Essere single non è una tragedia

Essere single non è una tragedia, me lo ripetono tutti.

Al giorno d’oggi sono tanti quelli che decidono di vivere da soli. Single per scelta si definiscono.

Io la rispetto, questa loro scelta, ma non la condivido. Come potrei? Io che sono single per un tragico scherzo del destino.

Si, lo so cosa state per dire, non c’è bisogno di essere in due per essere felici, doversi accoppiare per forza è un retaggio sociale antico e superato.

E’ una vostra opinione, se permettete.

Certo, avete ragione quando sostenete che un individuo può dirsi completo quando riesce ad autodeterminarsi, senza bisogno di un compagno o una compagna, a essere contento anche quando è solo. Soprattutto quando è solo.

Altrimenti la sua felicità non è che un’illusione, subordinata al fatto di essere in due.

Avete proprio ragione, ragione da vendere.

Io però da quando sono solo non sto affatto bene. Sono lo stesso di prima, ma è come se mi mancasse un pezzo. Ho perso una parte di me, che mi identificava.

Non ho più uno scopo nella vita, ho perduto il motivo stesso di esistere.

Credo di essere stato concepito per stare in coppia.

Molti di voi non mi capiranno, so bene anche questo. Qualcuno riderà di me, ma non mi importa.

Consideratemi pure un debole, uno stupido romantico, ma io solo non ci so stare. Sono fatto così e non me ne vergogno.

Dite che dovrei reagire? Farmi forza e godermi i vantaggi della vita da single? Di un’esistenza priva di limiti e costrizioni?

Fosse facile! Per me non lo è affatto. Essere single è una tragedia, inutile ingannarsi.

Parlavo proprio di questo col mio vicino la scorsa settimana.

“Non te la prendere” mi ha detto. “Io sono single da sempre, non è così male, sai?”

Me lo diceva col tono di chi ti rivela una grande verità, peccato che sia uno stupido, il mio vicino.

“Cosa non è male? Non avere nessuno con cui passeggiare, un’anima gemella con cui accoccolarsi la sera e dimenticare gli odori e le fatiche della giornata? Questo non sarebbe male?”

“Non ti scaldare così” ha risposto lui sulla difensiva, a ripensarci forse ho alzato un po’ troppo la voce. “Volevo solo dirti che io me la cavo alla grande da solo.”

“Parli bene tu non sei altro che un ridicolo boxer” ho sbottato, poi ho chiuso il cassetto e mi sono rimesso a dormire.

Dormo molto ultimamente, non esco più come prima, preferisco starmene da solo a pensare alla mia sfortuna. Nel buio del cassetto dormo e sogno. Sogno di non essere solo, di essere di nuovo felice e completo.

Dicono che la miglior cura contro la tristezza post separazione sia quella di uscire, fare cose, vedere gente, ma non mi va di affrontare il mondo come se nulla fosse. Non ce la faccio.

Anche se volessi uscire poi, chi vorrebbe usare un calzino spaiato?

No, preferisco stare qua e aspettare che arrivino le tarme. Spero che facciano in fretta, che divorino le mie fibre inutili e mettano fine a questo senso di vuoto che mi opprime.

Sapete cosa c’è più triste di essere un calzino single? Stare in un cassetto pieno zeppo di calzini accoppiati e felici. Vederli stringersi a vicenda e uscire spensierati, ignari di quanto sono fortunati.

Non parlano più con me, mi guardano con compassione e un po’ di paura, ricordo loro cosa potrebbe accadergli se rimanessero soli, così preferiscono ignorarmi.

Non parlo con nessuno da quando ho litigato col mio vicino.

Non l’ho più visto, credo che si sia offeso. Poco male, come vi ho detto è uno stupido.

Non ho bisogno di lui, voglio solo dormire e sognare.

Ho sognato di nuovo, ieri, non uno di quei sogni belli. Ho sognato il terribile momento in cui sono rimasto single. E’ passato più di un mese ormai, ma lo ricordo come se fosse ieri

Eravamo insieme felici, due metà del solito capo di abbigliamento. Stavamo per farci il bagno.

Ah, come eravamo spensierati! Pronti a gettarci in mezzo alla schiuma, ridendo e schizzandoci a vicenda. Lo avevamo fatto mille volte, e ogni volta era come la prima.

Chi avrebbe mai potuto pensare che la nostra felicità si sarebbe disgregata in un paio di giri di centrifuga? Come vi dicevo, lo avevamo fatto spesso e non era mai capitato nulla.

Si c’erano delle voci su misteriosi sparizioni, leggende che si raccontavano la sera per il gusto di spaventarci, ma nessuno di noi due ci credeva veramente. Eravamo insieme, uniti e innamorati. Che poteva succedere di male?

Ci siamo persi di vista durante la fase di asciugatura per capi misti, ma non mi sono preoccupato, era già capitato.

Invece tutto ad un tratto mi sono trovato solo. E’ incredibile come in pochi secondi la tua vita, quello in cui credevi, possa scomparire come una bolla di detersivo ultraforte per macchie ostinate. In un momento banale, senza che nessuno intorno a te si accorga dell’immensa tragedia che si sta consumando.

Ho cercato dappertutto, sull’asse da stiro– è stato inutile, chi stira i calzini? – nel cesto della biancheria da piegare e infine nel cassetto dove abito. Ma come avrete capito è stato tutto inutile.

Adesso sono qua e aspetto la fine.

Stanno aprendo il cassetto. Spero che non sia quel boxer invadente, altrimenti dovrò mandarlo al diavolo una volta per tutte.

No, è un Umano. Starà cercando un paio di fortunatissimi calzini per uscire. Calzini in coppia, non spaiati come me.

Aspettate, sta prendendo proprio me. L’ora della mia dipartita è infine giunta, sarò sollevato dal mio dolore inconsolabile. Chissà se esiste un posto speciale in paradiso dove finiscono i calzini spaiati, un posto dove non sarò mai più solo.

L’umano non mi getta. E’ pazzo. Mi ha infilato nella sua mano. Diamine, ma è contro natura! Non sono fatto per stare li. Però è piacevole, strano ma piacevole.

Meraviglia, non sono più un calzino spaiato. La mano dell’umano dentro di me mi ha trasformato in un serpente. Lo sento ruggire. Sono un drago! Ho sempre desiderato essere un drago.

Il dolore della perdita si sta affievolendo in una dolce nostalgia. Non desidero più farla finita.

La vita è piena di sorprese, brutte e belle. Dopotutto fanno parte del nostro percorso di crescita.

Vale sempre la pena di continuare a sperare.

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Discussioni

  1. Ammetto che all’inizio pensavo fosse solo l’ennesima storia romantica di qualcuno che fosse stato lasciato dal partner e già mi stava annoiando. Poi, invece un racconto sempre più sorprendente. Interessante la tua immedesimazione in un calzino e bello il rovesciamento sul finale, molto piacevole! se ti piace questo tipo di storie ti consiglio un libro intitolato “Memorie di un ratto” di (non ricordo il nome, ma è un autore polacco) che scrive nei panni di un topo in una maniera così vera al limite dello sconvolgente.
    A presto.

  2. Ciao Alessandro, ho letto (e adorato) il tuo racconto sulla rivista letteraria e non ho potuto non passare a lasciare un commento. Una morale bellissima raccontata con una naturalezza e una semplicità spiazzanti. A volte i calzini single non riescono a riconoscere in se stessi il potenziale che invece altri vedono in loro senza difficoltà. Complimenti e a presto 🙂

  3. Questo racconto dovrebbe essere letto da tutti i single, sopratutto quando si hanno dei momenti introspettivi tendenti al negativo, come il fatto di sentirsi soli, non avere una storia, o vedere Barbara d’Urso mentre ci si sfonda di gelati, tipo Bridget Jones. Proprio io, che sono tornato di recente da un breve viaggio, mi sono fatto queste domande. Tipo: “Sai, è dal Covid che sono single, bla, bla, bla… e alla fine del viaggio ho realizzato che l’essere single può essere una condizione piacevole, se la si sfrutta in maniera costruttiva. Tuttavia, pur avendo dei piani e regole prestabilite che ci sforziamo di seguire, emergono dei momenti, appunto, di introspezione intossicante. Per questo si dovrebbe leggere questo racconto. Si sente in maniera autentica un pensiero approvato, condiviso e scritto. Il testo non ha bisogno di stile, sa reggersi in maniera lucida, senza fronzoli, perché porta un contenuto vero, la lezione di Hemingway: “Scrivi qualcosa di vero e il resto verrà”. Fa piacere tornare a leggere i tuoi racconti dopo molto tempo, vedo uno stile diverso rispetto ad altri tuoi lavori più fantasy. La trasversalità porta evoluzione. Grazie Alessandro a presto!

  4. Molto molto bello, mentre leggevo non riuscivo ad immaginare ad un finale diverso dal ritrovamento del calzino scomparso. E invece mi hai sorpreso, con un finale che porta con sé anche una morale carica di speranza. Bravo Ale!

  5. Fratello, avrei mille commenti.
    Il primo è che io i calzini spaiati li tengo lì, che poi possono trovare un partner anche se non è esattamente identico.
    L’altra è che capisco bene il calzino. Non ha tutti i torti.
    Ti dico solo grazie per aver ricordato che il calzino spaiato può essere un drago!

  6. Vedi a fidarsi! Ma il calzino single è molto dolce e lo perdono! 🙂 Bella trasformazione del racconto, è sempre complicato affrontare questo argomento, e infatti hai deviato al momento giusto, rendendolo più leggero, senza abbandonare il discorso intrapreso. Bravo! E poi un calzino verde drago, non sarà mai un comune calzino grigio.

  7. “Sapete cosa c’è più triste di essere un calzino single?”
    Questo passaggio mi ha fatto venire in mente la mia nipotina che ama mettersi calzini spaiati. Chissà, forse i bambini potrebbero insegnarci a vedere il mondo da punti di vista diversi…

  8. Ancora un po’ e piango… bellissimo racconto!
    Il calzino spaiato è una bellissima metafora, complimenti.
    Comunque sono d’accordo con te: “E’ una vostra opinione, se permettete.” Sarebbe bello se la tendenza a imporre la propria opinione, che sta prendendo sempre più piede, lasciasse il posto al rispetto per quella altrui.
    Non possiamo avere tutti lo stesso punto di vista sulle cose.

  9. Ciao Alessandro, che bel racconto. Leggo sempre volentieri le tue storie, ma questa mi ha spiazzato. Mi è sembrata una bella metafora, positiva, dolce e un po’ romantica. Una lettura molto piacevole.

  10. Bellissimo finale, mi ha coinvolta particolarmente. Non è mai finita nella vita, ci si reinventa ogni giorno. Quanto ai calzini spaiati, ho un cassetto dedicato solo a quelli: quando ho finito quelli appaiati ne piglio un paio a caso e li indosso (sotto gli anfibi non si notano…)

  11. Molto bello! In una maniera giocosa e fiabesca hai raccontato una storia coinvolgente che ispira molta empatia. Chissà se il protagonista, nella sua nuova “veste” non incontra altri “indumenti spaiati” con cui formare una coppia da “palcoscenico” , “vale sempre la pena continuare a sperare” 😉