IL MIO EROE

       Distesa sul mio letto, vedo tutto offuscato, tengo un braccio fuori, penzolante, il laccio emostatico è caduto per terra, ma che importa non mi serve più…

       Un sorriso accattivante e sprezzante nello stesso tempo, un fascino prorompente, la sicurezza che traspariva in ogni suo gesto, in ogni sua parola, incuteva in tutti paura e rispetto, lo elessi subito mio eroe. Non avevo conosciuto ancora l’amore, e quel giorno lui mi prese, senza parlare, ma anche senza una carezza, senza nessuna dolcezza. Ma no, pensai, dolcezza, gentilezza, queste sono cose da romanzi rosa, da ottocento, ho creduto che il vero amore fosse questo; sesso sfrenato, e perché no, guidato anche da istinti primordiali, addirittura una volta volle farlo mentre con una mano mi puntava una pistola alla testa, mi sentiva tremare di paura e lui rideva, rideva, rideva. Poi ha continuato a prendermi tutte le volte che ha voluto, e in tutti i modi, senza mai chiedersi se in quel momento lo volessi anch’io…

Mi sento bene! Distesa sul mio morbido letto, rilassata, leggera, quasi come se stessi fluttuando nell’aria…

       La sera lo aspettavo, come un cagnolino aspetta il suo padrone, sempre vestito bene, salutato e riverito da tutti, con la sua pistola sempre in tasca ad accompagnarlo, e il suo uomo, il suo tirapiedi, sempre seduto fuori dalla porta.  Il mio eroe, un eroe moderno, senza patria, senza bandiera, ma soprattutto senza Dio. No, non sono così gli eroi, non possono esserlo, non avevo capito! Cinico, violento, cattivo: Questo era! Però a me, tutte le volte che glielo chiedevo, le dosi non le vendeva, le regalava! Forse, a modo suo, mi ha pure voluto bene…

Che pace, che silenzio c’è adesso! Perché la sua pistola è qui, vicina a me? Perchè ce l’ho io? Ho tanto sonno…

Roberto Ardizzone

(Dedicata a Loredana Bertè ad alla sua “Robin Hood”)

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