ARIA DI NEVE

Sembra passato così tanto tempo da quando è successo. O forse era solo ieri ma l’immobilità della mia anima ha fatto fermare il tempo e tutto s’è mosso attorno a me mentre io sono rimasta ferma a marcire. Marcire. Tocco piano la balaustra fredda e sento il gelo del metallo penetrarmi nei polpastrelli, le spine fredde mi rimandano a quell’istante con una pugnalata secca nel ventre.

Sento il sapore della bile in gola. Sento il tuo sapore in gola. Sento il rimpianto.

I ricordi roteano vorticosi attorno a me avvolgendomi e cullandomi in una disgraziata ninna nanna. Non voglio ricascarci, non voglio ripensarci. Voglio solo dimenticare, cancellare tutto e non pensarci più. E non pensare più a niente.

Ma sono di nuovo lì. Sono di nuovo in quel bagno lurido. Sento ancora la donna sudamericana che mi urla di uscire. Sento ancora le mani umide di urina. Vedo le due stanghette di fronte ai miei occhi, sembrano le sbarre di una cella, le porte dell’inferno. Le gambe non mi reggono e cado rumorosamente sulla tavoletta fredda e sporca del water, un lembo della camicia finisce dentro inzuppandosi. Due linee nette, rette, perfette. Mi guardano con aria di sfida, supponenti ed invadenti. Mi guardano aspettandosi che io faccia qualcosa, ma rimango ferma immobile con il fiato strozzato ed il cuore nelle orecchie. Sento i passi della sudamericana che si allontanano concitati, finalmente se n’è andata.

Voglio solo stare sola.

Non voglio più uscire da questo bagno, voglio essere risucchiata nelle viscere delle tubature e vagare per sempre nelle fogne, circondata dal puzzo e dalla vergogna.

Sento dei passi pesanti avvicinarsi ed una mano nervosa battere sulla porta del bagno, mentre una voce maschile mi intima di uscire. Non rispondo e mi raggomitolo su me stessa sperando che se ne vadano. La porta si spalanca violenta di fronte a me e vedo un gigante sudato e peloso che mi guarda disgustato ed irritato, mentre la sudamericana mi chiede come sto addocchiando il test con fare apprensivo. Raccolgo le mie cose e scappo via velocemente facendo cadere il test nel water ed ignorando le urla che mi dicono di fermarmi.

Esco dal locale ed inizio a correre a perdifiato, sentendo l’acido lattico che mi brucia nelle gambe, la gola secca ed il ronzio nelle orecchie e non mi sono mai sentita così viva fuori e morta dentro. Mi fermo solo quando scende la sera ed il freddo ed il vento mi costringono a trovare riparo. Chiudo gli occhi su di un nido di paglia in una baracca abbandonata. Chiudo gli occhi sognando vermi bianchi che mi entrano dal naso e dalla bocca.

Due settimane dopo mi ritrovo in ospedale. Mi chiedono se ho portato qualcosa da mettermi per dormire ma nel mio zaino non sono rimasti più molti vestiti puliti. Mi danno un camice enorme per il mio corpo minuto e ne approfitto per farmi una doccia. Mi guardo allo specchio e non riconosco la donna di fronte a me. Ha il viso scavato, il mascara ormai vecchio e sbavato le contorna gli occhi marcandole le occhiaie ed i capelli le cadono a ciocche unte ai lati della testa. Dove sono finita? Questa non sono io, non sono mai stata io. La mia vita, la mia vera vita, mi sembra un ricordo lontano, sembra non essermi mai appartenuta.

Mi fanno stendere su di un lettino scomodo e mi dicono di rilassami. Mi dicono che andrà tutto bene. Mi dicono che non sentirò niente, ma io già non sento niente. Mi tremano le gambe, mi trema ogni fibra nervosa del corpo e mentre le lacrime mi salgono agli occhi mi maledico per non essere più forte, per essere così sensibile, per essere così scema. Un’infermiera giovane mi accarezza i capelli con dolcezza. Avrà la mia età, eppure perchè lei è lì ed io son qui? Perchè ci devo stare per forza io qui, chi lo ha scelto? Chiudo gli occhi inspirando profondamente, quando li riaprirò sarà tutto finito. Quando li riaprirò la mia vita ricomincerà. Quando.

Un passante mi urta con la spalla e ritorno d’improvviso alla realtà. La città si apre di fronte a me nervosa e luminosa. Mi sento così piccola. Chiudo il cappotto e mi avvio verso casa, con la testa bassa per non guardare il futuro. Avrei voluto essere più forte, quel giorno. Avrei voluto avere il coraggio di andare avanti, perchè ora non c’è più tempo per i rimpianti.

Una donna mi passa accanto sorridendo amabilmente alla figlia, una pulce bionda che sgambetta veloce accanto a lei. Si tengono mano nella mano, hanno i capelli dello stesso colore. Le guardo con l’amaro in bocca, le guardo sorridere felici alla vita, ignare del male che c’è attorno a loro e serene in quell’istante di eterno. Il vento mi scompiglia i capelli corti facendo passare aria di neve sotto il cappotto tirato sul ventre prominente e lo sento muovere dentro di me.

Stringo le mani attorno alla pancia dura. Stringo mentre le lacrime mi rigano le guance ed il dolore mi spacca l’anima. Io non lo volevo. Io non lo volevo, ma non ce l’ho fatta.

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Commenti

  1. Daniela Mastropasqua

    Leggo il tuo librick quando sono al termine di una bellissima gravidanza e la tematica trattata e le parole utilizzate non possono che colpirmi molto intimamente. Credo che l tua sia una bellissima scrittura, segnale di una spiccata sensibilità, ma credo anche che sia troppo breve 🙂 Devi assolutamente scrivere ancora e magari farci conoscere meglio la tua protagonista e la sua storia. Sono qui che aspetto 😀

    1. Linda Carluschi Post author

      Grazie Daniela, e congratulazioni per la tua gravidanza 🙂 Magari approfondirò questa storia, chi lo sa, sono contenta che ti abbia emozionato e ti sia piaciuta 🙂

  2. Martha Canu

    Mi piace, mi piace a tal punto che da mamma di una bellissima bambina ho sentito il bisogno di parlare con la protagonista, come se fosse una sorella da stringere forte e dare un buon consiglio. Complimenti, vorrei però saperne di più. Continua così…

    1. Linda Carluschi Post author

      Chissà, magari un giorno racconterò un po’ la sua storia 🙂
      Sono contenta che ti sia piaciuto e che io sia riuscita a trascinarti dentro la storia.

  3. Ely Gocce Di Rugiada

    Scrivere di una tematica tanto intima e femminile non è da tutti ci vuole coraggio e molta empatia.Mi piace molto, sei riuscita a essere una ” radiocronista” degli eventi e dei sentimenti della protagonista, senza giudicarla o dare giudizi anche subliminali.Hai rispecchiato una vita fragile e complicata.Si sente dolore, rimpianto liberazione e anche io leggendo sento la necessità di stringermi in un cappotto.

    1. Linda Carluschi Post author

      Grazie Ely. Purtroppo su questo argomento si tende sempre a giudicare a spada tratta senza mai chiedersi le motivazioni. Sono contenta che ti sia piaciuto.

  4. Edizioni Open

    Linda, il tuo LibriCK ci è piaciuto e vorremmo metterlo in risalto e condividerlo. Potresti aggiungere un’immagine di copertina per favore? Trovi foto gratis e utilizzabili per qualsiasi uso su pixabay.com
    Grazie
    EO

    1. Linda Carluschi Post author

      Oddio grazie, ne sono lusingata! Ma come faccio ad aggiungere una copertina? Ho provato con modifica ma non l’ha caricata…

  5. Tiziano Pitisci

    Ciao Linda, mi ha colpito il modo in cui hai raccontato questa storia, con immagini così veloci, a spirale, con una possibile premonizione desolante (che dona alla storia vaghe suggestioni surreali) e i dettagli, apparentemente marginali eppure così decisivi da inserirsi con naturalezza nel titolo del racconto. Il tema trattato non fatica a entrare nella sfera emotiva del lettore: è troppo forte per lasciare indifferenti; ma raccontarlo con stile e originalità è cosa non da poco. Complimenti, mi è piaciuto.

  6. Raffaele Sesti

    Tema sempre difficile e complicato.
    La tua storia mi ha fatto nascere un sacco di domande sulla protagonista e questo per chi scrive è sempre un gran pregio.
    Il ritmo del racconto mi piace, parti subito trascinando di forza il lettore in quel bagno e i colpi sulla porta quasi li sento così come il puzzo e lo schifo di quella stanza.
    L’unico appunto potrebbe essere quello di svillupare un poco di più la storia della protagonista, come mai si trova in quel bagno e sopratutto chi sono quelli che le bussano alla porta. Descrivi una situazione intima come quella del risultato di quel genere di test inserendola in un contesto lontano da quello privato di una coppia e non si capisce perchè e diavolo… io voglio sapere perchè!!! 🙂
    Brava.. aspetto il prossimo racconto.

    1. Linda Carluschi Post author

      Ciao Raffaele e grazie mille per il commento.
      Ha ragione, forse avrei potuto darle più identità ma volevo non-contestualizzarla, farla essere tutte e nessuna al contempo. Quella gravidanza potrebbe essere il frutto di una molestia, dell’amore di una coppia, di una storia d’amore di una notte… Peró forse avrei potuto approfondire un pelo di più i personaggi secondari. Sono contenta che ti sia piaciuta comunque 🙂

  7. Annalisa Santini

    Ciao Linda, la storia che hai scritto è dolce e amara allo stesso tempo. Ho trovato la tua scrittura scorrevole e piacevole, scivola tutto come l’olio. Solo un appunto: ho notato alcuni errori di distrazione nel testo ma nulla che non può essere risolto. Sei riuscita a farmi emozionare, mi sono immedesimata subito nella protagonista. Brava!

    1. Linda Carluschi Post author

      Grazie mille Annalisa! Hai ragione per gli errori, alcuni a causa dell’auto correttore, purtroppo si può rileggere il testo 20 mila volte ma qualcosa sfugge sempre 🙄
      Sono contenta che ti sia piaciuto comunque 🙂