I templi di Kyoto

Serie: Konnichiwa Tokyo

Passiamo al secondo tempio. Il Fushimi-inari, caratteristico per quel tunnel creato con una fila di portali color vermiglio chiamati i torii, messi in fila uno dietro l’altro. Per arrivarci dal primo tempio non è facile, bus e treno, senza Yuki mi sarei perso di sicuro.

Il torii rappresenta la demarcazione fra il luogo profano e il luogo sacro, un portale sacro, presente nelle strade di ingresso di tutti i templi shintoisti. Di pietra, di legno, dipinti di bianco o, come in questo caso, dipinti di vermiglio, il colore della sacralità, dei rituali della preghiera e della purificazione. Il nome non sembrerebbe molto sacro: tori=uccello i=luogo, quindi, luogo dove si posano gli uccelli; ma l’origine del nome è ancora controversa. Comunque passarci sotto è di buon auspicio e purifica, si vede che gli uccelli qui sono più educati e rispettosi che da noi.

All’ingresso c’è il torii principale e dopo una scalinata prima di entrare nel recinto sacro c’è, come in tutti i templi, una vasca, per il rito della purificazione: con uno dei vari mestoli dal manico lungo, appoggiati sopra la vasca, si prende un po’ di acqua e si versa su una mano e sull’altra, poi si mette il mestolo in verticale per far scendere l’acqua rimasta e con la mano bagnata ci si bagna la bocca. Su ogni mestolo c’è una scritta che indica la fortuna, la bellezza, il successo, la salute; ognuno prende il mestolo a cui tiene di più. Ci avviciniamo al primo tempio, ci sono delle persone a pregare e si ferma anche Yuki, la seguo. Per pregare si butta un obolo in una grossa cassa di legno, si suona una campana e si battono due volte le mani per segnalare la presenza alla divinità locale. Appena finito guardo Yuki che mi chiede – Come è andata? – le rispondo – Bene, solo che non parla italiano e quindi non mi ha risposto – mi sorride e dice – Guarda che non può risponderti comunque perché è un cane – ops, ah, pensai, “ora capisco quelle due statue di cani davanti al santuario”. Parlando, mi spiega meglio: in realtà non è un cane ma sono due volpi maschio e femmina come angeli custodi e messaggeri del Dio Inari, e per questo venerate.

Continuiamo a salire e finalmente inizia il tunnel di torii. Fantastico! Inizio subito a scattare foto. Finito un gruppo di torii grandi, ce ne è uno con dei torii più piccoli. Bello continuiamo con le foto. Finito questo, ne riinizia un altro e poi un altro ancora. Dopo una mezz’ora di cammino, il tunnel di torii non accennava a finire. E’ vero non avevo letto bene la guida e non avevo neanche notato le indicazioni all’inizio del percorso, e a quanto pare neanche Yuki. Arriviamo ad un cartello che indica il percorso: stiamo scalando la montagna e c’è ancora un’ora di cammino. Ci guardiamo, sorridiamo, ma non ci perdiamo d’animo, si va. Yuki mi parla di se, della sua città, dei suoi viaggi in Europa, delle loro tradizioni, della loro scrittura, del suo lavoro. Lei non ha molti giorni di ferie perché è all’inizio del lavoro e non ha weekend di riposo. Lei lavora costantemente 7 giorni su 7, 8 ore al giorno, fino alla fine del progetto , ed ora, finito il progetto, si è presa dei giorni di riposo. Mi parla e guarda stupita la mia faccia stupita – E’ normalissimo in Giappone, viviamo per lavorare – Ed io penso alla fortuna che abbiamo noi ad avere un Dio che almeno al settimo giorno si è riposato.

Mentre scendiamo dalla montagna, la luce del tramonto entra tra i torii creando uno spettacolo nello spettacolo. Quando si sale tutti i torii sono senza scritte che si leggono solo nell’altro lato durante la discesa. Le scritte indicano il nome della compagnia che lo ha eretto e che lo mantiene, affidandosi al Dio Inari (il Dio del riso) per il successo e la prosperità; ci sono in totale quasi 10.000 torii. Ritorniamo in stazione, ci scambiamo i contatti e saluto la mia nuova amica che deve tornare in serata ad Osaka.

Vado nell’albergo che avevo prenotato. Non è molto lontano dalla stazione. Mi accoglie alla una signora in kimono e mi accompagna in camera. La camera è come avevo visto in foto in perfetto stile giapponese: tatami a terra, separé in carta di riso, tavolinetto basso per il tè. Ma non c’è il letto. La signora mi indica nell’armadio il materasso da mettere a terra e tutto il necessario; quando voglio sposto il tavolino, le sedie e mi creo la camera da letto. La camera è splendida e rimango un po’ a contemplarla; quel minimal che mi fa impazzire. Poi noto che per il bagno hanno avuto lo stesso arredatore della casa mia di Tokyo, è lo stesso identico blocco di plastica.

La serata la passo nel quartiere di Gion: stradine piccole, piene di lanterne e locali tradizionali molto caratteristici, con grandi terrazze sul fiume. Li incontro Alessandro, un ragazzo di Milano che è li per lavoro ed ha abbinato al suo viaggio di lavoro dei giorni di vacanza. Parliamo e camminiamo per un’ora ma lui è in cerca della movida milanese a Kyoto ed io di riposo, quindi, ci separiamo.

Il giorno seguente mi sento già un po’ più padrone di questa città. È splendida e non basterebbe una settimana per visitare tutti i suoi templi. Un biglietto dell’autobus costa 230 yen ma con 500 yen direttamente il conduttore ti da un biglietto valido per un giorno per tutti gli autobus, ottimo, e cosi faccio. Girando con gli autobus visito altri templi tra i quali: il Ginkakuji, il tempio d’argento che però non ha niente d’argento, ma ha uno splendido giardino giapponese ed un giardino di sabbia Zen con un grande cono di sabbia che simboleggia il sacro monte Fuji, l’imponente Higashi Hongan-ji, vicino al centro città e poi il più bello di tutti, il Kinkaku-ji. Il tempio d’orato. Questo veramente ricoperto d’oro puro, dove mi concedo anche un tè con, chiaramente, foglioline d’oro. Evidenzio solo un piccolo fatto: mentre sono In fila per il biglietto del Kinkaku-ji vedo vicino a me due ragazzi di 12-13 anni, il primo, forse non vedendomi, mi passa avanti, il secondo lo richiama subito indicando verso di me, quando gli faccio notare che possono tranquillamente passare avanti, mi ringraziano entrambi con una serie di inchini. Dovrebbe essere una cosa normale, ma io mi stupisco piacevolmente.

Si riparte per Tokyo. Sullo Shinkansen tutti i posti vicino ai finestrini di sinistra sono occupati, mi siedo accanto ad un signore e gli chiedo informazioni per il monte Fuji. Mi dice che lui scenderà prima, a Nagoya, quindi potrò prendere il suo posto, e mi informa che dopo 40 minuti da Nagoya dovrei vederlo. Infatti precisamente come indicato, dopo circa 40 minuti, da dietro una montagna compare improvvisamente; scolorito e sbiadito dalla foschia ma imponente, geometrico e bellissimo, il monte Fuji.

Serie: Konnichiwa Tokyo
  • Episodio 1: San Benedetto-Tokyo
  • Episodio 2: Sanja Masturi
  • Episodio 3: Rispetto – Fiducia – Prevenzione
  • Episodio 4: Yuki fiocco di neve
  • Episodio 5: I templi di Kyoto
  • Episodio 6: Il tempio del sumo
  • Episodio 7: Ultimo giro per Tokyo
  • Episodio 8: Arrivederci Kumiko
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Giorgio, Micol ha ragione, il tuo diario è qualcosa di diverso dal resto, la varietà serve in questa piattaforma, col tempo la gente apprezzerà, e comunque, avrai sempre come minimo me e Micol che ti accompagneranno in questo splendido cammino nella cultura giapponese! Beh, torniamo all’episodio, rimango sempre affascinato dai luoghi che mi fai conoscere, e il tuo tocco ironico mi strappa sempre un sorriso, e la lettura scorre con grande semplicità, a parte i nomi giapponesi, ma va beh. Non mollare, io e Micol aspettiamo il prossimo episodio!

    2. Micol Fusca

      Ciao Giorgio, ho deciso di mettere i tuoi racconti in un file e farne una personale guida turistica :D. Il progetto per l’anno prossimo è vivo più che mai, i tuoi racconti non fanno che alimentare tizzoni della mia decisione.

      1. Giorgio Scattolini Post author

        Ciao Micol, bene, felice del tuo gradimento. Visto lo scarso interesse generale avevo pensato di smettere ma visto il tuo interesse continuo con le pubblicazioni. Se vuoi ti invio direttamente il PDF completo 😉

      2. Micol Fusca

        Sarebbe un peccato perderti, Giorgio. I primi passi su Open sono quelli più complicati, ci vuole del tempo per farsi conoscere nella marea di splendidi racconti che vengono pubblicati ogni giorno. I tuoi mi hanno attratta perché freschi, curati, scritti con maestria. Ho trovato la “poesia” che attendo da quel luogo per me un po’ magico: il Giappone. Hai saputo avvicinarmi a quel mondo meglio di tanti altri scritti. Il tuo è un diario pulito, che ha acceso in me la curiosità e il desiderio di conoscere altri luoghi. Ti ringrazio per l’offerta, sarei davvero onorata di leggere il tuo scritto (mi trovi su facebook con lo stesso nome che utilizzo qui). Penso davvero che la tua presenza qui, sia importante.