Il destino soffiò sul tempo e il tempo non ebbe più alcun potere su di loro

Serie: Amara Luna


Aveva quel suo solito Cosmopolitan in mano e in faccia lo stesso sorriso che ti riempie la vita, pure se sei triste, pure quand’è triste lei. E la sigaretta nell’altra mano, sono pronto a scommettere fosse una Merit Bay, abitudinaria com’era, la ricordo così, affezionarsi all’idea delle cose, più che alle cose, più che alle persone.

Era vestita di nero, un vestito semplice che le stava addosso come un fiume sulla terra calda; non aveva mai amato vestirsi per farsi notare, era sempre stata semplice almeno nel vestire, non perché non volesse attirare gli sguardi su di se, quello le piaceva eccome, ma non le serviva un abito accecante per abbagliare, lo faceva con gli sguardi, con i gesti e poi, incredibilmente, con le parole.

Non mi ero ancora avvicinato, stavo immobile a guardarla, con le mani in tasca e fremevo, quasi a voler cercare il coraggio per dirle che ero ancora una volta da lei a interrompere la sua felicità, credendo di potergliene offrire una migliore e facendo invece di nuovo a pezzi quello che lei aveva sempre creduto io potessi rimettere a posto, che già immaginavo il suo Twilly d’Hermes sotto al naso, lo riuscivo a sentire davvero; lo avevo sognato ogni notte,ogni maledetta notte di quei maledetti 5 anni senza di lei. 

Ero scappato via dall’amore della mia vita ma quella scia di profumo mi aveva seguito, come un vento incessante che ti perseguita e ti scombina non i capelli ma l’anima, come una punizione silenziosa, pungente, seducente, inflitta giorno per giorno; e me l’ero meritata. Che parole avrei potuto dirle? Non ero neanche sicuro sarebbe stata a sentirle.

Non mi riconoscevo più, ero sempre stato sicuro nella vita, in parole, scelte e azioni, eppure in quel momento avevo perso qualsiasi forma di coraggio guardandola e mi sentivo indifeso, inutile, incapace e rimanevo immobile, impaurito. Mi ero reso conto che non avevo mai deciso nulla, aveva sempre avuto il controllo lei e mentre io fingevo e insistevo di essere la risposta sbagliata ai suoi perché, lei non solo era la risposta ai miei di perché che non avevo saputo riconoscere e perciò domandare, per codardia e per paura, era anche l’unica domanda giusta che avessi mai dovuto e potuto formulare.

Avevo lasciato che senza parole scendesse dalla mia macchina. Era sera, era fine Ottobre, c’era un’aria fresca ma faticavo a respirare, per le strade un silenzio smisurato come un teatro che tace prima della tragedia. E la luna. Sempre quella luna piena che pareva apparire ogni volta per proteggerla e pareva fissare me, sembrava voler contrastare col suo chiarore tutto il nero della mia anima.

Le dissi di fidarsi di me, che non la meritavo, che non ero in grado di amarla come dovevo. E stanca, quella volta, senza provare ancora ad insegnarmi l’amore, zitta, con gli occhi bagnati di delusione scese dalla mia macchina e io, proprio in quell’istante mi resi conto che il mio cuore batteva, perché appena chiusa la portiera aveva smesso di  farlo.

Io prima di lei non pensavo neanche di avercelo un cuore e poi è arrivata come un uragano ma in punta di piedi, pensavo che avrebbe scombinato tutto, distrutto tutti i miei piani, e invece con la polvere che sollevava danzandomi nella vita non stava facendo altro che riordinarmi l’esistenza.

Che idiota sono stato. Avevo paura. Si ha sempre paura di ciò che non si conosce e io l’amore non lo avevo mai conosciuto. Mi ero convinto fosse un’inutile distrazione per i deboli. Invece l’amore era lei, tutt’altro che debole, e io ho scelto di perderla. Adesso ho paura ancora, ma la guardo, ha sempre quegli occhi grandi che ti invitano a perderti lì dentro, e la paura la vedo ma è piccolissima. Lei invece è tutto l’infinito.

C’è il tempismo che scandisce i ritmi frenetici di questo mondo e i passi che fanno le nostre ombre danzandovi dentro. E poi c’è il destino. Lì, dove ballano non le ombre ma le anime. Senza tempo e senza spazio. Viaggia su altri binari, vola su altri cieli e non segue le regole dei minuti, vive di attimi; non conosce distanze ma orizzonti da afferrare, vuoti da colmare. Non sa neanche leggerle, il tempismo, le parole già scritte dal destino. Proverai, forse anche a sfuggirgli, tenterai di scappare, ma dove pensi di fuggire se quel destino vive in te? E mentre il rumore che fa il tempismo è quello di un metronomo severo, il destino è una gigantesca orchestra che suona un’incantevole melodia.  

Serie: Amara Luna


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore, Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. “E mentre il rumore che fa il tempismo è quello di un metronomo severo, il destino è una gigantesca orchestra che suona un’incantevole melodia. “
    bellissima citazione, così poetica e.. vera!