Il Presagio

Serie: SENZA DENTI

La prima notte in ospedale, è sempre una vera figata. Potrebbe succederti di tutto, ma proprio tutto tranne che il sonno venga a farti visita. Quasi ci speravo, come 1 litro di sangue in meno, morfina e calmanti vari speravo mi stordissero ben bene. E invece no.

C’è da dire che avere un melone marcio al posto della faccia non facilita le cose. Anche l’albero di Natale di flebo infilate nel mio braccio non mi tranquillizza.

I lamenti, le luci e gli allarmi nel corridoio non sono esattamente la ninna nanna della mamma.

Non riesco nemmeno a chiudere un occhio gonfio dalla botta, e allora che ci sa, che si fa? Non mi resta che pensare un pochino. All’incidente ci stavo pensando ormai da 3 ore, per altri 10 minuti potevo abbandonare il ricordo. Ma c’era un pensiero continuo che mi frullava nella mente. Ora era più vivido che mai. Più ci pensavo e più mi inquietavo.

Musica di sottofondo. Goblin. Profondo Rosso. Flashback.

Non ho mai creduto ai segni premonitori. Non mi sono mai piaciuti i racconti di coloro che con il senno del poi giustificano ogni accaduto con un banale “me lo sentivo” o, “l’ho sognato proprio stanotte”.

Quante volte mia mamma, ogni volta che mi ammalavo, raffreddore, febbre, qualsiasi cosa, il giorno in cui le manifestavo il malessere, lei partiva già con il sermone:

“lo sapevo io, non te lo volevo dire, ma ero sicura che oggi saresti stato male”,

“me lo diceva il pensiero”,

nel senso, che il suo pensiero la notte prima le annunciava che io mi sarei preso il cagotto?

A me sembrava un losco modo per convincermi che o ascoltavo le sue prediche, o avrei patito l’ira funesta del fato! Tra i tormentoni “mettiti la canottiera!” era il più popolare, seguito da un generale “copriti!”, di una spanna avanti al celebre “non fare tardi altrimenti domani sei malato!”. Di altro genere, ma è doveroso citarlo, poiché è un must di noi figli di mamme immigrate sudiste, “ti sei cambiato le mutante? Non si sa mai, un incidente che figura ci fai!” No comment!

Sermoni talmente petulanti, che a volte se il giorno dopo ero effettivamente malato, per le prime ore fingevo di essere sano come un pesce per non dargliela vinta, poi giunto il febbrone, dovevo arrendermi e abbandonarmi alla cruda realtà. “Lo sapevo io!” E io zitto con gli occhi lucidi dalla febbre cercavo qualche scusa improponibile, magari dando la colpa alla diossina o al buco dell’ozono.

Ma i poteri da sacerdotessa druida di mia mamma, quelli al limite del paranormale, quelli erano i più inquietanti e a volte personalmente testati. Di tanto in tanto le capitava si sognare una persona di famiglia non più al mondo. Spesso la mia cara Nonna Angelina morta ormai da alcuni anni, e prima di lei sognava una vecchia Zia a noi molto cara, Zia Maria. Il sogno era sostanzialmente molto breve, la cara nonnina Angelina dava saluto ad un altro parente, amico, vicino di casa, quattro parole, spesso un gesto, magari una scenetta casalinga legata al vecchio quotidiano come se il tempo fosse tornato indietro. Puntualmente, nei giorni successivi, capitava di sentire che la persona sognata era stata protagonista di qualche strano evento o peggio aveva avuto un malore, o peggio ancora. Roba da toccarsi gli zebedei.

Alla fine qualcosa effettivamente avveniva. Ma ogni volta si giustificava il tutto con una banale coincidenza. Spesso le dicevano, che si era fatta suggestionare o che col senno del poi le venivano in mente sogni altrimenti rimasti sepolti nella mente. Ma lei i suoi sogni me li raccontava prima, io lo sapevo, lei lo sapeva. Non succedeva sempre, ma quando succedeva inquietava.

Mi veniva un po’ in mente la medium che parlava con l’aldilà, spesso ospite di programmi tipo “Buona Domenica”, o “Domenica In” di qualche decennio fa. Non so se con la Durso o La Venier, (quelle trasmissioni non mi hanno mai appassionato molto). Tutti convinti che la medium, fosse una vaneggiatrice, ma alla fine un po’ di inquietudine la metteva. Quella era tv, la mia mamma no.

In quei casi, mi capitava poi di fare sogni strani, quei sogni mi divertivano parecchio specie da ragazzino negli anni 90. In quei sogni mia mamma con la forza del pensiero faceva lievitare le persone, parlava con gli spiriti o ancora meglio faceva esplodere le teste, magari della mia professoressa di latino, ve lo ricordate il mitico film Scanner? Quello si che mi avrebbe fatto comodo. Ma nulla, la mia mamma in tv non ci andava, non faceva esplodere le teste, meno male, e alla fine erano solo sogni, segnali, o magari nulla.

Dicono che le mamme abbiano poteri mistici nei confronti dei propri figli, sarà cosi. Quando sarò mamma magari proverò, per ora da papà non riesco a pronosticare manco neanche una irritazione da pannolino sul sederino di mia figlia.

Ad ogni modo scetticismo a parte, per ritornare alla nostra storia, non posso fare a meno di citare il primo di due inquietanti episodi avvenuti prima dei tragici e aimè dolorosi eventi narrati in questo racconto.

Qualche giorno prima dell’incidente, a dire la verità per un paio di notti consecutive, prima di addormentarmi mi era capitato di pensare appunto alla mia masticazione, ai miei denti, ai miei complessi da ragazzino.

Mi capitava di pensare a come sarebbe stata la mia vita con una mandibola diciamo “standard”, forse qualche dolore in meno alla schiena, forse una carriera ancor più brillante nell’atletica leggera, (ho perso più volte i campionati italiani dei 100 metri e salto in lungo, oltre che per lo scazzo adolescenziale, per le gambe più corte degli avversari, probabilmente anche per problemi porturali, legati forse appunto alla mia non corretta masticazione). Probabilmente avrei avuto qualche difficoltà in meno con le ragazze, per compensare il difetto fisico, dovevo giocare di simpatia. Stenderle a parole a volte funzionava, ma che fatica!

Comunque dicevo, pensavo alla mia mandibola e appena addormentato per un paio di notti consecutive ho fatto lo stesso strano incubo, un rumore di ferraglia, un botto e subito dopo mi trovavo in ospedale con la mandibola rotta e i dottori che mi dicevano che era tutto rotto e che a sto punto me la raddrizzavano. Io ero spaventato, dolorante ma alla fine contento. Inquietante vero?

Contento un piffero! Se ci penso ora mi si accapona la pelle. La vita è strana, vi giuro che non me lo sono inventato e non è un’allucinazione postuma o qualche cosa da schizzati post-traumatizzati come direbbe Freud, l’ho sognato, o meglio incubato (nel senso che… insomma avete capito il senso). Pochi minuti dopo l’incidente, mi sono ricordato subito di questo sogno, è ho iniziato immediatamente a praticare ansia a livello agonistico. Roba da professionisti del settore.

Quello che sto scrivendo è reale ho è frutto della mia immaginazione? Viviamo in un mondo parallelo? Voi lettori siete solo le proiezioni della mia mente? Se voglio posso cancellarvi assieme al vostro account Facebook? Seguite il prossimo episodio e lo saprete!

Serie: SENZA DENTI
  • Episodio 1: Dinamica semplice di un incidente complesso
  • Episodio 2: Chi non salta in ambulanza morto è!
  • Episodio 3: Welcome to Hospital
  • Episodio 4: Il Primo Chirurgo… non si scorda mai!
  • Episodio 5: Un tranquillo corridoio di Paura
  • Episodio 6: Il Presagio
  • Episodio 7: Pensieri e Complessi
  • Episodio 8: Topexan e il Lupo Mannaro
  • Episodio 9: Tv in camera che sballo!
  • Episodio 10: Il buongiorno si vede dal mattino
  • Episodio 11: Super Slot!
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Altro episodio spedito e condito da citazioni. Goblin dei Simonetti horror project è davvero una chicca, merita di essere scomodato in questa storia contaminata da suggestioni paranormali.

      1. Nuzzi Michele Post author

        Grazie Tiziano! Mi esalta il tuo entusiasmo! Vedo con piacere che abbiamo un’infinità di passioni comuni. Credo che per i nati negli anni 70/80 sia impossibile non farsi contaminare dallo splendori culturale di quei decenni. A presto!