guerriglieri scoppiò in una risata. «Compagno comandante, ti presento gli uomini che vengono da Mosca».

«Come sei umano…».

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Discussioni

  1. Ciao Kenji. Non conosco nulla di Paolo Villaggio persona, da ciò che ho inteso era una persona piuttosto rigida e seria nella vita privata. Questo racconto distopico mi ha divertito.