Il dio del Golfo di Orosei
Si racconta ancora oggi, che il Golfo di Orosei non sia un mare qualunque — e chi lo ha visto cambiare volto in un solo pomeriggio non fatica a crederci.
Dicono che sia un’acqua capace di incantare chi la guarda: smeraldo trasparente al mattino, quando il sole colpisce i fondali bassi vicino alla costa, più cupa verso il largo, dove le pareti calcaree scendono a picco sotto la superficie. Gentile nelle mattine d’agosto e, un attimo dopo, feroce, quando il maestrale scende dal Supramonte e trasforma ogni onda in un pugno.
È a questo mare che appartiene la storia di Rosa, tramandata di generazione in generazione lungo la costa, tra Cala Gonone e Dorgali.
Rosa aveva sei anni la prima volta che pregò il mare.
Suo padre era uscito con la barca prima dell’alba, come faceva ogni giorno da quando lei era nata, diretto verso le acque profonde del golfo, dove i pesci più grandi si nascondevano tra le grotte sommerse. Quella mattina il maestrale si era alzato all’improvviso e sua madre l’aveva portata sulla scogliera di Cala Fuili con una candela e un pugno di sale, per insegnarle le parole che si tramandavano da quando i primi pescatori avevano imparato a temere e onorare le acque che li nutrivano.
«Non è una preghiera come quelle che si fanno in chiesa» le disse, mentre il vento le scompigliava i capelli. «C’è qualcuno che ascolta. E ti aiuta, se la tua voce tocca il suo cuore.»
Suo padre tornò prima del tramonto e Rosa non smise più di credere a quelle parole. Ogni volta che usciva in mare, lei si recava alla stessa scogliera e ripeteva il rito.
Gli anni passarono.
Le mani del padre, consumate dall’artrite, non toccarono più i remi e la barca venne venduta a un cugino di Dorgali.
Rosa, però, non smise di andare sulla scogliera, perché quel gesto era diventato parte di lei.
Era una sera d’estate. L’aria profumava di macchia mediterranea e, sopra le pareti del Supramonte, il cielo sfumava lentamente dal rosa al viola. Rosa scivolò su una roccia bagnata e cadde.
Il tempo, mentre precipitava verso gli scogli sottostanti, si allungò in un modo che non avrebbe mai saputo spiegare.
Poi non ci fu solo acqua, ma un abbraccio, caldo e avvolgente, ad accoglierla. Non erano braccia umane quelle che l’afferrarono.
Non del tutto.
Rosa lo capì, nonostante il dolore al fianco e l’acqua salata che le bruciava gli occhi.
La sua pelle aveva una consistenza strana: calda come sabbia al sole. Era segnata da venature sottili che luccicavano come madreperla, disegnando una rete che si muoveva lentamente sotto la superficie, come correnti viste dall’alto. Il corpo sembrava fondersi con l’acqua che lo circondava. Ogni movimento era fluido, elegante, come se fosse l’acqua stessa a muoverlo. I capelli ricadevano scuri e pesanti sulle spalle come alghe bagnate.
Quando gli occhi di Rosa riuscirono a mettere a fuoco il suo viso, si persero nel blu profondo del suo sguardo.
«Chi sei?» riuscì a balbettare.
«Mi conosci.» La sua voce arrivò dal mare, come se parlasse attraverso di esso. «Da quando eri bambina. Mi chiedevi di far tornare a casa tuo padre ed io assecondavo le tue richieste ogni volta.»
Rosa, ancora tremante, riuscì solo a sussurrare: «Sei il dio del Golfo?»
«Vivo qui da sempre» rispose lui, portandola a riva. «Consolavo il tuo cuore perché non sopportavo di sentirti piangere.»
Si chiamava Nuraxio — o almeno era questo il nome che la lingua umana avrebbe potuto pronunciare. Un’entità che esisteva da prima che i nuraghi fossero eretti nell’isola, da prima che i Fenici toccassero le coste con le loro navi.
Era l’anima stessa del golfo.
Rosa imparò presto che il suo aspetto seguiva l’umore del mare. Nelle sere calme, la pelle era quasi trasparente, percorsa da una luce debole che sembrava provenire dall’interno; nelle sere di vento, si scuriva fino ad assumere il grigio-blu della roccia bagnata. Era felice quando il golfo era baciato dal sole, inquieto quando una tempesta si preparava al largo. Rosa imparò a leggere il tempo osservandolo.
Nei giorni che seguirono tornò ogni sera a Cala Fuili per parlare con lui.
«Perché ti sei mostrato a me solo ora?»
Nuraxio rimase a lungo in silenzio, con le onde che si infrangevano contro il suo petto.
«Per vent’anni sei stata la figlia di un pescatore che pregava perché suo padre tornasse a casa, e in un istante ti sei trasformata in qualcuna che dovevo salvare per placare il mio dolore.» Si avvicinò e le sfiorò il viso con dita che sapevano di alghe e di sale. «Non potevo più fingere che tu fossi soltanto una voce tra le tante.»
Rosa non avrebbe dovuto amare qualcosa di così antico, di così estraneo alla logica delle cose umane — qualcosa che non avrebbe mai potuto camminare al suo fianco tra le vie di Cala Gonone, o sedersi a tavola con suo padre. Quando lo guardava, quando sentiva la sua voce nascere dal fondo del golfo, non aveva dubbi sui suoi sentimenti.
«Se scegliessi di vivere con te» disse, «chi pregherebbe per mio padre?»
«Se resterai con me, sarai legata per sempre a queste acque. E a lui… e a chiunque altro scelga di invocare il nostro nome.» Con un tono più solenne, aggiunse: «Sarai per questo golfo quello che tua madre è stata per te: la voce che tiene uniti mare e terra.»
Rosa risalì alla scogliera e raccolse un pugno di sale rimasto tra le rocce. Tornò verso l’acqua, dove Nuraxio la aspettava.
«Per vent’anni ho pregato perché qualcuno tornasse da me» disse. «Non voglio più restare sulla riva ad aspettare.»
«Se varchi la soglia della mia casa, non potrai più tornare indietro.»
«Lo so» disse Rosa.
Lasciò cadere il sale in acqua — non più un’offerta per proteggere qualcun altro, ma un addio alla sua vecchia vita.
Nuraxio le prese il viso tra le mani. «Allora custodiremo il golfo insieme.»
Rosa entrò in mare con lui, senza guardarsi indietro.
Da quella notte, le tempeste del golfo sono più rare e, nelle sere calme, si può scorgere, appena sotto la superficie, il riflesso di due figure che nuotano insieme.
Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Fiabe e Favole
Che bella storia…una coccola di fine estate ❤️
Grazie cucciola❤
Il gesto del sale è semplice ma simbolico, Rosa capisce non può più essere una semplice spettatrice del mare. Un semplice gesto umano che apre una porta divina. Veramente ben scritto il racconto, ho letto con piacere 🙂
Grazie per la lettura e il commento 🙏
Ciao Tiziana, sarà che tu con le divinità ci sai fare, ma questo dio del golfo è davvero seducente.
Una storia davvero piacevole da leggere, mi è sembrato davvero di vedere i colori del mare.
Bravissima come sempre!
Grazie Stella ❤
‘Pregare il mare’ è un concetto profondo e ancestrale.
Una leggenda suggestiva, scritta benissimo. Ogni volta che ti leggo, sento trasparire dalle parole, la passione e l’amore per la tua terra e le acque che la bagnano.
Ammetto che nella parte finale mi è salito un brivido da pelle d’oca.
Bravissima Tiziana ♥
Grazie Cristiana, grazie mille per la lettura e le belle parole. 🫶 La Sardegna è un isola che ti entra nel cuore. Ho un animo inquieto che mi spinge sempre lontano, ma alla fine ritorno sempre. È qualcosa difficile da spiegare.
“Gentile nelle mattine d’agosto e, un attimo dopo, feroce, quando il maestrale scende dal Supramonte e trasforma ogni onda in un pugno.”
Chapeau!
🫶
Per un attimo mi hai fatto tornare in mente il dio abissale e le isole di ferro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, anche se la tua favola è molto diversa, ma l’immagine di questa bambina, poi donna, con la candela e il pugno di sale è molto evocativa.
Mi ha fatto riflettere sia su certe tradizioni e riti, che non ne vogliono sapere di sparire qualunque religione sia dominante, sia sul modo in cui identifichiamo gli elementi: il mare, e il suo dio, per noi non sono solo acqua salata, ma anche alghe, pesci e tutto quello che c’è in mezzo. Mentre il dio dell’aria di solito tendiamo più ad associarlo al vento.
Chissà come sarebbe un dio o una dea dell’aria, se iniziassimo a raffigurarceli come ci raffiguriamo quelli del mare: sempre in volo, pieni di polline e virus del raffreddore o di sabbia del deserto, che profumano di guano e gelsomino, che cambiano umore in base alla quantità di CO2 e umidità 😀
Grazie per il bellissimo commento. È sempre un piacere leggere i tuoi interventi. 🫶La Sardegna è una terra ricca di miti e leggende con un immaginario che lascia a bocca aperta. Più mi appassiono a miti e leggende di altre culture più scopro continuità e comunanze nella narrazione. E incredibile. Se penso a divinità legate ai quattro elementi solo alla terra associo una divinità femminile.
bellissima favola narrata con poetica romantica. mi lascia un po’ triste però pensare a chi piange la sua scomparsa sulla riva
Ciao Laura, ci potrebbe essere anche un’altra chiave di lettura. Non è per forza un finale triste, se pensi che lei ha seguito il suo cuore e allo stesso tempo si è impegnata a proteggere per sempre la sua terra e la sua gente. Chi rimane conosce il significato del suo gesto e sanno che in realtà è sempre con loro.
Una bellissima storia d’amore mitologica, raccontata splendidamente. Complimenti, Tiziana👏👏👏
@conchita59 Grazie ❤
Sei la migliore narratrice di favole. Il mito mostra il suo lato umano e abbraccia l’essere umano che diventa mito
Grazie Marco, tu sempre gentilissimo❤️
Cara @cedrina ecco la storia a tema “mare” che ho scritto in risposta al tuo invito. ❤️
Cara Tiziana, la tua storia sul tema
“mare”, mi ha incantato, leggendo e ammirando le immagini vivide e suggestive che hai descritto di questo meraviglioso tratto del nostro mare. Ho come la sensazione che tu sia riuscita, ancora una volta, a confermare le tue straordinarie capacità narrative, tra mito, leggenda e favola, che catturano e suscitano un grande fascino, ma anche ad alzare l’ asticella sempre un po’ di piú. Come conterranea e come appartenente alla stessa grande casa Open, sono molto lieta e grata che tu abbia accolto l’ invito a cimentarti sul tema del mare, regalandoci questo affresco vivo e pulsante d’ amore del bellissimo Golfo di Orosei.
Grazie a te per le belle parole e per la fiducia. Sono contenta di non averti deluso. Scrivere una fiaba sulla nostre credenze è sempre una sfida. Non ero certa del risultato. Un po’ la fretta e un po’ il limite di mille parole mi hanno messo in crisi. Ho lasciato il cuore in quella parte della costa sarda. E mi dispiace di non aver più tempo di tornare in quelle bellissime spiagge.
Il cuore si sentiva tutto e anche lo stile tuo, sempre raffinato e autentico.