Il progetto di Jurgen

Serie: L'eredità di Giacomo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Marta, finita la scuola, torna da Thomas. Ci sono momenti di attrito. Marta fa un sogno, ma non ne rivela il contenuto

La domenica mattina scendemmo a colazione da Piero e Marisa, così da salutarli e avvisarli che saremmo stati via qualche giorno per accompagnare Jűrgen a Monaco. Sembravano dispiaciuti, non tanto per noi, che avremmo fatto ritorno in breve tempo, ma per il distacco da chi aveva riacceso in loro la speranza di diventare genitori.

Il dottore ci sorprese tutti chiedendo di attivarci per aiutarlo a trovare una casa in valle.

«Non ha più senso che rimanga a Monaco, non ho amici lì e la vita in una grande città non è piacevole per chi comincia a sentirsi anziano. Questa valle è bella e piena di gente simpatica, non mi dispiacerebbe viverci» sorrise. «Inoltre ho un progetto che spero vada a buon fine, ma parlarvene ora è prematuro. Se andrà in porto capirete senza bisogno che io dia spiegazioni.»

Dopo saluti, abbracci e baci partimmo.

Jűrgen mi fece uscire dall’autostrada poco dopo Kufstein e mi guidò verso il Chiemsee. Il paesaggio era di una bellezza delicata: gli ordinati campi coltivati terminavano al limitare di una fitta foresta di abeti, ‘Una grande riserva naturale’ disse, ‘dove cervi, caprioli e qualche orso vivono indisturbati.’

Dopo pochi chilometri mi indicò una graziosa villetta dicendo che eravamo arrivati.

«Questa è la casa di tuo padre, il suo rifugio, dove ha trovato amore, quiete e forza.»

Una signora uscì dall’ingresso.

«E lei, è Ingrid,» ci informò, ancora prima di scendere dalla macchina «la compagna di tuo padre.»

Me ne aveva già parlato e io mi ero costruito nella mente l’immagine di una vecchia signora dai capelli grigi, mentre quella che vedevo era invece una bella donna, certo non giovanissima, ma di aspetto curato e solido. Valutai in almeno vent’anni la differenza di età con mio padre. Vedendo come Jűrgen la guardava mi venne facile pensare che ne fosse innamorato. Lei ci venne incontro, emozionata.

«Er sieht seinem Vater sehr ähnlich!» esclamò con occhi umidi.

«Dice che sei uguale a tuo padre» tradusse il dottore.

«Scusate, parlo anche un po’ italiano, ma le emozioni mi escono nella mia lingua» ci abbracciò con calore e ci accompagnò in casa. Mi stupirono le innumerevoli fotografie di Giacomo, quasi tutte in bianco e nero, distribuite su pareti e mobili. Lei se ne accorse: «Così lo sento attorno e gli parlo,» non c’era tristezza, «le foto le ho fatte tutte io, è un mio hobby, e lui era un buon soggetto, paziente» solo nostalgia.

Ingrid, accertato che eravamo affamati, preparò un veloce pranzo e gustammo così Bratwurst mit Kartoffelsalat: piatto veloce e saporito tipicamente tedesco. Marta, che non lo conosceva, chiese a Ingrid la ricetta, peraltro semplicissima, annotando con cura ogni passo. Mentre le due donne preparavano il caffè, Jűrgen mi mostrò il giardino e la piccola casetta in legno in cui Giacomo aveva ricavato un laboratorio molto simile a quello esistente in valle. Ne approfittai per dirgli che trovavo giusto che la casa restasse a Ingrid e lui, di rimando, mi parlò del suo progetto di tornare in Italia con lei. Doveva solo trovare il coraggio di chiederglielo e sperare che accettasse. Mi chiese se ciò mi contrariava e io lo rassicurai, ridendo, confermandogli che tifavo per lui. Sorrise e mi pregò di non dire nulla a Marta finché non avesse avuto risposte favorevoli: voleva evitare brutte figure. Mi intenerì il suo vivere quel sentimento con un trasporto quasi adolescenziale e pensai che l’amore non ha confini di tempo e di spazio.

Nonostante le nostre rimostranze, Ingrid, spalleggiata da Jűrgen, preparò le camere per gli ospiti e, inconsapevole, diede per scontato che io e Marta dormissimo assieme. Nessuno di noi due ebbe il coraggio di protestare mentre il dottore sogghignava, divertito, del nostro disappunto.

In camera ci rendemmo conto velocemente come qualsiasi imbarazzo fra noi fosse fuori luogo: avevamo diviso lo stesso sacco a pelo per più di un mese nutrendoci di carezze e baci, condividendo sudore, umidità e zanzare. Spogliandoci scoppiammo a ridere, divertiti da quegli eventi che si prendevano gioco delle nostre intenzioni.

«È bello averti ancora al mio fianco» dissi, esternando quello che pensavo.

«Sei uno stupido, un amabile stupido» rispose sorridente. «È bello anche per me, ma non sono stata io ad andarmene» lo disse con tono più rassegnato che infastidito. «Ingrid è una donna molto dolce, ha notato la mia inquietudine e si è rivista giovane; ha detto che se mi riuscirà di ignorare quelli che definisce piccoli difetti sarò felice come lo è stata lei con tuo padre. È convinta che tu sia, come lui, una persona speciale. Comunque, che in te ci fosse del buono lo avevo già capito l’anno scorso, per un lungo periodo la tua presenza rendeva superflua qualunque altra esigenza: mangiare, bere, dormire passavano in secondo piano. Si, ingenua, ma era ciò che provavo. Poi ho pagato con gli interessi. Ero così delusa di essermi affidata totalmente a te, così addolorata per l’abbandono… non tanto di me quanto di tuo figlio… lasciamo perdere… ma è questo che provo Thomas: montagne russe di affetto e rancore e non so quando, e se, ne uscirò.»

Vedevo le sue lacrime.

«Non posso cambiare ciò che è stato, Marta. Quando mi ricordi come mi sono comportato penso che tu stia parlando di un altro uomo, ma so che quello ero io, e fa male, e non ho giustificazioni. È vero che abusavo di alcol e fumo, ma ho molti amici che, con le stesse abitudini, non si sono mai dimostrati infami come me. Mi preoccupa il pensiero che questo mio cambiamento sia dovuto ai recenti avvenimenti e che io possa, prima o poi, tornare l’idiota che ero fino a pochi mesi fa. Forse ho avuto fretta nel cercarti, perdonami anche per questo.»

«Hai fatto bene! L’unica cosa giusta dopo il disastro. Almeno mi hai dato occasione per capire e, sinceramente, soffro meno standoti vicina piuttosto che lontana e persa in ricordi e recriminazioni. Se stiamo uniti, per quanto dura, ce la faremo. Se io non ho mai smesso di amarti e se tu sei certo di voler dividere la vita con me, ce la faremo.»

Continua...

Serie: L'eredità di Giacomo


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