Volevo solo amare

Questo racconto terminerà con la mia morte. Non voglio ingannare nessuno, quindi è meglio che lo sappiate da subito. Forti di questa consapevolezza, siete liberi di decidere se continuare a leggere o dedicarvi ad altro. Non è forse così che va la vita? C’è sempre dell’altro da fare.

Fuori la pioggia tamburella sopra le automobili ferme a un semaforo. Riuscite a sentire la sinfonia stonata? No, guardate meglio! Fuori c’è il sole: illumina i giochi spensierati di quattro ragazzetti intenti a rincorrere una palla. Riuscite a sentire le risa?

Pioggia o sole; sia quello che volete che sia. Non è di acqua che vi voglio raccontare, e nemmeno di fuoco. Voglio raccontarvi una piccola, semplice, storia d’amore. Al di là di tutto quello che scoprirete, ricordate che io volevo solo amare.

Marta Risi. Lei fu l’inizio e la fine di tutto. Riempivo le mie vuote giornate, limitandomi ad osservarla, nascosto dietro al vecchio muretto che delimitava i confini della fattoria di suo padre. La spiavo mentre attraversava il sentiero che conduceva nei campi, mano nella mano con quel vecchio zotico che l’aveva messa al mondo. Manco fossero stati amanti! Solo Dio sa quanto avrei voluto essere al posto di quell’uomo. Quanto avrei voluto stringere quella mano sottile che nemmeno la rozza vita di campagna riusciva ad imbruttire. Una volta, una volta soltanto. Era chiedere troppo?

Riccioli biondi come il grano appena maturo. Riuscivo quasi a sentirne il profumo. Forse era semplice immaginazione. Acquattato dietro quello stupido muretto, prigioniero dei miei stessi sentimenti. Schiavo di un amore che, ne ero perfettamente cosciente, non mi avrebbe condotto che alla tristezza. Non potevo vivere che d’immaginazione.

Con la coda dell’occhio, sbirciavo gli stivali verdastri di mister Risi. Li vedevo sprofondare nel fango. Una miriade di piccoli esseri, trovavano triste destino sotto la lurida suola. Vermi, lombrichi, formiche laboriose; il piede si sollevava per poi ricadere senza pietà. E, accanto a tutto quel caos nascosto, lei: bellissima e irraggiungibile. Nucleo di ogni mio pensiero. Umido risultato di tutti i miei sogni proibiti.

I giorni passavano, uno dopo l’altro, senza che la mia vergogna accennasse a diminuire. Una vergogna priva di ragione, lasciate che ve lo dica. L’assassino deve provare vergogna. Il ladro deve provare vergogna. Ma io? L’unico tesoro che avrei voluto rubare, era il cuore di Marta.

   «Guarda bene, figlia mia! La pigli per le raspe e la tieni sollevata.»

Doveva essere un giovedì, il giorno in cui mi decisi ad avvicinarmi un po’ di più alla cascina. Avevo trovato rifugio all’ombra di un’enorme quercia e, trattenendo il respiro, facevo quello che mi riusciva meglio: spiare.

Una gallina penzolava a testa in giù; con le zampe prigioniere nella ferrea presa della mano sinistra della signora Risi, al povero animale non restava altro che sbattere le inutili ali. La donna sorrideva compiaciuta. Nella mano destra, impugnava un grosso pezzo di legno, preso dalla catasta che sarebbe servita durante il rigido periodo invernale. Un boia perfetto.

La madre di Marta era una matrona con un testone appoggiato su due immense spalle taurine. Le sue braccia erano grandi quasi quanto il mio corpo e, quando le sollevava, metteva in mostra due ascelle nere come una selva oscura. Avreste potuto sentire la puzza di sudore a chilometri di distanza, ve lo posso giurare. O forse, anche in quel caso, era solo uno scherzo della mia immaginazione.

Madre e figlia, maestra e allieva in quella macabra scena. «Hai capito? Un bel colpo secco e…» Il braccio destro del donnone si sollevò per poi abbassarsi con un colpo vigoroso. Il legno disegnò un semicerchio nell’aria e incontrò la testolina dell’animale. Auf wiedersehen, signora gallina!

Un grido disgustato sfuggì dalle mie labbra; provai a tamponarlo con le mani, ma, come direbbe il signor Risi, ormai i buoi erano fuori dalla stalla. Fu proprio quest’ultimo ad individuarmi. Mi raggiunse a grandi falcate. Gli stivali verdastri che si alzavano e si abbassavano.

«Tu sei il tipo che dà fastidio alla Marta!» mi sputò in faccia nel suo italiano stentato. «Quando torna dalla messa stai sempre a seguirla! Pure qui vieni a rompere adesso?! Cosa è che vuoi? Che hai da guardare mia figlia?»

Non la stavo guardando. Vi giuro che non la stavo guardando per niente. Maledetto sentimento che i poeti chiamano amore.

«L’ho visto anche ieri», rincarò la matrona. «Sempre con gli occhi sulla Marta!»

Il pugno del contadino mi raggiunse in pieno volto; non mi ruppe il naso, ma ci andò vicino. Molto vicino. «Vattene o la prossima volta non mi limito a spaccarti quel muso di cane! Ti faccio un buco in mezzo alla testa. Non li chiamo i carabinieri io. Ti accoppo direttamente con il fucile. Ne abbiamo uno bello carico dietro all’armadio della camera, vero Maria?»

La moglie annuì severamente; con le sue grosse braccia lardose avrebbe potuto facilmente fracassarmi il cranio. Con i villani c’è poco da scherzare, credetemi!

E Marta? Lei era semplicemente splendida, che altro vi serve sapere?

Scappai a gambe levate, senza voltarmi nemmeno una volta. Lasciai che il pianto trovasse sfogo. Avrei dovuto dimenticare l’origine dei miei sussulti d’amore, i suoi ricci dorati e le sue mani delicate. Avrei dovuto, ma non lo avrei fatto.

   Per qualche tempo, rimasi chiuso nella casa che dividevo con mia madre. Lei non mancava di rinfacciarmi il fatto che a cinquant’anni suonati non avevo ancora trovato moglie, ma io non la sentivo. Ogni singola particella del mio corpo era rivolta al pensiero di…penso sappiate perfettamente di chi sto parlando.

Nulla può opporsi al vero amore. Non lo possono fare burberi uomini con stivali verdastri e nemmeno enormi donne maestre nell’ammazzare galline. Il vero amore è un po’ come la morte: per sempre.

È con tali pensieri in testa che correvo attraverso i campi. Avrei abbracciato Marta e l’avrei baciata. Le nostre labbra si sarebbero incontrate e poi…Sotto la cintola percepivo un’erezione che si faceva sempre più interessante. Nulla di male: anche questo fa parte dell’amore.

Ed eccola, la mia amata! Le caviglie sottili a far capolino sotto la gonna. I nostri sguardi si incrociarono, mi parve di intravvedere del disgusto nei suoi occhi, ma fu certamente un abbaglio. Mi avvicinai per sfiorarle i capelli…

Il freddo metallo che anticipa la morte. La canna del fucile contro la mia tempia.

«Ti avevo avvertito.»

Le parole del signor Risi mi gelarono. Non ebbi nemmeno il tempo di riguardare colei che amavo. Vidi solo la sua mano delicata che stringeva il braccio destro del padre. «Ammazzalo», gli sussurrò.

Marta, la mia Marta. Aveva compiuto nove anni un mese prima, la mia Marta. Così perfetta! Così pura! Dov’è stato il mio errore? In fondo, volevo solo amare. 

Pubblicato in LibriCK scelti per Voi

Commenti

  1. Simona Lombardi

    Una piaga sociale attuale gestita in maniera sublime, mi sono ritrovata a provar quasi pena per il protagonista. Mi è piaciuto il modo in cui ha giocato con la mia mente, facendomi pensare a chissà quale forma di ignorasse vivesse al di là del muretto, ma poi la rivelazione.
    Davvero complimenti!
    S.

    1. Dario Pezzotti Post author

      Ciao Simona, se hai provato un pizzico di pena per il protagonista, sono riuscito nel mio intento: farti sprofondare nell’oscurità (metaforicamente parlando, ovviamente). Un lettore si approccia a questo racconto aspettandosi una semplice storia d’amore, invece…
      Se sono riuscito a regalarti qualche emozione, ne sono felice.

  2. Tiziano Pitisci

    Dario, in questo LibriCK – che leggo solo ora, con imbarazzante ritardo, ma alcuni vini vanno lasciati decantare senza fretta – ti sei spinto in un terreno molto insidioso; un terreno in cui è facile scivolare verso la critica spietata o verso lodi generose. Quello che hai mostrato è l’ambiguità, la linea di demarcazione sottile tra bene e male, tra principe e orco, tra vittima e carnefice, tra realtà oggettiva e punti di vista. E lo hai fatto con uno stile armonico e con la scorrevolezza dei narratori navigati, non a caso eserciti la scrittura con grande costanza e ne siamo tutti testimoni. Ora sto seguendo con entusiasmo la tua nuova serie, continua così e non smettere mai di evocare personaggi malati e pazzi, o resi pazzi da un amore malato, come in questo caso.

    1. Dario Pezzotti Post author

      Ciao, Tiziano. Il tuo commento mi lusinga. A volte, mi dico che dovrei scrivere storie più semplici, storie in grado di toccare il cuore delle persone senza “sconvolgerle”. Invece mi ritrovo a fare i conti con PG fuori di testa! Comunque arriverà il giorno in cui scriverò un racconto intriso di buoni sentimenti (magari sotto pseudonimo ahahahah).

  3. Demis Zampelli

    Tema non facile ma gestito molto bene. Devo dire che mi hai stupito con questa tua storia: pensavo ad una infatuazione tra adolescenti, invece… Davvero un bel pezzo, grazie anche alle rivelazioni finali.

    1. Dario Pezzotti Post author

      Ti ringrazio! Per avermi letto e per aver apprezzato questa mia piccola storia. 😊

  4. Micol Fusca

    Ciao Dario, partecipo a concorsi come questo proprio per mettermi in gioco e imparare ben sapendo d’essere lontana dal podio. Ed è un bene, perché sono concentrata nel valutare l’emozione che altri mi hanno dato e manca nelle mie storie. Molti mi sono di ispirazione e sprono per fare meglio e ne sono felice. Avevo ragione, sono più vecchia. Magari fra una decina d’anni inizierò ad aggiustare l’anno di nascita, ma per ora sono del 1969.

    1. Dario Pezzotti Post author

      Non hai problemi a far conoscere il tuo anno di nascita e questo dimostra il tipo di donna che sei! Anche io credo di essere lontano dal podio (un po’ ci spero, però!😉), ma quando leggo commenti come il tuo è come se avessi già vinto!

  5. Micol Fusca

    Un racconto inaspettato che ha saputo svelare il cuore segreto di un anima infelice. Sai, mi sono accorta da tempo che i “mostri” hanno un lato umano che li rende simili a noi e ci inducono alla riflessione. Sei riuscito bene nell’intento e non posso che esprimerti la mia ammirazione. Ecco, come scrittrice spero di diventare un po’ come te, da “grande”. Se tieni da conto che probabilmente sono più vecchia di te, il paradosso è servito.

    1. Dario Pezzotti Post author

      Gentilissima Micol. Questo racconto non è perfetto ( devo apportare una piccolissima modifica nella parte finale). Come scrittore ho ancora molto da imparare, quindi scrivo, semplicemente. Per affinare la tecnica serve allenamento, oltre che cuore. Un po’ come un lavoratore che prende confidenza con gli attrezzi del mestiere. Ma, prima di tutte queste considerazioni, scrivo perché mi piace! Io comunque sono del 1978 e penso che i tuoi racconti non abbiano nulla da invidiare a nessuno.

  6. Giuseppe Gallato

    Ciao Dario. Voglio iniziare questo commento con una sonora esclamazione… “mammamia!”. Sono rimasto incollato allo schermo dall’inizio sino alla fine con un grande pensiero fisso in mente: dove vorrà andare a parare? Una trama seria per un tema veramente difficile e complicato da trattare, ma soprattutto da gestire; un racconto in cui hai sondato magistralmente l’oscuro animo umano, coinvolgendo il lettore a più non posso! Parlando del comparto narrativo, ho trovato il ritmo molto fluido e mai tedioso: le parti introspettive sono state sviluppate molto bene. Ma ciò che più di ogni altra cosa mi ha veramente catturato è stato l’incipit, quella frase iniziale con cui hai aperto questo intenso scorcio della follia umana: “Questo racconto terminerà con la mia morte.”
    Che dire… sinceri complimenti! 🙂

    1. Dario Pezzotti Post author

      Troppo, troppo e ancora troppo gentile! Il tuo commento mi fa molto piacere. Penso che questo sia un buon racconto, non perfetto, ma sono soddisfatto.

  7. Massimo Tivoli

    Complimenti, Dario! Davvero un bel racconto. Ho notato più brio, rispetto al solito, nella narrazione che fila liscia e veloce come una schioppettata di fucile. Ho apprezzato davvero tanto il ritmo che hai saputo conferire alla lettura. Bravo! Ma poi anche l’idea è il finale a sorpresa che non avevo per niente intuito. All’inizio mi sono detto: ma è impazzito? Già ci dice come va a finire? Sul finale si capisce invece che quel incipit non è un difetto, anzi, un bel stratagemma narrativo per tenere il lettore aggrappato a un dettaglio che non è poi chiave per la riuscita della storia. Davvero, molto, ma molto, bravo! 😀

    1. Dario Pezzotti Post author

      Grazie Massimo! Sono felice che tu abbia apprezzato lo stile che ho utilizzato per questo racconto (sono figlio di contadini, quindi non ho niente contro di loro!) Grazie ancora.

  8. Marta Borroni

    Solitamente mi viene facile farti complimenti perchè sono abituata ad apprezzarti negli stili in cui ormai ti riconosco, questo nuovo racconto mi ha invece sorpreso nel ritrovarti non solo in un genere leggermente diverso dal tuo ma anche in uno stile più amplificato nella narrazione e nell’introspezione.
    La storia che può sembra partire in modo triste ma anche dolce, diventa invece cruda e spiazzante sul finale, in cui ottieni davvero l’effetto sorpresa nonostante qualche indizio già ampiamente posizionato precedentemente. Un racconto che soprattutto sul finale rivela un tema fra i più brutti di questo mondo, non credo sia facile parlare di questo e di conseguenza scriverne, anche se purtroppo sono vicende che nella realtà esistono, ti sei preso davvero un grosso rischio e peso interiore con questa storia.

    1. Dario Pezzotti Post author

      Carissima Marta! In questo racconto ho deciso di toccare il fondo dell’umanità (senza fare spoiler). Come tu certamente sai, adoro esplorare l’oscurità umana e non sempre nell’ambito fantastico ( vedi i miei racconti Caotica solitudine, Norge e Uomo di carta). Le persone malvagie esistono e si nascondono in mezzo a noi. In questo racconto il Male ottiene quel che merita, magari fosse sempre così anche nella realtà.

    2. Marta Borroni

      Sapevo già che ne eri capace, ma così’… wow!
      Oltre la storia, ho realmente apprezzato come tu l’hai scritta, a mio umilissimo parere, sulla tua base ultra buona, questo racconto segna una maturazione maggiore, oltre al fatto che davvero hai avuto grande coraggio nel scrivere di questo e così (e intanto in sottofondo parte l’applauso)

    3. Dario Pezzotti Post author

      In fondo è solo un racconto, anche se tocca un tema molto difficile. Ci sono storie che uno scrive perché vuole farlo, e altre che scrive perché deve farlo! Almeno per me è così. Questa storia pretendeva di essere scritta! Comunque Marta, sei davvero troppo gentile e io ho ancora tanta strada da fare e tanto da imparare.