Il sarto

Franco aveva le “mani d’oro”, ma più che altro se le adoperava per quello in cui era portato… Suo padre, sino a prima di morire insieme alla moglie in un incidente stradale, aveva tentato in tutti i modi, ma gestire una campagna con un piccolo terreno agricolo e qualche animale non era cosa da Franco. 

La nonna Melina era stata la prima ad accettare la vera natura del nipote. Lui non era fatto per compiere lavori stremanti, svegliarsi all’alba e andarsi a coricare subito dopo cena, da poco passato il tramonto. Le sue mani non erano adatte per riportare i calli maturati dall’uso della zappa, così l’anziana aveva insegnato al piccolo Franco l’arte del cucito. 

Giacomo non condivideva i pensieri della madre, ma infine si era arreso e così Franco aveva trascorso più tempo seduto a far muovere con i piedi la pedana della vecchia Singer, che in mezzo ai campi o con gli animali.

Conosceva bene il bosco confinante con la proprietà che aveva ereditato, perché era lì che da piccolo Franco si rifugiava quando il padre voleva fargli assistere alla macellazione di qualche animale. La madre gli aveva sempre detto che non era peccato uccidere un animale per poi mangiarne la carne. Infatti lui non era vegetariano, ma aveva sempre preferito non sentire le urla dei maiali che venivano condotti al “patibolo”.

***

Lo stesso giorno che era cominciato il lockdown, Franco aveva dovuto accontentarsi solo di mezza razione di carne, poiché non aveva i soldi per pagare la persona che gli aveva macellato e sezionato l’ultimo maiale.

«Che razza di festa dei lavoratori sarà, se almeno tre quarti della popolazione si trova a casa, senza poter lavorare da quasi due mesi!» Sbatté l’anta del freezer, dopo averne tirato fuori le ultime fettine di capocollo. Messa la carne sul lavello per farla scongelare, udì sbattere la porta del capanno. “Che strano, non ricordo di averla lasciata aperta” pensò, “meglio andare a vedere.” Ma prima che uscisse di casa, il suo smartphone squillò.

«Pronto, chi parla?» domandò, all’utente sconosciuto.

«Sono il signor Maligno, hai capito chi?»

«Certo, quello dei polli allo spiedo giù in città…» Meravigliato da quella chiamata inattesa, si sedette. «Mi dica.» 

«Come saprai, fra quattro giorni le attività potranno lavorare sia col servizio d’asporto, che con quello a domicilio. E così ho avuto un’idea per incrementare il lavoro: mi servirebbe un costume da pollo! Credo che i bambini saranno felici e pregheranno i loro genitori, pur di ricevere un pasto da un pollo a grandezza d’uomo, fino a casa. Se non erro ne hai già creato uno l’anno scorso, per quello spettacolo…»

«Sì, sì» lo interruppe, pensando al materiale che gli era rimasto. «Ma non so se riuscirò a confezionarlo in tempo.»

«Franco, non dire sciocchezze! Sei il migliore, certo che puoi. E poi, non hai bisogno di soldi? Questo è un brutto momento, e sono certo che per adesso quelli del teatro non ti staranno commissionando lavori.»

«Beh, non posso darle torto… Però saprà che sono molto amico con Gianni, il suo concorrente…»

«E che vorresti dire?» lo interruppe. «Non avrai mica paura che possa prendersela per un lavoro commissionato da me?»

«Beh, conoscendolo potrebbe darsi» rispose, ma subito aggiunse: «Mi lasci il tempo di chiamarlo, ma più che altro per informarlo, non per chiedergli il permesso.»

«Franco, non è che rivelando la mia idea a Gianni, poi farai il lavoro per lui? Guarda che ci resterei troppo male.» Maligno fece una pausa per far riflettere il suo interlocutore e poi lo incalzò: «Senti, ti darò mille euro, se lunedì mattina mi consegnerai il costume entro le dieci, in negozio. Anzi,» rincarò, «potremmo metterci anche d’accordo per le consegne, se mentre non stai lavorando ti andrà di vestirti da pollo.»

«Signor Maligno, mi dia dieci minuti e la richiamo. Però, per quanto riguarda la consegna del costume, in tal caso avrei un problema: la batteria del mio furgoncino si è scaricata, sono a piedi…»

«Ascolta, Franco, stai sollevando troppi problemi, per i miei gusti. Non voglio più perdere tempo per sentire altre scuse. Devo rimettermi a lavorare. Se tra dieci minuti riceverò un tuo messaggio, nel quale mi dirai che hai risolto i tuoi problemi con Gianni, allora domani mattina verrò a prenderti all’uscita del bosco, impiegheresti meno tempo tu a raggiungermi, che io a compiere tutto il giro per arrivare in campagna da te!»

La telefonata si interruppe di colpo. Franco cominciò a grattarsi la testa. L’aveva tirata troppo per le lunghe e credeva di aver fatto innervosire il signor Maligno; e non era una buona cosa. Poi dalla rubrica selezionò il numero di Gianni e premette invio. 

«Gianni, pronto, mi senti? …Pronto!» Trascorsi alcuni secondi senza aver ricevuto risposta, staccò la chiamata. Franco riprovò, ma questa volta non ottenne la linea però, qualche attimo dopo, ricevette un messaggio: “Non c’è campo. Cosa volevi dirmi?” Pensò che forse era anche più semplice comunicargli la notizia, così gli scrisse: “Sai che per adesso non ho neanche i soldi per farmi la spesa… ma per fortuna, poco fa, mi hanno commissionato un lavoro. Per 1000€ dovrei confezionare un costume per il signor Maligno. Però devo ancora dargli conferma entro qualche minuto, perché volevo prima sentire il tuo parere. Fammi sapere. TVB”

La risposta arrivò qualche minuto dopo: “Capisco che sei al verde, ma non mi piace quella persona… Comunque fai quello che vuoi.” 

Era palese che Gianni non l’avesse presa bene, ma Franco non se ne curò. Quei soldi gli servivano per sopravvivere, così cercò il numero del signor Maligno su internet e poi gli mandò il messaggio: “Ho risolto la questione con Gianni. Comincio subito a preparare il costume, ci vediamo lunedì. Grazie.” Lo smartphone emise un bip: la batteria era scarica; così si spostò in camera da letto per metterlo sotto carica. «Ma che cazzo ci sono i fantasmi, in questa casa?» Dopo aver controllato da per tutto, si alterò. Si ricordò di aver ricaricato il telefono il giorno prima, perché lo aveva staccato dalla corrente e portato con sé nel capanno, per fotografare i pulcini appena nati. Controllò pure nel pollaio e, non solo non c’era traccia del caricabatteria, mancava anche il badile che usava per togliere da terra la merda delle galline. “Mah! Mistero…”

Franco non vedeva Gianni né nessun altro già da un bel pezzo, perché aveva paura di beccarsi il virus e preferiva non recarsi in città. Non ascoltava più il telegiornale da un bel po’. Sentire ogni giorno notizie sul Covid-19, lo turbava. La mattina del 4 maggio il costume era pronto, Franco lo indossò e, dopo aver chiuso tutto a chiave, s’inoltrò nel bosco. 

Con quel travestimento aveva ritenuto che non fosse necessario indossare guanti e mascherina. Ascoltava il cinguettio degli uccelli e percepiva l’odore emanato dai pini, mentre camminava e rifletteva. Non appena avrebbe ricevuto i soldi: “Come prima cosa comprerò un caricabatterie e poi chiamerò Gianni; pagherò le bollette e farò un po’ di spesa. Questa fase due non mi convince… meglio rimanere un altro po’ isolato. A meno che” rifletté poi, “Maligno non mi faccia una buona offerta e dovrei occuparmi delle consegne.” Ma credeva che bardato così, il rischio di contagio sarebbe stato molto molto basso.

Gli mancava da percorrere qualche centinaio di metri per uscire dal bosco, udì qualcosa di anomalo, si bloccò e si tolse il copricapo. Silenziosamente lasciò il sentiero, dirigendosi verso quel suono innaturale. Un uomo alto e dalle spalle possenti, stava ricoprendo di terra una buca. Quando cercò di aggirare un grosso pino per vedere in faccia l’uomo, calpestò un rametto e l’altro, senza neanche voltarsi, disse:

«Franco, finalmente sei arrivato!» Si voltò. Sorrise, ma la sua bocca era celata da una mascherina, mentre alle mani che tenevano il badile portava dei guanti.

«Signor Maligno, ma che cosa sta facendo?» gli chiese sorpreso, passandosi una mano tra i riccioli appiccicaticci.

«Io? Cosa hai fatto tu, semmai… Vieni a vedere» lo invitò. 

Posò per terrà il copricapo e, prudentemente, si avvicinò alla fossa, tenendosi a più di un metro di distanza dall’altro. Subito dopo inorridì. Per poco non gli sfuggì un conato di vomito. Gianni aveva il volto scuro e stava per essere ricoperto di terra.

«Ma… ma che cosa ha fatto, lo ha ucciso!»

«In effetti è così, ma sarebbe la tua parola contro la mia, se tu provassi ad accusarmi.»

Franco cominciò a riflettere: intanto, col telefono scarico non poteva cercare aiuto, poi con addosso quel costume non poteva scappare.

«Puoi scegliere: o mantieni il segreto, ti intaschi mille euro e sarai il mio alibi, giacché sarò il primo che additeranno vista la concorrenza col tuo amico; oppure potresti provare a denunciarmi.» Alzò le spalle e gli lanciò la pala quasi sui piedi. «Quella è tua. Anche il filo che ho usato per soffocare Gianni, è quello del tuo caricabatteria.» Alzò le mani inguantate, per far intendere a Franco che non aveva lasciato impronte.

Il sarto pensò ai messaggi, alle chiamate e niente lo agevolava. Era stato incastrato. Inoltre non era certo che il signor Maligno non lo uccidesse in seduta stante. Quindi: «A parte i mille euro» disse, «qual è l’altra offerta che vorrebbe farmi, per quanto riguarda le consegne?»

 

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Responses

    1. Ciao Eliseo, grazie per essere passato e per aver apprezzato… Povero Franco, sì, è stato incastrato e ci hai azzeccato: speriamo però che riuscirà a uscirne pulito…

  1. Ciao Ivan,
    bello l’intreccio della tua storia ma la parte che più mi è piaciuta è stata alla fine dove, nonostante tutto quello che gli aveva detto il Sig. Maligno e con la più totale indifferenza per la situazione, Franco ha chiesto ulteriori informazioni sul lavoro. Forte! 😊

    1. Ciao Isabella, mi fa molto piacere ricevere il tuo apprezzamento. Sai, vista la situazione estremamente difficile per Franco, ho pensato che per potersene uscire il più facilmente possibile avrebbe dovuto sorprendere positivamente il signor Maligno, altrimenti le probabilità sarebbero state scarse, molto scarse.

  2. Buona l’idea di creare un Lab col signor Maligno (che forte!) che uccide come non ci fosse un domani, però sempre nel rispetto delle regole da Covid 19. A un metro di distanza dalla fossa… insomma, mi sono divertita! Bravo Ivan, al prossimo Lab 👍

    1. Grazie Cristina, il tuo commento mi ha reso felice. Spero che un domani ci sarà, per Franco e il signor Maligno…

    1. Ciao Dario, anche questa volta ho voluto strafare, però pare che sia riuscito nel mio intento del due in uno. Grazie e alla prossima.

    1. Ciao Micol, ricevere un apprezzamento da un’autrice brava come te, fa sempre molto piacere. Sai, visto che il LAB sta piacendo, mi sto convincendo a usare questi personaggi ancora una volta, perché ci sarebbe ancora tanto da raccontare… Eh sì, Maligno aveva previsto tutto! Ma Franco, anche se buono, non è uno stolto…

  3. E lo sapevo che qualcuno il pollo escluso c’è lo infilava! Giusto visto l’ex aequo, lo hai fatto in modo originale e tra una risata e l’atra c’è scappato il thriller! Molto azzeccata la frase finale, inaspettata visto l’omicidio appena compiuto. Bravo!

    1. Virginia mi hai reso molto felice confermandomi che nella storia c’è l’impronta del thriller, perché è quello che volevo. Avevo il presentimento che mancasse qualcosa ma, essendo arrivato al limite dei caratteri, non potevo aggiungere altro per incutere terrore e non sapevo cosa sostituire, visto che quello che ne è rimasto credevo fosse essenziale. Grazie per aver apprezzato.

    1. Grazie per l’apprezzamento, Alessandro. Come avevo anticipato, anche votando per il bosco, il pollo sarebbe entrato comunque in azione! E magari non finisce qui…