Giulio al confine

Serie: L'odissea del nitalo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Giulio e Tito fuggono dalla cava in cui sono costretti ai lavori forzati

«Mai piaciuta la Yarimada».

«E perché?». Giulio guardò per un momento Tito.

Si strinse le spalle. «È lì che sono stato catturato».

«Ma sul serio? Credevo fossi un prigioniero di guerra». Nel frattempo, camminavano verso sud.

«Sì, sono un prigioniero di guerra. Ero lì per spiare gli imperiali dell’est e mi hanno scoperto. Era la mia prima missione» sospirò come se fosse stato bruciato subito. «Gli imperiali dell’est mi hanno venduto come schiavo ai cimiteriani. Temevo che mi passassero ai re degli ossari o che mi attendesse un futuro ancora più triste, invece mi hanno scaraventato in quella cava».

«Posso capire il tuo dispiacere, ma ascoltami, ora dobbiamo raggiungere la Nitalia, l’Impero dell’Ovest sarà felice di accoglierci. Potremmo trasmettergli molte informazioni di carattere militare».

«Sì».

Continuarono a camminare ma udirono dei rumori e subito si nascosero in una macchia di alberi.

Di lì passarono alcuni scheletri che accompagnavano dei dignitari dell’Impero dell’Est.

Tito digrignò i denti. «Se potessi».

«Attaccarli? No, è una follia. Abbiamo i picconi, ma siamo in due. Ci massacrerebbero».

«Hai ragione».

La colonna passò e, quando fu lontana, Giulio e Tito ripresero il viaggio.

Dopo un giorno intero trascorso a camminare raggiunsero il fronte dove i cimiteriani provavano ad arginare l’attacco dei mutanti delle Terre degli Artigli del Nord.

«Adesso sarà tutto più difficile» commentò Giulio.

«Non mi sono mai fatto illusioni che ci fosse qualcosa di facile». Tito era serio.

«Nascondiamoci lì. Domani mattina proviamo ad attraversare il confine. Speriamo di arrivare in Yarimada nell’arco di un giorno. Se la notte ci sorprende mentre siamo ancora là, sai cosa ci succede!».

«Lo so molto bene, credimi».

C’era una macchia di vegetazione che nessuno sorvegliava. Lì si nascosero.

Giulio provò a dormire ma con il calar delle tenebre i mutanti si trasformarono: tutti quei ringhi, le urla e le strida gli disturbarono il sonno. Vide da lontano i mutanti attaccare le truppe cimiteriane di frontiera, ma non distinse bene i loro tratti. Se li immaginò come dei mostri orribili, aveva sentito tante storie strane a riguardo seppur l’Impero dell’Ovest non confina con le Terre degli Artigli del Nord.

La mattina dopo, ad attacco concluso, Giulio si sentiva le ossa indolenzite. «Vieni». Tirò verso di sé l’altro. «Dobbiamo andare».

I cimiteriani stavano portando via le carcasse dei mutanti uccisi nel corso della battaglia notturna, i due si intrufolarono tra gli armati ma fu allora che uno scheletrico si mise a sbattere la mandibola, un attimo dopo anche gli altri.

Giulio vide che le orbite vuote degli armati si erano incollate su di loro. «Dobbiamo scappare».

Fuggirono verso la steppa, gli armati li inseguirono agitando spade e scudi.

Di male in peggio, pensò.

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