IL BAMBINO DEL BURRONE

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


Un bambino viene ritrovato senza vita vicino un torrente. La notizia desta grande emozione nella valle e causerà numerose conseguenze.

CONTRADA DEL LUPO

«Entra pure.»

I due si fissarono per un attimo. Cleros aveva paura di parlargli, Gregorio, invece, di ascoltarlo. Lo conosceva talmente bene che gli bastò semplicemente osservarlo in volto per capire che qualcosa non andasse.

«Cosa devi dirmi di tanto importante?» gli chiese.

Sulla faccia di Cleros si formò un’espressione d’incredulità, data la sorprendente sagacia dell’amico: Gregorio era perspicace, questo lo sapeva, ma non si aspettava fino a quel punto. Si sedette, allora, di fronte al suo amico, iniziando a tirare le pellicine delle dita nervosamente.

«Volevo dirti…»

Si fermò per un secondo. Abbassò lo sguardo, si soffermò sulle mani ormai distrutte e poi riprese:  «…che hanno trovato il corpo senza vita di un bambino, in un burrone» concluse. Le parole, come se soppesate una ad una, furono pronunciate con un filo di voce, quasi a voler impedire a Gregorio di poterle sentire.

Dall’altra parte vi fu un gelido silenzio. L’altro lo osservò attentamente, poi proseguì.

«Quando l’hanno ritrovato, il suo volto era sfigurato. Era impossibile identificarlo.»

Si tormentava le mani.

«Ma hanno trovato qualcosa vicino al cadavere…»

Infilò la mano nella tasca del cappotto e la sollevò subito dopo, mostrando un oggetto: «Questa catenina» gli disse. «È di tuo nipote, vero?»

Con gli occhi ormai lucidi, Gregorio la osservò attentamente e la riconobbe: quella catenina era di Enea, ne era certo. Scagliò con forza il primo oggetto a portata di mano sulla parete di fronte, frantumandolo, ma non aprì bocca. Le parole gli si strozzarono in gola, e il dolore era troppo forte anche solo per tentare di pronunciarne una. Era l’unica cosa che poteva fare, in quello stato.

«Dove l’hanno trovato?» riuscì a chiedere con un filo di voce, quasi sussurrando.

Cleros ripose la catenina in tasca.

«Nel burrone Tormento, vicino un piccolo torrente.»

«Quando?»

«Stamattina presto. È stato il proprietario di un terreno lì vicino ad allertare la Polizia quando lo ha trovato.»

Gregorio aveva il volto rigato dalle lacrime.

«Devi portarmi in caserma, per piacere.»

Il suo era più un’ordine che una richiesta. Desiderava parlare col responsabile delle indagini, capire bene cosa fosse successo, ma per farlo doveva recarsi forzatamente in città, alla caserma “Carpar”.

Cleros lo fissò interdetto, non sapeva cosa fare. Il commissario gli aveva espressamente comandato di controllarlo ad ogni costo, e di impedirgli di uscire di casa anche con metodi poco ortodossi. Il motivo per cui dovesse comportarsi in tale modo non lo comprendeva, ma non poteva neanche opporsi agli ordini. Tuttavia, l’amicizia che lo legava a Gregorio era davvero profonda, e non poteva esimersi dal concedergli quella piccola richiesta; in fin dei conti, in città, era lui a portarcelo. Annuì. 

«Andiamo» gli disse.

Partirono immediatamente. In macchina, Gregorio tentava di nascondere il suo dolore dietro una maschera di totale indifferenza, ma i suoi singhiozzi, lungo la strada, tradivano la sua emozione.

Suo padre gli diceva sempre questo: ”Devi mostrarti forte, risoluto come un orso. Devi essere sempre inespressivo, anche se ti stessero torturando, anche se stessero per fucilarti.”

Ma come si poteva essere inespressivi in questo caso? Amava Enea, e lo considerava come un figlio. Lo aveva cresciuto fin da quando aveva pochi giorni, fin da quando sua sorella Elena gliel’aveva affidato. Diceva di non essere pronta per la maternità, di non volerlo quel figlio, ma nonostante tutto preferiva affidarlo alle cure del fratello piuttosto che abbandonarlo in città. Lui, invece, dal canto suo, non riusciva a rifiutare quel bambino, e soltanto l’idea di causargli un danno attraverso un suo rifiuto lo faceva soffrire. Dal giorno in cui gli aveva lasciato Enea, sua sorella scompariva per lunghi periodi, poi improvvisamente ricompariva di tanto in tanto, restava un po’ con lui e riscompariva di nuovo. 

Gregorio si era riproposto di rimanere isolato da tutto e da tutti, anche dai suoi stessi familiari, e di restare lontano dal mondo cittadino. I rapporti con la sua famiglia erano ormai totalmente incrinati: i suoi genitori non gli rivolgevano più la parola; con suo fratello, alcuni anni prima, ebbe un duro alterco durante cui volarono parole pesanti e si arrivò anche allo scontro fisico. Sua sorella, di fatto, era l’unico membro della famiglia con cui continuava a parlare normalmente. Alle origini dell’odio verso la propria famiglia, vi era principalmente il trattamento riservatogli dai genitori, incapaci di comprenderlo fino in fondo e propensi, al contrario, a preferire in modo manifesto suo fratello Alberto e sua sorella. Gli rinfacciavano tutto, lo redarguivano e lo punivano sempre, anche per una sciocchezza di poco conto. Numerose volte lo umiliavano pure pubblicamente: “il mediocre”, lo definiva suo padre; sua madre, invece, utilizzava epiteti irripetibili, ancor più gravi.

CASERMA “CARPAR”

Arrivarono in città dopo circa quaranta minuti. Le strade erano calme e silenziose, prive di vita, e soltanto poche persone le attraversavano in auto o a piedi per passeggiare. In cielo, una falce bianca color avorio risplendeva favolosamente grazie alla limpidezza del cielo. Cleros guidò Gregorio fino all’ufficio del commissario e, dopo aver parlato animatamente col suo capo, da solo, per alcuni minuti, lo invitò a entrare.

«Si accomodi» debuttò il commissario. «Prima di porle delle domande, signor Caballario, mi permetta di esprimerle il mio dispiacere per ciò che è avvenuto a suo nipote. Faremo di tutto per scoprire il colpevole di questo vergognoso atto.»

«Dov’è ora?», chiese Gregorio con la voce rotta dall’emozione. Fissava un punto indefinito del pavimento, in quel momento, e non riusciva a rivolgere lo sguardo verso il poliziotto se non per pochissimi secondi.

Il commissario restò in silenzio, non rispose a quella domanda. Guardò quell’uomo distrutto dal dolore con i suoi occhi blu come l’oceano, cercando di scrutare ogni suo movimento o espressione. Poi sospirò.

«L’hanno portato al carcere di Monte Perto. Era l’unico posto più vicino al luogo del ritrovamento in cui poter spostare il corpo. Mi dispiace.»

Gregorio schiuse la bocca, ma non disse nulla. Cleros non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, preoccupato e addolorato com’era per lui. Il commissario attese qualche secondo prima di riprendere la parola.

«Comprendo il suo dolore signor Caballario, ma devo porle alcune domande per meglio comprendere la dinamica dei fatti.»

Gregorio fece un cenno di assenso con la testa, quasi impercettibile, ma sperò in cuor suo che quell’interrogatorio durasse soltanto pochi minuti. Stava per esplodere.

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Suo padre gli diceva sempre questo: ”Devi mostrarti forte, risoluto come un orso. Devi essere sempre inespressivo, anche se ti stessero torturando, anche se stessero per fucilarti.”
    Questo passaggio mi ha lasciato senza fiato. Con un inizio così, non posso fare a meno di passare al secondo episodio!

  2. Passare dalla divertente serie sui due cugini a questa molto più cupa è stato come un piccolo shock. D’altro canto è anche vero che ho sempre apprezzato ed elogiato gli scrittori flessibili che sanno giostrarsi tra un genere e l’altro.
    Bellissimo inizio Alfredo, ora recupererò il resto! 😼

  3. Finalmente! Era da tempo che cercavo una storia così, e, avventurandomi nel labirintico universo di Edizioni Open, l’ho finalmente trovata. Che dire, non potrei esserne più felice

  4. Ho visto che hai appena pubblicato il terzo episodio, così ho iniziato a leggere tutta la serie. Questo primo episodio promette bene: sono molto curiosa di scoprire le cause della morte di Enea.

    1. Ciao Arianna, sono contentissimo che l’episodio ti sia piaciuto e che ti abbia colpito positivamente!! Continua a rimanere sintonizzata con la serie, mi raccomando ahah.
      A parte gli scherzi, grazie mille davvero, gentilissima!! ❤️😊

  5. Molto toccante e coinvolgente come inizio. Rispetto all”!altra serie ho notato un cambio radicale, sia nei contenut, sia nella scrittura. Hai dimostrato un ottima versatilità nello stile. Molto bravo, Aspetto il seguito!

  6. Ciao Alfredo. Bella la storia che ci stai per raccontare, toccante e coinvolgente e come la racconti. Interessante anche il modo in cui hai saputo introdurre i personaggi, già ben delineando le loro caratteristiche psicologiche e anche fisiche. Seguirò la serie molto volentieri 🙂

    1. Ciao Antonio. Mi fa piacere che il mio racconto ti abbia colpito positivamente. Cercherò di fare tutto il possibile affinché la tensione non scemi nei successivi episodi. Grazie ancora!!

  7. L’atmosfera che hai allestito per questo inizio è molto plumbea, mentre gli eventi si articolano con chiarezza, in una narrazione snella che non sacrifica gli squarci introspettivi caratterizzanti della scena e del suo carico di tensioni e accadimenti sinistri che attanagliano i personaggi e il loro sfondo vivo. Molto bello l’attacco asciutto dell’episodio con una battuta corta, secca, essenziale ma dinamica, utilizzando il discorso diretto come prima pennellata: «Entra pure.» È come fare precipitare il lettore già nel vivo di una dimensione che preesiste dalla sua esperienza, essendo l’episodio sedimento di qualcosa di tremendo e di già accaduto, ma che continua ad accadere. Tutto molto fluido e ben congegnato.