Vedo tanta gente correre disperata. Mi blocco nel mezzo di una strada decorata da auto fumanti e distrutte. Non riesco a sentire nulla, vedo tutto in modo distorto e sbiadito come se stessi piangendo, ma non sento le lacrime cadere sulle guance. Sono travolta e colpita dalle spalle e borsoni delle persone che sembrano voler fuggire da qualcosa, da un mostro. Non ho la forza di girarmi e rimango a dondolare in preda a un mancamento. All’ennesima spinta, cado in ginocchio; ho la nausea, quindi vomito sull’asfalto. Riesco a sentire il sapore della sbobba che osservo essere di un colore strano: un vermiglio acceso, quasi brillante, fluorescente. Ho paura, continuo a non vedere chiaramente, sento che il pavimento mi crolla sotto i piedi, inizio a piangere, ma sento le gocce calde uscire solo da un occhio e questa volta la mia vista si fa rossa e ancora più annebbiata.
Metto la punta delle dita subito sotto l’occhio sinistro e vedo il sangue sulla mano. Il silenzio che avevo sempre sentito viene rotto dal mio pesante respiro e dalle urla di donne e bambini. Mi rendo conto di essere nel bel mezzo di un’apocalisse: i vetri delle finestre esplodono non appena mi volto ad osservare gli alti palazzi. All’improvviso tutti svaniscono; rimango sola in una metropoli triste e cadente. Ho freddo; voglio scappare, ma non riesco a muovere un muscolo e l’idea di trovare qualcosa di ben peggiore di una città incendiata mi terrorizza e mi incuriosisce allo stesso tempo.
Come fossi un cubo di ghiaccio che lentamente si scioglie, ricomincio a muovere le dita dei piedi e in meno di un minuto inizio a correre tra le auto. Corro ancora finché non mi accorgo che tutto intorno a me si sgretola come i pezzetti di un mosaico; vedo una luce bianchissima, accecante; temo di cadere nel vuoto, ma continuo comunque a correre ansinando.
Mi ritrovo in una stanza vuota e bianca. Mi torna la nausea e vomito, è proprio sangue adesso. Il rosso va a inquinare l’angelico colore di quello spazio strano e solitario.
In pochissimo tempo, tutto si ricopre di un rosso scuro e tenebroso. Per qualche motivo tutto questo non mi urta, anzi, tutto quel bianco mi risultava disturbante.
Mi giro e tocco il sangue sulle pareti, sul pavimento; noto poi una parte ancora candida, ancora innocente e pulita, inquinata solo da una riga di dolore vecchia e sbiadita; sono io in un mondo devastato e sporco, coperto dai miei stessi errori, ferito dalle mie stesse armi.
Ciao Clelia, questa serie dei sogni sta venendo davvero bene. Anche questa volta il sogno muta in incubo, e devo dire che mi piace il modo in cui lo racconti, con un ritmo incalzante e con quei cambiamenti inattesi che sono tipici delle esperienze oniriche. Bello!
Ciao Clelia, altre sabbie mobili oniriche, il tuo gusto per gli incubi è molto caratterizzante e il tuo stile rende davvero l’idea di un flusso di coscienza distorto e inquietante. Non so perché sto leggendo queste cose proprio prima di andare a letto, so già che non dormirò sonni tranquilli. Ma queste cose le sogni o te le inventi? O un mix delle due? A presto!
Molti sono sogni che ho fatto davvero, alcuni no e altri sono appunto un mix, conto di portarne altri anche senza aspettare di farne ahah grazie davvero comunque <3
Ciao Clelia, apprezzo tanto il tuo stile, vicino al poetico, struggente, molto intimo, forse perché mi ritrovo nel tuo modo diverso di descrivere realtà distorte da incubi… E che incubi, riesci davvero a trasmettere il tuo vissuto e le tue inquietudini. Lo stile è una questione di scelta, e la creatività non va governata, ma va lasciata fluire seguendo il nostro gusto, sensibilità e stato d’animo. In questo tipo di racconto poi, molto intimo e personale, certi aggettivi e avverbi sono proprio azzeccati, perché rendono poetica una prosa che altrimenti risulterebbe macchinosa. Chi non capisce questo, non capisce la matrice che si nasconde dietro questo tipo di racconto! Davvero bello, alla prossima ?!
Ciao Clelia, anche questo sogno è un bel pugno allo stomaco.
Mi piace il tuo modo di descrivere l’angoscia, ci riesci molto bene.
Una metropoli triste è una bella metafora, nemmeno troppo ardita, e azzeccata al contesto onirico e surreale che vive la protagonista.
Spero però di leggere anche dei bei sogni nei prossimi episodi o presto avrò paura ad addormentarmi.
Mi dispiace deluderti ahah, la serie si baserà su incubi che faccio spesso, sono gli unici che riesco a ricordare, se dovessi farne uno meno pauroso lo dedicherei sicuramente a te <3
Ciao Clelia, i tuoi sogni sono feroci come tagli di coltello. Io, li chiamerei incubi.
Leggendo il secondo episodio mi sembra di capire che la tua serie sarà sempre su questa linea surrealista e sono curiosa di scoprire fino a quale abisso getterai l’anima della tua protagonista. Perché Lei e sempre la stessa, vero?
Beh, sono ancora più perplesso. La strada non è decorata da auto, casomai è invasa da auto. Le lacrime non cadono sulle guance, casomai scorrono sulle guance. Una metropoli triste… forse volevi dire devastata. Hai molte idee apprezzabili ma devi governare la tua creatività… Non volermene.
Ciao, scusami ancora se le mie storie non sono di tuo gradimento. Penso che ci sia differenza però tra critiche oggettive e soggettive. Io ho volutamente utilizzato quei termini per un mio personalissimo piacere stilistico. Una metropoli triste, è quello il significato del sogno, non intendevo dire devastata. Inoltre ritengo che la creatività riguardi soprattutto il contenuto e per quanto riguarda la forma, ovviamente, i gusti cambiano tantissimo. Ti ringrazio in ogni caso per aver espresso la tua opinione, cercherò di trovare a tutti i costi il racconto che ti faccia cambiare idea su di me 🙂
Ciao Clelia, questa serie dei sogni sta venendo davvero bene. Anche questa volta il sogno muta in incubo, e devo dire che mi piace il modo in cui lo racconti, con un ritmo incalzante e con quei cambiamenti inattesi che sono tipici delle esperienze oniriche. Bello!
Ciao Clelia, altre sabbie mobili oniriche, il tuo gusto per gli incubi è molto caratterizzante e il tuo stile rende davvero l’idea di un flusso di coscienza distorto e inquietante. Non so perché sto leggendo queste cose proprio prima di andare a letto, so già che non dormirò sonni tranquilli. Ma queste cose le sogni o te le inventi? O un mix delle due? A presto!
Molti sono sogni che ho fatto davvero, alcuni no e altri sono appunto un mix, conto di portarne altri anche senza aspettare di farne ahah grazie davvero comunque <3
Ciao Clelia, apprezzo tanto il tuo stile, vicino al poetico, struggente, molto intimo, forse perché mi ritrovo nel tuo modo diverso di descrivere realtà distorte da incubi… E che incubi, riesci davvero a trasmettere il tuo vissuto e le tue inquietudini. Lo stile è una questione di scelta, e la creatività non va governata, ma va lasciata fluire seguendo il nostro gusto, sensibilità e stato d’animo. In questo tipo di racconto poi, molto intimo e personale, certi aggettivi e avverbi sono proprio azzeccati, perché rendono poetica una prosa che altrimenti risulterebbe macchinosa. Chi non capisce questo, non capisce la matrice che si nasconde dietro questo tipo di racconto! Davvero bello, alla prossima ?!
Davvero grazie, pensavo di essere pazza 😀 Gentilissimo, leggerò qualcosa di tuo al più presto <3
Ciao Clelia, anche questo sogno è un bel pugno allo stomaco.
Mi piace il tuo modo di descrivere l’angoscia, ci riesci molto bene.
Una metropoli triste è una bella metafora, nemmeno troppo ardita, e azzeccata al contesto onirico e surreale che vive la protagonista.
Spero però di leggere anche dei bei sogni nei prossimi episodi o presto avrò paura ad addormentarmi.
Mi dispiace deluderti ahah, la serie si baserà su incubi che faccio spesso, sono gli unici che riesco a ricordare, se dovessi farne uno meno pauroso lo dedicherei sicuramente a te <3
Ciao Clelia, i tuoi sogni sono feroci come tagli di coltello. Io, li chiamerei incubi.
Leggendo il secondo episodio mi sembra di capire che la tua serie sarà sempre su questa linea surrealista e sono curiosa di scoprire fino a quale abisso getterai l’anima della tua protagonista. Perché Lei e sempre la stessa, vero?
Hai detto bene, Micol, sono tutti incubi che ho fatto davvero negli anni passati e che continuo a fare e si, la protagonista sono sempre e solo io
Beh, sono ancora più perplesso. La strada non è decorata da auto, casomai è invasa da auto. Le lacrime non cadono sulle guance, casomai scorrono sulle guance. Una metropoli triste… forse volevi dire devastata. Hai molte idee apprezzabili ma devi governare la tua creatività… Non volermene.
Ciao, scusami ancora se le mie storie non sono di tuo gradimento. Penso che ci sia differenza però tra critiche oggettive e soggettive. Io ho volutamente utilizzato quei termini per un mio personalissimo piacere stilistico. Una metropoli triste, è quello il significato del sogno, non intendevo dire devastata. Inoltre ritengo che la creatività riguardi soprattutto il contenuto e per quanto riguarda la forma, ovviamente, i gusti cambiano tantissimo. Ti ringrazio in ogni caso per aver espresso la tua opinione, cercherò di trovare a tutti i costi il racconto che ti faccia cambiare idea su di me 🙂
Ti invito ancora a leggere anche la mia serie sulle lettere, spero sia per te stilisticamente più interessante.