Brina – Storie di Redenzione 

Serie: Brina - Storie di Redenzione

  • Episodio 1: Brina – Storie di Redenzione 

Primo racconto breve della raccolta “Brina – Storie di Redenzione”. 

Ombre Dal Passato. 

Sfreccia fra i vicoli della città, il piccolo gatto bianco, corre veloce quasi turbato all’idea di perdere qualcosa se si sofferma troppo ad ammirare la luna specchiarsi negli splendidi canali che incontra al suo passaggio. Forse ci è abituato il piccolo gatto bianco a tutta quella bellezza, quei viottoli d’altronde sono la sua casa da quando ne ha memoria. Schizza da un lato all’altro delle vie il piccolo gatto bianco, muovendosi esperto per la sua giovane età, senza tracce di paura raggiunge la periferia e un grande palazzo antico si erge sopra la sua testolina. Sono sufficienti pochi balzi al piccolo gatto bianco per raggiungere il minuscolo balcone dell’appartamento al secondo piano. I bidoni dell’umido cittadino gli forniscono il primo slancio. Nella penombra più spettrale della notte un uomo fuma silenzioso e ricambia lo sguardo curioso del piccolo gatto bianco.

– Fame? – Chiede la voce roca consumata dal fumo e dall’insonnia. Lo ha guardato a lungo prima di  dirigersi nella cucina per poi far ritorno con degli avanzi di prosciutto. Li porge al nuovo amico che sembra ignorarli consapevolmente. Il piccolo gatto bianco si avvicina all’uomo nascosto nel buio e insieme si perdono nella sfavillante notte della loro amata Venezia. L’uomo nel buio lascia annegare i suoi occhi in quel manto bianco, troppo pulito per essere un randagio, si ritrova a pensare.

– Chi sei? – Chiede l’uomo perdendosi nelle lacrime. – Sei forse il ricordo di lei? Lei che mi ha abbandonato per tutte le notti che mi rimarranno? —

Il piccolo gatto bianco smette di guardare l’uomo e si concentra ancora una volta sulle luci della eterea Venezia.

L’uomo chiude gli occhi e raggiunge una Venezia molto più lontana di quella che ha di fronte, una Venezia dai colori vividi e armoniosi. C’è un sole caldo ad illuminare quella giornata di Aprile. Biondi capelli danzano nell’aria, vispi occhi castani accompagnano una risata forte e melodiosa. Un vestitino di jeans svolazza nella corsa.

– Fai in fretta, amore mio! Mi perderai se non ti sbrighi! –

Urla forte e allegra la giovane ragazza, ignara di quanto abbia ragione, di quanto lei vada troppo avanti per lui. L’afferra finalmente, lei ride più forte mentre si lascia premere con dolcezza contro i muri di uno dei più pottorischi vicoli del luogo. L’uomo si lascia trasportare dai suoi occhi castani in terre ancora più lontane, dove il fieno é padrone mentre il caldo sole lo bacia nella stagione della mietitura. Le loro labbra si incontrano finalmente, prima con timida accondiscendenza per poi diventare sempre più fameliche. Le lingue giocano a una guerra persa in partenza non esistono vincitori. I loro respiri pian piano divengono sempre più frettolosi, irregolari. Gemono inebriati dal desiderio. Le mani di lei scivolano sulla cinta di lui é vigliosa incapace di resistere ulteriormente. Lui non desidera altro che possedere quel corpo di cui si è invaghito ancor prima di metterci le mani. Cerca le sue cosce sotto il vestito: le trova, l’afferra sollevandola dal pavimento. Cominciano a godere, incapaci di controllarsi e, per dire la verità, disinteressati al tentativo. Sperano di non essere scoperti dai passanti ed è grazie a quell’imbarazzo e quella paura che si scontrano ancor più decisi e le loro voci cominciano ad aumentare. É forse una colpa amarsi per le strade? É forse tanto più peccaminoso di un mendicante stremare osservare una bella donna madida di piacere?

La visione è troppo dolorosa per l’uomo dell’ombra e così la scaccia via, stremato. Apre gli occhi: il piccolo gatto bianco ha ripreso a guardarlo.

Una risata da pazzo scoppia nell’aria per poi lasciare spazio alla disperazione.

– Quale Dio mi sta punendo?! Non è forse abbastanza questo mio tormento? I suoi occhi hai forse strappato perché mi tormentassero in forma felina?! –

E in un pianto troppo rotto perfino per i peggiori drammi shakespeariani, l’uomo si getta a terra sotto lo sguardo indagatore del gatto.

Lunghi capelli rossi fanno il loro ingresso sul terrazzino.  Al suo arrivo il piccolo gatto bianco comincia a soffiare rabbioso. Lo fulmina con lo sguardo mentre sospira stizzita una donna dalla bellezza innegabile.

– Non capisco perché tu faccia tutte queste moine Micheal, un uomo realmente sofferente avrebbe agito in modo migliore di te. – Si avvicina all’uomo accovacciato a terra, chinandosi anche lei sul pavimento gli solleva il mento con le dita affusolate.

Micheal si è sempre scoperto inspiegabilmente disarmato di fronte a quei vitrei occhi verdi.

Un sorriso famelico addobba il sorriso di Céline la cui bellezza scivola via sotto la sua malvagia follia.

– Sai bene quanto noi due siamo destinati, mio adorato. Siamo stati creati in tutte le nostre forme con il solo scopo di completarci. Desidero solo la tua felicità, è chiaro, ma proprio non sopporto che tu cerchi di farmi passare per il carnefice della situazione. Se tu le fossi stato lontano, come ti avevo suggerito, non mi avresti costretta ad agire. Lei avrebbe distrutto il nostro amore Micheal, dovevo fermarla.

Lo sguardo di Micheal si annulla al suono delle ultime parole, lasciando morire quell’ultimo briciolo di vitalità che conservava nei propri ricordi.

– Ti aspetto a letto, non metterci troppo.

E sotto le note di quest’ultima frase la donna abbandona Micheal alla propria solitudine ed alle proprie colpe. Ma Micheal ha imparato molto da Leonia, la sua musa dai seni virtuosi e i capelli color miele; egli ha imparato il proprio coraggio, lasciandosi insegnare ad essere creatore del proprio destino, prendendo decisioni e non lasciandosi trasportare sempre dagli eventi.

Un’ultima occhiata al piccolo gatto bianco che sembra troppo consapevole e soddisfatto di quanto accadrà.

Micheal entra nella piccola camera da letto, un solo e grande letto matrimoniale la arreda, Celine si pettina i capelli nel bagno adiacente. Micheal sa bene di non sopportare la vista dei suoi occhi, di esserne soggiogato da tutta la loro storia, così sceglie di nuovo la strada del codardo: stringe fra le dita il revolver 38, mentre poggia la mano sinistra sulla spalla di lei.

– Tesoro. – Dice rallegrata.

Micheal la stringe un altro po’.

È un colpo sordo, dietro la nuca.

– Che Dio mi perdoni.

È un colpo unico e decisivo.

Il piccolo gatto bianco scappa sotto il suono del revolver, cavalca spedito illuminato dal chiaro di luna della città di Venezia.

Nel frattempo, nel cuore della notte, la centrale di polizia locale riceve una telefonata allarmata. 

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Responses