Vizio elementare

Qualche giorno prima che iniziassero le lezioni, Francesco era stato convocato, insieme a tutti gli altri genitori dei bambini iscritti alla prima elementare, ad una riunione scolastica relativa al piano educativo della classe.

C’era poco da dire, quelle riunioni erano insopportabili. Raffrontarsi con gli altri genitori per Francesco era sempre un lavoro arduo. Non amava sentire continuamente frasi del tipo: “Hai iscritto tua figlia a danza?”, oppure “l’istruttrice di nuoto ci sa fare senz’altro con i bambini; li ha messi in contatto con il loro «io acquatico». Pensa, mio figlio riesce già ad immergere il mento in acqua senza affogare e sono solo due mesi che va a nuoto!”

“L’altro giorno, a solo 6 anni, mio figlio mi ha chiesto: «perché devo andare a scuola?» Non è da poco porsi il problema del perché della conoscenza alla sua età, non trovi?”

“Mio figlio farà senz’altro l’avvocato da grande; l’ho sorpreso con le caramelle in mano e l’ho rimproverato. Mi ha risposto che non dovevo perché lui le aveva prese per me, che dolce!”

“Mio figlio ama la musica classica! in particolare Mozart, per quanto anche Sciostakovic non gli sia indifferente come anche a me del resto”

“Mia figlia ha il senso del ritmo nel sangue, tiene il tempo con il piede quando sente cantare «la vecchia fattoria»; sarà sicuramente la prima ballerina della Scala… o del Moulin Rouge”

“Mio figlio…, mia figlia…”

Francesco aveva un’impostazione diversa, forse più tradizionalista, ma certo non si perdeva in chiacchiere e, quando pensava agli altri genitori, rimaneva per lui insoluto un interrogativo di fondo: “Se avevano il tempo di perdere ore davanti i cancelli della scuola a chiacchierare, cosa facevano nella vita? Come mandavano avanti la famiglia?”. Mistero.

Quel giorno, alla riunione, era arrivato di buon’ora e si era seduto non distante dalla cattedra; gli altri genitori dietro di lui parlavano tra di loro a voce alta con indistinto accento dialettale ed il tutto riecheggiava con forza nella stanza tanto da creare un baccano fatto di toni acuti e gravi che si rincorrevano in un continuo alternarsi di “o” chiuse e “a” aperte. Avrebbe voluto essere altrove, ma per i figli avrebbe fatto questo e altro.

Finalmente entrò la maestra che, dopo i saluti di rito, si apprestò ad illustrare il progetto educativo. “Bene!” disse con fare solenne “sono estremamente contenta che siate tutti presenti a questa riunione che, come le altre che organizzeremo di tanto in tanto con cadenza settimanale, rappresentano un importante momento di confronto tra docenti e genitori, il tutto, si intende, per il bene dei nostri figli e quindi delle generazioni future.”

Si, va bene, l’incipit era un po’ solenne, però Francesco aveva apprezzato l’afflato istituzionale e l’arguzia dialettica mediante la quale la maestra si era posta al centro della dinamica didattica, mostrando di voler coinvolgere in ogni caso i genitori nell’organizzazione delle modalità di apprendimento. La moderna istitutrice riprese, quindi, senza indugi: “Bene, l’odierno contesto culturale impone un’attenta valutazione delle scelte educative che, a volte, sono sicura ne converrete, debbono allontanarsi dai canoni dei progetti ministeriali. A tal riguardo la nostra scuola ritiene di dover innestare nell’ordinario programma specifiche ore di insegnamento volte a far comprendere la realtà che ci circonda ed a dotare i bambini dei necessari strumenti di apprendimento e comportamento”.

Si udì distintamente un brusio di approvazione tra gli astanti e anche a Francesco l’idea non sembrava affatto male.

“Abbiamo quindi deciso di affrontare in maniera organica la trattazione dei vizi capitali come antidoto all’assurdità della civiltà che ci circonda. Dedicheremo ogni anno delle scuole elementari ad un vizio capitale compatibile con la l’età dei bambini. Del resto per la lussuria avranno tempo all’Università, e per l’accidia sono più adeguate le Scuole Superiori. Cominceremo quindi dalla Superbia. Cosa ne pensate?”.

I genitori si scoprirono entusiasti dell’idea e quasi spontaneamente ci fu uno scrosciante applauso. La maestra soddisfatta sorrise. Francesco a cui l’idea in sé non dispiaceva, decise di intervenire ponendo, in spirito di pura collaborazione, una questione: ”Premetto di condividere l’iter argomentativo sotteso a questa proposta”. C’è da dire che alcuni dei genitori si erano persi già al “premetto”, ma l’amante di Sciostakovic annuì e Francesco continuò: “non sarebbe forse più opportuno improntare questo percorso formativo su modelli positivi, come le virtù piuttosto che, al contrario, partire dai vizi?”.

La maestra era fortemente interdetta. Con delicatezza e un po’ di bonarietà, che mal celava un’espressione di sufficienza, rispose: “Vede Francesco, forse mi sono spiegata male e approfondirò il tema a fattor comune così che non ci siano fraintendimenti”. Si avvertirono delle piccole risate in fondo all’aula. La maestra continuò.

“I nostri figli, oggi, devono essere forti, pronti a tutto per resistere alle quotidiane angherie e per farlo devono conoscere tutte le pecche della nostra società contemporanea. L’attuale contesto sociale è sprezzante delle leggi, delle Istituzioni, del vicino prossimo, non c’è più il rispetto reciproco che animava la società di un tempo. Capisce ora?”

Francesco sul punto era d’accordo ma proprio non riusciva a capire e, seppur dimessamente, fece cenno di no con la testa. La maestra sbuffò e riprese. “Lo diceva anche Confucio, l’uomo superbo si pone sopra gli altri; con le virtù oggi non si va da nessuna parte. Vuole un figlio incapace di reagire alle quotidiane ingiustizie? Credo di no; vuole un figlio incapace di ottenere ciò che desidera? Anche in questo caso credo di no; vuole un figlio altruista ma fallito? Sfido chiunque a desiderare per suo figlio un futuro di questo tipo; vuole piuttosto un figlio che possa avere successo nella vita? Allora deve essere superbo. Vuole un figlio che sappia tutelare gli interessi suoi e dei suoi cari? Allora, oggi, deve disprezzare le leggi, gli ordini, le Istituzioni. I nostri figli devono essere sempre in grado di prevaricare il prossimo, pena l’essere destinati ad una vita mediocre.”

Francesco era allibito, gli altri genitori estasiati.

La maestra continuò: “Certo per raggiungere un risultato perfetto, per essere Superbi di successo, occorre una piena conoscenza degli altri vizi, o forse meglio chiamarli virtù capitali; ma è un progetto nel medio periodo. Caro Francesco, la Superbia è la madre di tutto, ma serve Invidia per togliere agli altri ciò che è momentaneamente loro, Avarizia per non perdere ciò che si è guadagnato, Gola per ambire a sempre più ampi traguardi”.

Francesco, sconcertato, comprese e passato qualche istante reagì alzando la voce: “Cosa? Ma che razza di insegnante è Lei? Come si permette di proporre un progetto educativo di questo genere? Chi crede di essere? E’ abominevole, inaccettabile; vuole formare futuri prevaricatori e delinquenti; così facendo da grandi si daranno tutti alla politica! Mi trova costretto a rappresentare tutto quanto agli organi preposti; la farò rimuovere! Giuro che non le consentirò più di insegnare in nessuna scuola! Si troverà, in men che non si dica, a chiedere l’elemosina agli angoli delle strade, altro che vita mediocre!”.

Lo sguardo di Francesco era diventato di fuoco, i suoi occhi incutevano timore anche ad un sol fuggevole incontro. Nell’aula c’era silenzio.

La Maestra riprese, contenta: “Adesso si!, vedo che ha capito; ma per l’Ira, di cui Lei è evidentemente maestro, occorrerà attendere l’ultimo anno!”. Partì l’applauso.

Nell’aula era tutto un dire: “Ma che bravo Francesco, che minaccia Francesco, che carattere Francesco, che sguardo superbo Francesco, è un vincente Francesco!”.

Fu così che lo elessero, suo malgrado, rappresentante dei genitori.

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