Fermate Halloween

Ottobre volgeva al termine.

L’aria era frizzante ma piacevole, il cielo, sgombro da nubi, un’enorme trapunta di stelle.

Prima che i tempi andassero avanti, erano le serate ideali per cacciare.

Audemio era rimasto l’ultimo della sua specie, ma non voleva arrendersi. Per troppo tempo era rimasto nascosto.

Sopravvivere diventava ogni notte più difficile, era giunto il momento di combattere quella piaga che gli umani

chiamavano modernità.

Così aveva lasciato il piccolo paese di Gorfigliano all’imbrunire, percorrendo le antiche vie delle Selve, ed era giunto

nei pressi di Castelnuovo che da poco era scoccata mezzanotte.

Si accorse di avere fame, non mangiava da giorni.

Scese lungo la nera via di catrame degli umani che attraversava il fiume , snodando le sue spire fino a Lucca.

La grande strada era calma e deserta, l’illuminazione scarsa.

Viaggiò di ombra in ombra, nascondendosi nei raggi di luna, ma giunto nei pressi di Gallicano qualcuno lo vide.

Notò subito l’ombra appoggiata al robusto cancello in ferro battuto del cimitero.

“Ehi fratello” disse lo sconosciuto con voce malferma. “Hai una sigaretta?”

Un uomo dunque, piuttosto ubriaco.

Eccitato dall’odore della preda abbandonò ogni forma di prudenza.

Si avvicinò a grandi falcate, avvolto nel mantello nero.

“Come ti sei vestito? ” La voce dell’uomo tradiva timore, tra le nebbie dell’alcool si era accesa un spia di diffidenza.

Audemio lo afferrò al collo, sollevandolo.

“Dov’è questo luogo?” gli sussurrò, mostrandogli un foglietto.

Halloween Celebration dichiarava una scritta gotica.

“Al Borgo…. devi continuare la strada” farfugliò l’uomo, cercando di respirare. “Ti prego, non mi uccidere.”

Audemio inspirò il dolce odore della paura. Infine gli fece la domanda.

“Per chi è la notte?”

“Ti prego” piagnucolò lui. “Ho una famiglia.”

“Mi dispiace” rispose rivelando un sorriso pieno di denti aguzzi. “Risposta sbagliata.”

Si avventò su di lui come un amante appassionato.

Terminato il pasto, lo Strego raccolse il cilindro, lo spolverò e se lo rimise in testa.

La sua vittima mugolava nel sonno.

Si sarebbe risvegliata l’indomani con un gran mal di testa, dando la colpa all’ultimo bicchierino.

Che buon sapore, la paura! Era merce rara ultimamente.

Nessuno ricordava più le vecchie leggende locali. Dove erano finite le genti terrorizzate raccolte a veglia?

Lo avevano derubato di tutto. Spogliato di ogni alone di terrore da concorrenti sleali.

“Queste multinazionali straniere stanno mettendo in ginocchio noi onesti lavoratori” sussurrò lo Strego riprendendo

la sua strada.

C’era un’unica soluzione. Distruggere Halloween.

Cacciare il suo Re.

Seguendo le indicazioni dell’umano raggiunse il muretto di sassi che costeggiava la strada di fronte al ponte della

Maddalena.

Il Ponte del Diavolo. La tana del nemico.

Scavalcò il muro, arrampicandosi sulla parete laterale. Notò subito la porta nascosta sotto l’arcata più ardita del

ponte. Invisibile per i mortali, l’accesso al mondo di Halloween, era di legno scuro, dall’aspetto robusto.

Presidiavano la porta due enormi figuri. Indossavano vesti logore ed erano armati con grossi machete. Il viso

coperto con maschere da Hockey.

Audemio atterrò davanti a loro con la grazia di una lince.

“Tu non puoi stare qua” grugnì uno di loro.

“Per chi è la Notte?”

“Non puoi stare qui” gridò più forte l’altro, sollevando l’arma pronto a colpirlo.

Audemio la bloccò.

“Sbagliato” sussurrò.

Pochi minuti dopo entrambe le guardie giacevano a terra esanimi.

Il mondo di Halloween era una sequenza di colline brulle, delle varie tonalità del viola. Punteggiate da alberi

morenti, zucche giganti e qualche lapide. Una luna eterna e sognante galleggiava nel cielo, illuminando il volo di

stormi di pipistrelli.

Un sentiero lilla scompariva tra le dune.

Dopo pochi passi un palloncino rosso sbucò dal nulla.

Scoppiò all’improvviso facendolo trasalire.

Un coro di risate lugubri riempirono l’aria, voci infantili intonarono una filastrocca.

Dai tronchi degli alberi morenti fecero capolino Clown mostruosi, accompagnati da decina di bambole

indemoniate.

“Bambole e Clown? Ai miei tempi erano cose belle. Per quale motivo le hanno trasformate così? Gli umani sono

perversi” sentenziò lo Strego.

Si lanciò all’attacco sovrastando con un urlo l’inquietante litania, veloce e letale, piombò sulle bambole mandandole

in frantumi. I Clown si dettero alla fuga.

Sgominati gli scagnozzi del Re di Halloween proseguì per il sentiero, che lo portò, dietro una grossa duna. Appena

svoltata la curva si trovò di fronte a un individuo alto e lungo come un’ombra del crepuscolo, vestito con un

completo gessato nero da cui sbucava la grossa testa bianca.

“Sei tu il Re di Halloween?” disse risoluto.

“Si, sono io. Ehi amico, bel costume. Sei in anticipo. La festa è domani.”

“Non sono qua per festeggiare. Ma per cacciarti.”

“Cacciarmi? Perché mai?”

“Non fai parte delle nostre tradizioni. Tornate al tuo paese.”

“Amico mio” rispose il Re allargando il suo sorriso cucito. “I tempi cambiano. Guarda me, ero una ricorrenza

spaventosa, ora con me la gente si diverte e fa festa. Devi adattarti, segui il flusso. Non ha senso rimanere ancorati

al passato, si diventa brutti e antipatici. Unisciti a noi invece di combatterci.”

“Davvero? Posso?”

“Ma certo” il Re gli passò un braccio scheletrico attorno alle spalle. “Ti metto al baracchino delle grappe, vedrai ti diverti.”

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Fiabe e Favole, Horror

Letture correlate

Discussioni

  1. Bel racconto, Alessandro. Il richiamo a Nightmar before christmas ci sta alla grande! Il tuo stile fiabesco non delude. Diciamolo, questo racconto non fa assolutamente paura, ma è veramente piacevole da leggere. Bravo!

    1. Dario lo sai che non so far paura io :-p
      Ogni pretesto per me è valido per inventare una favola.
      Grazie per averlo letto e per il commento. U

  2. Ciao Ale, il vampiro alcolista non lo conoscevo 😀
    Bel racconto, ieri sera mi ha riportata indietro di un giorno e ho riassaporato l’atmosfera della Halloween più giocosa.

    1. Buongiorno Micol, sai che non riesco a essere troppo spaventoso, il mio lato giocoso non si riesce a soffocare.
      Grazie per aver letto del buon Audemio, un abbracico

  3. “Si sarebbe risvegliata l’indomani con un gran mal di testa, dando la colpa all’ultimo bicchierino.Che buon sapore, la paura! Era merce rara ultimamente.”
    Bello questo vampiro ❤️

  4. Ciao Ale! Premesso che il palloncino rosso volante associato ai clown ha rievocato il mio più grande terrore infantile, come al solito non posso che complimentarmi con te per questo racconto, già giustamente premiato. Con il tuo solito stile molto leggero e piacevole, hai fatto passare benissimo il messaggio ben più profondo che vi è dietro questa storia. Molto interessante, inoltre, la figura dello Strego…approfondirò 😉

    1. Beh un appassionato di folklore come te doveva apprezzare per forza.
      Scherzi a parte, grazie per il tuo commento per averlo letto.
      Un abbraccio

    1. Ciao Sergio, l’intento della storia era mettere a confronto le figura delle vecchie storie di paura, lo Strego è un personaggio del Folklore garfagnino che ha radici antiche, con quelle dell’horror moderno, ho scelto i personaggi più iconici o comunque quelli a cui sono affeizionato.
      Sono contento che ti sia piaciuto il racconto.
      Alla prossima

  5. “un coro di voci infantili che intonavano una filastrocca.”
    “uno due tre, freddy stanotte viene per te…”
    ma anche “L’uomo nero non è morto / ha gli arigli come un corvo…”

    1. uno, due, tre e quattro
      ha gli artigli come un gatto
      cinque e sei
      Fossi in te io scapperei
      Sette, otto e nove
      Vorrei tanto essere altrove
      Che soltanto può la luce
      Ammazar Mana Cerace.
      Da “il Buio” un numero di Dylan Dog molto ispirato a Nightmare

    2. mea culpa, io conosco quelle di nightmare, ma su dylan dog son debolissimo, ne ho letto solo qualche numero in ordine sparso!

  6. Bella questa fiaba dal sapore folcloristico, la figura dello Stego, inizialmente inquietante, decide di “seguire il flusso”😂 diventando contemporaneo. Metafora molto attuale di un mondo che evolve con un occhio al passato. Bravo Ricci!