Il Gineprone 1 – L’alchimista

Serie: Le (dis)avventure di Orion

Seduto ad un vecchio tavolo pieno di libri, pergamene, ampolle e piccole scatole di legno contenenti polveri dagli strani colori ed ancor più strani odori, Orion tamburellava pigramente con le dita sullo spesso piano di noce, aspettando che l’uomo che l’aveva convocato gli dicesse qualcosa.

Visto che l’anziano era concentrato nel suo lavoro e che la cosa andava per le lunghe, il nostro allungò la mano verso un pesante tomo che aveva attirato la sua attenzione.

Lo aprì, provò a leggere il titolo, che era scritto con delle rune che non aveva mai visto:

Cercò di ingannare il tempo provando a decifrare il titolo, senza riuscirvi.

Si sentì una piccola esplosione, a cui seguirono nell’ordine una nuvola di fumo acre, un’imprecazione, ed un odore acre simile a zolfo. L’alchimista si pulì le mani nella non proprio linda tunica blu scura, quindi si voltò finalmente verso Orion, il quale, con aria interrogativa:

«Beh, se volevi creare una bomba all’uovo marcio, direi che il tuo esperimento è riuscito, Aturnax»

«Simpatico…» sbuffò l’alchimista. «Lasciamo perdere il mio esperimento, e comunque ho capito dov’è l’errore, la prossima volta il profumo per Lady Nisette verrà alla perfezione.

Ma veniamo a noi ed al motivo per cui mi son rivolto a te. Ho bisogno che tu mi recuperi un sacchetto di bacche di gineprone.»

«Uhm. E cosa sarebbe questo gineprone? e dove lo trovo?»

«Come avrai intuito dal nome, è simile al ginepro; e si chiama così perchè cresce su Monte Grifone.»

«E come mai “Monte Grifone” si chiama così?» Chiese Orion sempre più sospettoso.

«Non far domande sciocche! Ovviamente, perchè ci vive un grifone. Ed è per questo che ho bisogno che vada tu a recuperarmele.»

Orion rimase per un attimo in silenzio, e poi fece “la” domanda:

«E la ricompensa, quanto sarebbe?»

«Posso darti millecinquecento monete d’oro. Che ne dici?»

L’avventuriero sorrise, e:

«Monte Grifone è a circa una giornata di viaggio da qua. Poi ci vorrà un’altra mezza giornata per arrivare in vetta. Partiremo domattina.»

Aturnax sorrise soddisfatto. I due si salutarono, ed Orion uscì dalla baracca dell’alchimista.

«Allora, capo? che si fa?»

Fuori dalla porta, seduto su un muretto coi piedi che sfioravano terra, Tamugno il nano, la fedele ascia bipenne Genoveffa appoggiata al suo fianco, dava lunghe boccate alla sua pipa.

«Si parte domani. Si va sul Monte Grifone.»

«A far cosa?» Una voce melliflua giunse dal vicolo, seguita da colui che aveva posto la domanda: una figura antropomorfa ma completamente ricoperta di un corto pelo grigio, bianco e nero, e dal volto felino. Nergatt, abile con arco e pugnale così come Tamugno lo era con ascia e pugni.

Orion spiegò ai due seguaci cosa avrebbero dovuto fare lungo la via che li portò alla locanda.

Il mattino seguente, di buona lena, in sella a due cavalli ed un cinghiale, i tre si misero in viaggio, abbandonando il villaggio di Onehome lungo la strada verso sud.

La prima seccatura non tardò ad arrivare: dopo aver svoltato in una strada secondaria, giunsero all’imbocco di un ponte. I cavalli avevano appena appoggiato gli zoccoli sul legno, quando una voce tonante li fece arrestare di botto.

«Chi osa trotterellare sul mio ponte?»

«Ma cosa diav…» disse Nergatt, mentre lesto Tamugno mise mano a Genoveffa.

«Non ci posso credere», bofonchiò Orion, «ma sul serio? Un troll sotto al ponte? che originalità…»

Intanto, con un’agilità inaspettata, un troll alto più di due metri, col corpo verde e bitorzoluto, scavalcò il parapetto issandosi sul ponte. Sollevò una clava, che più che altro era un grosso ramo spezzato e grossolanamente levigato.

«Di qui non si passa!»

Tamugno scese dal suo cinghiale, impugnando Genoveffa con entrambe le mani e tenendola salda davanti a sé. Nergatt, rapido e silenzioso, aveva già una freccia incoccata.

«Che faccio capo,» chiese Tamugno, «lo ribalto?»

Orion gli rispose con un cenno della mano, invitandolo a non far nulla. Poi, rivolto al troll:

«Scusa, e perchè non potremmo passare?»

«Non potete passare perchè…perchè…insomma, non potete passare e basta! è il mio ponte e decido io chi passa e chi no!»

«Ah. L’hai costruito tu, quindi?»

«No…cioè…»

«Allora non è proprio tuo…» lo incalzò Orion, che riprese:

«Senti, troll»

«Mi chiamo Gurgash!»

«Piacere Gurgash, io invece mi chiamo Orion. Dunque, dicevo, Gurgash, ce l’hai un atto di proprietà del ponte? Un editto reale che certifichi che sei autorizzato a regolamentare l’afflusso di viandanti sul suolo calpestabile della suddetta struttura lignea per l’attraversamento del corso d’acqua ivi sottostante?»

Gurgash lo guardò basito:

«Cosa stai…insomma io…»

«No, no, amico, dammi retta», Orion non gli dava tregua, «se non hai uno straccio di documento che attesti che sei autorizzato a bloccare i viandanti, ti metti nei pasticci.»

Il troll ora lo ascoltava con le braccia penzoloni e la bocca spalancata. Orion scese da cavallo e gli si fece incontro.

«Allora, fai così. La città più vicina dovrebbe essere Medhelan. Quando arrivi, spieghi bene alle guardie cosa ti serve, così non ti fai ammazzare, e vai dal borgomastro a farti rilasciare un certificato. Capito?»

Gurgash rimase immobile ad osservare il nostro, diffidente.

Le pupille di Nergatt erano due fessure verticali, la corda del suo arco tesa. Tamugno apriva e chiudeva le dita nervosamente attorno all’impugnatura della sua ascia. Finché il troll parlò:

«Uh. Capito. Non lo sapevo…allora meglio se lo faccio subito…»

E, grattandosi la testa con un’espressione non proprio acuta, voltò le spalle al terzetto e si incamminò lungo la strada. I tre si guardarono, Tamugno e Nergatt ricambiarono con uno sguardo incredulo il sorriso soddisfatto di Orion.

«Ehy!»

Gurgash si era fermato e li guardava con un’espressione indecifrabile.

«Da che parte è Medecosa?»

«Beh, devi andare fino a Luganash e poi vai sempre dritto…»

«Capito!»

Si voltò di nuovo, e partì per la sua strada. I nostri fecero lo stesso, ma in direzione opposta, verso Monte Grifone che si stagliava davanti a loro. Proseguirono fino al tramonto senza ulteriori intoppi. Giunti alle pendici della montagna, si soffermarono a guardare il paesaggio. Davanti a loro, poco distante, un piccolo villaggio. Alla loro destra, un prato appena falciato; a sinistra un campo di grano dorato, reso ancor più suggestivo dalla luce radente del sole calante. E proprio mentre anche Orion faceva questa osservazione tra sè e sè, si sentì una voce:

«Signori! Prodi avventurieri!»

Il terzetto aguzzò la vista: in mezzo al campo di grano, gesticolando per attirare la loro attenzione, un bambino stava correndo verso di loro.

«Ma ce l’ha con noi?» Chiese Tamugno.

«Vedi altri avventurieri?» Gli rispose Nergatt.

«No, ma è che prodi…noi…vabbè.»

Intanto il bambino emerse dal limitare del campo.

«Signori! Eroici, coraggiosi avventurieri…»

«Questo mi convince ancora meno del troll…» sussurrò il diffidente Tamugno. Il bambino riprese.

«E’ quasi l’imbrunire! Non vorrete proseguire il vostro viaggio al buio!»

«In effetti,» disse Orion, «pensavamo di raggiungere quel villaggio e cercare una locanda.»

«Ma no, messere! La locanda di Theo è sporca e brutta! Seguite me, piuttosto! mia mamma gestisce un bord…un’altra locanda, quella là!»

Ed indicò una costruzione in pietra staccata dal resto degli edifici.

«E’ molto meglio! Non troverete solo zuppa e birra annacquata, datemi retta…E se dite che vi manda Olfi, che sarei io, vi faranno anche uno sconto su tutto quello che consumerete. Tutto!»

Nergatt e Tamugno si guardarono con un sorriso d’intesa ed uno sguardo loquace, per poi volgersi verso Orion speranzosi.

«E come si chiama il borde…la locanda di tua madre, giovanotto?»

«”La Gatta in gatogna”, messere!»

Orion inarcò le sopracciglia, quindi disse al bambino:

«Grazie, Olfi, terremo in considerazione il tuo suggerimento.» Poi, rivolto ai compagni: «Avanti, rimettiamoci in marcia!»

Olfi rimase ad osservali trotterellare lungo la strada, poi si rituffò nel campo di grano, saltellando tra le spighe al ritmo di una canzoncina che aveva imparato dagli avventori della “taverna” di sua mamma.

«Ho comprato un cavallo ai giardini, l’ho comprato, amore, per te, ma da quando non…»

Un’ombra per un attimo oscurò il sole sopra di lui. Fu questione di un istante. 

Serie: Le (dis)avventure di Orion
  • Episodio 1: Orion L’Ammazzadraghi: 1 – La Locanda
  • Episodio 2: Orion l’Ammazzadraghi – 2: La Collina
  • Episodio 3: Fiato alle trombe! 1 – Un hobbit molto rumoroso
  • Episodio 4: Fiato alle trombe! 2 – Giocare d’astuzia
  • Episodio 5: Il Gineprone 1 – L’alchimista
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    Discussioni

    1. La scena con il troll è davvero divertente, in effetti servirebbe l’atto di proprietà o qualcosa del genere! Orion sa sempre cavarsela, è un mito, e pure divertente! E la chiusura è delle migliori, perché preannuncia qualcosa di davvero forte, non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio ?

      1. Grazie Antonino! 🙂 già, Orion fin che può evita sempre di sfoderare la spada…preferisce risolvere le situazioni diversamente!
        Il prossimo episodio è in cantiere, sono stato un po’ a corto di tempo, ultimamente, ma provo a farcela!!

    2. Dai Sergio, sbrigati a scrivere il nuovo episodio che ho ancora voglia di ridere! Ma dimmi un po’, il titolo del tomo me lo traduci?

      1. eheh! forse alla fine l’alchimista ce lo dirà 😉 nel frattempo lascio ai lettori la sfida di provare a tradurlo! e c’è pure qualche citazione, qua e là nel racconto (se leggi i commenti sotto, qualcuno ne ha riconosciute un paio 😉 )

      1. secondo me Orion potrebbe trovarti un rimedio! pagando, s’intende…ah, non si rimborsa! 😀

    3. Ciao Virginia! Grazie per aver letto anche questo episodio.. E per i commenti! 😁 Eh, Tamugno è frutto da un lato degli stereotipi sui nani, dall’altro delle mie sessioni di D&D, dove un mio amico ruolava benissimo il suo nano (Bender), il quale mi ha sicuramente influenzato, insieme alla letteratura di settore 😁
      Spero che Orion mi racconti presto il seguito, così da poterlo raccontare! 😉

    4. Ciao Sergio!
      Orion mi era mancato e con Tamugno (nome azzeccassimo) e Nergatt siamo davvero al completo! Anche questo capitolo lascia aperte le vie per tante nuove avventure. Cosa succederà nel bordel… ops nella locanda? E sul monte cosa li aspetta? Molto bello bello il finale aperto e i dialoghi sono molto divertenti. Non vedo l’ora di leggere il seguito, bravo!

      P.S. Ho intuito le influenze feline in più di un passaggio…quel Nergatt…

    5. Sergione! Ma che episodio mi scrivi? Quante risate, l’ho amato! 🙂
      Ora, Orion è altamente epico, nulla da ridire. Lo sappiamo benissimo. Ma Tamugno?? Dove lo vogliamo mettere? Di cosa stiamo parlando? Ahahahah. Fantastico! 🙂
      Inutile dirti quanto mi sia piaciuto l’episodio, spero scriverai presto il seguito, dal finale si percepisce pura epicità! Complimenti, soprattutto per come hai gestito i dialoghi. Sono VERI! Bravo! Alla prossima! 🙂

      1. Ti ringrazio davvero, Giuseppe! I complimenti di un intenditore ed amante del fantasy, come sei tu, hanno un peso specifico enorme 😃
        Questa volta ho provato a dare ad Orion delle spalle, i suoi Jigen e Goemon, in un certo senso…è stata un po’ una scommessa, ma ho pensato (da giocatore di ruolo) che un buon avventuriero dovesse avere un buon party!
        Son contento che i dialoghi ti siano piaciutii! Ho cercato di tenere un ritmo “da sketch” per velocizzare il ritmo, quanto alle battute che pronunciano, ho cercato di lavorare sullirania, con personaggi scanzonati e smaliziati.
        Su Tamugno avevo scritto (per gioco) una “Epica Epopea” , ma non posso pubblicarla qua perché… Troppo corta! Magari la metto sul gruppo FB quando pubblicherò la seconda parte!

      1. Lo scopo è quello! Cioè, far ridere, non portare il lettore al suicidio! 😅

      1. Grazie!! Qua vengono fuori un po’ di anni di D&D, lo stereotipo del nano, ed il mio amico che lo ruolava magistralmente. Per il mio Tamugno dovrei pagare i diritti d’autore a Fabio per il suo Bender!

      1. Può essere, anche se non ho mai giocato a Baldur’s Gate (shame on me!). Il ponte del troll c’è anche in the Witcher (forse nel secondo). Anche io come loro mi sono ispirato alla favola delle tre caprette e del troll del ponte😁

    6. “«E come mai “Monte Grifone” si chiama così?» Chiese Orion sempre più sospettoso.”
      Mi credi se ti dico che qua ho riso come un cretino per cinque minuti! 😂 😂 😂

      1. Diciamo che a volte Orion nasconde fin troppo bene la sua astuzia 😅 🤣🤣🤣

      1. Grazie Cristina!
        alla prossima, spero che Orion non mi faccia apsettare troppo, prima di raccontarmi il seguito! 😉

    7. Ciao Sergio, io e Merlino ci siamo divertiti a leggere di Orion prima di addormentarci.
      Sono sicura che Merry ha dato un contributo fondamentale nel decidere i colori della pelliccia di Nergatt. Il bambino nel grano del lab ci sta tutto, sei riuscito a inserirlo in modo originale facendolo parte della trama senza difficoltà. Sono molto curiosa di sapere della “borLocanda”, mi piace anche il nome. Credo che in questo periodo qui in giro sarà pieno di gatti 😀

      1. Ciao Micol, sono conteto che vi siate divertiti entrambi! Sai, temevo parecchio il giudizio di Merlino, i gatti hanno gusti difficili! 🙂
        Per il bambino nel grano, ho dovuto fare di necessità virtù, non sarei riuscito a scrivere un alto racconto entro domani..ops!
        Per il nome della locanda, ho fatto una scelta un po’ azzardata, “gatogna” è locale, forse dovrei aggiungere una nota con la traduzione in italiano 🙂
        poi ci sono un altro paio di riferimenti, al lettore il divertimento di trovarli (e decifrare il titolo del libro!)

    8. Grazie Alessandro! Il Lab l’ho preso un po’ di striscio, ma non potevo assolutamente saltarlo! Nergatt è un pg che ho creato per una run di Skyrim, è lì nei miei salvataggi. Su Tamugno avevo scritto l’ Epica Epopea, che però non posso pubblicare perché… Troppo breve! 😅
      Ma troverò il modo di condividerla.
      Il riferimento a Gandalf, sai che non ci avevo pensato? E per quanto riguarda Geralt, anche la missione di the witcher “il ponte del troll” si ispira, come me, alla fiaba del troll del ponte e le tre caprette!

    9. Un episodio veramente spassoso, divertente e intreccciato col Lab, complimenti, bel lavoro.
      Orion è un personaggio divertentissimo e anche la sua combriccola. Un vero piacere leggere le sue avventure. Nell’episodio del Troll del pontee forse c’è un richiamo a Gerald e alla frase più famosa della storia del fantasy, yuo shall not pass?

    10. “«Ho comprato un cavallo ai giardini, l’ho comprato, amore, per te, ma da quando non”
      Mi ha fatto ridere
      La versione epica della moto morini😂 😂 😂

    11. Ciao Sergio…che dire, quando ti capita di leggere un racconto come questo e ridere per gran parte del tempo allora vuol dire che l’autore ha fatto davvero centro! Le avventure di Orion sono divertenti, scanzonate e dissacranti al punto giusto. Tutto bellissimo, insomma!
      P.s.: La canzoncina di Olfi… 😀 😀 😀

      1. ciao Raffale! Grazie per il commento!! 🙂 se hai riso, allora il mio lavoro di cantastorie delle avventure di Orion non è andato male, sarà contento anche lui! 🙂
        ps: l’hai riconosciuta!? 🙂 eheh! bravo!!