Al supermercato

Serie: Cronache di quarantena

“Domani sarà il grande giorno” mi dico, mentre sono le due e ancora non riesco a prendere sonno, cerco di fare un pò di yoga, mi ascolto la lezione giornaliera di meditazione, nella speranza che la voce calma dall’accento allegramente latino, mi aiuti a calmare cotanta aspettativa, e parecchia ansia.

La mattina successiva, un salutino al sole per scaldare i muscoli, preparo un’abbondante colazione perchè avrò bisogno di energie, indosso gli indumenti più comodi e desiderosi di essere giá in lavatrice, mi copro parte del volto con un foulard regalatomi da un’amica, guanti, tutto il necessario per la riuscita dell’impresa, e finalmente sono pronta.

Via. Operazione supermercato ha inizio.

Dentro casa in questo mese ci siamo già inventati di tutto, ognuno a suo modo, ma quando mettiamo piede fuori dalla nostra dolce prigione, ormai chiunque si incroci per strada ha gli stessi monotoni traguardi da raggiungere: supermercato o farmacia.

Finora avevo scelto i piccoli negozi, un pó cari ma relativamente vicini e non troppo frequentati, ma oggi voglio superarmi e decido di andare nel Mercadona vicino al fiume, è una lunga passeggiata, mi permetterà di muovermi e prendere un poco di bramato sole.

Nonostante tutto lo yoga che stia facendo ossessivamente in casa, mi bruciano i muscoli, caz. formicolano le gambe e mi toglierei i vestiti, ma le mie mani sono intrappolate dentro del lattice.

Arrivo all’entrata, sembra ci sia qualcuno che aspetti, d’altronde sono pur sempre le 11.30 del sabato di Pasqua, prevedibile, così vado a prendere posizione per attendere il mio turno.

Svolto l’angolo e la fila è immensa, costeggio l’intero ponte, lo attraverso, cammino una mezz’ora, giá ho il fiatone, ma sento il privilegio di poter essere per una volta parte anch’io della tanto famosa “fila del supermercato”.

Prendo posizione. Mi hanno assegnato il numero 96, ho contato tutti i miei colleghi passandO.

Sono tra un signore davanti a me, e una signora dietro, entrambi senza mascherina, con i guanti alle mani con i quali non smettono di toccare di tutto, per poi avvicinarli al viso parlando interminabilmente al telefono, e, proprio a me che mi son passata un mese chiusa in casa toccavano questi propagatori di virus!

Una donna poco più avanti usa il carrello come boa e si fa corte vasche avanti indietro, denoto una certa ansia in lei, è imbacuccata nonostante la giornata calda.

Il signore a volte si accende una sigaretta, sempre con il suo guantino viola fashion, spero possa incendiarsi la mano; continua la telefonata più profonda e urgente della sua vita e finalmente quando manca poco all’arrivo, estrae dalla tasca del giaccone la sua bella sudicia mascherina, che accarezza, modella sul viso, la sposta con mania perfezionista; immortala la sua opera d’arte scattandosi un selfie e penso che non abbia mai letto istruzioni e consigli su come proteggersi dai germi in questo periodo.

La donna non si ferma mai, adesso approfitta di essere prossima al semaforo per attraversarlo compulsivamente.

La tendenza di questa primavera-estate mi sembra di capire che sia lo stile casual-home-pigiama, mi sento finalmente alla moda, io che mai riesco ad essere all’ultimo grido. Qualche ragazza sembra essere alternativa, avrà speso piú di un minuto per scegliere cosa indosssare e magari avrà aperto l’armadio ormai impolverato.

La donna si appoggia alla ringhiera del ponte e stira le gambe tra un kilometro e l’altro di ansia o allenamento, inizio ad avere i miei dubbi.

Una signorina è elegante, tutta di nero, con degli stivaletti con i tacchi, una giacca di cuoio, penso debba essere arrivata da qualche nottata in discoteca.

La donna va avanti e indietro, trova un’aiuola con un albero come circuito da percorrere.

Siamo tutti alquanto taciturni, i due metri e passa di distanza non ci rendono socievoli, o forse è colpa di questi aggeggi davanti alla bocca.

Mi fermo ad ammirare l’acqua cristallina del fiume, dove si bagna una sola paperella, e mi domando se stiano anche gli animali facendo la quarentena per solidarietà.

Un ragazzetto passa con il cellulare puntato su di noi, e vivo i miei 20 secondi di celebritá.

Un uomo ci guarda dal suo balcone straripante di piante, lo osservo, ci osserva, e chissá chi sia piú fortunato in questo momento tra lui e noi.

Finalmente manca poco.

La donna sembra un toro scalpitante davanti al drappo rosso della polizziotta-torera e quando finalmente le fa cenno, si lancia inarrestabile dentro il supermercato.

Anch’io in breve entro nel mondo parallelo della casa dei balocchi, unico luogo di ricreazione in questo ultimo mese.

Scelgo gli acquisti con rapiditá, sono cosciente che fuori aspettano centinaia di persone, e cerco di concentrarmi e schivare gli altri concorrenti, molti con mascherina, pochi temerari a volto scoperto, tutti con guanti di plastica rilasciati all’ingresso.

Ho comprato troppe cose, esco eroicamente, mi tolgo il foulard in segno di vittoria, ma più perchè mi sto quasi asfissiando e ne approfitto per assaporare finalmente un poco di questa nuova aria pulita della cittá.

Riprendo la strada di casa, mi sento un “costalero”, le borse mi tagliano le spalle, ondeggio come fossi sotto al Paso del a Virgen e cerco di mettere in pratica nuovamente i consigli della signora della meditazione: “inala, exala”, e sopportiamo la fatica.

Quando finalmente intravvedo l’ultima salita prima di casa, mi si avvicina un happy-hippie, pieno di treccine e orecchini, dalla parvenza colombiana, peruana o giú di lí, senza mascherina nè guanti, si offre di aiutarmi con le borse, e io, incurante, lo riconosco solo come un miraggio e accetto.

In tempi di quarantena gli abbordaggi cambiano.

Sono salva, arrivata al traguardo.

Mi attendono doccia di amuchina a tutti i prodotti comprati e alla mia persona per lavare ogni peccato.

Alla prossima uscita.

Serie: Cronache di quarantena
  • Episodio 1: Quarantena
  • Episodio 2: Al supermercato
  • Episodio 3: Buona Pasqua
  • Episodio 4: La notte
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