
Dinamica semplice di un incidente complesso
Serie: SENZA DENTI
- Episodio 1: Il Primo Chirurgo… non si scorda mai!
- Episodio 2: Un tranquillo corridoio di Paura
- Episodio 3: Il Presagio
- Episodio 4: Pensieri e Complessi
- Episodio 5: Topexan e il Lupo Mannaro
- Episodio 6: Tv in camera che sballo!
- Episodio 7: Il buongiorno si vede dal mattino
- Episodio 8: Super Slot!
- Episodio 9: Dinamica semplice di un incidente complesso
- Episodio 10: Chi non salta in ambulanza morto è!
- Episodio 1: Welcome to Hospital
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ora, alla luce di tutti i dati dopo 6 settimane dall’accaduto, posso dirlo, sono stato sfigato!
Giusto per rendicontare meglio ad amici vicini ancora perplessi e ad amici lontani ancora disconnessi. Sabato 23 luglio, mi sono alzato, e ho sentito delle vibrazioni particolari, mi sentivo in forma, ero pronto alle vacanze estive, ancora pochi giorni e avrei trovato la forza per la traversata peninsulare per arrivare in Calabria e passare 4 settimane con la mia famiglia e le mie due amorevoli figlie sotto il sole cocente dei mangia-nduja… Mi attendevano oltre 4000 km in 3 settimane. Sarei tornato rosolato, stanco, smagrito, ma rilassato.
Ci siamo quasi! Ho pensato. Povero illuso.
Per dire addio agli amici Milanesi e passare un’ultima giornata da Spring-Break, sulle insistenze (ma neanche troppe) del caro amico Batty, subito dopo un pranzo familiare leggerissimo a base di riso e pomodorini, sono fuggito dalla prole per raggiungere gli amici per un pomeriggio in piscina con aperetivo danzante e post serata. Adrenalina a Peter Pan!
Peggio di ragazzini brufolosi, ormai in crisi da astinenza da vite single, io, Batty, Joao e Blasfemo (il soprannome è tutto un programma ma ne lascia intuire le velleità cattoliche), ci siamo lanciati dagli scivoli dell’AcquaWorld. Età media 19 anni. Età media nostra 41.
Stanchi come delle mozzarelle al sole, abbiamo “cenato” a base di Spritz e patatine posse. Altro non era disponibile. Seduti attorno ad un tavolino da bar, costume zuppo e asciugamano arrotolato sulla schiena a mo di sciarpa, poiché a 40 anni, se sei bagnato, quando cala il sole inizia ad avere i brividi anche seduto su termosifone. Giardavamo il misero pacchetto di patatine ammuffite davanti a noi come un branco di squali affamati. Scene da veri maschi.
Visto che la soffiata, della piscina serale con balli e ragazze cubo si è rivelata una cagata. In realtà c’erano solo ragazzini, e famiglie obese sulle note di musica da Baby-Dance. Abbiamo pensato bene di fare altri 40 km e andare a mangiare una bella piadina, comoda comoda sui Navigli a Milano. Energia residua 10%. Mi lampeggiava già la testa.
Arrivati in centro ormai semi-zombie, parcheggiamo disperati nell’economico resort per auto (3 euro/l’ora), certi di sostare più di un paio di ore, deambulazione compresa. Ci spariamo altri 2 km a piedi e arriviamo finalmente all’agoniato chiosco Piadina Romagnola, in piena Porta Genova, nel centro di Milano, in mezzo ad un carnaio pazzesco, 35 gradi all’ombra dei lampioni. Energia residua 5%.
Intanto ci raggiunge Carmine, detto TomTom, un mio caro amico Campano che ha con se tutti gli stereotipi della sua regione. Arrivato a Milano circa 15 anni fa, dopo soli 15 giorni poteva guidarti a occhi chiusi per le vie della città, conosceva tutti i locali più particolari e bizzarri, poteva procurarti ogni tipo di tecnologia, “caduta dai camion” a metà prezzo e aveva più amici conoscenti lui che un milanese di 3 generazioni. Un mito. La piadineria infatti era un suo conoscente. Erano settimane che ce la decantava, dovevamo provarla assolutamente, chissà che la batteria si sarebbe ricaricata.
Entriamo e ordiniamo 4 piadine supercazzola e 4 Menabrea gelate, io nel frattempo, dopo un minuscolo sorso di nettare biondo ed esco con Carmine a prendere una boccata d’aria (nel locale la temperatura era salita di 10 gradi).
Passano 10 secondi, a Carmine suona il cellulare, è la moglie che lo sta aggiornando sull’agoniato addormentamento dei figli. Io lo guardo a telefono, quasi incantato, lui stacca l’orecchio, mi guarda e mi dice “Mitch che hai? Ti vedo strano…”
Io gli rispondo “Non niente, un pò così”, poi gli faccio segno di continuare la telefonata e intanto con una mano cerco un appiglio dietro di me, 3-2-1.
SBAM! Congestione dicono.
Le cronache, Batty e Joao dall’interno del locale e un paio di ragazzi fiori, dicono che sembrava mi avessero sparato in testa. Sono caduto come un sasso, irrigidito, collassato a terra. Ovviamente sbattendo la punta del mento sul cemento. Ma quello diciamo che era probabile sia a livello scientifico (la testa ha un peso esageratamente più consistente rispetto al resto del corpo), che probabilistico, viste le mie ex-dimensioni della mai parte inferiore del volto, mi chiamavano “mascellone”…(se Dumbo cade quante probabilità ci sono che non picchi a terra le orecchie?).
Mi sono svegliato, secondo le cronache, dopo 2-3 minuti, in cui pare si temesse fossi passato a “miglior” vita.
Appena rinvenuto, ho provato quella sensazione di benessere che si ha al risveglio da un mancamento, non sentivo nulla, pare abbia anche sorriso.
Poi quando ho visto le facce degli amici davanti a me che mi urlavano “stai Calmo!” (sono calmissimo), “come stai?” (bene direi), e le facce dei passanti che mi guardavano come si guarda un povero drogato a bordo strada che ti porge una siringa infetta…. ho capito che qualcosa non quadrava.
Quando ho visto la chiazza di sangue di 1 metro di diametro sotto di me, ne ho avuto il forte sospetto. Quando ho messo una mano sulla mia ex-bocca e ho trovato solo un frullato di denti e carne, ne ho avuto la certezza.
Panico. Ho sputato un paio di denti. Lo sapevate che un canino sano è lunghissimo? Sembra una zanna di tigre!
Da quel momento in poi delirio totale, tutti mi dicevano di stare seduto, che avevano chiamato l’ambulanza, che dovevo stare calmo…. Calmo un piffero. Ormai la frittata era fatta. Come avrei mangiato quella maledetta Piadina con quella bocca smaciullata!
Chissà se il nostro eroe assomiglierà ad ArseFace come della mitica serie Preacher!?
Serie: SENZA DENTI
- Episodio 1: Welcome to Hospital
Bella narrazione e bel incipit. Spero che anche le altre dieci puntate siano cosi se non migliori.
Se questa è solo una trovata commerciale per indurmi a continuare con la lettura, sta funzionando. Vado al secondo episodio.
Non solo… Grazie…ti attendo 🙂
Un racconto ironico e realistico. Da Milanese poi ti posso dire che ho immaginato tutto filo e per segno mentre scorrevo le righe del testo. La prima fotografia dei quarantenni all’Acquaworld è stato fenomenale. Poi va beh, un racconto che nella prima frase mi dice “…posso dirlo, sono stato sfigato!” non può che essere amato! Complimenti
Grazie…già sfigato… Cmq non ti immagini nemmeno le infinite potenzialità psicologiche e i risvolti sociali interessanti he può avere una vicenda simile. Tenendo conto che ciò che narro è riferito ad una vicenda di 10 mesi fa, ed ora mi trovo a 1/£ del percorso… Chissà cosa altro mi riserva il futuro.. A presto!
Allora proseguirò nella lettura e auguri!!
Mi piace il tuo realismo e la tua ironia. Aspetto il prossimo episodio!
Grazie… l’ironia è d’obbligo…visto che si tratta di una storia vera che sto cercando di raccontare per esorcizzare la paure e dare espressione ai sentimenti. Spero avrai voglia di leggerla..
Un inizio di serie decisamente forte e incisivo, aspetto il seguito, ho aspettative molto alte!
Grazie… spero apprezzerai il seguito..
Leggo qui sotto che è tutto vero, caspita! Doppiamente complimenti!
Mamma mia, spero non sia una storia vera…
Purtroppo è tutto assolutamente vero. E’ passato quasi 1 anni, e sono ancora nel pieno degli eventi che spero avrai voglia di leggere. Serve a me per esprimere paure ed emozioni, spero possa divertire o chissà esser da sprono anche ad altri… a presto!