Animo Selvaggio

Serie: Arborea


Il cielo era uno specchio d’acqua cristallina racchiuso tra le chiome di secolari alberi che cingevano la radura al centro della foresta in un variopinto abbraccio di verde. Il morbido manto erboso accarezzato dai raggi del sole riempiva l’aria della fresca fragranza di muschio e funghi, mentre una leggera brezza portava dal nord il resinoso profumo delle cortecce degli alberi, screpolate dal tempo come la pelle rugosa di un anziano. Il fruscio delle foglie mosse dal vento rompeva a tratti il sacro silenzio di un equilibrio senz’epoca. I resti di tronchi di giganti caduti divorati dal tempo giacevano sparsi per la piccola oasi e sui loro vuoti scheletri felci ed edere si adagiavano come seta, intrecci di vita e di morte sull’arazzo del tempo. Una tela senza inizio o fine, un imperituro susseguirsi di ricami del cambiamento, un lento e magistrale evolversi di trame nelle quali nulla era mai uguale a prima. Un infinito avvicendarsi di storie che condividevano un solo aspetto: la limitatezza.

Ogni cosa in quella radura aveva avuto un inizio e un giorno sarebbe irrimediabilmente finita. A nessuno era dato sapere come o quando, ma quello che era certo era che niente e nessuno sarebbe potuto sfuggire a quell’innesorabile destino.

All’improvviso il trotto di un cavallo si unì alla sinfonia della natura e lentamente divenne più forte, tanto da sovrastare ogni altro suono. Uno dei destrieri più fieri su cui lo sguardo di un uomo si fosse mai posato: nero come il carbone, agitò la testa spazzando l’aria con la sua grigia criniera. Si fermò ad osservare la radura e poi, con un sonoro nitrito, riguadagnò la via della foresta, sparendo tra i folti tronchi. Qualche minuto dopo emerse dagli alberi una graziosa figura femminile dai capelli color oro. I suoi occhi azzurri come il cielo scrutarono il terreno alla ricerca di tracce del passaggio del cavallo. Fu rapida a trovarle e le seguì, serpeggiando tra i verdi fusti dai quali era apparsa. Quella creatura meritava il suo rispetto, erano giorni che la seguiva come un segugio, senza essere mai riuscita a catturarlo. Le tracce diventavano sempre più evidenti ai suoi occhi e questo poteva solo significare che era vicina, molto vicina a raggiungerlo. Silenziosa come un gatto sgattaiolò oltre un tronco piegato dalle intemperie della natura e si lasciò scivolare dolcemente lungo la parete di un versante che scendeva fino al fiume. Doveva muoversi con cautela se desiderava avvicinarsi ulteriormente allo spirito selvaggio che tallonava. Quando raggiunse le rive del fiume fu difficile muoversi silenziosamente sull’interminabile distesa di piccoli ciottoli che schricchiolavano sotto il suo peso come legna al fuoco, ma finalmente lo vide: era fermo a poche decine di metri da lei intento ad abbeverarsi con la limpida acqua che discendeva dalle montagne. Cinque interi giorni aveva trascorso all’inseguimento e adesso era lì, a pochi passi da lei, eppure sarebbe bastato un rumore, un passo falso e tutto sarebbe ricominciato.

Deve fidarsi di me, deve capire che non sono un pericolo pensò la ragazza mentre rimaneva immobile ad osservarlo. Con grazia si sfilò la borsa e ne estrasse una mela, rossa come il sangue, dolce come la sicurezza che sperava di dare. Lasciò tutto in terra e prese a camminare verso il cavallo: le mani protese in avanti con la mela adagiata su di esse. Passo dopo passo il cavallo appariva sempre più vicino. Quando arrivò a una decina di metri il destriero avvertì la sua presenza e girò bruscamente la testa in sua direzione, inclinandola leggermente su un lato: lei non mostrò paura e lui non ne ebbe. Fece altri quattro passi e il cavallo nitrì facendo per andarsene ma si fermò, tentato dal finire l’inesorabile corsa e gustare un pasto appetitoso. I suoi occhi erano pieni di spirito indomabile ma qualcosa dentro il suo cuore gli disse di non fuggire. Restò in attesa della prossima mossa di Arborea. Lei incalzò e fece qualche altro passo per raggiungerlo. L’atmosfera era tesa, come una corda pronta a spezzarsi ma la ragazza alzò lentamente le mani e porse la mela al fiero destriero.

Serie: Arborea


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