Angoscia

Il vento gelido mi trafigge il volto mentre il fischio del vento riempie il silenzio della città che dorme.

Alterno luce ed oscurità, lampione dopo lampione.

I giri delle ruote della mia bicicletta scandiscono il tempo, con suoni striduli che solo quelle un po’ attempate fanno. Ritma i miei pensieri, lenti e costanti come un martello che batte un chiodo.

Mi tormenta un pensiero costante, sempre ribattuto, sempre ripercorso.

Indelebile come i graffiti sul muro affianco a cui passo ogni sera per tornare verso casa, allontanandomi dal centro città.

Tutto tace, è un silenzio fastidioso.

Giro l’angolo e mi imbatto in qualcosa, qualcuno. E’ una figura indefinibile.

Ruoto totalmente il manubrio dalla parte opposta nel tentativo di evitarla.

Appoggio un piede sull’asfalto umido per non perdere l’equilibrio.

Riprendo la strada verso casa senza voltarmi.

Ho i brividi, dati da un senso di inquietudine viscerale.

Aumento il ritmo dei pedali, ormai in sincrono con i miei battiti.

Il suono metallico rimbomba per la via desolata, dando l’impressione di un rumore ripetuto più volte a pochi metri dalle mie spalle.

Scuoto la testa, “non pensarci”.

Le strade si fanno più strette e buie, di riflesso le pedalate si fanno più frequenti, tanto che ormai le mie orecchie non sentono altro che il rumore ripetuto dei pedali, che silenzia tutto il resto.

Le folate di vento freddo diventano lame che mi trafiggono, il buio si fa pesante.

Affannando fuggo rapida da qualcosa che non so nemmeno esserci o meno, ma mi insegue.

Le gambe si muovono incontrollabili fino ai pedali. Mi si presenta una fitta, la percepisco allo stomaco ma risale fino alla gola. La deglutisco, ingenuamente permettendole di tormentarmi ancora.

Più le fitte mi torturano, più stringo i bordi morbidi del manubio, illudendomi di rendere il dolore sopportabile, come se potesse così scivolare via con il vento ed abbandonarmi.

Ogni pedalata si fa più rigida e difficoltosa, sento i muscoli affaticati ed al tempo stesso intorpiditi.

Non credo di essere più in grado di pensare a nulla, di elaborare nessuna via di fuga. Ormai siamo troppo vicini, ed io mi sento in trappola anche se scappo.

Inizio ad intravedere il muro giallognolo della facciata di casa mia.

Appena varco la soglia del cortile sollevo bruscamente una gamba e la porto alla parte opposta della bicicletta, saltando a terra come se fosse divenuta lei il problema, come se stesse per infuocarsi.

Mentre la poggio al muro percepisco di essere al sicuro, ormai lontana da ciò che mi tormentava e di fronte alla porta della mia rassicurante casa.

Il battito rallenta poco a poco e riesco nuovamente a percepire il silenzio, che ora da senso di pace.

Il dolore al torace si affievolisce e mi permette di sospirare profondamente, a pieni polmoni.

Apro lentamente la porta e mi dirigo verso il lavandino, per sciacquarmi la faccia con l’intento di far scivolare via quel poco rimasto di quei momenti, lavando via il sudore, il freddo e la paura.

Mi chino e riempio i palmi con l’acqua che continua a scorrere, è tiepida e scaccia il freddo ancora attaccato alle mie mani.

Immergo il viso pallido e quasi mi accarezzo. Gli occhi chiusi, li asciugo per poi aprirli.

E’ ghiaccio d’un tratto, fino alle ossa, fino al midollo.

Una scossa gelida parte dal petto per irradiarsi sino alle gambe, immobilizzandole completamente.

E’ in piedi, pochi centimentri dietro di me.

E’ alta, mi sovrasta.

E’ buia, mi avvolge.

Mi fissa dallo specchio, con aria divertita.

Mi ha in pugno, ed io ne ero inconsapevole, ma ora so di non poterle sfuggire e così mi abbandono al suo tormento.

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Discussioni

  1. Racconto strano ma senza dubbio rende giustizia al titolo, pienamente e più della trama stessa. Il ritmo stesso del racconto mette angoscia e senza dubbio fa voltare più di una volta il lettore a guardarsi le spalle :).
    Brava.
    Alla prossima lettura.

    1. Mi sono concentrata più sul ritmo e sulle parole che sulla trama e gli avvenimenti, proprio perché penso sia il modo migliore per parlare di angoscia. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato questa mia scelta. Grazie mille per il commento!

  2. Un racconto che appunto angoscia perchè scagliona frase dopo frase il ritmo di qualcosa che sale, minaccioso, ad ogni svolta. Ciò che mi piace è il fatto di rendere l’angoscia non tanto- o non solo- nella trama, quanto più nello stile della scrittura.