Il primo incontro

Serie: Una promessa è una promessa

«Buongiorno. A cosa dobbiamo il piacere della sua visita?». Parla con voce neutra e bassa. John deve tendere le orecchie per sentirla bene. 

«Sono qui …», comincia a dire, lasciando vagare lo sguardo attorno a sé. 

«Sì?».

«Per aiutare. Sì, sono qui per aiutarla nel lavoro». Lo dice poco convinto.

«Cosa sa fare?». La donna incrocia le braccia al petto, continuando a osservare John in attesa di risposta. Lui non sa cosa dire. L’anziana sospira impaziente prima di parlare ancora. «Ha qualche conoscenza in campo medico?».

«No». Dall’espressione della vecchia John capisce che lo sta per buttare fuori. «Mio padre ha telefonato», aggiunge frettolosamente.

«Suo padre?», chiede confusa, sempre con un filo di voce.

«Sì, Richard Thompson».

«Thompson? Non mi è nuovo», mormora l’anziana, andando a prendere delle scartoffie dalla sua scrivania, posta nell’entrata della casa.

«Io sono John Thompson e mia madre lavorava qui, tempo fa. Comunque mio padre ieri ha telefonato, aveva stretto degli accordi con qualcuno qui». Le carte tenute in mano dall’anziana scivolano sulla scrivania all’istante.

«E così ho il piacere di conoscere il figlio di Julia Thompson. Non le somiglia molto, fuorché gli occhi. Come sta suo padre?», chiede, riavvicinandosi.

«Bene», risponde con un sospiro, e poi ripete :«ieri ha chiamato». 

«Ho capito», dice con voce ferma e stranamente a un volume più alto che zittisce all’istante il ragazzo. «Ho capito», ribadisce, tornando al suo tono pacato, «ma ieri non ho ricevuto alcuna telefonata». John non dice niente. Sul serio? Prima la camminata e ora la brutta figura con questa vecchiaccia bisbetica. Respira a fondo.

«Ad ogni modo, non posso rifiutare un’offerta di aiuto, soprattutto ora che ne ho davvero bisogno».

«Io però non so quasi niente di malati, medicine e …».

«Lo so», interviene l’anziana, visibilmente irritata. A quanto pare le piace fare i lunghi discorsi. John sposta lo sguardo a lato. «Presumo che lavorando con suo padre sappia svolgere abbastanza lavori manuali e all’esterno».

«Sì, me la cavo bene».

«Perfetto. Allora benvenuto nel personale della casa di cura. Io sono Mrs. Brown, la proprietaria. Gestisco tutto io, perciò se ha domande o problemi, si rivolga direttamente a me».

«Grazie. Ecco, avrei già qualcosa da chiederle».

«Sì, chieda pure».

«Per la paga…», comincia lentamente, studiando la reazione dell’anziana. John si aspettava un attacco d’isterismo, invece la signora Brown ridacchia. Sembra stia facendo per finta. Non è proprio il tipo di persona che sembra divertirsi.

«La paga? Lei mi ha offerto un aiuto, non mi ha chiesto di assumerla», gli fa notare. La falsa ilarità sparisce dal suo viso rugoso. John la guarda storto, in barba alla buona educazione. Dopo il danno, la beffa. Dovrà lavorare gratuitamente per questa vecchiaccia. È tentato di andarsene. Sta per voltarsi quando la signora Brown aggiunge lentamente, quasi di malavoglia:

«Comunque, se si dimostrerà di grande aiuto, potrei pensare anche di pagarla».

«Grazie», dice John, imitando il modo di parlare dell’anziana.

«Bene. Mi segua, le dico cosa farà oggi e come dovrà comportarsi».

La signora Brown fa fare a John un rapido giro del primo piano della casa, mostrando un bagno riservato al personale, la cucina coi cuochi e poi la sala dove si consumano i pasti con un palco per i musicisti. A questa si arriva attraverso la grande porta a destra dell’entrata. La regola più importante è una: non disturbare gli ospiti. A quanto pare, John dovrà essere più o meno come un’ombra.

«Ah, quasi dimenticavo. Le è proibito salire ai piani superiori», aggiunge la signora Brown, conducendolo in giardino. «Nel lato sinistro della casa, come può vedere, c’è il garage per l’automobile. È a disposizione degli ospiti per le uscite, e lei dovrà occuparsi di prepararla quando richiesto».

Intravedendo l’automobile, John rimane stupito dal buon gusto dell’anziana.

«In questi giorni lavorerà soprattutto qui. Dovrà tagliare della legna. Entro questa sera le scorte potrebbero finire, quindi può cominciare da subito. Buona giornata». La vecchia si congeda, aspettando ferma una risposta.

«Altrettanto», sospira John. Mrs Brown gira sui tacchi e sparisce. «Ma tu guarda», brontola John, rimboccandosi le maniche della camicia. «Esiste qualcuno peggio di Richard».

Prende in mano la scure e un pezzo di legno. È quasi tentato di fare baccano apposta. Questo però significherebbe il suo licenziamento, se così lo può chiamare. È metà mattina quando degli ospiti si fanno vivi vestiti eleganti. Più di una coppia di ospiti gli sfilano davanti, ignorandolo. Ci sono soltanto anziani. Forse ha visto solo una donna che potrebbe avere meno di trent’anni, ma non ne è sicuro. Nel primo pomeriggio, John è già arrivato a metà del lavoro e si prende una pausa. Raggiunge una fontana, si siede appoggiandosi a un lato e chiude gli occhi. È molto piacevole ciò che sente: il frusciare del vento tra le fronde degli alberi, il gorgoglio dell’acqua, il cinguettare degli uccelli e forse il verso di qualche cervo. Con un sospiro lieve si rilassa, il cappello chino sopra il viso per restare all’ombra.

«Buongiorno».

John sobbalza. Il cappello per poco non gli cade dentro l’acqua, mentre andando all’indietro sbatte la testa. Strabuzza gli occhi allarmato, pronto a formulare una qualsiasi scusa decente.

«Mi scusi, non volevo spaventarla». 

Finché John recupera il cappello per indossarlo, realizza che non si tratta della signora Brown, ma di un’ospite. Alza lo sguardo svelto, sentendo la voce giovane. Per un attimo si immobilizza quando incrocia un paio di occhi verdi, incorniciati da delle ciglia sottili e scure. Le labbra rosse sussultano in un sorriso divertito. La signorina si inginocchia, porgendogli un vassoio con le mani protette da dei guanti leggeri e bianchi che lasciano intravedere la sua pelle pallida.

«Non l’ho mai vista qui prima d’ora, perciò ho pensato di portarle questo». Abbassa lo sguardo sul vassoio traboccante di cibo. 

«Grazie, non doveva disturbarsi per questo. Io non dovrei disturbarla». Detto questo chiude la bocca, lanciando uno sguardo attorno a loro in perlustrazione, alla ricerca di una figura bianca.

«Oh, si figuri. Ormai ho capito che Mrs. Brown con i dipendenti sorvola sempre sulla parte relativa al pranzo e la cena. Domani le consiglio di portarsi qualcosa da casa». Sorride, e il suo viso s’illumina. John ricambia, tornando a guardare tutte le prelibatezze che ha davanti agli occhi. Sta per parlare ma poi esita, pensando alla prima regola della signora Brown. Alla fine però scrolla le spalle, ignorandola e mandando mentalmente al diavolo l’anziana.

«Non credo che qualcuno sia d’accordo su questo», dice, alzando leggermente il vassoio. «Insomma, non penso che i cuochi cucinino per me». La signorina sposta lo sguardo a lato, mordendosi un attimo il labbro inferiore. «Come ha fatto ad uscire da lì con questo?».

«Erano contenti quando ho chiesto il permesso».

«Davvero?».

«Sì, ma perché gli ho fatto credere di portarlo in camera, per il pomeriggio», spiega, tenendo lo sguardo basso. Quando John ridacchia, lei lo guarda sorpresa. Era convinta di ricevere un rimprovero.

«Molto furba», commenta. Poi John si guarda un attimo e alla fine appoggia il vassoio per terra, per alzarsi in piedi. La ragazza fa altrettanto. Prima di aiutarsi ad alzarsi appoggiandosi alla fontana, John le offre una mano a cui reggersi. Con un sorriso per ringraziarlo, posa delicatamente le dita sul palmo di lui. Mentre si alza, tenendo lo sguardo basso, John ne approfitta per osservarla meglio. Deve essere più o meno alta come lui. Il suo corpo è esile e la fa apparire abbastanza fragile. Il volto è incorniciato da dei capelli corti, mossi e di un castano scuro, che fanno apparire la sua pelle ancora più chiara. Solo per alloggiare alla casa è ovvio che lei vive in modo agiato, ma questo John lo capisce anche dal suo portamento e dall’abito che indossa: blu scuro con le maniche corte e la scollatura ornata con del pizzo. La vita è stretta da un nastro bianco, che evidenzia ancora di più quanto sia magra. In effetti è troppo magra, pensa John, paragonandola alla signora Collins. Così, quando sfiora con lo sguardo il vassoio stracolmo di cibo, si sente in colpa. Dovrebbe tenerlo lei.

«Grazie ancora per il pranzo, non doveva, sul serio».

«L’ho fatto con piacere e poi lei ha lavorato tutto il giorno».

«Questa mattina è uscita in giardino?», chiede John. Non ricorda d’averla vista passeggiare. 

«No, ma da dentro casa si sentiva qualcuno spaccare la legna ed è da una settimana che il giardiniere se n’è andato».

«Ah, quindi sarei il nuovo giardiniere», mormora John, tra sé. 

«Non le ho chiesto come si chiama», sorride, congiungendo le mani.

«Nemmeno io, se è per questo», dice John, schiarendosi la gola. «Prima le signore».

«Kathrin Susanne Ann Wilson, piacere». Inclina la testa a lato, con un leggero sorriso. John alza leggermente le sopracciglia sentendo tutti quei nomi.

«Semplicemente John Thompson. Il piacere è tutto mio». Si stringono la mano.

«Kathrin può bastare», lo informa, divertita.

«Come desidera».

La ragazza sta per parlare ancora quando nell’aria si sente riecheggiare il suo cognome. Poi, a fianco la casa sbuca un uomo sulla quarantina, tutto vestito di nero, che la cerca con lo sguardo.

«Devo andare. Arrivederci». Si volta e cammina svelta incontro all’uomo. Prima di prendere qualcosa da mangiare dal vassoio, John aspetta che se ne siano andati entrambi, dopodiché alza il cappello in cenno di saluto, anche se ormai non serve più.

«Arrivederci, Kat».

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
  • Episodio 3: L’addio e un nuovo inizio
  • Episodio 4: Il primo incontro
  • Episodio 5: Kathrin Wilson
  • Episodio 6: Problemi (pt.1)
  • Episodio 7: Problemi (pt.2)
  • Episodio 8: La decisione
  • Episodio 9: Salvagente
  • Episodio 10: Scambio di promesse
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    Discussioni

    1. Già avevi dimostrato di essere in gamba col descrivere le ambientazioni, questa volta hai dato ancora di più… Molto tipico dei ragazzini: ancora non sono specializzati in nessuna mansione, però pensano sempre alla paga… Brava, mi hai catturato!

      1. Ho adorato scrivere i dialoghi tra John e Mrs. Brown, il modo in cui interagiscono mi ha sempre divertito. Sono al settimo cielo per questo complimento! Grazie mille 😀

    2. Ciao Linda, mi sono immersa nuovamente nel tuo mondo e respirato una boccata di nostalgia. Mi piace la tua serie perché è da “guardare” oltre che da “ascoltare”: le tue descrizioni la rendono visiva, la ricchezza di particolari coinvolge il lettore fino a trasmettere nella sua mente immagini chiare. Mi piacciono i nuovi personaggi, mi incuriosisce Kat (e il motivo per cui vive alla casa di cura: una malattia debilitante?) e la Sig.ra Brown con i suoi modi spicci.

      1. Ciao Micol! Grazie, è sempre stato uno degli obiettivi più importanti riuscir a far vedere ad altri cosa mi immagino io 🙂 grazie del feedback! Scoprirai di più nei prossimi episodi, non vedo l’ora 😀
        Alla prossima!

    3. Ciao Linda, innanzitutto parto col dirti che adoro il modo preciso, coinvolgente e vivido con cui descrivi ogni dettaglio, sembra sempre di stare accanto ai tuoi personaggi, ho persino respirato l’aria tra quelle fronde e udito lo scroscio dell’acqua, e ho preferito leggerlo a voce alta, per sentir scandire ogni parola. Mi incuriosisce il possibile rapporto tra Kat e John, e in quest’episodio ho vissuto la serenità di un paese che non ha avuto la guerra in casa. Ma chissà quanto durerà la tranquillità di John. È davvero un piacere leggerti, sei stata una scoperta meravigliosa! Un caro saluto, alla prossima!

      1. Ciao Antonino! Wow, mi sento davvero onorata e molto contenta per queste tue parole, grazie mille, è davvero un piacere leggerle! Grazie davvero di cuore per questa considerazione, un forte abbraccio!