Bambolo il magnaccia
L’angolo di strada non era mai stato così attraente agli occhi di Bambolo, professione magnaccia, per servirla. Appena arrivato dopo essersi svegliato alle due – del pomeriggio – era andato fin lì con le mani cacciate nelle tasche della giacca rossa, il panama sulle ventitré e la canottiera trasparente che mostrava il busto palestrato e i tatuaggi. «La vita è bella» si ripeteva. Una volta presa posizione, si appoggiò a una parete, un piede appoggiato a sua volta al muro, e si accese un sigarettino.
La vita è bella.
Avrebbe voluto accendersi la siga con una banconota da cinquanta, una delle tante che gli gonfiavano il portafogli. Non lo fece.
Intorno, c’erano le sue ragazze.
Ed erano sue.
Tutte erano passate per il suo letto, chi non voleva e faceva la schizzinosa perché sudava troppo o aveva l’alito fetente, le trascinava tirandole per i capelli e le stuprava.
Quel che voglio, si deve fare, lo devono fare. Punto e cavolo.
L’angolo era un ottimo punto strategico. Da lì poteva osservare le sue ragazze che battevano, ogni tanto urlava: «Mirna, spogliati di più» o «Tu, invece, mostra di più le cosce». Il tutto condito con bestemmie sulla Santa Trinità.
Fu in un certo momento che pensò che qualcosa si stava rompendo. Un sospetto, un’intuizione, un presentimento. Bambolo socchiuse gli occhi, il cuore gli saltò in gola vedendo arrivare una volante dei carabinieri. «No» gemette. Deglutì, smise di bestemmiare e pregò in maniera fervida facendo voti, promettendo di andare tutti i giorni in chiesa e fare pellegrinaggi a Roma, Lourdes, Megiugòri e Gerusalemme.
Alcune delle sue ragazze fra cui Mirna, magari che non intendevano più essere “sue”, stavano parlando con i carabinieri. Non ridevano, non li stavano seducendo, parlottavano serie e una stava indicando Bambolo, gli artigli tinti di rosso. A proposito di bestie.
Un carabiniere annuì, l’altro andò alla radio dell’automobile, dopo un minuto in cui Bambolo osservava facendo finta di essere un normale passante un po’ curioso, i due militari si avviarono verso di lui. Non prima di essersi premurati di chiudere le portiere dell’autoradio.
«Sei tu, Bambolo?».
«Sì, sei tu».
«Cosa ci fai, qua?».
«Stai perdendo il tuo tempo».
«Pure noi ne abbiamo poco a disposizione, non lo sai?».
«Sì che lo sa, e credo questo tipo debba seguirci in stazione».
Bambolo, divertito da quel siparietto comico, si ricordò delle barzellette sui carabinieri. «Calma, signori, siamo fra gentiluomini. Vi do…». Stava per estrarre di tasca il portafogli, gli voleva distribuire delle belle banconote, ma i due carabinieri reagirono male.
Uno sgranò gli occhi.
L’altro fece un salto indietro.
Misero mano alle pistole e gli spararono, uno alla gamba, l’altro a un braccio.
Bambolo cadde sul cemento, ferito. Bestemmiò.
Le ragazze esultarono.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Kenji, mi piace come hai reso visibile questo personaggio, dall’aspetto fisico ai modi di fare. Anche il breve dialogo dei carabinieri è carino, anche se non è immediato capire chi parla.
Una lettura gradevole, bravo!
Un bel racconto pulp, bukowskiano, secco e sgradevole (in senso positivo). L’esultanza delle ragazze finalmente libere da quel relitto arriva come aria fresca dopo il fetore emanato dal personaggio dal nome dolce e dalle azioni viscide. Bravo.
Cavoli, grazie per il tuo bel commento!
Certi gesti possono essere interpretati male e costare caro. Grazie per la lettura, Kenji.
Grazie a te per essere passata!