Il Manuale Nero 

Serie: SID


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Strane configurazioni appaiono nelle maglie della realtà, Alarte. Tutto ciò che pensi e credi viene dissipato grazie ad una nuova e accresciuta percezione delle cose. Ringrazia il tuo Dominatore. Egli presiede ogni creazione, al centro di suo Madre.

 Cara Herve,

Il mio spirito si dissolverà nel ventre della SID, divenendo concime  per le nuove creature del suo Demiurgo. Ho dismesso la promessa sciamanica stretta con l’ultimo Fondatore: l’ho fatto in grazia del potere offertomi dal Duca. Prim’ancora d’incontrare il Figlio della SID, cara Herve, ho dissipato l’onore in me per paura del mio destino legato ad Akiwea. Ti parlo dal mio sepolcro, immerso nella necropoli eterna in cui sono scivolato, andando di paura in paura, dietro l’unica luce che mi pareva in grado di proteggermi. Non smettere di ascoltarmi adesso, se questa confidenza t’ha suscitato ribrezzo. È importante che tu sappia ancora.

La SID è il portale ultimo che introduce nella più alta iniziazione, l’oscuro lignaggio in cui nasce la carne che porterà nei mondi lo spirito del Duca. Ti troverai occhi negli occhi con una Divinità Creatrice, il cui potere non è possibile descrivere con le ordinarie categorie della mente. Una volta viso a viso con Essa, sarai giunta alle fonti del tempo stesso e di tutto ciò che conosciamo.  Akiwea ti ha raccomandato di proteggere, a costo del tuo stesso sangue,  il Manoscritto Sciamanico, quello cui hai messo nome Codice K, l’opera della tua vita, come lui fece con gli Alula; poiché è con il Codice K che forgerai il tuo scudo e la tua spada. Ma fai attenzione, mia giovane Halima, il Demiurgo sa che non appena deciderai di uscire dalle Montagne Azzurre, il Codice K. si manifesterà nella sua forma tangibile, poiché, l’Amanuense è il Manoscritto e viceversa. Allora non avrà pace finché non ti avrà ghermita l’anima.  La SID sta dando la caccia ai Manoscritti delle Fondazioni, li vuole poiché pensa che una volta  radunati sotto il suo potere, potrà soggiogare le anime delle Fondazioni, costringendole nei Reattori a divenire i suoi Vascelli da guerra. Attraverso le  anime-Vascelli da lui ricreate secondo le negre arti di sua Madre,  l’epoca finale del suo progetto avrà inizio. La sottomissione di ogni galassia è l’obiettivo del Duca, e in esso sobbolle la brama della SID d’intronarsi al centro di tutti gli ordini della realtà. Un giorno fui depositario d’una confidenza. V’è una classe di anime degli  Alula particolare che il  Demiurgo Giallo sta cercando in modo convulso, perché con quella potrà iniettare vita nei Reattori. Si tratta di una classe rimasta sconosciuta persino agli Iniziati più sapienti. Il Duca me ne parlò, ma senza spendervisi molto; si tratta d’un antico arcano sorto ai tempi delle Regine Combattenti, dalle Fonti Nebbiose nel cuore inviolato delle Montagne Azzurre, perché molte anime Alula, ancora innocenti ed incapaci di fronteggiare l’Armata SID,  si mettessero in salvo. Una volta eseguito il loro compito, si sprofondarono nel mistero e nessun mortale ne seppe più alcunché. Quella della SID, cara Herve, è il più antico di tutti i desideri che lacerano le menti degli Dei: divenire il Dominatore Cosmico più massiccio, impermeabile a ogni turbolenza, inviolabile a ogni altro campo di forza divino. La tua sarà la battaglia primordiale, quella che gli Sciamani liberi hanno sempre dovuto affrontare.

Trecentonovantatre, il numero che compariva nella mia visione quando meditavo nascosto fra le grotte infra-dimensionali. Adesso mi fu chiaro cosa volesse dirmi, poiché era la stanza dell’Hotel in cui entrai.

-Qui era dove viveva tuo fratello e dove è morto.- Mi disse l’alieno che mi aveva lasciato la chiave, ricomparso sull’uscio, nella penombra. – Prima di rimuoverlo hanno lasciato che il suo cadavere si decomponesse. Lo fanno con alcuni di noi quando muoiono, per nutrire certe cose utili alle sozzure psichiche dei padroni. La carcassa ormai disseccata l’hanno incenerita nella caldaia del palazzo. Fine. – Mi guardò con disprezzo: – Non ho tempo da perdere con te. Questa stanza è la tomba di tuo fratello, credo tu abbia ancora certi ‘strumenti’ per trovare ciò che ti serve.

Calcò la parola ‘strumenti’ con un certo astio, riferendosi al mio sciamanesimo. I suoi occhi indugiarono su di me con lo stesso piglio d’odio: – Ho promesso a tuo fratello di portarti qui, qualora fosse riuscito a farti scivolare fuori dalla tua tana. Lui stesso non si sarebbe sognato di chiedermi altro nei tuoi confronti.-.

L’odio della nostra gente, mia giovane Herve, lo potevo assaporare come un liquore acre che scivola dentro, invischiando la bocca e la gola.  Fui colpito da una feroce condanna della memoria con la quale mi seppellirono nei loro giudizi. Il mio nome fu tramandato dai più anziani, come il suono di un male profondo, da tumulare per sempre nei fossi della nostra storia.

Venni lasciato solo.

Le larve eteriche ronzavano ovunque, fastidiosi insetti nati dentro gli istanti della morte. Il prurito causato dal loro strusciare continuo mi distraeva. Quando misi a tacere quei fastidi, fui in grado di concentrarmi. Nella meditazione sorse una debole luce giallognola. Si trattava di un bagliore residuale che mio fratello aveva nascosto nell’istante del suo trapasso in un angolo buio della dimensione mortifera. Riconobbi subito l’impronta della sua aura in quella flebile luce e provai una grande sorpresa. In qualche modo era come se avessi incontrato ancora una volta mio fratello. Mi accontentai della sua sola orma residuale, di uno spettro di luce morta, nulla più; ma viste le tetraggini in cui versava la mia coscienza, mi parve un dono inaudito da parte sua. Sul letto quel rettangolo nero in mezzo alla mota disseccata dei liquidi organici nei quali la carne di mio fratello s’era dissipata. Trattenni un conato di nausea e mi avvicinai. Tentennai in balia del ribrezzo; poi chiamai a raccolta le mie forze e raccolsi ciò che riconobbi con orrore.

Ebbi il coraggio di sollevare la copertina rigida e sospirai, quasi liberato dal piombo del terrore che mi tratteneva negli stati bassi della psiche. Mio fratello mantenne la parola, non consegnò il mio Manuale al Duca. In quella tomba non v’era spazio per sconfinare con le intuizioni, il fetore e le larve moleste mordevano il cerchio sottile che proteggeva la zona di meditazione, rendendo quasi impossibile raccogliersi. Probabilmente, a quel punto, non ero neppure più in grado di entrare nel Regno della Quiete. Un bagliore infernale scosse l’etere, le larve si chetarono di colpo. Scorsi in quella luce spettrale un ghigno; e un indefinibile ribrezzo accartocciò la pelle, quando intuii che quel maligno sorriso era promanato dallo spirito di mio fratello. Com’era apparsa, la luminescenza si dissolse, in un attimo. Attesi che lo scavallamento emotivo nel cuore s’arginasse. Quindi, sfogliai il manoscritto, intorpidito dall’atmosfera in putrefazione. Si apriva con la visione dell’ultima battaglia degli sciamani Wan contro l’Armata del Duca. Il verme dalle miriadi di facce stringeva in bocca il Decimo Mondo, il nostro, l’ultima terra dei liberi a cadere sotto la ferale orda.

Lo vidi. Il Duca non era lì, ma possedeva quel luogo come il resto dei mondi dentro di sé. Lo spettro del suo spirito, l’Ombra, la chiamano gli Iniziati alla SID, s’era addensato nella stanza. Mi hai chiesto del suo aspetto.  Tutto nella sua forma è amplificato. I suoi colori brillano d’iridescenze cosmiche, quasi vi si specchiassero le luci dei primi istanti di vita del mondo. Così i suoi capelli sono d’un giallo sovrannaturale, se lo osservi per qualche secondo, in quel giallo appare un gioco cromatico che vira in un azzurro violento o in un blu abbagliante, come il brillamento delle radiazioni irraggiate nell’aria. Non giallo, non blu; la vista mortale non riesce a interpretare quei riflessi poiché nel cervello non ve n’è esperienza. Se fissi nei suoi dettagli la forma, accade un fenomeno destabilizzante;  quell’elemento che aggancia tutte le forme alle cose di cui hai memoria ed esperienza, si dissolve in una miriade di grani luminescenti. Subentra un punto di vista straniero in te, non controllato dalla tua esperienza della realtà . Una mano esterna riconfigura tutto ciò che sai del mondo e guardi ciò che essa crea in te.

-Ti temono, sei un buon sciamano.

Udii un’eco dagli abissi dell’anima, quando la sua voce vibrò nell’aria.

Fu un movimento del tutto naturale quello di consegnargli il Manuale. Lo raccolse con un’inattesa gentilezza da parte  d’un’entità il cui spirito  è la Guerra. Mi ringraziò e ne rimasi impietrito.

-Tuo fratello, fortunatamente, non ha avuto tempo di dar seguito alle sue intenzioni su quest’opera.-

Mi vide smarrito. Sorrise e la sua bocca irradiò una sublime quanto glaciale luce bianca: – Dovresti rivolgere l’attenzione ai talenti della tua anima.

-Di quali intenzioni state parlando? – farfugliai affogando nel terrore. 

– Se non fosse morto avrebbe dato questo manoscritto alle fiamme.- rivelò.

Presi coraggio, visto che non mi uccise alla prima parola che dissi e continuai, attento a non far domande moleste e balbettai: -Ve lo avrebbe consegnato se non lo avessi raggiunto sino qui.

Rise: -Sei un grazioso ingenuo. Tuo fratello ricevette un ordine e non avrebbe mai lasciato nelle mie mani un simile capolavoro iniziatico. Colui che abbattei non era ciò che ti ha fatto credere, mio caro Amico. Lo fermammo per motivi a te oscuri, ma sui quali, noi,  non ti terremo segreti. Ti diamo la nostra parola.

 I Tormenti urlano di fame, Herve. Non posso star qui ancora; appena saranno passati, tornerò.

Devo andare a nascondermi, ora. 

Alarte.

Serie: SID


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Discussioni

  1. Lo confesso, oltre ai racconti leggo i commenti perchè in essi riesco a recepire un respiro più ampio. Cosa c’è oltre al velo degli innumerevoli strati a cipolla dentro i quali siamo confinati? Spesso, nulla di buono e credo che leggendo i tuoi racconti in quest’ottica inizio a comprendere un senso.

  2. Il primo commento (che magari ho già fatto sugli episodi precedenti) è che mi piace la forma epistolare. Il lettore è coinvolto direttamente, Alarte parla a lui/lei quando inizia coi suoi “Care Herve…”.
    Personalmente faccio un po’ fatica a seguire il dipanarsi della vicenda vista vastità di nomi, e figure, e ruoli (penso che lo rileggerò con calma tutto d’un fiato quando la serie sarà finita), ma è anche questo il bello. Un Universo (uno? uno solo? non ne son mica sicuro) con forze complesse in contrasto tra loro, attori e pedine.
    Questo misto di fantascientifico ed esoterico mi richiama tanto le atmosfere di Lovecraft (cosa che apprezzo non tanto: tantissimo), e lo stile con cui è scritto è impeccabile, calza a pennello.

    1. Grazie di cuore per l’interesse, caro Sergio. Rispondo qui ai tuoi commenti. Il Solitario di Providence è un mio Fratello Maggiore, mi ha dato coraggio nei tempi dell’adolescenza, mentre scrivevo le mie storie. Non mi ha fatto sentire sola, mostrandomi che si può vedere ‘dietro il sipario’ , e che non è un segno di psicosi. 😉 . L’azione è la parola, nell’ambito esoterico e non solo, per questo l’Amanuense è il Manoscritto. Scindere l’azione dalla lettera, significa separare il mago dalla sua opera, in qualche modo come scrisse Paolo: La lettera uccide, lo Spirito vivifica. A mio avviso incatenare con nomi e formule lo spirito che permea la parola, significa creare un dogma, un’identificazione. Hai intuito bene, i racconti di SID sono snodi di mondi diversi. I Manoscritti che formano le Copertine e quelli fotografati all’interno delle storie fanno parte di questi universi. Grazie per avermi reso l’opportunità di raccontare qualcosa di questi scritti. <3

    2. grazie a te per questo commento! molto interessante, ed è anche un’utile pacchetto di informazioni per comprendere meglio e gustare meglio i tuoi racconti! 🙂

  3. “Non giallo, non blu; la vista mortale non riesce a interpretare quei riflessi poiché nel cervello non ve n’è esperienza”
    Molto bello questo passaggio, rende l’inafferabilità per la mente umana dell’essenza del Duca

  4. “l’Amanuense è il Manoscritto”
    non c’entra nulla, sicuramente, ma mi risverglia un’associazione col caro, vecchio Yog-Sothoth, che è la porta ed è la chiave ed il guardiano della porta. ❤️