
Il buongiorno si vede dal mattino
Serie: SENZA DENTI
- Episodio 1: Dinamica semplice di un incidente complesso
- Episodio 2: Chi non salta in ambulanza morto è!
- Episodio 3: Welcome to Hospital
- Episodio 4: Il Primo Chirurgo… non si scorda mai!
- Episodio 5: Un tranquillo corridoio di Paura
- Episodio 6: Il Presagio
- Episodio 7: Pensieri e Complessi
- Episodio 8: Topexan e il Lupo Mannaro
- Episodio 9: Tv in camera che sballo!
- Episodio 10: Il buongiorno si vede dal mattino
- Episodio 1: Super Slot!
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Verso le 10,30 gli infermieri iniziano a muoversi come api operaie, dopo qualche minuto, fa capolino nella stanza un carrellino sgangherato colmo di medicinali, cartelle cliniche e sulla sua sommità un pc portatile, al suo comando un’infermiera molto carina e al suo seguito un drappello di tre altre infermiere in scorta al medico di turno, ultimo nella sfilata.
Insomma dimenticatevi Doctor House o E.R. Medici in prima linea, tutta altra storia. Altro stile. Avete presente il “Medico della Mutua” con Alberto Sordi? Uguale. Un dottore con la faccia tronfia accerchiato da ben 4 dottoresse giovanissime. Una leggeva la cartella, una scriveva al pc, una apriva la bocca ai pazienti e abbassava la lingua e l’ultima annuiva qualsiasi cosa dicesse il Dottore. Uno spettacolo.
Comunque le visite partono dal vecchio signore di fronte a me appena svegliato da una delle Amazzoni. Dalle coperte emerge un vecchio bianco dall’antico pelo (per citare Dante), un signore con un ascesso gigante che finiva tutt’uno con il doppio e triplo mento. Appena seduto sul letto, il vecchietto sbuffa e si lamenta per la nottata trascorsa insonne. Io l’ho sempre visto sotto le coperte e immobile. Se è stato insonne ha giocato a fare la statua di cera. Purtroppo quella passata fu la sua unica nottata tranquilla da statua di cera…
La dottoressa numero uno divarica la bocca del vecchietto, il Dottore da una rapida occhiata tra le fauci e subito dopo dà qualche indicazione alla dottoressa scrivana, tutte annuiscono e sorridono soddisfatte. Il vecchietto tace, sorride, capisce credo molto poco e ringrazia con sorriso.
Ora vengono verso di me. La dottoressa al Pc annuncia “Frattura del settore anteriore della mascella coinvolgente i processi alveolari e mascellari dx. Frattura scomposta Mandibolare parasinfisiaria dx e del corpo, multiple fratture dentoalveolari. Frattura intrarticolare condilare bilaterale”.
Sticazzi, tutta roba mia? Mi sa che mi son fatto un bel danno… Poteva essere tranquillamente il riassunto delle fratture dell’intero reparto. Invece quella roba era tutta mia! Crepi l’avarizia, quando le cose si fanno si fanno bene!
La dottoressa numero due prende appunti, la numero tre mi apre la bocca per quel poco che è possibile aprire. Il Dottore da un’occhiata veloce e ancor prima che dica qualcosa la numero quattro stava già annuendo con un sorriso accecante. Il Dottore, con la tranquillità del Dalai Lama, guarda nel vuoto e dice: “Bisogna operare appena possibile, purtroppo oggi è sabato, domani è domenica (e fin qui la logica assiste tutti), temo andremo a lunedì, siamo ad agosto e c’è una sola sala operatoria e il suo intervento sarà lungo e complesso”.
Ora si che mi ha tirato su di morale, posso finalmente riposarmi? No dai vado in modalità menata istantanea, la sudorazione aumenta, il battito impazza, il colorito passa dal giallo al bianco avorio.
Poi il Dottore mi guarda severo, anche se credo volesse farmi solo un viso riflessivo. A me sembrava quasi scocciato, come se la mia operazione gli scombinasse i piani per le ferie. Non era colpa mia se eravamo ad agosto, mi sarei risparmiato volentieri quel calvario. Avrei potuto famri male di lunedì o meglio a settembre ma che ci potevo fare se ero svenuto prima in una totte di piena estate!
Il Dottore riflette ancora, sbuffa e dice: “Lei com’era prima? Ha qualche foto? Radiografie? Calchi?”.
Ecco quella domanda mi ha messo una paura del diavolo. In che senso com’ero prima? Perché ora come sono? Era evidente che mi miei connotati fossero un tantino confusi. Avrei voluto fare l’ironico, rispondendogli che prima ero uguale a Brad Pitt, ma appena ho provato ad aprir bocca, mi sono venuti fuori solo dei versi gutturali. Ormai ero simile ad un otre colma di ematomi.
Mi è solo uscito un “AppFena AFFivano i miei recuFperiamo FuFFo quello che ho”.
Aggiungo “DoFFore E’ grave?”
Lui mi risponde secco “Non è una bella situazione, vedremo di fare il possibile”.
Dirige subito lo sguardo verso il prossimo paziente, come avviso che la conversazione è terminata.
Bene, io potevo stare sicuramente tranquillo, avrei preso il cellulare e iniziato a giocare a solitario o chessò mi sarei messo a fischiare se non fosse stato per il problema agli incisivi. Supermenata. Menatissima.
Il plotone di dottoresse mi accenna un sorriso, evidentemente velato da compassione per la mia condizione, l’ultima sorride e annuisce di continuo (sembra i cagnolini che si mettevano sul cruscotto della macchina negli anni 70), al Dottore ovviamente.
Appena finiscono le visite, il carrello col drappello esce dalla stanza. Trombe. Si chiude il sipario.
Il vecchietto di fonte a me, rinvigorito di colpo, mi sorride, e mi dice “certo che sono proprio bravi in questo ospedale, e poi quelle dottoresse sono proprio carine, anzi sono proprio belle” e mi accenna un occhiolino sbilenco. Il suo sguardo buono e gentile mi mette serenità e un pizzico di allegria. Quella notte mi diede del filo da torcere, ma alla fine la sua compagnia era come il peperoncino nella pasta al sugo di costine.
Mi diverte come noi uomini a qualsiasi età e in qualsiasi condizione rimaniamo sempre così… uomini, come direbbero le donne. In quei giorni è morto Hugh Hefner il fondatore di PlayBoy, aveva 91 anni. Pare siano stati 91 anni ben vissuti. Ecco il vecchietto di fronte a me, lo ricordava molto, non mi dava l’impressione di aver vissuto alla grande come Hugh ma di certo se l’era spassata. Da quel momento, mentalmente (tanto non potevo parlare), l’avrei chiamato Ugo. Si Ugo mi piaceva.
Lascio il pensiero di Ugo e tutt’ad un tratto mi era venuta l’ansia di guadarmi allo specchio. Fino a quel momento non ci avevo ancora pensato o meglio, ci avevo pensato ma avevo avuto paura di spaventarmi. Inizio a cercare il cellulare che la notte prima Laura mi aveva lasciato nel cassettino, sarebbe bastata la modalità selfie per scoprire l’arcano…
Quanto Horror era diventata la mia faccia? Il Selfie al cellulare mi avrebbe fatto svenire una seconda volta? Ma soprattutto, il cellulare era ancora nel cassettino? E se era nel cassetto era carico? Ma Mister PlayBoy aveva testato personalmente tutte le modelle delle copertine del suo giornale? Questi e altri mille quesiti troveranno forse risposta nella prossima puntata…
Serie: SENZA DENTI
- Episodio 1: Super Slot!
Nonostante tutto mi è scappato da ridere quando hai descritto il modo in cui il medico ti ha chiesto quale fosse il tuo aspetto “prima”, segno che sei riuscito a spostare la vicenda su un piano tragicomico; davvero un modo fantastico di esorcizzare una disavventura. Ti faccio inoltre una strizzato d’occhio sulla citazione del papà di Playboy ?
Ciao Tiziano. Non ti nascondo che il Raggionier Ugo… Non è mai stato così a me affine come in questo periodo..
Mi dispiace molto Michele di quello che ti è successo e mi rendo conto che il tuo è un ottimo modo di reagire, mettendo gli avvenimenti sul foglio, con tenacia e umorismo. Non tutti saprebbero farlo. Bravo!
grazie Isabella
Mi piace molto l’aspetto al peperoncino che hai dato sul finale, ti dirò, per alcuni versi l’ospedale spinge proprio su quella voglia di risentirsi vivi anche sotto quell’aspetto.
Quanto al selfie… ora c’è davvero suspense!
Non ti dico l’ansia di quei momenti..
@michelenuzzi posso immaginare!