
Babbo
Se penso al mio babbo penso al negozio.
Mio padre aveva un negozio, un negozio vero, nel centro di una piccola città. Un negozio di ferramenta. Il negozio era pieno di odori, anche perché si trovava in un edificio il cui primo nucleo risaliva probabilmente al 1400/1500; quindi i muri erano spessi, di mattoni, ed era pieno di nicchie. Una specie di galleria nel retrobottega conduceva all’ingresso posteriore che serviva solo per le merci: sbucava in un vicolo che mi sembrava bellissimo. All’ingresso del cunicolo c’era un vano che credo fosse ricavato nello spessore dei mattoni: in questo vano erano murate sei putrelle che formavano tre scaffali, e sostenevano i tubi, di tre metalli diversi, grigio il ferro, giallo l’ottone, rosso il rame. I tubi odoravano d’olio ed erano sempre lucidi.
Dietro uno scaffale quasi in fondo al negozio c’era una porticina che sbucava in un lungo sottoscala, dove si svolgeva il rito settimanale più misterioso a cui mio padre mi conduceva: la messa in sicurezza dell’incasso del sabato. Con grande solennità mi faceva vedere come si apriva la piccola cassettina incassata nel muro, mi diceva “non dire a nessuno dove sta la cassaforte”, sistemava con cura il pacchetto con il denaro dietro altre carte, e infine richiudeva con una grossa chiave complicata. La bambina che ero si sentiva improvvisamente adulta, consapevole. Era un segreto importante, e io lo conoscevo. Uscivo dal sottoscala cautamente, come in uno dei romanzi che mi piacevano tanto. Stranamente, il negozio vuoto e silenzioso mi sembrava più buio del sottoscala.
Fu in quel sottoscala (non so quanti anni avessi ma ricordo il grembiule bianco col fiocco rosa) che gli dissi esitante che da grande non avrei voluto lavorare in bottega, perché il mio sogno era un altro, ed era un sogno grande. Mi disse poche parole che non ricordo. Mi ricordo solo il suo abbraccio, forte e tenero.
Poi uscimmo insieme.
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“che gli dissi esitante che da grande non avrei voluto lavorare in bottega, perché il mio sogno era un altro, ed era un sogno grande”
E quanto è importante seguire i sogni… ❤️
Molto pittoresco come racconto!
Bello, ha il sapore autentico e un po’ fatato delle cose viste con gli occhi di bambina, belle descrizioni. Alleggerirei un po’ la ripetizione di ‘negozio’ all’inizio, troppo insistita.
Probabilmente è vero, dal punto di vista letterario un po’ stona. Però questo è un pezzettino senza pretese, solo un omaggio a una figura molto importante per me. Non mi ero nemmeno accorta di averlo ripetuto così tante volte, però forse è logico perché effettivamente la bottega in un modo o nell’altro ha ritmato tutta la mia infanzia 🙂
Mi piace un sacco il fatto che quanto l’accurata descrizione della bottega termina ci si trovi davanti al momento di affetto tra padre e figlia 😉 davvero molto tenero e toccante !
Grazie sei molto gentile! Sono felice che ti sia piaciuto
Un bel racconto, dettagliato e descrittivo. L’attenzione al particolare ne è il tratto distintivo. Potrebbe essere un buon incipit. Sulla scia di stile come”la luce nella casa degli altri”. Passato e presente si intrecciano creando immagini uniche. Con ritmo cadenzato. Ma da metà testo, il testo diventa più veloce, meno accurato e più confuso. Perché sottolineare che non ricordi le parole che disse..potresti concludere con l’abbraccio. Rivedrei la seconda parte perché l’inizio è fantastico
Grazie per il commento… cercherò di far tesoro delle giuste critiche.
Ciao Nicoletta,
voglio partire dalla critica perché ciò che mi ha più colpito è stato lo sfibrarsi sul finale.
Molto repentinamente la magia totalizzante che hai creato nella descrizione dell’incipit e che si spargeva anche più avanti nell’elaborato si è dissolta.
Complimenti, sei stata davvero molto in gamba nel comunicare i ricordi visivi e le sensazioni. Meno, a mio parere, quando è entrata in gioco la descrizione delle azioni, soprattutto quelle altrui, di tuo padre.
Tuttavia, questa breve lettura è stata di una piacevolezza inattesa. Sono appena entrato in questo portale e sono già molto felice di esservi approdato.
Ciao,
grazie, davvero. Grazie perché hai proprio ragione. La parte debole sono le descrizioni delle azioni. Sono consapevole di questo ma i mezzi sono quelli che sono 🙂 Ci provo, so che è il mio punto debole. E’ stato molto utile leggere questa critica e mi sprona ad analizzarmi e migliorare.
Anche mio papà aveva un negozio di ferramenta, mi hai riportato indietro nel tempo.descrivi bene l’atmosfera di questo tipo di negozio. Bello.
Nicoletta è bellissimo <3
concordo con pompeo.
mi sono sentito quasi male.
non farlo mai più 🙂
Sono contenta che il mio piccolo racconto le abbia dato emozioni, grazie, è una cosa inaspettata per me 🙂
brava, nel passaggio descrittivo mi sono trovato quasi dentro al negozio.
Ciao Nicoletta, il tuo LibricK ci è piaciuto e vorremmo condividerlo e metterlo in risalto nella home. Potresti aggiungere un’immagine di copertina? Ne trovi di gratuite e libere da copyright su https://pixabay.com/
Grazie
Gtazie infinite, sono veramente onorata. Ho messo un’immagine, presa dal sito suggerito e modificata; spero vada bene…
Va benissimo Nicoletta, grazie
Sono rimasto colpito dal modo in cui hai descritto i ricordi di una bambina perchè sono esattamente come dovrebbero essere: rarefatti, parziali e talvolta anche ricostruiti. Hai restiruio al lettore delle immagini autentiche e toccanti. Complimenti.
Sei molto gentile davvero… grazie
Un librick che racconta i sogni di una bambina e la devozione verso quella figura paterna che, dall’abbraccio finale, lascia intendere che sarà sempre al suo fianco. Un bel racconto!