Detective Piccolit, il caso è tuo.

Serie: Arturo Piccolit - Detective Privato

Arturo batté la porta dell’ufficio alle sue spalle, imprecando a denti stretti. Una tempesta mattutina lo aveva sorpreso appena partito da casa, infradiciandolo fino alle ossa.

“Ogni volta che decido di prendere la cavalletta, piove” mormorò mentre si toglieva il trench e lo appendeva con cura alla gruccia.

Gli era costato una fortuna ma ne era valsa la pena.

Era di una bellissima tonalità beige, tendente al giallo, fatto con le più pregiate foglie autunnali e intessuto dalle fate. Gli era costato tutto il compenso guadagnato col primo caso, più una considerevole parte di risparmi, ma nessuno lo avrebbe preso sul serio come Detective se non lo avesse indossato.

Si tolse il cappello e lo lanciò su un comodino ricolmo di ritagli di giornale e avanzi di cibo, si avviò alla scrivania e sprofondò sulla poltrona foderata di muschio profumato, rubata alla madre.

La pioggia batteva sulla finestra dello studio che aveva affittato al terzo piano di una vecchia quercia nei sobborghi di Little York, le strade, di solito molto trafficate, erano sgombere, malinconiche e muffite così come gli alberi intorno.

Il verde sgargiante della sua cavalletta era l’unica resistenza al grigiore.

“Ninja” gridò affacciandosi alla finestra. “Vai a cercare un riparo, altrimenti finisce che ti ingrippi.”

La cavalletta si voltò verso di lui annuì e partì in quarta sollevando schizzi fangosi, sparendo dopo l’incrocio.

“Corbezzoli, ho dimenticato di dirgli di tornare a prendermi.”

Riabbassò la finestra, chiudendo fuori quel maledetto temporale estivo.

Prese il giornale che aveva nella borsa e lo aprì, appoggiando i piedi sulla scrivania, sfogliò velocemente le prime pagine piene di grossi titoli e cattive notizie arrivando all’ultima pagina.

Il titolo in alto recitava il nome della sua rubrica preferita: “L’oroscopo di Sibilla.”

Arturo non era uno gnomo superstizioso, non credeva a quelle sciocchezze, ma non c’era giorno che non iniziasse con le parole della fata indovina, le previsioni buone lo mettevano sempre di buon umore.

Quel giorno per il suo segno aveva ben quattro foglie su cinque e il testo recitava così:

Un’ottima giornata si prospetta per tutti i nati sotto il segno della Ghianda, nuove opportunità giungeranno inaspettate, coglietele al volo.

Arturo guardò di nuovo le strade deserte, un millepiedi giallo passava proprio in quel momento, si fermò sotto al suo ufficio e aprì le porte rivelando l’ammasso di gnomi dall’umore nero stipati all’interno, nessuno scese alla fermata.

“Mi sa che la polverina di Sibilla non è più quella di una volta” disse mentre accartocciava la sua copia de La voce del Bosco. “Piuttosto devo prepararmi a un’altra giornata senza clienti.”

La sua attività di Detective non era decollata come lui si era aspettato, in sei mesi di attività aveva ricevuto un misero caso e piuttosto noioso per giunta, ore e ore di appostamenti e fotografie dietro a una gazza ladra che faceva il doppio gioco.

Quando aveva deciso di aprire l’agenzia si era immaginato tutt’altro: inseguimenti spericolati con la sua cavalletta, missioni sotto copertura per sgominare bande di Troll, salvare belle fatine in difficoltà.

Sognava foto sui settimanali ed encomi dal Sindaco in persona, non certo di inseguire un uccellaccio truffaldino che faceva la cresta sulla spesa della sua padrona.

Non che lo rimpiangesse, tutt’altro, aveva l’affitto dell’ufficio da pagare e Fulvo, lo scoiattolo padrone della quercia, era piuttosto scontroso con i ritardatari.

Arturo odiava l’idea di dover chiedere aiuto alla madre ma se non si fosse presentato presto un nuovo caso sarebbe stato l’unico modo per salvare l’agenzia Chi cerca trova.

Si stava già preparando alla sequela di “te l’avevo detto”, condite da “perché non ti trovi un lavoro serio come i tuoi fratelli?” che gli avrebbe rifilato l’anziana gnoma, quando la porta dell’ufficio si spalancò.

Per poco non rischiò di cadere dalla poltrona per la fretta di tirare giù i piedi dalla scrivania e darsi un contegno. Finalmente un cliente, la fatina Sibilla ci aveva preso, dopotutto.

“Il detective Piccolit?”

“S… sono io.”

L’entusiasmo di Arturo svanì più velocemente di una moneta d’oro nelle mani di un folletto, sulla porta una sagoma enorme lo fissava sotto due lenti nerissime.

Tra tutte le creature che aveva immaginato potessero varcare la soglia del suo ufficio, mai avrebbe immaginato di vedere un Troll. Una dei più brutti mai visti, per giunta.

Il viso grigio e chiazzato da macchie muschiose aveva un’espressione minacciosa, il collo corto e tozzo strozzato nel colletto inamidato di una camicia bianchissima, chiusa da una cravatta, una stretta striscia di stoffa, nera come la giacca. Un criminale vestito come un pinguino, non sapeva perché, ma non gli piaceva.

“Mi segua, per piacere” disse l’energumeno con voce roca.

“Senta, Signore” rispose Arturo sperando che il suo tono da duro collaudato celasse il timore che gli incuteva il Troll. “Non sono certo il tipo che prende ordini dal primo che passa.”

“Perdoni il brutto carattere di Frank, Detective, non è abituato alla città.”

Arturo strabuzzò gli occhi cercando di individuare la proprietaria di quella voce, dolce e vellutata come il miele, ma non vedeva nessun altro oltre al Troll che non aveva mosso le labbra.

Per sua fortuna l’intuito e le capacità deduttive non gli facevano difetto.

“Ah, ma sei uno di quelli che parlano con la pancia. Mi dispiace non ho spicci, però bravo.”

Il troll digrignò le poderose mascelle rocciose che cigolarono in una smorfia di rabbia, ma non disse altro.

“Lei è un uomo di spirito, Detective, una caratteristica che apprezzo in uno gnomo” continuò la voce femminile. “Frank puoi andare, io e il signor Piccolit ti raggiungeremo tra poco.”

Il gigante fece un cenno col capo, i funghetti sul suo testone di pietra, corti e acconciati in stile militare, vibrarono, lanciò un ultimo sguardo ad Arturo e se ne andò.

“Lasci che mi presenti, sono Ariele de Pixes. Vorrei assumerla.”

Arturo rimase senza parole per la seconda volta in quella piovosa mattinata. Dietro l’enorme sagoma del Troll c’era la fata più bella che avesse mai visto: un viso del colore della luna incorniciato da lunghi capelli azzurri sciolti sulle spalle esili, portava un vestitino di seta, verde smeraldo, che la fasciava in modo perfetto, come se i bachi lo avessero tessuto direttamente su sul corpo. Probabilmente era così.

Tutti a Little York conoscevano la storia di Ariele, figlia di Gretto de Pixes, il più grosso imprenditore del ramo degli insetti da trasporto, uno dei fatum più ricchi della città e forse dell’intero bosco.

Gretto era passato a miglior vita pochi mesi prima, in circostanza ancora da chiarire, lasciando all’unica figlia un patrimonio da capogiro.

Che ci faceva una fata del suo livello nei sobborghi della città? Perché portare le sue ali dorate nel fango delle strade di periferia, quando poteva far arrivare alla sua villa i migliori professionisti in città?

C’era qualcosa di strano sotto, qualcosa che puzzava più dei piedi di un troll dopo un acquazzone.

“Detective… Si sente bene?”

“Ma certo. Prego. Si accodi signorina de Pixies. Mi scusi ero sovrappensiero.”

“Oh! Non si preoccupi” disse la fata sorridendo maliziosa. “Succede a tutti i maschi che incontro.”

Ariele raggiunse la scrivania camminando lentamente, con passi misurati ed eleganti. Lanciò un’occhiata perplessa all’unica sedia disponibile, ma rimase in piedi.

“Non ho molto tempo da perdere Detective, come sa l’azienda di famiglia adesso è tutta nelle mie mani, ogni minuto è prezioso per me. Come le dicevo: vorrei assumerla. Quanto è la sua parcella?”

“Vai piano bambina, non accetto nessun caso senza prima sapere i dettagli” disse Arturo con la voce impostata che aveva imparato dai suoi film preferiti.

“Avrà tutti i dettagli una volta che saprò se posso fidarmi di lei, e io mi fido solamente di chi posso comprare” disse piantando le mani sulla scrivania e sporgendosi verso Arturo con la sua vertiginosa scollatura. “Piantiamola con questa sciocchezza da Noir di serie zeta. Le offro il doppio della sua parcella subito e altrettanti a lavoro concluso. Che ne dice?”

“Se lei crede che bastino i suoi soldi per farmi accettare, si sbaglia di grosso Signorina de Pixies. Ho un’etica da rispettare, seleziono la mia clientela.”

“Non dica fandonie. Nessuna persona sana di mente arriverebbe fin qua per assumere uno come lei. E’ decisamente il peggior Detective in città. Ed è proprio per questo che mi serve, nessuno penserebbe mai che un tipo come lei possa lavorare per me. Le offro tre volte la sua misera parcella, la stessa cifra a lavoro finito.”

La voce della fata era diventata duro come la testa del suo Troll e ogni sillaba una capocciata all’ego di Arturo. Farsi trattare così da una fatina non giovava certo alla sua fama da dura, le avrebbe risposto per le rime.

“Dopo un attestato di stima così accorato, non posso far a meno di accettare.”

Decise che gli avrebbe replicato come meritava una volta concluso il caso e incassato il lauto compenso. Essere un duro era importante, ma non avrebbe placato le proteste del Signor Fulvo e di sua madre.

“Bene, andiamo allora. Frank si innervosisce se lo faccio aspettare troppo.”

Serie: Arturo Piccolit - Detective Privato
  • Episodio 1: Detective Piccolit, il caso è tuo.
  • Episodio 2: L’Occhio di Oberon
  • Episodio 3: Sibilla
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    Responses

    1. Mi è piaciuta un sacco! Mi hai fatto sorridere dall’inizIo alla fine e i personaggi sono davvero una chicca! Complimenti per il mondo che hai creato, leggero e verosimile nel suo genere. Lettura scorrevole e anche intrigante😉 Non posso perdermi il seguito!

    2. Ciao Alessandro, qui urge per forza una serie, non puoi lasciarci così! Il tuo habitat è mutare la realtà in fiaba, anche se qui i toni sono magari più seri, Arturo mi piace molto come pg, soprattutto il suo tentativo di essere uno spaccone! Lo hai caratterizzato bene, e la storia è sempre scorrevole e piacevole alla lettura! Ottimo come sempre, non vedo l’ora che Arturo ritorni! Un caro saluto😁

    3. I tuoi racconti sono sempre pieni di colori, oltre a essere molto piacevoli. “La gazza ladra che faceva il doppio gioco” mi ha fatto sorridere molto, bravo. Il detective mi sembra un tipo in gamba e insieme alla fatina sexy fanno una bella coppia. Non so se questa serie sarà alla pari o migliore della precedente, comunque è partita bene. Alla prossima, amico mio.

      1. Ciao Ivan,
        grazie per le tue belle parole e per i tuoi utilissimi suggerimenti, spero di non farti rimpiangere le serie precedenti. Vedrai che ce la farò.
        Alla prossima

    4. Ciao Alessandro, cosa sempre riesci a mescolare generi diversi e renderli originali. La tua serie riuscirà a non farmi sentire troppo la mancanza dei tuoi insettini (anche perché, ne ho scorto qualcuno anche qui). La fatina maliziosa è un tocco inaspettato.
      Qualcuno ti sta portando sulla via della perdizione? 😀 😀 😀

      1. Grazie Micol, beh sai che mi piace giocare con gli stereotipi di un genere e trasportali fuori contesto, la sexy cliente è un must per ogni Detective che si rispetti 🙂

    5. Interessante questo detective Piccolit.
      Anche gli altri personaggi quali la fata e il troll sono molto intriganti.
      Questa storia ha destato parecchio la mia curiosità. Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio.
      Per questo racconto ti sei ispirato ad un personaggio o scrittore?
      Un applauso e alla prossima.

      1. Ciao Raffale,
        sono contento che il mio piccolo mondo ti piaccia, spero di riuscire a mantenere il livello.
        Credo di aver preso ispirazione dalla serie “Cucciolo di Drago”, la conosci?
        Grazie per il bel commento, alla prossima.

      1. Ciao Dario, sono curioso anche io :-p
        Grazie per averlo letto e per il commento, ci vediamo nei prossimi epidosi 🙂