Volare, ricordare, provare

Era una soleggiata, calda giornata d’estate; le cicale cantavano, le cavallette saltavano e i passerotti volavano. Sotto un melo, io e la mia amica Emma, mangiando e scherzando, pensavamo come sarebbe stata  più bella la vita se tutti avessimo avuto la meravigliosa capacità di volare,  come un uccello, e veder dall’alto quel paesaggio mozza fiato della costa, alta e frastaglia e del mar cristallino di Tropea. Quel giorno decidemmo di costruire una tenda usando solo robusti bastoni e larghe fogli, l’avremmo usata come base segreta, e li avremmo creato qualcosa che ci permettesse di stare in aria  almeno per più di 5 secondi.  I giorni passavano veloci tra costruzioni, compiti e mare; una volta, non mi rammento il giorno, riuscimmo a catturare dei piccoli pesci e dei trasparenti gamberetti  vicino agli scogli, li mettemmo in una bottiglia e successivamente in una piccola vasca. Gli demmo per qualche giorno delle briciole di pane e piccoli insetti tra quali moscerini e zanzare, poi Emma si prese l’incarico di portarli a casa sua e curarli, di trovargli anche una vaschetta più grande e  che poi avremmo messo nel rifugio. Avevo solo 7 anni, ancora non sapevo qual’era la cosa giusta o no, ancora non sapevo cos’era la morte. Questo giorno lo ricordo con gran dolore, 17 Giugno 2009, Emma morì. Mi dissero che si era trasferita in un posto migliore, ma nei giorni seguenti alla sua morte, a me ignara,  continuai a intravedere i suoi genitori, che sottobraccio passeggiavano addolorati per le stradine della città.  Poi però venni a conoscenza di tutto, vidi la dura e cruda verità. Emma era morta di una malattia grave, soffriva di leucemia, io a mala pena sapevo la sua esistenza, non  l’aveva mai detto  a nessuno, solo ai suoi genitori e ai miei. Chi mi aprì gli occhi  al crudele mondo fu suo nonno il quale non pensava che io non lo sapessi. Chiesi ai genitori di Emma se mi potevano ridarmi i pesciolini, e loro gentilmente me li porsero dicendomi che  potevano tenerli tranquillamente loro, ma rifiutai; era l’unico ricordo che avevo di Emma, oltre al rifugio. Ogni giorno andavo nella mia piccola tenda, fuori avevo costruito un piccolo altarino per Emma e ogni  giorno andavo a porgli una preghierina e a dirgli ciò che mi capitava e le chiedevo come stava, a volte  quando la mia mamma mi dava la merenda, ne lasciavo un pezzetto a Emma posandolo sul piccolo  tavolino di quercia posto accanto all’altare. Gli raccontavo di come stavano Bernie, Luna, Kristy e Jaco, i nostri due pesciolini e gamberetti; se la spassavano tra le piccole rocce e alghe che avevamo messo insieme, sguizzavano e si rincorrevano tutto  il giorno. La notte speravo che lei entrasse dalla porta della mia piccola cameretta, che mi spaventasse con uno dei suoi agguati e che tutto ciò fosse solo un suo lungo e pessimo scherzo, di cattivo gusto, ma poi mi risvegliavo con la pesante e acida verità che mi tormentava. Un giorno mi ricordai la promessa che ti feci. Sotto  quel melo ci promettemmo di creare delle ali per volare lungo i verdi e arborei campi.Presi allora dei bastoni, dello scotch e dei pezzi di lenzuolo e andai al rifugio. Ammetto che più volte ho quasi rinunciato, ma la promessa che ti feci bruciava dentro il mio cuore, come una fiamma che non si spegne mai, come una fenice che muore ma rinasce. Dopo ore e ore ci riuscì. Mi attaccai i polsi alle ali e con tutta la mia forza di volontà presi la rincorsa e appena arrivai al fosso spiccai il volo…..come una leggiadra colomba. Atterrai più in la, non ci credevo, ma ero riuscita a volare. La sera, al tramonto appoggiai accuratamente le ali in una cassa ai piedi dell’altare e con grosse lacrime agli occhi dissi: -Ora posso volare anch’io…ora posso raggiungerti….-

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Discussioni

  1. Ciao Monica, grazie per aver pubblicato! Volevo solo segnalarti che la formattazione del testo (come tu stessa puoi vedere) andrebbe sistemata. Inoltre si può partecipare al concorso con una solo opera, quindi dovrai fare una scelta tra questa e “La vita”…