Domenica pomeriggio

Serie: Due sorelle


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Simone è caduto tra le onde

Simone sbucò tra le onde. Prese un respiro profondo prima di finire investito nuovamente dalla schiuma. Aprì gli occhi sott’acqua ma vide solo buio. Sbracciò verso la superficie e riemerse. Un’onda lo risucchiò sulla cresta e poi lo sbattè violentemente in profondità. Provò a nuotare in superficie ma la forza della serie di onde continuava a tenerlo sotto, in trappola. L’aria iniziò ad uscirgli dai lati della bocca. Cercava di resistere e di tenere le labbra sigillate, ermetiche. Un bruciore gli salì dai polmoni lungo la gola. Gli occhi aperti nel buio si illuminarono ti tante piccole stelle. La testa iniziò a bruciare. Si arrese. Era la fine. Una sagoma, un fantasma, qualcosa lo prese, appena prima di perdere i sensi.

Simone tossì e sputò una secchiata d’acqua mista a vomito. Il sapore salato in bocca si mescolava a quello acido dei succhi gastrici.

«Piano! Così lo ammazzi!» urlò Ludovica.

Irene batteva sulla schiena del fratellino, decisamente con vigore.

«Oh avrei voglia di ammazzarlo, questo scemo» disse la sorella dando un colpo particolarmente violento al ragazzo.

Simone sputò ancora. Stava molto meglio ora. Si tamponò la bocca con l’asciugamano e poi si distese sulla sabbia. La testa gli scoppiava.

«Prendi, piccolo idiota» disse Irene togliendosi l’asciugamano di dosso e stendendolo sul fratellino che tremava.

«Per poco non affogavi…ti ho preso per un pelo» disse mentre si strizzava i lunghi capelli fradici.

«Perché hai fatto una cosa così stupida?» chiese Ludovica con un tono di voce meno arrabbiato ma egualmente preoccupato di quello di Irene.

Simone ebbe appena la forza di alzare una mano per chiedere una tregua.

Le due sorelle si guardarono e aspettarono in silenzio che il fratellino si riprendesse.

Simone tremava ancora dalla paura. Stava davvero per morire, se n’era reso conto. Perché lo aveva fatto? Lo sapeva che era una sciocchezza. Nicola lo aveva ammonito ma lui proseguì imperterrito. Perché? I suoi fratelli.

Calde lacrime ripulirono le sue guance insabbiate.

Ludovica e Irene si accorsero dei singhiozzi di Simone e si stesero al suo fianco. Lo cullarono finchè il ragazzino non si calmò.

«Sapete cosa ci vorrebbe ora?» chiese Ludovica dolcemente.

«Non so te ma io ho maledettamente bisogno di una cioccolata calda» rispose Irene da sotto la sua coltre di capelli.

Le due sorelle attraversarono la spiaggia con il fratellino sotto braccio e si sedettero ad un baretto.

«Adesso ci vuoi dire che ti è preso?» chiese con calma Ludovica seduta ad un tavolino con Simone.

«Ci volete anche la panna montata?» urlò Irene dal bancone.

Simone sorrise impacciato a Ludovica e lei capì al volo.

«Che cioccolata è senza panna montata?» urlò di rimando la maggiore dei tre fratelli.

«Grazie…» mormorò Simone.

Ludovica gli accarezzò una guancia con un dolce sorriso e si alzò ad aiutare la sorella a portare le tazze piene di panna.

«Mi dispiace» sussurrò il ragazzo poco dopo.

«Vorrei ben vedere!» sbraitò Irene con il cucchiaino in bocca.

«Calma» le disse Ludovica mettendole una mano sulla spalla.

Simone mescolò la panna sciolta dentro la cioccolata.

«Io…pensavo…» disse il ragazzo cercando le parole giuste.

«Credevo fosse una cosa tosta…da duri…volevo essere figo come…» si interruppe imbarazzato.

«Come chi? Continua!» lo incalzarono le sorelle.

Simone fece una smorfia con le labbra e mescolò ancora la cioccolata.

«Volevo essere come i miei fratelli» sospirò senza distogliere lo sguardo dal lento girare del cucchiaino.

Ludovica sembrò intuire i pensieri di Simone ma Irene invece ripetè perplessa quelle parole.

«Ma di chi parli? I tuoi amici?»

Ludovica prese il braccio della sorella. Irene guardò negli occhi Ludovica che cercava di comunicare con lei attraverso lo sguardo. La sorella di mezzo sembrò finalmente capire e si rivolse di nuovo al fratello.

«Piccola serpe ci hai sostituito!» ringhiò. Simone fece un salto indietro e quasi cadde dalla sedia.

Irene si mise a ridere, seguita poco dopo dagli atri due.

I tre risero fino a farsi uscire le lacrime, senza riuscire a smettere.

«Sentiamo…come sarebbero questi due fratelli?» chiese ad un tratto Ludovica.

Simone alzò le spalle incerto.

«Mah…sono come voi, tranne che Ludovico suona la chitarra elettrica in una band.»

«Ludovico?»

«Sì e Ireno.»

Le sorelle si guardarono con espressione sufficientemente soddisfatta.

«Quantomeno hai lasciato i nostri nomi.»

Simone sorrise e bevve un sorso di cioccolata.

«Non ci vuoi bene? Perché sostituirci?» chiese Ludovica titubante.

Simone sbuffò.

«Ma certo che vi voglio bene! Che domanda idiota…»

«Linguaggio!» disse subito Ludovica.

Simone la guardò accigliato.

«Ecco è questo il problema!» esclamò alzando la voce. «Mi trattate come un bambino!»

«Tu sei un bambino!» gli urlò Irene.

«Ho dodici anni!»

«Oh sì un vero uomo, talmente maturo da seguire gli scemi, se gli altri saltano…tu salti!» e Irene indicò il molo.

Simone divenne rosso dalla rabbia.

«Hai ragione» disse con calma Ludovica.

Simone e Irene la guardarono come se fosse pazza.

«Irene…sta crescendo, guardalo…tra poco le ragazzine se lo contenderanno.»

«Dovranno passare sul mio cadavere…come la smorfiosetta di ieri» disse accigliata.

Simone ebbe un tuffo al cuore.

«Non ce ne sarà bisogno…puoi stare tranquilla» disse e si nascose dentro la tazza per nascondere la tristezza, ma le sue sorelle non mollarono l’argomento “Angela”.

«Ha fatto la carina solo perché voleva conoscere te Ludo…sei il suo idolo.»

Ludovica trattenne un sorriso compiaciuto e prese la mano del fratello.

«Non importa, la prossima andrà meglio, vedrai.»

Simone scosse la testa amareggiato.

«Na…sarà sempre così…insomma con voi due come sorelle…chi si accorge di me?»

«Stai scherzando vero?» proruppe Irene. «Sei il piccolo di casa! Ti viziamo senza ritegno, che cavolo vuoi ancora?»

Ludovica di nuovo calmò la sorella.

«Non intendevi questo vero?»

Timide lacrime uscirono dagli occhi di Simone mentre scuoteva la testa.

«Nessuno si accorge di me…io sono solo “lo stupido fratellino” delle grandi sorelle Rossi» si asciugò le lacrime che uscivano copiose e continuò scrutando fisso dentro la sua tazza. «”Non sei come le tue sorelle”, “Le tue sorelle prendevano voti migliori di te”, ”Non hai il timbro musicale di tua sorella”, “Come fai ad essere così gracilino ed essere il fratello di una pallanuotista“» disse imitando gli insegnanti e maestri che lo mettevano sempre a paragone con le sue sorelle.

Ludovica e Irene capirono il suo disagio e lo guardarono teneramente.

«Perché non ci hai mai detto niente?» chiese Ludovica.

«Perché…non vi sarebbe importato…io sono solo lo stupido fratellino che combina guai.»

«Cazzate!» urlò Ludovica convinta.

Simone la guardò con occhi spalancati. «Hai…detto una parolaccia?» chiese con un sorrisino.

Ludovica annuì convinta: «Quando ci vuole, ci vuole».

«Come puoi pensare che non ci importa di te? Sai perché ho proseguito con il piano?»

«Sei un genio della musica…capirai che sforzo.»

«Ti sbagli alla grande! Si sono portata per la musica, ma per suonare uno strumento ci vuole comunque esercizio, tanto esercizio. Pensi che da bambina mi facesse piacere esercitarmi ore e ore? Te lo dico io, no.» disse torva in volto. «E ho continuato per te!»

Il ragazzino la guardò sorpreso.

«Eri appena nato…facevi un chiasso infernale.»

«È vero me lo ricordo!» intervenne Irene ridendo. «Sembravi indemoniato».

«Grazie…» disse Simone.

«Silenzio! Non distraetemi» li rimproverò Ludovica. «Una sera eri…particolarmente in forma. Mi misi al pianoforte e suonai un brano di Bach, almeno per non avere il tuo pianto nella mia testa. Ti calmasti subito. La mia musica, non chiedermi perché, era l’unica cosa che ti calmava in quel periodo.»

Irene annuì nostalgicamente a quel ricordo.

«È stata la cosa a cui mi sono aggrappata per tanto tempo. Ogni volta che mi facevano male i polsi per il troppo esercizio, io pensavo a quel rospetto che eri e che mi ascoltava buono buono suonare» disse commuovendosi. «Quindi non t’azzardare a dire che non teniamo a te».

«Non importa quale strada vorrai prendere, noi ci saremo sempre…rospetto» disse ridendo Irene e gli accarezzò i capelli.

Simone annuì, capendo per la prima volta quanto era fortunato ad avere le sue sorelle. I tre fratelli si abbracciarono per lungo tempo.

«Forza torniamo a casa, tra poco torneranno mamma e papà» disse Ludovica.

«Gli diciamo quello che è successo oggi?» chiese Irene.

«Successo cosa?» chiese Ludovica e fece l’occhiolino.

Simone guardò le sorelle pulirsi i piedi dalla sabbia, e diede un’ultima occhiata al molo.

Ludovico e Ireno erano seduti sul bordo della ringhiera. Lo salutarono con un cenno del capo, e poi si buttarono tra le onde, senza riemergere mai più.

Serie: Due sorelle


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Discussioni

  1. Lo vedo bene come un corto diretto da Sorrentino. Prosegui una linea di storytelling che in questo brano vedo espansa rispetto al precedente, uno sceneggiatore segherebbe dei pezzi ma nel complesso mi doni una sensazione simile alla leggiadra ebbrezza del brano « la descrizione di un attimo » dei Tiromancino