Era furioso, quella sera.

Serie: Around Midnight


Era furioso, quella sera. Da qualche tempo covava qualcosa ma, proprio quel giorno, dopo cena, il suo disagio era aumentato.

Stava lavorando, in quella stanza spoglia, metallica, con luce al neon impercettibilmente intermittente.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Francesco si ritrova incappucciato e legato. Nel mentre, il "professionista" alle sue spalle...

Sorvegliava quell’uomo incappucciato, legato mani e piedi, in semplice attesa.

Anche se “il condannato a morte”, non lo avrebbe visto con quel cappuccio in testa, lui preferiva attendere l’arrivo del suo cliente alle spalle del prigioniero.

“Lavoro facile e ben retribuito”, gli era stato garantito. “Porta la 92, con silenziatore”. Solo questa frase lo aveva lasciato perplesso. Portava sempre con sé la pistola sotto la giacca. Se preferivano altri metodi d’esecuzione, “ci voleva un extra!” pensò.

Il cliente lo aveva pagato bene, in anticipo.

Ora non gli restava che aspettare, sopportando i lamenti di quell’uomo che avevano preso a Ponte Sisto e che proprio non riusciva a riprendersi. “Meglio cosi” si disse, almeno non doveva sopportare grida inutili del tipo “dove sono?”, “liberatemi!” e ancora “c’è qualcuno?” Oppure, la sua preferita, “qualunque cosa abbia fatto, giuro che non lo farò mai più”. Incredibile quante volte lo ripetessero.

Non si chiedeva mai, in verità, cosa avesse fatto l’oggetto delle sue attenzioni e perché qualcuno avesse deciso di pagare i suoi servigi. Era un killer, non uno psicologo, e, prima di tutto, era un professionista.

Proprio per questo odiava chi non rispettava il lavoro che faceva con tanta meticolosa attenzione. Quel giorno, nella mattinata, ad esempio, era stato costretto a “terminare” un cliente che non gli aveva saldato i servizi resi. Era quanto di più inaccettabile poteva capitargli. Finiva con il lavorare più volte senza guadagnare nulla. Ma, più di questo, era questione di rispetto. “L’onestà è tutto nei rapporti di lavoro” ripeteva sempre. 

Lo aveva aspettato sotto casa quella mattina con lo sguardo colmo di rabbia. Il cliente aveva avuto qualche istante per capire e pentirsi, ma era troppo tardi ormai; da killer, aveva fatto ciò che doveva fare. Nell’ambiente già se ne parlava. Pensava che quella rabbia, quel disagio che aveva provato nei giorni precedenti sarebbe passato “dopo aver sistemato le cose”. Non era stato così.

Non viveva un bel periodo neanche a casa. Sua moglie se ne era andata via insieme con i bambini. Stanca, a suo dire, degli orari del suo lavoro e dell’immoralità dello stesso. E pensare che credeva fosse soltanto un avvocato penalista. Sì, così lui giustificava le sue assenze: “Una perquisizione” diceva; “un interrogatorio a notte fonda”, oppure “quel processo fuori città”. Infine, con il segreto tra cliente e avvocato motivava gli altri assordanti silenzi. Non era bastato. Qualche giorno prima, durante una di quelle impreviste uscite lavorative, lei aveva fatto i bagagli, preso i bambini, e via.

Sul foglietto, che aveva lasciato sul pianoforte a coda del salone, c’era scritto: “Vado da mia sorella, non chiamare. Ti farò sapere quando incontrare i tuoi figli, se non avrai altri impegni”. Erano passati quattro giorni, non si era ancora sentita.

In fondo, però, non aveva avuto tempo di pensarci troppo e ora era lì, per una nuova impresa professionale. Non vedeva l’ora di fare il suo lavoro e tornare, solo, a casa. Aveva anche mangiato di fretta e quella maledetta caramella mou, che aveva preso dopo cena, gli si era attaccata sui molari.

Gli dava fastidio da ore e non riusciva a toglierla. Aveva provato con uno stuzzicadenti, ma niente. In un vano tentativo aveva inserito, in barba ad ogni regola d’igiene, il suo dito nella bocca cercando di grattarla via con l’unghia; anche qui senza successo.

Dopo aver caricato l’uomo sul furgone verde, aveva anche cercato, vagando disperatamente per la città, una farmacia aperta per comprare uno spazzolino e dentifricio. Voleva solo spazzolini in pelliccia di tasso e dentifricio al tè verde del Nepal. Non trovò neanche l’ombra di ciò che cercava.

Questo sì che lo aveva reso furioso.

In quella stanza, non ce la faceva veramente più. Poi, d’un tratto, il rumore metallico delle cerniere della porta.

Il cliente di quella serata era arrivato. “Toglietegli il cappuccio” gli disse indicando il malcapitato; eseguì. Non ascoltò cosa si dissero dopo. A lui non interessava. Desiderava soltanto che facessero presto. Il desiderio fu esaudito. Non ci volle molto. Quando si accorse che i convenevoli stavano per finire, si sentì riavere.

Poi la frase concordata per indicare che il malcapitato (Francesco pare si chiamasse) non aveva più possibilità di uscire con le sue gambe da quella stanza. “Mi raccomando, cercate di non sporcare”. Era il momento; tra poco sarebbe finito tutto.

Senza esitazione, e da professionista, si mise davanti a Francesco e tirò fuori la sua Beretta 92. Tolse lentamente la sicura. Provava veramente gusto nel farlo.

Fu allora, però, che successe qualcosa d’inaspettato. Trasalì.

Quel che restava della caramella mou, attaccata ai suoi molari, si staccò. Dopo ore di battaglia, i suoi denti, finalmente, erano liberi. Tutta la rabbia provata quel giorno, d’un tratto, svanì. Sorrise.

Felice come non mai tirò il grilletto.

Si sentì, infine, sereno.

Serie: Around Midnight


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Un cambio di rotta a 360°. Mi sono divertita nel seguire le quotidiane faccende di questo killer preso da una separazione, mancati pagamenti, caramelle che si attaccano al palato, spazzolino e dentifricio introvabili. Un “umanizzazione” che non lo ha reso meno terribile nel suo ruolo. Ora mi chiedo, e non senza una certa angoscia: ma ha sparato davvero a Francesco?

  2. Ciao Lorenzo, grazie di aver partecipato al LAB di questo mese con la tua serie.
    Bella l’idea di cambiare punto di vista, regalandoci le sfortune del professionista. Co contrasto tra un problema di poco conto e quello della povera vittima, risulta divertente e spaventoso alo stesso tempo.
    Al prossimo episodio

  3. Un racconto ben scritto. Sei riuscito a dare l’idea del disagio, con quella caramella mou. E, allo stesso tempo, della situazione paradossale. Nessuna emozione, per un uomo che muore. L’importante è avere i propri denti puliti. Bello 👍

    1. Ciao Cristina. Solo chi ha provato una caramella mou, può comprendere la “furia” del killer.. Grazie per la tua lettura.