I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse al Luna Park Bohémien

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".


Ho accettato l’invito a cena dagli occhioni azzurri e tristi… una sera abbiamo parlato per caso: una mia amica era intenta a predare un amico degli occhioni, che si perdevano e spegnevano in una coppia di birre. Ho notato che ne ordinava sempre due, quasi a volersi impedire ogni possibile lucidità. La mia mano quasi da sola fece un cenno a quel ragazzo, i suo pantaloni neri si spostarono da uno scalino appiccicoso alla bianca sedia accanto alla mia. Confronti e lamenti, entrambi inquieti e arrabbiati… entrambi carichi di problemi, e delle frasi sbagliate di ex partner rognosi come quella malattia che ti crea polipi nel naso che non ti fanno respirare… e che tu devi asportare con dolore periodicamente. Avevamo ancora i nasi sanguinanti, un errare elegante e schivo; e un buffo fascino di cui molti si approfittavano con l’intento di “dare un’occhiata”. Lui mi porse due birre, che io scansai con nausea. Ho sempre odiato la birra, soprattutto la chiara. Odio le cose a buon mercato, odio le cose che ti riempiono la bocca facilmente… e che poi espelli al cesso con altrettanta facilità. Un po’ come le coscienze di molti… defecate più e più volte per non sentirne il peso nell’intestino. La mia amica andò via ed io e gli occhioni restammo a parlare per ore… mentre i putridi biondi capelli cercavano un contatto con me via cellulare. Quella sera, mentre parlavo con quel ragazzo esile e ubriaco ho visto quasi me, io forse più determinata e lucida… ma entrambi stavamo pagando colpe non del tutto nostre. Malattie, famiglie e fedine di fidanzamento… una capsula del tempo dissotterrata mentre parlavamo… e da quella cassa di eventi, entrambi ormai vedevamo solo i cadaveri degli anni gettati o confusi. Mentre lui parlava pensavo a quanto ciò che si estingue e decompone… diventi nutrimento per altro. Tutto torna alla matrice originaria… adesso era il momento. Preso il telefono tra le dita imparai in due minuti, grazie a Mister Google, come bloccare un numero telefonico: in due secondi i capelli biondi, che sembravano questo peso o questo gigante, divennero un niente. Caspita! Pensavo fosse una stronzata… invece mi sentii così bene.

Gli occhioni mi sono venuti a prendere alla stazione. La sua macchina è sporca e consunta… come il suo sguardo forgiato di eccessi e dolcezze mai ricevute. Due ragazzi gradevoli nell’aspetto, ma strani, feriti e cicatrizzati in più punti di corpo e spirito. Appena entrata nella sua casa il suo gatto mi passa attraverso le gambe… e il piccolo luogo, la sua tana e prigione, è esattamente come io lo avrei arredato. Ancora residuati dell’ex che lui non aveva ancora “bloccato”. Quanto siamo fragili: pur di sentire un legame teniamo prove di delitti consumati in silenzi e rotture relazionali poco rispettose.

Insieme ridiamo e tagliamo gli champignon per il risotto… il suo frigo è quasi vuoto… ma i suoi occhi lucidi sembrano trattenere le lacrime da tutta la vita. Mentre sbuccia l’aglio noto una cicatrice sul suo polso… mentre cerco una padella… sento odori familiari di sgrassatori a buon mercato e disperazione. La bellezza a volte è strana… la vera bellezza è nei luoghi incontaminati e negli animi tormentati. Cosa ha da raccontare o emanare, se non ciò che è misterioso… affascinante, inquietante: pathos cosmico e sgrassatore al limone.

Poggio la padella e lo abbraccio. Lui mi stringe come si stringe un salvagente di legno da salvataggio urgente: provando dolore, sentendone il peso, sentendosi meritevole di una possibilità.

Cinque anni. Tutto è stato caos, colite… miei sintomi fisici misteriosi. Ho avuto almeno quattro spaventi, sindromi e malattie diverse. Un amore consumato tra i miei Cavalieri dell’Apocalisse… che arrivano, purificano, uccidono… ribaltano. E tutto poi torna all’origine. Sono passati anni, ci siamo sposati. Noi sposati… è una parola che non usiamo mai… è un voto al fatto che se uno dei due stesse morendo, solo l’altro potrebbe decidere se staccare tutto o no. Famiglie, conoscenti… la sua dote musicale e le sue mani agili sul basso. Lo tocca come il cuoricino non faceva. Siamo due furie. Siamo due pulcini di rapace.

Abbiamo detto troppo spesso sì, siamo incompresi perché abbiamo capito quanto sia protettivo il “NO”.

Sessualità inquieta nel mio corpo ora malato di una malattia nuova: lo chiamano dolore cronico, neuropatico… neuro qualcosa. Non sono pazza, ma qualcosa in me reagisce a suo modo a ciò che vuole colpirmi: sia freddo, sia gente. Non c’è cura… e per sentirmi dire questo abbiamo speso ogni soldo del regalo di nozze. Abbiamo imparato a camminare in quei posti che anticamente venivano chiamati “MALEDETTI”; in realtà sono quei luoghi di magie e verità ancestrali che nessuno comprende: se ne ha paura per l’oscurità, le luci e i sussurri… ma i brividi sono ciò che ci sta tenendo vivi in una giostra bohémien.

Siamo così semplici ma così impenetrabili per il mondo. A ogni controllo dei miei nei, i Quattro Cavalieri si allertano; ed io e gli occhioni condividiamo un cappuccino. Il medico della terapia fisica c’ha provato con me… la cosa non ci disturba anzi ci diverte. Due nei sono cambiati e devo ricontrollarli presto… il nostro “stato libero” viene sigillato con uno scambio di sguardi. Che abbia inizio un altro giro sulla giostra… che non ha cavalli ma falchi e rami… e dolci tralci di uva succosa pendono dal tendone.

Che casino il mio corpo. Che buono questo cappuccino caldo. Lui non beve alcolici da due anni, io da due anni salto da uno psicoterapeuta all’altro… e ora sembro aver trovato un luogo carino dove vengo torturata benevolmente da una dottoressa riccia con una intelligenza fuori dal comune. Odio quella donna, amo quella donna. Ho imparato a dire frasi secche e chiare, a non definirmi ma a vestirmi di una pelle mia: intoccabile.

Sembra che noi due, cari occhioni, non la smettiamo di soffrire… come di cercare e godere: da un cappuccino, a un biscotto… a quella musica, a quei colori di cui ci sporchiamo le mani… fino a quelle fantasie che stiamo realizzando con la determinazione di una stagione degli Amori infinita… fino a “incontri” inusuali per chi professa titoli e determinazioni che tradisce nella segretezza di una doppia vita che in realtà, unendo le parti, non ne fa neanche mezza.

Gli altri ora ci affascinano, non ne abbiamo paura… qualcuno si avvicina e gioca, altri sono stimoli umani meravigliosi con cui parlare, creare… passeggiare. Siamo sempre solitari… ma non nascosti.

Il cappuccino è finito, la visita stavolta a quattro mesi e non a sei… su Instagram la vignetta di un film… “devi avere coscienza, non paura, coscienza che un giorno tu morirai”.

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".


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Discussioni

  1. Mi trovo in imbarazza a commentarti Francesca, la potenza della tua scrittura lascia senza parola, spesso mi sono ritrovato a rileggere frasi per assaporarne fino in fondo la bellezza.
    Bravissima.

  2. Eccomi, con il mio proverbiale ritardo, a leggere di come una storia dovrebbe finire e di come una relazione dovrebbe cominciare: con naturalezza, per caso, come un facile appetito da soddisfare. Di fronte ad una fine è facile anche scomodare la retorica della ciclicità, e infatti la citerò, perché è l’essenza di ogni esperienza di vita: si inseguono fasi a cui seguono fasi che il più delle volte segnano una fine e un inizio. Forse un giorno finiremo anche noi. Ma non è detto, forse non finiremo mai. Di certo c’è solo una cosa: ho visto che questa Serie è terminata e ne hai cominciata un’altra. Di “Malattia e normalità” conosco il messaggio, ne abbiamo parlato, e lo trovo meraviglioso.

  3. Ciao Francesca. Nell’episodio finale quella a colpirmi non è stata tanto la sofferenza, fisica e mentale, della tua “protagonista”. Devo essere sincera nel dirti che le hai fatto un dono prezioso: la complicità con un altro essere umano, Imperfetto, ora debole ora forte, complementare. E’ uno di quegli amori che non finiranno mai davvero, anche se le strade dovessero dividersi. La capacità di appartenersi con uno sguardo ed essere veri e nudi. La sicurezza di due anime che si rincorrono riconoscendosi e “giocando” una con l’altra di vita in vita.

  4. Episodio dark, oscuro nel vero senso del termine. La consapevolezza si riduce a pura, semplice, lancinante verità… ed è giusto così. In questo episodio – o meglio, in tutta la serie – la protagonista associa costantemente la sofferenza mentale a quella fisica: il corpo vincolato alla mente e viceversa. Già, indissolubilmente legati. Questo viaggio, quale la tua serie, è stato un continuo perdersi tra i meandri della tua mente… ma allo stesso tempo impone al lettore di riflettere sulla propria condizione e, in ultima analisi, sulla condizione in cui versa il genere umano. Applausi! 🙂

  5. Francesca, è stato un piacere leggere questa serie, più unica che rara, ma ormai dovresti sapere come la penso. In questo atto conclusivo, al di là di una rinascita e riscatto già percepito da me nell’episodio precedente, ho visto una coppia di lupi solitari che finalmente si son ritrovati nella condivisione del tutto attraverso un amore si frastagliato, sofferente, ma vissuto senza timore, con dolcezza e passione ricercando sempre il meglio in ogni attimo che risulta sempre fuggevole, forse l’ultimo, forse no, ma comunque meritevole di essere vissuto, nel bene e nel male. È stato bello condividere questo viaggio folle, sensuale, rabbioso e delicato ricco di simboli e contrasti, e spero di rivedere presto i graffi della tua creatività. Non mi resta altro che dirti a presto e… brava, di tutto cuore?!

  6. In conclusione, la protagonista è stata in grado di emergere dall’oblio come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Un finale che ho apprezzato veramente tanto.
    Aspetto qualche altro tuo scritto qui su Edizioni Open! ❤

  7. “Non sono pazza”,vabbè, un pochetto magari…?
    A parte gli scherzi, ho trovato questo episodio conclusivo meno ricercato stilisticamente rispetto ai precedenti, tuttavia la forza del tuo coraggio non ne risente, anzi! La mancanza di abbellimenti e fronzoli aiuta a focalizzare l’attenzione sulla voglia di rinascere. Combattere e vivere. Ciao Rose. Ciao Francesca.?