Xenu. Il dominatore – Atto II –

Serie: Amori diafani


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mettersi alla guida quando i pensieri danzano al ritmo di Invisible degli Juno Reactor, non è mai una buona idea.

«Fai parte della chiesa di Soulology?»

Per un minuto infinito ebbi l’impressione di aver detto qualcosa di offensivo su quella religione fondata da un discutibile scrittore di fantascienza.

«No, per carità!» rise ancora.
Pensai alla fragilità del mio cuore: bastava una semplice risata a conquistarmi, poi ricordai dell’alcol ingerito e la coscienza rispose con grandi cenni affermativi.

«Vogliono solo fare soldi. Offrono i corsi base quasi gratuitamente, man mano che avanzi di grado inizi a pagare cifre sempre più assurde e poi ti indebiti talmente tanto che sei costretto a lavorare per loro. Una specie di catena di Sant’Antonio religiosa…» gli occhi grigi con cristalli di zaffiro sbriciolati, non mollavano la presa.

Guardandoli, la testa metteva a fuoco il killer che doveva uccidere Terence Hill e Bud Spencer nella scena del teatro con le prove del coro, lo stesso identico colore.

«Paganini.» Antea era seduta al mio fianco, stava versandosi una bottiglietta d’acqua frizzante in un bicchiere di vetro blu.

«Cosa? Ma quando sei arrivata?» le chiesi frastornato.

Gloria mi aveva ipnotizzato?

«Anche tu reggi bene l’alcol, eh?» Antea rideva facendo un cenno con la testa in direzione dei servizi dove Dani si era rinchiuso.

«Occhio che quando inizierà a chiederti dei soldi in prestito, sarà la fine. Magari non lei direttamente, più probabile che sia la madre a chiederti una cifra consistente.»
Antea sembrava sicura delle sue parole.

«Come sai che anche i genitori fanno parte della setta?» domandai sentendomi leggermente a disagio.

«Irene è troppo giovane per sviluppare senza una guida una devozione tanto particolare.» sentenziò Gloria alzandosi.

Con la coda dell’occhio vidi arrivare Daniele barcollante.

«Saranno state tutte quelle noccioline marse! Mi sento una scoassa… che dici, andiamo?» suggerì accompagnando le parole col rumore di rutti interni e di sbuffi fermentati.

«Come ti senti Emi? Vuoi che ti accompagni io?»

Antea mi stava osservando con l’occhio clinico di esperta di ebbrezza molesta, con la lunga esperienza data dai suoi ventitré anni di intensa attività nel locale dei genitori.

«Mi sento un po’ girevole, ma dovrei farcela. Sono un vecchietto col cappello quando guido di notte.» risposi rassicurandola con un sorriso.

«Seee lento? Telefono che farò tardi a lavoro domani mattina.» Daniele anche se stava malissimo, non rinunciava alla tipica ironia da collega affezionato. .

Ci avviammo alla cassa, dove Gloria stava già battendo una quantità di cifre preoccupante.

«Fortuna che hanno già accreditato lo stipendio.» dissi con un tono non troppo sommesso.

«Offri tu che sei il capo?» Provò a chiedere Dani.

«Ti sei fatto fuori mezzo locale. Io ho preso solo due birre e un paio di shots. Al massimo possiamo fare a metà.»

«Sono cento novantasette euro e cinquanta.» disse Gloria con un’espressione quasi di rimprovero.

«Checasso? Gloria, fortuna che go ciapà el stipendio ieri l’altro!» Daniele voleva fare la parte dell’avventore scandalizzato, ma le ultime parole gli uscirono biascicate e impastate.

Pagai con la mia carta, strappando all’ubriaco la promessa di una sosta al bancomat prima di arrivare a casa.

Salutammo, Dani mostrò il dito medio a Gloria e si girò sbandando verso la porta d’ingresso.


L’aria stava diventando pungente, l’autunno aveva fatto il suo ingresso in pompa magna. Respirai a fondo, amavo il freddo e lo associavo sempre a qualcosa di pulito, di asettico.

«Oh, se devi vomitare avvisami prima, che mi fermo per tempo…» dissi a Dani ricordando quanto difficile sia il ripulire la tappezzeria di una macchina.

«Va tranquillo vecio, sono una roccia.» rispose, poi emise un rutto cupo.

Daniele si sedette, ma forse era meglio dire si buttò sul sedile posteriore.

Mi accomodai sul posto di guida, sistemai il sedile, essendo più basso dell’amico comatoso e poggiai entrambe le mani sul volante. Controllai lo stato delle giravolte acrobatiche della mia testa e chiusi gli occhi respirando piano.

Le onde del mare sembravano volermi trascinare via dai talloni, mi stavo godendo gli scintillii di un sole feroce sull’orizzonte ceruleo separatore.

Il suono di nocche decise sul finestrino mi fecero sobbalzare.

«Apri.» ordinò Antea.

«Ehh?» Cercai di obiettare, argomentando la mia sorpresa con un volto scolpito dal panico.

Fece un gesto sbrigativo indicandomi di spostare il mio culo sul sedile del passeggero.

«No, tranquilla, sto andando… mi son preso… cinque minuti.» infilai la chiave nel blocchetto d’accensione, ma la portiera si aprì e un sedere iniziò a spingermi verso il posto accanto.

«Ok, ok.» scavalcai con non poca difficoltà la leva del cambio, rimanendo incastrato con un piede e battendo la faccia sulla portiera mentre cercavo di districarmi in fretta.

«Hai visto l’ora?»

«No…saranno l’una, L’una e qualcosa.» le risposi togliendo il piede con una fitta lancinante alla caviglia.

Antea indicò l’orologio sul cruscotto, segnava le tre e trentasette con una bella luce azzurra.

«Vi accompagno io, Gloria ci seguirà. Dove vi mollo?» chiese brusca.

«Ahhh… mi fai sentire una merda così. Non disturbarti, io sono a posto ormai, mi sono appisolato un sec… un paio d’ore.» mi faceva un immenso piacere poter guardare il suo profilo da così vicino, ma era tardissimo e senza volerlo avevo creato un problema che avrebbe posticipato il loro prezioso sonno ristoratore. Mi lanciò il suo zainetto nero della Eastsack.

«Non serve dai, mi fai—»

Antea mi zittì con l’indice poggiato su naso e bocca, mise in moto e partì dolcemente.

«Padova centro?» chiese immettendosi sulla strada deserta immersa nelle luci arancioni dei lampioni.

«Proprio dietro al Duomo.»

«Che ascoltavate?» Antea premette il tasto d’accensione dell’autoradio, partì subito Step Outside degli Housemartins.

«Ma quanti anni avete, Ottanta?» rise Antea espellendo il Cd.

«Nel mio zaino c’è una custodia di tessuto con una marea di compilation, prendi la terza con la scritta rossa.»

Mi sembrava di mettere le mani all’interno di uno scrigno colmo di tesori. .

La custodia era grigia chiusa da una cerniera, aveva un teschio nero con le fiamme sulla calotta disegnato a penna.

«L’hai fatto tu?» le chiesi.

«Copiato dalla copertina di un CD.» rispose sicura della mia ignoranza.

«Cospiracy of one, degli Offspring.» confermai guardando Daniele totalmente perduto in un sonno profondo privo di sogni e inserendo il CD con la scritta “Canzoni d’amorte” nella fessura orizzontale del lettore.

«Wah! Così mi impressioni. Pensavo ascoltassi solo Sinatra o Bublè…» rise battendo una mano sul volante.

«Quello è Dani. Io ho un debole per l’alternative.»

«Mettine una a caso, se la indovini entro dieci secondi, giuro che ti bacio.» 

Continua...

Serie: Amori diafani


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

    1. Ah! 😀 Eravamo quasi vicini di casa! Io ho vissuto in via San Prosdocimo, praticamente subito dopo il Naviglio Interno, il canale che credo appartenga sempre al Bacchiglione… Comunque io sono un amante del cappuccino ed il migliore lo prendevo al bar degli Osei, ma potrei avere dei ricordi falsati. Comunque era in Piazza della frutta.

    1. Ciao Tiziana! ❤️*Questa volta non avevo altre schede aperte e ti ho chiamato correttamente! 😀
      Grazie mille! Sono quasi certo che il protagonista riuscirà a sopravvivere, non al cento per cento, ma quanto meno al settantrè per cento…

  1. Mi ero persa il secondo atto; ora l’ ho letto. É tutto chiaro l’ effetto della serata al baretto, e pure l’ inizio dello strano giochetto. Ma il puzzle non é completo. Sono curiosa e aspetto, a breve il nuovo atto.

    1. ❤️Emme! Combinare alcol, musica, indovinelli e promesse di atti osceni in luoghi pubblici non è mai una scelta oculata. Fortuna che la vittima del gioco appartiene alla categoria degli “Giufà”…

    1. Ho spiegato tutto nel terzo atto, anche se effettivamente il grande ideatore di Soulology, non è che abbia spiegato molto di più… Ti basti solo sapere che le astronavi utilizzate per trasportare miliardi e miliardi di alieni erano identiche a dei Douglas DC-8 ma senza le eliche.