Caro amico ti scrivo

Si può tornare indietro nel tempo? No fermi, non fraintendetemi, non intendo tornare bambini o giovani. Intendo: possiamo riscoprire uno stile di vita di decenni fa e coniugarlo alla moderna tecnologia? La risposta è sì.

Oggi la tecnologia è invasiva, ricopre ogni aspetto della nostra vita e la usiamo in maniera perversa: fotografie del cibo da inviare a migliaia di “amici” e “followers” a cui non frega una mazza di te persona ma solo di quante “challenge” e “like” fai, una macchina del caffè che ci saluta e fa il caffè con un comando vocale perché ormai i pollici opponibili servono solo a mandare messaggi. C’è pure l’app per fare il rumore della pioggia, perché ci siamo dimenticati come è dal vero, sempre con le cuffie addosso e la musica sparata a volumi indecenti.

E poi c’è l’uso sano della tecnologia.

«Bro, scaricati quest’app, la usavo i primi tempi che ero a Torino solo come un cane» mi disse un mio caro amico tempo fa.

«Non ci penso nemmeno, non mi interessano amici virtuali» risposi io.

«Fidati, provala, che hai da perdere?»

La scaricai e con riluttanza iniziai ad usarla. Il principio è semplice: crei un avatar, spunti i tuoi argomenti di interesse, scegli le lingue che sai parlare con il relativo livello, se vuoi scrivi un’introduzione di te e poi mandi lettere. Sì, esatto, mandi vere e proprie lettere virtuali (non le e-mail) e aspetti la consegna e l’eventuale risposta. Per inviare una lettera in Australia ci vogliono due giorni!

Il primo problema è a chi inviare queste lettere? Ho passato tutta una sera a guardare profili da tutto il mondo e la prima cosa che mi ha impressionato è la quantità di persone che vogliono o sanno parlare italiano. La seconda cosa che ho notato è che davvero le donne sono migliori degli uomini. Molti profili femminili hanno dovuto specificare di non voler gente che flirta, che non cercano relazioni amorose, che non accettano un contatto su altre app di messaggistica istantanea o social. Insomma, hanno dovuto specificare di essere lì solo per usare l’app come è stata ideata: mandare lettere e conoscere nuove culture. Per principio allora ho voluto cercare solo donne, sia come italiano che come uomo, con lo scopo preciso di far sapere al genere femminile mondiale che gli uomini non sono solo teste di cazzo. Letteralmente.

Ma quella che doveva essere una crociata si è trasformato in un viaggio inaspettato. Ho riscoperto la bellezza di comunicare lentamente e questo fatto ti costringe a pesare ogni singola parola e ad evitare gli argomenti vuoti e idioti che caratterizzano i social.

La mia diffidenza e il sospetto iniziali sono caduti dopo poche lettere.

Ho avuto il piacere, e il privilegio, di conoscere una ragazza fantastica con cui siamo entrati immediatamente in un contatto profondo, come se fossimo amici da una vita. Le nostre lettere sono dei papiri, ci vuole almeno un’ora per scriverli, ma poi ogni singola riga diventa un piacere da leggere. Ciao Letizia!

Ci sono anche esperienze negative, anche per i maschietti. Appena iscritto ho ricevuto due lettere da India e Turchia, entrambe con la palese intenzione di cercare un marito europeo. Una seconda lettera dalla Turchia era chiaramente un bot. Bloccati questi profili, dopo queste esperienze iniziali, ho potuto scoprire che il genere umano non è popolato solo da bot comandati a bacchetta da influencer ma da bellissime persone capaci ancora di pensare con la propria testa.

Dopo Letizia è arrivata una splendida ragazza ungherese che ama l’Italia. So cosa penserete ora: ecco la solita ungherese che prova ad accalappiare un italiano. Stronzate, anche perché sono stato io a cercarla. Ama davvero l’Italia, in particolare Firenze mentre, indovinate un po’, Roma, la nostra cara e bella capitale, specchio e orgoglio del nostro Paese nel mondo, le ha dato un senso di degrado e sporcizia a causa dei rifiuti. Con Lena scriviamo in italiano, tranne piccoli errori ogni tanto, ha una padronanza impressionante della nostra lingua tanto che le ho scritto che potrebbe aspirare alla carica di nostro Ministro degli Esteri, visti i precedenti. Mi ha risposto se davvero Di Maio sbagliasse i congiuntivi. Vorrei che vi fermaste a riflettere sul fatto che ho discusso di Di Maio e dei congiuntivi italiani con una ragazza ungherese. Ecco. Capite la potenza di queste comunicazioni? Anche con Lena, con la quale siamo partiti con brevi lettere riguardanti curiosità linguistiche tra Italia e Ungheria, ormai siamo arrivati a lunghi papiri dove discutiamo di ogni argomento possibile. In particolare, nell’ultima lettera, era profondamente interessata dei massacri delle Foibe compiuti dai Tito sul finire della Seconda guerra mondiale.

Dall’Ungheria sono volato in Polonia, dove mi ha accolto Ola gentilmente un po’ in italiano e un po’ in inglese dopo una mia terribile gaffe. Nel terminare la mia prima lettera, ho voluto rendere omaggio alla sua lingua concludendo con una parola polacca: kurwa. Credevo fosse un saluto o un grido di battaglia, invece ho scoperto che significa “puttana”. Mi sono scusato profondamente e poi dopo ho pensato alle ragazze italiane: quante avrebbero compreso lo sbaglio involontario di uno straniero? Ben poche, nella mia esperienza.

Dalla Polonia si va nella vicina Germania dove ho avuto una discussione sulla guerra, il Covid, l’immigrazione e il ruolo dell’Unione Europea con una disillusa ragazza tedesca che vede crescere le sigle estremiste nel proprio Paese. Parliamo di quelli che usano davvero simboli nazisti e alzano il braccio destro. Ho capito che qui da noi usiamo spesso e volentieri la parola “fascista” a sproposito, così spesso da non riconoscere quando c’è effettivamente qualcosa di fascista.

Non mi sono fatto mancare Francia, Stati Uniti, Giappone, Etiopia, Sudafrica e Australia e ancora altre lettere mi attendono. Il pudore iniziale di usare l’inglese è ormai superato, tentando di tanto in tanto anche frasi più o meno complesse in francese che trovano l’approvazione delle ragazze francesi, molto meno con la puzza sotto il naso di come le crediamo.

La lettera più triste e che mi ha fatto più riflettere veniva dalla Russia. Ho vinto il mio ribrezzo, ricordandomi che noi non siamo in guerra con il popolo russo, e ho voluto provare un contatto. Che avevo da perdere? Nella lettera ho affrontato temi come la crisi energetica e la guerra in Ucraina, ma anche curiosità sulla cultura russa, che trovo affascinante. Tcaikovskij e Tostoij restano dei grandi, indipendentemente da Putin e Stalin. Ho cercato di essere gentile nella mia lettera, anche se molto risoluto nel ricordare come stia rispondendo unita l’Europa, magari esagerando un pochino. Le ho anche spiegato, con la medesima risolutezza, di come nessuno in Europa odia la Russia e il popolo russo.

Onestamente non credevo di ricevere risposta, invece dopo otto ore di viaggio, dai dintorni di Mosca, mi arriva la lettera di Valeria. In un inglese sgrammaticato e piuttosto difficile da capire in alcuni punti, percepisco una ragazza gentile, amichevole, alle prese con un tutor universitario testardo e nervoso. Insomma, una ragazza qualsiasi. Ecco l’odioso nemico che mi aspettavo. Poi arrivano le righe sulla guerra, quelle si capiscono molto bene.

E si percepiva la paura. La semplice paura di scrivere.

Da prima la sorpresa di ricevere una lettera dall’Italia. Pensava che tutte le comunicazioni con l’Occidente fossero state interrotte. Poi che il suo ragazzo, militare di leva, si trova al fronte da marzo e non ha sue notizie da tempo, quindi vive in una grande angoscia. E infine, usa le parole “must” e “can”, loro, i russi, non devono e non possono parlare della guerra. Vorrei far leggere la lettera ai tanti imbecilli che rimpiangono i treni puntuali del Duce, osannano l’URSS e oggi restano indifferenti o applaudono a Putin. Eccovi la dittatura 2.0. Paura di parlare in una semplice app.

Le ho risposto che non la metterò in pericolo, che non le avrei più chiesto della guerra, aggiungendo solo che spero che il suo ragazzo sia in salvo, tenendomi per me, perché probabilmente non lo sa, che l’unica salvezza per un soldato russo che calpesta il suolo ucraino è quella con lo status di prigioniero di guerra.

Questo è il potere della tecnologia di oggi. Mettere in comunicazione la gente in maniera sana, profonda. Una corrispondenza privata e non sbattuta nella piazza virtuale che permette di aprire il proprio animo a gente lontana ma vicina spiritualmente.

Con il potere della scrittura si possono abbattere pregiudizi, conoscere nuove culture e, sì, perché no, magari anche superare la barriera della propaganda di una dittatura che vorrebbe i popoli divisi e nemici. Un semplice gesto, come una lettera alla giusta persona, magari può riaccendere la speranza ed evitare altre stragi.

Fermare una guerra.

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Discussioni

  1. Bravo ad aver ricordato quanto sia meraviglioso ricevere lettere ‘vere’ . Mi ripropongo di scriverne cartacee ed imbucarle nella cassetta della posta (oddiooo esistono ancora?)

  2. Che dire… l’unico mio rammarico è non aver letto questo gioiello appena è stato pubblicato.
    Hai espresso esattamente i miei punti di vista su tematiche diverse tra loro: il desiderio di ritornare in un’epoca più carica di significato rispetto a quello che ci propongono i social, il rifiuto di considerare l’intero popolo russo un nemico, lo sconcerto davanti a politici “sgrammaticati”… e infine la delusione l’amaro in bocca per Roma l’ultima volta che l’ho visitata… sporca e puzzolente.
    Grazie per questa breve “esperienza di vita” che riporta un po’ di fiducia nell’umanità

  3. Come tutti, a volte ho l’impressione che questo mondo “corra” troppo. Circa 25 anni fa ho avuto il piacere di intrattenere una corrispondenza con una cara amica di Roma, lettere in cui aprivamo una all’altra una parte di anima. Parole che non potevano essere affidate a una mail o a una telefonata. Il tuo racconto mi ha fatto venire nostalgia di quel periodo. Bellissima questa App, prima o poi la cercherò (sperando che il mondo non mi fagociti prima). Siamo innanzitutto esseri umani, da qualsiasi parte del mondo veniamo. E sì, sono d’accordo con la chiusa finale. L’unico modo per evitare l’odio è quello di conoscersi l’un l’altro.

    1. Grazie Micol, sono davvero felice di averti fatto tornare nostalgia di una bella esperienza. Per me è la prima volta invece. Mai spedito una lettera ma mi ha sempre affascinato l’idea. A presto!

  4. Hai fatto un’analisi molto accurata e interessante della nostra società e del rapporto che abbiamo con i social media. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che ci sia molto “buono”. Certo che dipende dalle nostre teste e dall’uso che ne facciamo ( sia dei social che delle nostre teste). Con il giusto sviluppo, ne viene fuori un saggio. Bravo!

    1. Grazie Cristiana, direi soprattutto uso delle teste! Ogni tanto sembra che la gente se la lavi con la candeggina. Mi hai messo la pulce nell’orecchio ora, chissà, vediamo gli sviluppi futuri. Grazie ancora e buona domenica

  5. Adesso che il nuovo proprietario del social dell’uccellino ha nuovamente sdoganato l’odiatore seriale, ogni fake è ammessa. Sapere che esiste un’app così mi fa piacere. Oggi che le notizie sono in tempo reale lo sono purtroppo anche i commenti. Peccato che manchi il tempo per meditare e tutte le cretinate che si dicono restano per sempre. Per scrivere una lettera bisogna pensarla e poi rileggerla più volte, avendo il tempo anche di cestinarla.
    Mi ha stupito l’interesse della ragazza straniera sul tragico capitolo delle foibe che per decenni è stato un tabù per quasi tutti gli italiani tranne che per i triestini.
    Oggi in Italia tutti sono liberi di dire tutto quello che pensano, anche ciò di cui dovrebbero vergognarsi; malauguratamente hanno anche il coraggio di affermare di essere prigionieri di una dittatura!
    Io li manderei a provare una vera dittatura, dove hai paura di parlare anche in casa perché potrebbe tradirti involontariamente anche tuo figlio di 5 anni. Lì le spie ci sono anche all’asilo. Ciao Carlo, caro amico ti scrivo per dirti che……….. questo libriCK mi piace.

    1. Quanto hai ragione Fabius, ci vorrebbe una vacanza in Corea del Nord o Iran per alcuni e un corso accellerato di “Pensa, prima di parlare, pensa”. Anche a me ha sorpreso tantissimo l’interesse per le foibe, e quanto hai ragione, fino a qualche anno fa era proprio un tabù e persino a scuola non aveva tanta visibilità. Mi ha sempre profondamente vergognato questo fatto che non ricordassimo il genocidio della nostra gente e anche come furono disprezzati i profughi istriani. Ho in mente quando ci penso alla famosa bambina con la valigia con la scritta “profuga giuliana”. Non sono solo i triestini ad avere a cuore questo nostro passato, ma tutti gli italiani con un cervello e un cuore funzionante. Grazie Fabius!

  6. Ciao Carlo, “Caro amico ti scrivo” , mi e` piaciuto tanto, dal principio alla fine. L’ immagine che hai scelto per la copertina, con i garofani rosa sopra la busta con i francobolli, mi ha incantato. Forse perche` sono una “ragazza” dei tempi in cui le lettere
    di carta, per la maggior parte delle persone, erano ancora l’ unico modo per comunicare a distanza. Il titolo del racconto, (lo stesso della mitica canzone di Lucio Dalla), promette qualcosa di molto interessante. Promessa mantenuta in tutto il testo, piacevole e ricco di contenuti. Un mix tra l’ articolo di attualita`e la riflessione filosofica un po’ romanzata. Gli aspetti positivi dell’ app di cui parli e` qualcosa di cui, in tanti, sentiamo un gran bisogno. Purtroppo ho constatato che esprimendo (sui social), sia pure pacatamente e con rispetto, un pensiero, si corre spesso il rischio di essere insultati con parole piu` o meno pesanti o addirittura minacciose da parte di chi fraintende o cerca un pretesto per sfogare il proprio malessere e le sue frustrazioni o turbe psichiche. Peccato che certe invenzioni straordinarie della tecnologia vengano sprecate cosi` miseramente.
    Il tuo racconto l’ ho divorato come un piatto ghiotto, nutriente e gustoso.
    👏 👏 👏

    1. Ciao Maria Luisa, sapevo che sarebbe stato un “racconto” delle tue corde. Non è propriamente un racconto, lo so, però alla fine lo si può vedere come un viaggio virtuale. Alla fine è quello che è. Ero indeciso tra due immagini ma questa la trovavo più dolce. E la citazione del mitico Lucio era d’obbligo. Sai che non ho social? Ho guadagnato in serenità perché molti miei amici e conoscenti li stanno abbandonando proprio per il clima d’odio che c’è. A me, personalmente, non mancano minimamente. Mi perdo le cose buone certo, ma sono più quelle negative. Spero nessuna indigestione dopo la mangiata! Grazie!

  7. Mi ricorderò di non dire “kurwa” a una ragazza polacca, grazie.
    Intrigante l’idea di parlare con perfetti sconosciuti in tutto il mondo utilizzando un metodo “vintage”, e intrigante racconto.

    1. Ciao Stefano, grazie. Avevo già addocchiato i tuoi racconti ma non sono ancora riuscito a leggerli, anche se mi avevano incuriosito. Prometto di recuperare prossimamente. Sì guarda, la figura che ho fatto con kurwa, ti lascio immaginare il mio imbarazzo. Per fortuna Ola è una ragazza spiritosa.