
Crescente sospetto
Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)
- Episodio 1: Indesiderato
- Episodio 2: Riflessioni
- Episodio 3: Crescente sospetto
- Episodio 4: Un unico obiettivo
- Episodio 5: Sgattaiolare via
- Episodio 6: Christian Wilson
- Episodio 7: Fine dei giochi
- Episodio 8: Per Tom, per i Collins
- Episodio 9: La prima uscita
- Episodio 10: Conoscersi meglio
STAGIONE 1
Appena Kathrin è scesa dai gradini del portico John le offre una mano, senza distogliere gli occhi dal suo volto. Kathrin lo sbircia di sottecchi mentre accetta la proposta. Le dita stringono forte. Assapora l’emozione che le suscita quel contatto. C’è qualcosa di più profondo in quel gesto e anche nello sguardo saldo di John. La conferma della sua promessa, il promemoria che lui non l’ha ancora abbandonata, che è lì solo per lei. I pensieri di Kathrin corrono al pomeriggio del giorno precedente e si ritrova ancora a paragonare John con Philip. Si sente insicura mentre va alla ricerca di un momento in cui Philip l’ha presa per mano. Niente: la prendeva solo a braccetto, con così tanta delicatezza da farle sentire a malapena la vicinanza. Come se al suo fianco non stesse camminando nessuno tra i parchi di New York. Restituisce la stretta a John, per quel che può. In confronto a lui, è molto debole. Non sa nemmeno se John se ne è accorto, ma a lui non è sfuggito. John monta a cavallo e poi aiuta Kathrin a fare altrettanto. In silenzio, sentendosi cullata dall’andatura sicura di Tyson, Kathrin stringe la presa con le mani alla camicia di John, posando la testa sulla sua schiena, con cautela. Fanno il giro della piccola valle e poi si avvicinano alla città.
«Mi piacerebbe venirci un giorno. Fin’ora non l’ho ancora visitata», dice, assorta. La città dovrebbe ricordarle la posta, la lettera di suo padre. Eppure a questo non ci pensa. Come se John fosse in grado di allontanare i tristi pensieri.
«Allora ti porterò a fare un giro un giorno».
Quando hanno girato attorno a questa, John direziona Tyson di nuovo verso le colline. Kathrin non ha bisogno di domandare per capire il luogo verso cui è diretto. Molto presto scorge un grande albero in lontananza, lo stesso sotto cui hanno riposato la prima volta. Non le dispiace tornare lì, anzi, si era chiesta se si sarebbe mai sdraiata ancora su quel prato. Ed è quel che fanno entrambi. Appena smontano da cavallo vanno a sdraiarsi sotto il sole, lontani dall’ombra dell’albero. Distesi sopra i soffici fili d’erba e accarezzati dal leggero venticello provano la sensazione di poter fluttuare nell’aria. Forse è così che si sentono le aquile quando rimangono ad ali spiegate nel cielo, facendosi trasportare dal vento.
«Kat?», la chiama John, rimanendo con lo sguardo perso nel cielo.
«Sì?».
«Potresti rispondermi con sincerità a quel che ti sto per chiedere?».
Kathrin si sente improvvisamente in pericolo. Rabbrividisce, come se si fosse sdraiata sopra a della neve fresca, senza giacca. È un rischio che deve correre? Se gli dicesse di no, sicuramente lui si insospettirebbe.
«Ci proverò», dice infine, mentre si solleva facendo leva sulle braccia. Abbozza un lieve sorriso per mascherare la tensione. Anche John si alza allo stesso modo e la guarda pensoso.
«È qualcosa che mi chiedo da un po’ di tempo e dopo quello che è successo ieri, non ho potuto fare a meno di pensarci ancora. Tu non hai avuto un semplice imprevisto dopo pranzo, non è vero? Sii sincera».
Kathrin rimane zitta. Cosa deve dire? Opta per restare sulla difensiva.
«Cosa te lo suggerisce?».
«Ieri mentre ti stavo aspettando è arrivato il medico».
«Sì, è vero. Ti ha detto qualcosa?».
«No. Perché avrebbe dovuto?».
«Niente. Sai, alcuni di noi devono fare delle visite molto spesso».
«E tu sei fra queste persone?», domanda John, senza nascondere la sua curiosità. Kathrin non risponde subito, torna a fissare il cielo, come se potesse consigliarle cosa dire. Tenta di rispondere per due volte, senza risultati. La voce le si spegne in gola. Sbircia verso John, preoccupata. Anche lui è un po’ teso. Lo nota dai lineamenti del viso. È davvero disposta a rischiare? La risposta la conosce bene.
«No, non lo sono», dice con un sospiro. «Però il dottore si è imbattuto in me per caso e ha deciso di visitarmi». La sua voce è monocorde. Deve impegnarsi meglio se vuole mentire come si deve.
John rimane in silenzio, ad esaminare la risposta della ragazza. I conti non tornano. Ci ha riflettuto di recente, alla notte. Il motivo per cui Kathrin è giunta quasi al punto di suicidarsi è abbastanza chiaro: era senza speranza, si sentiva sola. Non gli ha forse detto di esserlo? Cos’è successo alla sua famiglia? C’è un motivo se si trova alla casa di cura.
«Kat, che cos’hai?», le chiede con voce profonda, avvicinandosi un poco a lei.
Kathrin aspetta ancora, anche se ormai la sua decisione l’ha presa da un po’. Stringe le labbra, facendosi prendere dalla rabbia, per risultare più convincente.
«No, non anche tu, John. Tutti hanno esagerato, sono qui per un’eccessiva preoccupazione. Sono solo… più debole degli altri, va bene? Non è un dramma, no, non lo è». Si mette del tutto seduta e si stringe le gambe al petto, appoggiando la testa sulle ginocchia. John la osserva, per niente convinto. No, non ha senso. Di chiunque sia stata la scelta di spedire qui Kathrin per il semplice fatto che sia più debole della media, non ha proprio senso. Ma allora perché mentire? È indeciso se insistere, quando alla fine decide che sarà Kathrin a parlargliene quando si sentirà pronta. Forse non si fida ancora del tutto di lui.
«Hai ragione, non lo è», dice a bassa voce per assecondarla. Dopo essersi guardati negli occhi, le fa un sorriso. «Mi perdoni? Ero solo… curioso».
«Non c’è nulla da perdonare», risponde, sorridendo di rimando. John torna a sdraiarsi sulla schiena, facendo dei respiri profondi. Sta programmando di portare la ragazza dai Collins quando viene colto da un improvviso colpo di sonno. Il cappello gli cala sopra il viso e presto chiude gli occhi, in dormiveglia. Nel frattempo Kathrin si è inginocchiata, abbandonando la sua posizione difensiva. Lo osserva, capendo dal respiro lento che sta per addormentarsi. Un sorriso aperto si impossessa delle sue labbra mentre a carponi si avvicina a John, silenziosamente. Qualcosa di divertente le è passato per la testa e non è riuscita a resistere. Non ha mai provato a fare nulla di simile con Philip. Si blocca, sul punto di lasciarsi sfuggire un risolino, quando John sposta le mani, congiungendole sopra la pancia. Ora è il momento: con un veloce colpo di mano, fa volare via il cappello di John, accecandolo. Non lo fa cadere molto distante, ma è riuscita comunque nella sua impresa. L’espressione di John, spaventato e abbagliato, non ha prezzo. Da quant’è che non si divertiva così? Forse da quando suo fratello Christian era ancora vivo. Poi non ha più avuto occasione di giocare o scherzare. Non ha mai avuto molte amicizie. Forse è anche questo che l’ha aiutata a vedere in Philip un miracolo. Molto probabilmente, se non fosse stato per la sua capacità di suonare il violino, lui non l’avrebbe mai degnata di uno sguardo. Kathrin non si trattiene più e ride, divertita. John le lancia un’occhiataccia indispettita per gioco, poi si alza e va a recuperare il cappello.
«Quanto resterai? Da Mrs. Brown intendo», le domanda finché torna indietro.
«Non lo so di preciso». E questa è la verità. «Me lo dirà il medico quando sarà ora che io vada». Kathrin abbassa il capo, sentendo gli occhi pizzicarle. È il più sincera possibile adesso. Sente di non dover mentire del tutto a John, sa che sarebbe una cattiveria nei suoi confronti dopo tutto quello che sta facendo per lei.
«Capisco», mormora assorto.
Lei si allarma per qualche istante, ma è impossibile che John abbia capito cosa intendesse dire realmente.
«Tu invece? Rimarrai qui per sempre, vero?».
«No, non per sempre. Un giorno me ne andrò».
«Non hai cambiato idea», dice con un filo di voce. Alla risposta di John si sente rassegnata e dispiaciuta, ma cerca di non darlo a vedere.
«No. Perché dovrei? Non sai quanto difficile sia restare qui, sdraiato su un prato, quando c’è una guerra da combattere», stringe forte i pugni, :«non vedo l’ora di potermene andare, ritrovare il mio amico e smettere di essere inutile».
«Non lo sei». Non le serve dire altro, John capisce benissimo a cosa allude. In questo momento, molto probabilmente, entrambi potrebbero essere già morti. «Per me sei importante». Lo guarda negli occhi, seria.
Lui risponde con un sorriso, accettando il tentativo di essere consolato.
«Quindi entrambi non sappiamo quanto ancora resteremo qui. Direi che è giunto il momento di proseguire con il mio piano». Si alza in piedi, offrendo subito aiuto a Kathrin.
«Potrò mai sapere in cosa consiste?».
«Non per adesso. Magari più avanti».
«Nemmeno un indizio?».
«Non ti serve. Però se rifletti un attimo, capirai subito qual è la mia tattica. Semplice ed efficace», dice orgoglioso, sollevando il mento verso il cielo terso.
«Ah sì?», domanda Kathrin con un mezzo sorriso.
«Sì».
Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)
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- Episodio 2: Riflessioni
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- Episodio 7: Fine dei giochi
- Episodio 8: Per Tom, per i Collins
- Episodio 9: La prima uscita
- Episodio 10: Conoscersi meglio
Un bel brano, ormai l’amore sta scoppiando. Chissà quando Kat si sentirà pronta a dire la verità
Grazie Alessandro!
Io aspetto ancora questo primo bacio, più di sapere quale malattia ha Katrin… Chissà cosa arriverà prima: il primo bacio, o la rivelazione della malattia di Kat? Staremo a vedere, alla prossima.
Ciao Ivan! Chiedo scusa anche a te per il ritardo nel rispondere! Ahah, spero che questa attesa non ti faccia demordere nella lettura 😉 Alla prossima!
Ciao Linda, eh, Micol ha ragione! Ci stai tenendo sulle spine! Ma vedo crescere sempre di più l’intesa e il sentimento tra John e Kat?, e quindi sono curioso di sapere il piano del ragazzo?! Bello come sempre, alla prossima!
Ciao Tonino! Mi scuso anche con te per la risposta così in ritardo… eh, col prossimo episodio scoprirai il piano di John 😉 Grazie per il continuo sostegno! 🙂
Ciao Linda, a questo punto la curiosità di conoscere le condizioni di salute di Kathrin cresce. So che all’epoca quello che veniva chiamato “mal sottile” mieteva molte vittime senza badare alla classe sociale, ma non credo sia questo il caso. Almeno, non per i sintomi che Kat sembra accusare.
Ciao Micol! Scusami se rispondo così tardi. Sono contenta che il tutto continui a destare un po’ di curiosità perché, se devo essere sincera, ho paura che forse la storia stia perdendo un po’ di ‘lucidità’, mi spiego? Ti ringrazio per essere sempre presente 🙂