Il segmento del quadrato nero

Serie: Battaglia invernale


Si chiamava Mati, l’estone, e continuava a dire: «I grandi russi a scuola mi picchiano sempre!».

«”Grandi russi”?». Massimo non capiva.

«Sono chiamati così i membri della minoranza russa nei paesi baltici». Rudolph, dopo aver detto questo, gonfiò i polmoni. «Muoversi».

Era mattina, il sole freddo era sorto sulla Finlandia. Era il terzo giorno di lotta senza quartiere.

Ai tedeschi della terza squadra si erano uniti gli estoni e adesso stavano marciando tutti insieme. Procedevano in direzione nord, verso un punto indefinito del settentrione. A Massimo veniva in mente “Il deserto dei tartari”, anche se quello era un deserto differente.

Un ragazzino corse da Rudolph. «Polacchi e russi, da quella parte». Era rosso in faccia.

«Quanti?». Rudolph doveva sapere, intanto Massimo prendeva appunti.

«Credo due squadre russe e una polacca».

«Rudolph, da quel lato stanno arrivando delle macchie nere, solo che mi sembrano molto più di una squadra». Era un’altra vedetta che si muoveva veloce grazie alle racchette da neve.

«Che vuoi dire?». Rudolph non aveva capito.

Massimo sbuffò. «Forse intendi che sono più di cinquanta adolescenti come noi?».

«Esatto». Annuì con fervore.

«Può darsi che sia una squadra a cui si sia unita una squadriglia». Rudolph voleva essere semplicistico.

«Rudolph, ricordati di quel che ha detto Mati» sospirò Massimo.

Mati, per contro, sorrise.

«Ho capito, sì». Rudolph si mise a dare ordini.

Di lì a poco, la terza squadra formò un quadrato insieme alla squadra estone. Ogni lato era costituito da due squadre di tutte e due le nazionalità in due linee, solo il lato orientale era più spesso perché solo lì c’erano quaranta adolescenti che formavano quattro linee. Era un quadrato pesante.

Massimo annuì. «Waterloo».

«Infatti». Rudolph ridacchiò.

Da oriente spuntarono i russi con i polacchi, da occidente la squadra alleata che era più voluminosa del solito. Fra i tedeschi e gli estoni c’era molta tensione.

I polacchi erano i più scavezzacollo. Dopo aver corso in ordine sparso si fermarono a dieci metri dal lato più numeroso. «Amici! Amicizia!» gridavano in tedesco. Ma qualcuno lanciava palle di neve, anche.

Ai polacchi si unirono i russi, i quali erano più disciplinati.

Rudolph disse a Mati: «Sta’ a guardare sul lato est». Andò verso quello ovest e Massimo lo seguì.

Massimo vide le macchie nere, ma non portavano bandiere tedesche, danesi o svedesi. Uno di loro si mise a gridare in un tedesco dall’accento slavo: «Dateci la cioccolata e il tè che dobbiamo combattere i russi!».

Il capo squadra estone, più in là, non dava ordini di reagire alle provocazioni russe e polacche.

«Chi siete?». Rudolph si rivolse al parigrado in nero ma che non sembrava fosse alleato o comunque dello stesso schieramento.

«Amici!».

«Amici… come i polacchi?». Rudolph non voleva fidarsi.

Il bambino di otto anni, il portabandiera della terza squadra, era al cellulare. «Rudy, qua c’è Dieter. Non sa nulla di tedeschi da queste parti a eccezione di noi».

Rudolph si incupì. Gridò: «Tirate!».

Adesso russi, polacchi e quelle misteriose macchie nere circondavano il quadrato, e questo esplose per il tiro di palle di neve.

Quelle compagini reagirono allo stesso modo.

Si scatenò un fitto intersecarsi di strisce di schizzi di neve, ma Massimo aveva capito, lui guardava più lontano di Rudolph. Lo strattonò. «Il lato orientale esaurirà più in fretta la neve».

«Allora gli altri lati gli passeranno le palle di neve».

«Ottima idea… ma la puoi organizzare questa cosa vista la pressione?».

«Spaghetti, non mi innervosire». Rudolph pestò un piede.

Massimo aveva ragione. Il lato orientale si ritrovò a racimolare i rimasugli di neve dall’erba schiacciata e il tiro diventò scarso.

Rudolph cercò di dire ai lati nord e sud di passare le palle di neve al lato più numeroso, ma questi erano distratti da quei selvaggi dei polacchi. Era impossibile improvvisare un lavoro del genere sotto il tiro di quelle fastidiose palle di neve.

Mati non era più bellicoso. «Arrendiamoci!».

«Cosa? No, mai». Rudolph era arrabbiato.

«Cosa vorresti fare?».

«Resistere, tutto qua».

Mati annuì e passò la direttiva, così anche Rudolph.

Massimo prendeva appunti ed era colpito perché anche se tedeschi ed estoni non potevano reagire se non con pochissime palle di neve sempre più striminzite, rimanevano immobili a subire stoicamente i colpi in faccia.

Di lì a poco alcuni si lamentarono. «Lanciano sassi».

«Resistere». Rudolph prese a calci alcuni estoni che stavano accennando a sciogliere la formazione.

«Sì, ma vorrei capire chi sono quei neri senza bandiera. Non sono tedeschi, né tanto meno scandinavi. Chi sono?». Massimo era curioso.

«Arrivano i rinforzi!» gioì uno dei tedeschi.

Dalle alture a nord sciamarono delle macchie nere, ma Massimo era indeciso se considerarle delle buone macchie nere o delle fasulle.

Serie: Battaglia invernale


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Kenji, possibile che nessuno ascolti mai cosa hanno da dire gli italiani?
    E’ vero, siamo gran caciaroni, ma non è un caso se i Romani hanno conquistato mezzo mondo allora conosciuto ;D

    1. Sì, ma questo due millenni fa, poi c’è stato tutto il tempo per perdere la credibilità internazionale e soprattutto il desiderio di primeggiare. Grazie per il tuo commento, Micol! 🙂

    1. Hai letto “Il deserto dei tartari”? Io l’ho letto per l’università, una delle poche cose decenti di quel periodo della mia vita…

    2. yes, non ricordo se l’avevo letto al liceo, ma penso addirittura alle medie: avevo un prof di italiano davvero lungimirante, credo non insegni più (son passati 30 anni), ma scrive per La Prealpina