
Gli Anni Svapati di Pierre
Fuori fa caldo
e chissa se
dietro le serrande abbassate
c’è qualcuno
che ha coraggio da vendere e fa l’amore.
Maxima Immoralia.
Pierre un post 68ino, ormai 70enne, ex editore oltranzista di una casa editrice andata fallita “Stampa e Svampa” dopo il benessere degli anni 80, lo yuppismo rampante della “Generazione all’idrante” piu che all’idrogeno che gli ha consentito di farsi auto di serie come la leggendaria Lancia Delta HF integrale o l’Alfa 75 Evoluzione negli anni in cui il design significava ancora Design, e con stile!
Vacanze ad Amalfi, festini a Positano con Mastelloni e mastoplastiche nella villa disabitata e a picco sul mare di Zeffirelli, e settimane bianche di neve purissima 0.0 senza calcestruzzo in Val Gardena e a Cortina col gotha della controcultura da sofà, per poi ritrovarsi d’amble nella prima decade del nuovo millennio in bolletta.
Squattrinato, divorziato con figli e cani a carico, insomma il corollario-epilogo di molti della maggioranza della generazione arrabbiata, anni di piombo e zinco.
Ritiratosi ad Ischia di Castro, in quel tempio archeologico a cielo aperto di Faleria e dei ne-fasti delle gens etrusco-latine a causa della bancarotta editoriale si concede delle piccole pause low cost per riflettere sul senso dello schizo-turbo-capitalismo di guattari/deleuziana memoria e del suo no-status attuale di gattaro di paese o di noveau pauvre.
Ischia di Castro. Un nome che evocava un tempo lontano, un’epoca in cui la vita scorreva a un ritmo diverso. Pierre, seduto sulla sua poltrona di vimini, osserva il tramonto tingere di rosa le colline circostanti. Ne è passato di tempo da quando ha calcato i tappeti rossi delle fiere del libro, da quando aveva stretto la mano a scrittori famosi e aveva discusso di copyright e diritti d’autore. Ora, tutto ciò gli sembra un sogno lontano.
Il Giardino Segreto.
Pierre si è sempre definito un uomo di città. Un MeTROPPolitano. Affascinato ed intriso del rumore del traffico come sporcatosi le mani con le tentacolari tentazioni della città come un meccanico con l’olio del radiatore. Zuppo fradicio dell’odore e dell’inkiostro della carta stampata, delle luci della città di notte, delle mignotte in tangenziale, delle botte e botti alcoliche a ettolitri.
Questa è sempre stata la sua linfa vitale. Ma gli eventi della vita, con la loro bizzarria, ed una volontà di IM-PZ (Potenza) lo hanno catapultato in un’oasi di pace, un piccolo borgo nel viterbese dove il tempo sembrava essersi fermato. Scomparire, svanire, dissolversi non nel senso di dis-soluzione, però, nel vero senso latino di damanatio memoriae, ognuno in questo Condominio dello Spettacolo avrebbe diritto ai suoi 5 minuti di anonimato, parafrasando tra se Andy della Max Factory.
L’orto è diventato rifugio. Orat ne è quasi l’anagramma d’altronde. Tra pomodori maturi, basilico profumato e file di zucchine rigogliose, ritrova un contatto profondo con la terra, una connessione che aveva dimenticato. La riscossa del piccolo borgo, della paesologia slow life/food/fuck, come terapia-posologia-baluardo e arrocco contro il blob della libido da super-condominIO freudiano.
Trapianta le piantine di marjuana ed il thc a km 0 gli smorza gli spasmi di un principio di parkinson esacerbato dal post long covid o dalle 4 dosi di pfizer chissà…
In quella mattonella di verde i ricordi affiorano come bolle in un bicchiere d’acqua a la madeline sans recherche, mentre svapa il suo liquido all’ortica con basso dosaggio di nicotina invece delle sue vecchie e gloriose gitanes un pò sgualcite e un pò blase’.
Le interminabili riunioni editoriali, le presentazioni dei libri, le notti insonni passate a correggere bozze. Il suo motto di basica e serafica saggezza adesso è: “La vita è come un giardino. A volte devi lasciare andare alcune piante per far spazio ad altre. E poi, ogni tanto, bisogna fermarsi e godersi il panorama”. Dacci un taglio Pierre!
Pierre è stato un animale notturno, un uomo abituato all’oscurità e al silenzio che si insinuava tra le pagine dei libri. Le notti trascorse a correggere testi a lume di smorza-candela e a dare forma alle storie altrui avevano segnato il suo mente-corpo, lasciando dietro di sé un’ombra di esaurimento cronica, troppe esistenze in un solo corpo, roba da esorcista!
Ma Pierre aveva un segreto per sfuggire ai suoi ritmi post fordiani: Un piccolo rituale di relax low-cost che lo riportava a galla. Riemergere in superficie.
Ogni volta che il bisogno di staccare la spina si faceva sentire, Pierre si avventurava in un piccolo barber saloon nel quartiere cinese della città. Lì, tra le luci soffuse e i profumi speziati, si sedeva sulla poltrona e si lasciava andare. Le mani esperte del barbiere bangladese tracciavano linee precise sul suo viso, mentre una musica orientale delicata lo avvolgeva in un’atmosfera ovattata. Era come un incantesimo, un viaggio sensoriale che lo trasportava lontano dalla frenesia urbana.
Sotto le dita del barbiere, Pierre sentiva sciogliersi le tensioni accumulate durante le lunghe nottate di lavoro. La mente si svuotava, lasciando spazio a pensieri vaganti e sogni ad occhi aperti. Spesso, cullato dal ritmo ipnotico della musica e dal profumo degli oli essenziali, Pierre si addormentava profondamente, ritrovando un sonno ristoratore che gli era ormai estraneo.
Ma il suo rituale non finiva qui. Per completare il suo percorso verso il benessere, Pierre si recava in un piccolo centro massaggi, “Thai-Chucc” nascosto tra i carugi della città. Lì, tra le mani/piedi esperti di una contorsionista thailandese, si abbandonava a un massaggio prostatico rilassante che lo rimetteva al mondo. Masagio poco Lomantico .
Tornando a casa, Pierre si sentiva come rinato. Il mondo, visto attraverso gli occhi della sua nuova serenità, appariva più luminoso e colorato. E così, notte dopo notte, Pierre continuava a ripetere il suo rituale, trovando nel semplice gesto di prendersi cura di sé la forza per affrontare le sfide della sua vita.
Implicazioni dell’Auto-Esilio di Pierre.
Pierre si era imposto un regime esistenziale da uomo fuori dal tempo, un fossile vivente in un mondo che era andato in frantumi. Seduto sul suo divano sfondato, circondato dai suoi fedeli compagni animali, ascolta la radio trasmettere bollettini apocalittici.
La new entry delle pandemie: ” La peste dell’armadillo” variante Strokhausen come la chiamano gli esperti ha di nuovo sconvolto il già precario equilibrio del pianeta, e le sue conseguenze si fanno sentire ogni giorno di più.
Prima dell’apocalisse, Pierre era stato uno di quelli dell’onda lunga e cartina corta rizla del 68. Uno che ci aveva creduto a poter cambiare lo stato delle cose.
Un Editore di nicchia, un contro-rivoluzionario, un compagno piu o meno fedele, un padre piu o meno presente.
Ma quando la società, la sua “Stampa e Svampa” s.r.l. e quella con la S maiuscola era collassata e la civiltà era andata in rovina, aveva deciso di ritirarsi in questo piccolo appartamento, un rifugio sicuro in mezzo al caos.
I suoi giorni ora sono scanditi da una routine monotona: sveglia all’alba, una colazione frugale, qualche ora passata a coltivare le poche piante aromatiche sul balcone, e poi lunghe sessioni di radio ascolto. Per passare il tempo, aveva imparato a comunicare con i suoi animali: i pappagalli lo imitavano, i bull terrier lo guardavano con occhi fedeli e Wazoo, il siamese, si attorcigliava tra le sue gambe, purulento di indifferenza.
Il mondo fuori è un posto pericoloso. Le città sono diventate giungle d’asfalto ma un asfalto piu catramoso di quello della pellicola di John Huston, infestate da creature mutanti e bande di predoni. Pierre non ha alcuna voglia di avventurarsi là fuori. Preferisce la sicurezza della sua piccola bolla, anche se sa che non puo durare in eterno. ma almeno finire i suoi giorni a modo suo.
Epilogo.
Pierre soccombe alla variante Stokhausen del morbo, isolato dal mondo verrà ritrovato nel 2035 a fine long lockdown tramite segmenti di Dna, il medico legale ipotizza mangiato dai suoi fedeli compagni a 4 zampe, a loro volta autocannibalizzatisi. In un taccuino rigorosamente scritto a mano, il pronipote troverà degli appunti per un probabile libro-diario di bordo dal titolo: “Il Testamento di Pierre”.
A seguire lo schema sommario del Diario di bordo di un appestato accerchiato da incombenti nuove calamità:
La climate poverty e le disuguaglianze:
Un rifugiato climatico: Potremmo seguire le vicende di una persona costretta a lasciare la propria casa a causa degli eventi estremi legati al cambiamento climatico. Questo ci permetterebbe di esplorare temi come la migrazione, l’esodo di massa e la perdita della propria identità.
Una città del futuro: Potremmo immaginare una città del futuro divisa in due: una parte ricca, protetta da gigantesche cupole climatiche, e una parte povera, esposta agli effetti devastanti del cambiamento climatico.
Un’utopia o una distopia: Potremmo esplorare le possibili conseguenze del cambiamento climatico, immaginando un futuro in cui la natura ha riconquistato il suo spazio, oppure una società totalitaria che controlla le risorse naturali.
La noise poverty e la ricerca del silenzio:
Un artista in crisi: Potremmo seguire un musicista o uno scrittore che, impossibilitato a lavorare a causa del rumore costante, si ritira in un luogo remoto per ritrovare l’ispirazione.
Un’oasi di silenzio: Potremmo immaginare un luogo dove il silenzio è diventato un bene prezioso, venduto a prezzi esorbitanti. Questo potrebbe portare a una riflessione sulla nostra società basata sul consumo e sull’inquinamento acustico.
Una ribellione silenziosa: Un gruppo di persone potrebbe organizzare una protesta pacifica, basata sul silenzio, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della noise poverty.
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Mi ci ritrovo in questo tuo caos e sto a mio agio, io che di caos non so scrivere. Io che scrivo per immagini e sensazioni, amo sperimentare la tua scrittura perché è come essere buttata dentro al cestello di una lavatrice in centrifuga. Capisco quasi niente e mi ci vuole il vocabolario. Mi mancano, qui più che altre volte, i commenti di @biro che mi sciolgono alcuni dubbi ( anche se a volte peggiorano la situazione😅). Francesco, dove sei? Bravo Hugo, anzi bravissimo perché le riflessioni sulla nostra società ti sono congeniali e smuovono dubbi. Complimenti
Grazie davvero Cristiana! Rischio tutto, raschiando il fondo, accelerando in curva evitando di attardarmi su stilemi battuti. Tutto qui. La “scrittura digestiva” non la digerisco …
In questo preciso momento sono sul traghetto Palermo-Livorno, tratta acquatica del mio ritorno a casa. Domani autostrada fino a Nizza 🙂
Credo che il racconto sia l’esternazione di un disagio difficile da spiegare, che sta in testa, ma che a spiegarlo non ci si riesce a mettere in ordine tutto. In quest’ottica l’apparente caos della storia è eccezziunale. Io comunque (età a parte) un po’ in questo Pierre mi ci ritrovo. Non è più il nostro tempo, le cose sono cambiate, ma non come volevamo noi… Che forse non volevamo niente però ci credevamo. Ci siamo (i Pierre intendo) rifugiati in un conformismo che ci va stretto, però ci tiene al caldo in inverno e al fresco in estate. Insomma, dai, siamo diventati quello che odiavamo e ci tocca (ognuno a modo suo) di fuggire ogni tanto.
Hugo condisce con preziosismi come “generazione all’istante”, “inKiostro”, o anche “smorza-candela” ( 😅 )
Tra poco mi rituffo nel sito che ho finito gli impegni vacanzieri.
Francesco, bella tratta Palermo/Livorno, pensavo ci fosse una tratta diretta, tipo Palermo/Tolone? E pensare che la garibaldina Nizza era “cosa nostra” fino a qualche secolo fa…I tempi cambiano i confini geografici, della mente e dello spirito…Merci et Bon Voyage!
Grazie. No, non ci sono tratte dirette dalla Sicilia alla Francia. Si può andare a Genova, ma non mi convenivano gli orari.
Secondo me il prefisso “semi” l’hai gia eliminato. Un guazzabuglio- in senso buono- dei frammenti di una cultura tramontata (forse, chissà ) in nome di una strategia volta a rendere il mondo incomprensibile e ,insieme, tragicamente fatuo. Ma soprattutto vittima di ideologie irrazionali. Tutto questo, a mio avviso, può rintracciarsi nel tuo testo, originale e, a suo modo, forse profetico.
Elena innanzi tutto grazie per condividere questo sentimento globale/individuale sempre piu indeterminato e schizoide. Mi sento come molti miei coetanei su per giu, orfano del ‘900 di quel modus cogitandi che non riconosco piu da almeno una decina d’anni. Non mi sarei mai aspettato che un secolo che seppur “breve”, Hobsbawm docet, è stato cosi denso ed intenso, saturo di avanguardie, avvenimenti, rivoluzioni relativistiche/quantistiche. E nel giro di poco piu di due decenni si è fatta totalmente tabula rasa di questo secolo. Forse nel ‘900 è stato lo stesso per chi si era formato nell’800? Ai viaggiatori nel tempo posteri l’ardua sentenza 🙂
Tre l’ho già chiesto, Hugo.
Ma noi due ci conosciamo? Mi abiti vicino? Sei un parente stretto? Come fai a conoscere i miei progetti per il dopo-pensione? Perché continui a raccontarmi? Sei uno stalker? Un poliziotto? Un agente della Digos? Un angelo custode? Sei Laura Palmer? CHI SEI?
Beccato Giancarlo! se posso riconoscermi una qualità, è quella di essere una specie di antenna o parafulmine fantozziano che capta delle idee in quel minestrone che è oggi l’Iperuranio ma anche all’Ipercoop. Avverto questa strenua difesa alla discrezione, il diritto ai 15 minuti di anonimato, l’impossibilità dell’irrintracciabilità e se proprio dovessi trovare una fonte d’ispirazione fisica, oltre al sottoscritto ti nominerei un Editore oltranzista e testardo che alla fine della fiera ha dovuto chiudere baracca e burrattini con una c.e. in cui sicuramente sarai incappato, ricordi i mitici libricini a mille lire? c’est tout c’est nient
Ricordo molto bene i libri a mille lire. Ho una collezione di libri horror di quella collana. E tanti altri…
Comunque, bravo.
Grazie ancora!
Ma sai che si leggono proprio con piacere questi tuoi racconti semideliranti! Quando poi, terminato di leggere, si accende la radio e si ascoltanto le ultime notizie, si spera che arrivi presto un altro racconto.
Grazie mille Francesca, spero presto di poter eliminare il suffisso “semi’ al “delirio” 🙂
Non temere!