
Il bene è alla luce della luna
Serie: Fino all'ultima paura
- Episodio 1: Il dolore di essere le stesse persone
- Episodio 2: L’amore è quello che facevo
- Episodio 3: Il dolore di essere persone diverse
- Episodio 4: L’amore è quello che farò
- Episodio 5: L’intromissione delle domande
- Episodio 6: L’amore è quello che faccio
- Episodio 7: La paura è alla luce del tramonto
- Episodio 8: Il male è alla luce del sole
- Episodio 9: L’intromissione delle risposte
- Episodio 10: Resistere per non morire
- Episodio 1: Armi invisibili
- Episodio 2: Il bene è alla luce della luna
- Episodio 3: È così che deve iniziare
- Episodio 4: Resistere per non soffrire
- Episodio 5: Armi visibili
- Episodio 6: Sentimenti negati
- Episodio 7: È così che deve finire
- Episodio 8: Sentimenti promessi
- Episodio 9: La paura del passato
- Episodio 10: Sentimenti sospesi
- Episodio 1: La paura del futuro
- Episodio 2: Operazione cena fuori al via
- Episodio 3: La paura del presente
- Episodio 4: Operazione casa nuova al via
- Episodio 5: La tormentata decisione
- Episodio 6: Operazione aperitivo fuori al via
- Episodio 7: L’unica decisione
- Episodio 8: La condizione dei ricordi
- Episodio 9: La giusta decisione
- Episodio 10: La condizione delle scelte
- Episodio 1: Il dolore di essere persone nuove
- Episodio 2: La condizione delle certezze
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Novembre 2016
Bergamo
Alle quattro di pomeriggio di un novembre caldo, l’aspetto senza più sogni per la testa, e non per lei, ma per una situazione che nel giro di poche ore ha sollevato un polverone spesso di perplessità.
Adesso, sono disposto a credere a ciò che lui ha confessato, ma non so come provarlo.
Esattamente come, adesso, sono a disposto a credere che mi sono innamorato di Beatrice, ma non so come dimostrarlo.
Confessione criminale contro confessione sentimentale, e forse entrambe vittime di una sottile, e imprevedibile, solitudine.
Batini ha confessato, ma non è la confessione che ognuno di noi si aspettava.
Ieri i suoi occhi mi puntavano addosso, come avesse lui il ruolo predominante, l’assoluta certezza di quello che stava facendo.
“Dov’è il suo avvocato?”
I neon abbaglianti in interrogatori taglienti.
“Non l’ho voluto con me.”
“Sono obbligato a chiederle conferma della sua scelta.”
“Sono cosciente di quello che faccio, se Caterina fosse qui non me lo permetterebbe.”
Sorvolo sul chiamare per nome il proprio avvocato, cerco, come nei migliori dei telefilm, uno specchio in cui controllare lo stato delle mie occhiaie, ma non c’è, questa è la realtà e torno con gli occhi addosso a lui.
“Quindi lei confessa la violenza ma non l’omicidio?”
“Sì.”
“Perché dovrei crederle? Sa cercando solo attenuanti per la pena.”
“Con quello che ha in mano lei, commissario, di qui non uscirò mai. E sa bene qual è la conclusione per i pedofili in carcere. Guardi qui.”
Mi indica i suoi bicipiti gonfi e tumefatti. Ci sono tagli appena sotto il collo diafano e nell’addome un rigonfiamento da scosse ripetute, il dente sinistro invece, coperto da smorfie indecifrabili, è scheggiato e dondolante.
“Ci tenevi a Ylenia, perché farle anche questo?”
“Solo questo, commissario, solo questo.”
“Va bene, perché farle solo questo?”
“Perché sarebbe morta senza sapere cosa si prova.”
“Sarebbe morta?”
“Sì.”
“Quindi era viva l’ultima volta che l’hai vista?”
“Sì.”
“Allora l’hai uccisa tu?”
“No.”
“Sei disposto a dirci tutto?”
“Tutta la verità nient’altro che la verità.”
“Non credo ti convenga prenderci in giro.”
“Sono assoluto serio.”
“E allora racconta.”
I suoi occhi sono scintillanti di cose non dette e pronte ad uscire fuori in un unico episodio, come una serie originale di macabre verità.
“Stavo costeggiando la strada della comunità.”
“Quando?”
“Gli ultimi giorno di agosto.”
“Più precisamente?”
“29 agosto 2016, saranno state le quattro del pomeriggio. Un sole cocente. E adesso commissario, riservi le domande per dopo, ora racconto.”
Trattengo la rabbia e la frustrazione notando che lui, per essere un giardiniere, di sole ne ha preso ben poco sulla pelle.
“Continua.”
“Dovevo rastrellare i campi attorno alla cinta, ho fermato il camioncino alla fine della strada, dentro la rientranza di una curva, ho sentito rantolare e ho cercato quella voce. Lei era stesa in una pozza di sangue spessa, mi sono spaventato, stava morendo.”
“E non hai fatto niente?”
“Ho detto niente interruzioni. No, sarebbe stato comunque tardi, e avrebbero pensato che ad ucciderla fossi stato io.”
“Non sei un medico, non stava a te deciderlo. Potevi salvarla.”
“Le dico di no, commissario, il sangue era troppo e lei troppo confusa. Stava già lasciando questa terra.”
“E cosa hai fatto allora? L’hai violentata lì?”
“Era da tanto che volevo toccarla, baciarla, avevo solo paura che lei non lo volesse quanto me, la sua mente era piena solo dal desiderio di tornare a casa, riabbracciare i suoi genitori. Ma l’ho trovata ancora calda, capisce? Mi ha detto aiutami, con un fiato leggerissimo. Lei sarebbe morta senza sapere cosa fosse l’amore ed io la desideravo da così tanto, a quel punto ho pensato che fosse giusto darle quella felicità prima della morte.”
Nessuno, dentro quell’interrogatorio, ha il coraggio ora di guardarsi in faccia, un disgustoso prepotente invade le viscere di tutto noi, tranne della voce narrante che, a detta sua, nel tragico finale ha comunque garantito il lieto fine alla vittima.
“E poi, poi cosa hai fatto?”
“Ho fatto l’orgasmo più bello di tutta la mia vita e me ne sono andato, non volevo vederla morire completamente.”
“Era ancora viva quando te ne sei andato?”
“Aveva gli occhi socchiusi, sull’ultimo non era ormai più cosciente, ma respirava ancora. Ho finito l’ultimo pezzo di strada, sono salito sul furgoncino, sono andato a prendere un panino e sono tornato a casa. Nella notte, mi sono chiesto se sarebbe stato giusto farla ritrovare così, la mattina dopo sono andato per avvolgerla in una coperta e per darle una pettinata ai capelli, ma lei non c’era più.”
“Il suo corpo era sparito?”
“Sì.”
“Se non l’hai uccisa tu, perché tutto questo?”
“La volevo, era l’ultima opportunità per averla, ma non volevo essere accusato ingiustamente. Adesso che sono comunque qui, pagherò io, ma voglio che troviate chi l’ha fatta morire, davvero.”
“Anche voi avete una morale, quindi.”
E nessuno ha aggiunto più una parola.
Adesso sono le quattro e un quarto, l’ora in cui, ormai so, circa due mesi Ylenia è morta.
Batini mi ha convinto, ma nessuno permetterebbe concretamente di lasciarsi scappare un colpevole così idoneo per uno probabilmente più reale, ma meno certo e identificabile.
Aspetto Beatrice, senza più nessun segno d’amore sul volto e mi appresto a fare la seconda chiamata necessaria, quella meno piacevole e decisamente anche meno evitabile.
Una voce incerta mi accoglie dall’altra parte.
“Pronto?”
“Caterina, sono Prandoni.”
“Fabrizio, ti stavo per chiamare io. Devo parlarti.”
“Anche io. Che succede?”
“Ho un sospetto e ho bisogno del tuo aiuto.”
“Io invece ho il mio sospettato, il tuo cliente. Ha confessato la violenza su Ylenia, ha rifiutato la tua consulenza, non dovrei parlartene, ma credo sia il caso di capire cosa realmente sta succedendo.”
“Cosa ha fatto? Che imbecille! E perché me lo dici tu?”
“Perché credo alla sua innocenza riguardo all’omicidio, ma non ho idea di come fare. Tu perché mi cercavi?”
“Puoi fare delle ricerche su un nominativo, senza delle reali indagini?”
“Tecnicamente no, ma posso. Allora, che succede?”
“Mi hanno rubato dei dati di clienti, e devo capire perché. In verità, si tratta proprio del caso Batini.”
“E cosa aspetti a dirmelo?”
“Non sapevo che il mio cliente avesse fatto una confessione. Casualità?”
“Come poliziotto sai che sono geneticamente impossibilitato a credere in queste coincidenze.”
“Allora ci vediamo stasera.”
“Stasera non posso.”
“Vedi di riuscirsi, Fabrizio.”
“Va bene, ma sul tardi.”
“Non sarebbe la prima volta. A mezzanotte all’appartamento di Piazza Pontida, a dopo.”
Caterina non accetta repliche, riaggancia senza la possibilità di un no, il treno di Beatrice sta per arrivare tra poco ed io che per una sera volevo che ci volessimo bene alla luce della luna, con un bicchiere di vino nelle nostre mani, sarò costretto a dire alla donna che amo, che l’amore, quello, ormai non lo faremo più.
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Dalla mia cella la luna non posso vederla, ogni sera mi sputano addosso, come se fosse una candeggina abbastanza potente da lavarmi l’anima, morirò, non so esattamente tra quanti giorni, ma accadrà presto, probabilmente sarò accoltellato, la cosa più facile in prigione, e dovrei davanti alla morte chiedere ammenda per ogni peccato e sentirmi colpevole per ogni male commesso.
Degli altri bambini mi interessa poco, il mio unico rimpianto rimane Ylenia, una volta mi disse che nei suoi sogni avrebbe voluto far l’amore di sera per la prima volta perché il bene è alla luce della luna, mentre io l’avevo presa in un pomeriggio caldo e luminoso di agosto, deludendo le sue aspettative.
“E dell’amore, che mi dici?”
Eravamo appoggiati sulla sua bicicletta, prima che inforcata l’ultima curva e vissuta l’ultima paura della giornata, tornasse in comunità.
“Sono ancora troppo piccola.”
“Ma come lo immagini?”
“Di sera, con la luna e le candele e lui che mi vuole bene, tanto.”
“Sarà così, è impossibile non volerti tanto bene.”
“Me lo dice anche Marika.”
“L’hai sentita ancora?”
“Dalla vacanza a Livorno ci scriviamo messaggi, continuano a programmare la nostra fuga, chissà se lo faremo davvero.”
Si sentiva nella sua voce la volontà di ribaltare il destino e l’impossibilità fisica di farlo.
“Ma non vorrai farlo davvero? Come faccio senza di te?”
“Se so come, lo farò. Tu troverai una fidanzata e così saremo tutti felici. Adesso devo andare, sta arrivando l’ora di cena. Ci vediamo.”
Sfiorò il mio braccio e per me fu tutto, un atto completo d’amore, un brivido lunghissimo lungo la schiena anche se lei, oltre le spighe, stava già preparandosi ad andare ad apparecchiare la tavola per la cena con gli altri ragazzi.
Quanto vorrei vedere il cielo ora, a pieno, per ricordarmi che il bene è alla luce della luna, come mi aveva detta Ylenia quel giorno e immaginarla ancora serena, viva, a ridarmi nuovamente un brivido sulla pelle.
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Io e Fabrizio siamo sulla terrazza di casa sua, i clacson si ovattano con le nuvole nel cielo e rimbalzano tra il chiarore delle stelle, mi ha preparato un branzino buonissimo, la luna è vivida e lui, mentre mi mette una coperta sulle spalle, si scusa sulla sua prossima assenza.
“Mi spiace, non avevo previsto di lasciarti sola.”
“Non fa niente, è lavoro.”
“Non avremmo fatto l’amore comunque, vero?”
“No.”
“Mi sono innamorato di te, Bea. E altrettanto sinceramente so che devo lasciarti andare.”
Il nostro bene ora è alla luce della luna, splendente e altamente impossibile.
“Lasciarmi sola è la cosa più giusta che tu possa fare.”
E sa benissimo che non mi riferisco solo a questa sera.
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